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Lehamn Brothers: il punto della situazione!

A distanza di poco più di un anno dal "terremoto" finanziario della Lehman Brothers, che ha travolto con sé i risparmi degli investitori di tutto il mondo, appare opportuno verificare lo status delle procedure attualmente pendenti avanti la Bankruptcy Court americana nel Distretto Meridionale di New York e delle iniziative intraprese in Italia.


  Lehamn Brothers: il punto della situazione. A distanza di poco più di un anno dal “terremoto” finanziario della Lehman Brothers, che ha travolto con sé i risparmi degli investitori di tutto il mondo, appare opportuno verificare lo status delle procedure attualmente pendenti avanti la Bankruptcy Court americana nel Distretto Meridionale di New York e delle iniziative intraprese in Italia. Com’è noto, in data 15 settembre 2008, la Lehman Brothers Holding Inc. - una delle maggiori banche di investimento degli Stati Uniti e al vertice di un gruppo che operava a livello mondiale nel campo dei servizi finanziari - presentava ufficialmente al tribunale fallimentare di New York la richiesta di ammissione al Chapter 11 del Bankruptcy Code statunitense (equivalente alla legge fallimentare italiana), procedura volta al soddisfacimento dei creditori, ma contemporaneamente alla prosecuzione dell’attività dell’impresa in crisi. La procedura - che prevede norme volte al miglioramento, nel breve periodo, della situazione di cassa dell’impresa - permette all’azienda che vi ricorre di avviare una riorganizzazione aziendale volta a pagare tutti o parte dei debiti anche attraverso gli eventuali profitti futuri quindi, potenzialmente, non solo attraverso i fondi ottenuti liquidando le attività. In base alla procedura americana, tutti i creditori (tra cui gli obbligazionisti) possono intervenire registrando le proprie pretese tramite la spedizione di un modello (c.d. “proof of claim”), da predisporre in ossequio ai principi sanciti nell’U.S. Bankruptcy Code e nel Regolamento 3001, che regolano la procedura fallimentare americana (cfr. http://www.lehman.com). La registrazione del credito dà diritto a partecipare al riparto ed a votare il piano di riorganizzazione: ad oggi, ci sono state due adunanze dei creditori (in data 29.01.09 e 8.07.09), nel corso delle quali la società che attualmente amministra Lehman Brothers Holding Inc., Alvarez & Marsal, ha illustrato l’andamento dei creditori e riferito sull’attivo patrimoniale, che ammonterebbe a circa 85 mld di dollari. Il Tribunale fallimentare americano, ha individuato secondo un rigido calendario di termini entro i quali i creditori devono registrare i proof of claim e depositare la documentazione comprovante il credito. In Italia la maggior parte delle obbligazioni (emesse prevalentemente ad opera della controllata olandese Lehman Brothers Treasury Co. B.V.) sono state inserite in un apposito elenco di strumenti finanziari, denominato Lehman Programs Securities, per i quali il 2.11.2009 è scaduto il termine per la presentazione dei proof of claim, che poteva essere effettuata da parte di ciascuna Filing entity (cioè qualsiasi persona o entità, associazione, società mista, società, proprietà, trust e istituzione governativa). Dallo scorso agosto, le principali banche italiane - anche nel tentativo di ricrearsi un immagine e far dimenticare le proprie responsabilità in ordine alla vendita di prodotti tossici Lehman - hanno informato i propri clienti della possibilità di farsi assistere dal proprio Istituto di credito nell’insinuazione al passivo dei crediti dagli stessi detenuti ed inseriti nel Lehman Programs Securities, dopo aver ottenuto dagli organi della procedura di poter rappresentare collettivamente i propri clienti. L’adesione alle procedure collettive avviate dagli intermediari è indubbiamente una buona opportunità da cogliere per gli investitori che hanno perso i propri capitali con il default Lehman: tuttavia - ed atteso che non è al momento possibile prevedere se e in quale misura le ragioni di credito troveranno soddisfazione ed è sicuro che le banche non si assumano alcuna responsabilità in ordine al buon esito della procedura - sarebbe opportuno per l’investitore rivolgersi ad un competente professionista per “cautelarsi” verso il proprio istituto di credito, riservandosi di agire per le eventuali differenze fra capitale investito e quello eventualmente riconosciuto