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La bolla delle "salsicce" ed il gioco delle scatole hanno infettato il mondo.

Gli strumenti finanziari derivati quotati sui mercati regolamentati sono caratterizzati da una volatilità molto elevata ed hanno provocato perdite teoricamente illimitate.


Dai mutui alle banche: il complesso meccanismo che ha provocato l’espansione su scala mondiale della crisi finanziaria che tutt’ora soffoca la nostra economia nasce dai tristemente famosi MUTUI SUPRIME. Trattasi di prestiti immobiliari concessi dalle Banche negli Stati Uniti, per un valore complessivo superiore a mille miliardi di dollari, a soggetti a rischio, a debitori già insolventi o comunque a soggetti sforniti di documentazione circa i propri redditi. Attraverso il meccanismo della cartolarizzazione le Banche americane si sono poi sbarazzate dei mutui concessi, vendendoli a società-veicolo appositamente  dalle stesse costituite (ma tenute fuori dai propri bilanci, per fare il lavoro sporco) le quali hanno emesso le Rmbs (residential mortgage backed security); si tratta in pratica di obbligazioni garantite dai mutui di cui sopra (sic!), vendute a risparmiatori per “rastrellare” il denaro necessario all’acquisto dei mutui “maledetti”. Le Banche con ciò hanno passato il cerino, sono rientrate immediatamente dei soldi prestati (con ingenti profitti) e sono uscite dal gioco. Le voilà! Alta architettura finanziaria, imparata nelle migliori scuole, il non plus ultra del capitalismo! Ci si poteva contentare: ma no, entra in azione di nuovo il genio finanziario e produce i Cdo (collateralizzed debt obligation): trattasi di strumenti finanziari frutto di un’ulteriore cartolarizzazione dei titoli di cui sopra re-impacchettati con altri bond di varia natura, con diverse combinazioni di rischio e rendimento; tali obbligazioni (udite, udite) sono garantiti con le obbligazioni Rmbs, le quali a loro volta sono garantite dai mutui subprime (!), accesi a soggetti insolventi (sembra assurdo, ma è proprio così)! E visto che il meccanismo funziona alla perfezione (!) si producono poi i Cdo al quadrato, creati “impacchettando” diverse tipologie di Cdo e combinando differenti gradi di rischio e poi ancora i Cdo “sintetici”, costituiti utilizzando come titolo collaterale i Cds (credit default swap) ovvero gli strumenti derivati utilizzati per assicurarsi contro il rischio di fallimento di un emittente. Grazie a questo micidiale gioco di creazione di profitti virtuali (senza reale consistenza) già nel 2005 nessuno ci capiva piu’ nulla: ma tant’è, tutti continuavano a guadagnare e si era quindi creato il mito dell’eterno profitto (basato sullo scarica-barile dei rischio). La finanza creativa ha prodotto così, come per magia, un mostro di panna montata, che ancora oggi mangia i nostri (ex)-risparmi, dopo aver girato il mondo a furia di “mollare” il cerino. Poi però, alla fine, le favole finiscono. E precisamente, nell’estate del 2007 la musica cambia. Il mercato (si, proprio lui) inizia a temere (sarebbe bastato controllare prima!) per il rimborso di quei strani mutui “subprime” e dopo pochissimo tempo, nessuno vuole piu’ comprare gli strumenti finanziari collegati ad essi; che quindi, all’improvviso, non valgono piu’ nulla. Ci si accorge poi che le istituzioni finanziarie di tutto il mondo sono piene di tali titoli (che risultano fortemente “tossici”, come salsicce indigeste che nessuno vuole piu’ mangiare). Crolla la fiducia e le Banche iniziano a non prestare piu’ soldi le une alle altre. Inizia la bufera sui mercati ed i Governi, per salvare le Banche, s’indebitano. Cresce quindi la disoccupazione e la popolazione (come sempre) paga il conto della crisi. Mentre le Banche d’affari, salvate dal fallimento tornano subito dopo a speculare ancora, grazie agli ostacoli politici ed alle pressioni di gruppi di interesse, che impediscono la creazione delle profonde riforme alla Vigilanza finanziaria, che sarebbero necessarie. Il meccanismo descritto ha prodotto in Italia ben cinquantasette miliardi di euro di perdite, che incidono fortemente sulla nostra economia. Questa cifra dovrebbero sborsare imprese, amministrazioni pubbliche e società finanziarie se dovessero chiudere i contratti derivati ancora in essere in Italia. Gran parte di queste perdite è dovuta ai costi occulti pluriennali caricati su tali contratti ed alle frequenti ed azzardate rinegoziazioni poste in essere, al solo fine di un maggiore profitto, dalle Banche, che hanno spinto a stipulare “scommesse” ogni tipo di cliente contattato. Cosa ci aspetta ancora da tale situazione? Nell’ipotesi di un rialzo dei tassi d’interesse, non solo le famiglie e le imprese coinvolte nel gioco d’azzardo sarebbero a rischio, ma anche e soprattutto numerosi enti locali. E’ il caso del Comune di Roma (quello piu’ recente) oggetto di recente esposto in Procura a seguito di indagine della Corte dei Conti, nel quale si ipotizza il reato di truffa ai danni dell’Ente. Ma sono in tutto 21 i filoni aperti dalla Guardia di Finanza in Italia per swap acquistati dalle amministrazioni locali (nelle inchieste risultano coinvolte ben 53 enti locali). Tali Enti, per mano dei propri amministratori, hanno acquistato prodotti di natura speculativa, caratterizzati da un’elevata opacità e da una forte difficoltà di valutazione, esponendo così l’ente al rischio (molto concreto) di perdite ingenti. Un bell’esempio di sana e prudente amministrazione! Nel complesso gli enti che si trovano in possesso di tali titoli sono circa SETTECENTO in Italia. In argomento è di recente intervenuta un’ordinanza del Tribunale di Bari, che ha sospeso l’addebito delle rate relativa ad un contratto derivato, oggetto di continue rinegoziazioni, in quanto nullo perché privo di causa concreta. Ciò in quanto il contratto in parola è stato “piegato” alla realizzazione di interessi non meritevoli di tutela a causa delle sue rinegoziazioni che hanno condotto alla perdita della originaria funzione di copertura dal rischio: il contratto è quindi nullo per difetto di causa (ex artt. 1418 e 1322 del codice civile). Un principio simile era già stato espresso dal Tribunale di Bergamo con sentenza del 4 maggio 2006. La speranza è che serva ad evitare ulteriori abusi!

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