al termine della procedura fallimentare ed altresì per verificare la possibilità di intentare un’azione giudiziaria contro l’intermediario per violazione della normativa vigente in materia (TUF e Regolamenti CONSOB). Sempre sul fronte Lehman, alcune novità si prospettano nell’ambito delle cause intentate nei confronti delle banche ed assicurazioni che hanno venduto polizze index-linked (contratti assicurativi che permettono di sfruttare l’eventuale rialzo dei mercati finanziari, con un’asserita garanzia - nella peggiore delle ipotesi - di vedersi restituire il capitale a scadenza, circostanza che nella realtà non si verifica attese le condizioni contrattuali sottoscritte dal cliente) con sottostanti bond Lehman. Il Tribunale di Parma ha infatti concesso in favore di alcuni investitori - che avevano sottoscritto polizze index-linked con Cnp UniCredit Vita - ingiunzioni di pagamento immediatamente esecutive che obbligano il gruppo che ha venduto le predette polizze, a restituire agli stessi l’intero capitale versato. Da segnalare inoltre una recente ordinanza del Tribunale di Milano (depositata lo scorso 21 dicembre), che ha stabilito un primo importante principio a difesa dei consumatori nell’ambito della vendita di polizze index linked, con sottostanti tioli Lehman Brothers, venduti da C.N.P. del gruppo UniCredit. La predetta ordinanza, che ha valenza di sentenza di secondo grado, ha stabilito che la compagnia assicurativa ha tenuto un comportamento non rispondente ai principi di buona fede, correttezza e lealtà, lesivo dei diritti dei consumatori in quanto teso a valorizzare unicamente i profili di esonero dalle responsabilità della società. Comportamento rappresentato dalla serie di comunicazioni inviate, tra settembre 2008 e gennaio 2009, dalla società ai clienti che avevano acquistato polizze index linked “Performance”, con le quali si informavano i sottoscrittori delle polizze che a seguito del default Lehman avrebbero perso l’intero capitale investito in quel prodotto (e questo nonostante che il contratto di polizza specificasse che si trattava di un prodotto a capitale garantito), offrendo al contraente, come atto di generosità individuale, la possibilità di ottenere il 50% del capitale o, in alternativa, un’altra polizza. Il provvedimento di cui sopra è stato ottenuto dopo una lunga battaglia legale dal Movimento dei consumatori, appellandosi all’art.140 del codice di consumo (il quale riconosce alle associazioni degli utenti la possibilità di richiedere provvedimenti cautelari al fine di inibire comportamenti lesivi per i consumatori). Detto art.140 peraltro non dà la possibilità di ottenere un risarcimento maconsente il riconoscimento di un principio che non potrà non essere tenuto in considerazione nelle singole cause individuali che potranno ora essere avviate dai sottoscrittori per ottenere il dovuto risarcimento. Il Tribunale di Milano, con il provvedimento in esame, ha infatti ordinato a C.N.P. di inviare entro il primo marzo dell’anno in corso una comunicazione a tutti i clienti delle polizze in parola, con la quale, nella sostanza, riconosce di aver indotto il cliente in errore con la precedente comunicazione inviata a cavallo degli anni 2008 e 2009. Tale missiva, in cui verrà ammessa la forzatura effettuata da parte di C.N.P., potrà quindi servire come punto di partenza per cause individuali di risarcimento, sia da parte di chi ha rifiutato l’offerta di transazione, sia da parte di chi (circa il 96% dei clienti interessati) ebbe ad accettarla: i primi per ottenere il rimborso dell’intero capitale, gli altri per la restituzione del residuo 50% o per l’annullamento del contratto della nuova polizza sottoscritto, oltre alla restituzione del capitale versato in origine. E nonostante tutto quanto sopra esposto va segnalato che, secondo i sondaggi degli esperti, dopo solo un anno mezzo di cautela, la propensione agli investimenti in azioni ed obbligazioni al alto rendimento è tornata ai livelli di gennaio 2006, e quindi pari a quella di un periodo ben precedente al crack Lehman, che fece precipitare i listiini di tutto il mondo, provocando la peggiore crisi economica del dopoguerra. Gli investitori credono infatti l’economia stia davvero ripartendo: ma, riflettendo sul recente passato, viene sponteamente da porsi la domanda se, anche oggi, chi rischia sia consapevole di rischiare.    

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