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In assenza di determinazione, da parte del giudice delegato, delle somme che il fallito è autorizzato a trattenere, dovrà essere il giudice penale ad effettuare, incidentalmente, la valutazione richiesta dall'art. 46 della L. Fall.,
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13/06/2013
In assenza di determinazione, da parte del giudice delegato, delle somme che il fallito è autorizzato a trattenere, dovrà essere il giudice penale ad effettuare, incidentalmente, la valutazione richiesta dall'art. 46 della L. Fall., avendo mente alle esigenze del fallito e della sua famiglia. Infatti, il reato di bancarotta post-fallimentare si concreta nella distrazione delle somme pervenute al fallito per l'attività esercitata successivamente alla dichiarazione di fallimento, qualora dette somme superino i limiti determinati dai giudice delegato in relazione a quanto occorre per il mantenimento dell'imprenditore fallito e della famiglia, ai sensi dell'art. 46 c. 1 n. 2, ed ultimo comma, L. Fall..
PUBBLICAZIONE, Il Sole 24 Ore, www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com, 2013
Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 5 giugno 2013, n. 24493
Dettagli
L'art. 10-bis D.Lgs. n. 286 del 1998 punisce uno specifico comportamento, costituito dal «fare ingresso» e dai «trattenersi» nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni dl legge
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13/06/2013
La norma che incrimina le condotte di ingresso e permanenza illegale nel territorio dello Stato - art. 10-bis D.Lgs. n. 286 del 1998 - ha di recente superato il vaglio di compatibilità costituzionale: il Giudice delle leggi, con sentenza n. 250 dei 2010, ha precisato che la norma non punisce una «condizione personale e sociale» - quella, cioè, di straniero «clandestino» (o, più propriamente, «irregolare») - e non criminalizza un «modo di essere» della persona. Essa, invece, punisce uno specifico comportamento, costituito dal «fare ingresso» e dai «trattenersi» nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni dl legge. La condizione di "clandestinità" è, in questi termini, la conseguenza della condotta penalmente illecita e non già un dato preesistente ed estraneo al fatto e la rilevanza penale si correla alla lesione del bene giuridico individuabile nell'interesse dello Stato al controllo e alla gestione dei flussi migratori.
(PUBBLICAZIONE, Il Sole 24 Ore, www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com, 2013)
Corte di Cassazione, Sezione 1 penale, Sentenza 6 giugno 2013, n. 24877
Dettagli
Le false dichiarazioni rese da un privato nella domanda di condono integrano il reato di cui all'art. 483 cod. pen. presupposto che l'ordinamento attribuisce a tali dichiarazione valenza probatoria privilegiata
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07/06/2013
Le false dichiarazioni rese da un privato nella domanda di condono integrano il reato di cui all'art. 483 cod. pen. (Sez. V n. 2978, 22/1/2010; Sez. V n. 5122, 9/2/2006; Sez. III n. 9527, 3/3/2003; Sez. V n. 3762, 23/3/2000; Sez. V n. 10377, 1/9/1999) sul presupposto che l'ordinamento attribuisce a tali dichiarazione valenza probatoria privilegiata - con esclusione di produzioni documentali ulteriori - e, quindi, di dichiarazione destinata a dimostrare la verità dei fatti cui è riferita e ad essere trasfusa in atto pubblico (Sez. V n. 2978\2005). La configurabilità del reato deve, peraltro, riconoscersi anche nel caso in cui quanto dichiarato possa essere altrimenti verificato dal successivo destinatario dell'atto, poiché ciò che rileva è l'idoneità dell'atto falso ad ingannare comunque la fede pubblica e la violazione, da parte del privato dichiarante, del dovere di attestare al pubblico ufficiale la verità su circostanze giuridicamente rilevanti (Cass. Sez. III n. 340901, 27/9/2011; Sez. V n. 11681, 16/12/1997). (Amb.Dir.)
Corte di Cassazione, Sezione 3 penale, Sentenza 8 aprile 2013, n. 15971
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Il lavoratore ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, dovendosi escludere una incompatibilità assoluta tra ferie e malattia
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07/06/2013
Il lavoratore ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, dovendosi escludere una incompatibilità assoluta tra ferie e malattia. È stato osservato che in tali casi non sarebbe, invero, costituzionalmente corretto precludere il diritto alle ferie in ragione delle condizioni psico-fisiche inidonee al loro pieno godimento - non potendo operare a causa della probabile perdita del posto di lavoro conseguente al superamento del comporto, il criterio della sospensione delle stesse e del loro spostamento al termine della malattia -, perché si renderebbe così impossibile l'effettiva fruizione delle ferie e che spetti poi al datore di lavoro, cui è generalmente riservato il diritto di scelta del tempo delle ferie, dimostrare - ove sia stato investito di tale richiesta - di aver tenuto conto, nell'assumere la relativa decisione, del rilevante e fondamentale interesse del lavoratore ad evitare in tal modo la possibile perdita del posto di lavoro per scadenza del periodo di comporto.
Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 7 giugno 2013, n. 14471
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L'obbligo di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi da parte di società avente residenza fiscale all'estero sussiste se detta società abbia stabile organizzazione in Italia
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07/06/2013
L'obbligo di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi da parte di società avente residenza fiscale all'estero, la cui omissione integra il reato previsto dall'articolo 5 delle decreto legislativo 10/3/2000 n. 74, sussiste se detta società abbia stabile organizzazione in Italia, il che si verifica quando si svolgano in territorio nazionale la gestione amministrativa e la programmazione di tutti gli atti necessari affinché sia raggiunto il fine sociale, non rilevando il luogo di adempimento degli obblighi contrattuali e dell'espletamento dei servizi.
Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 8 aprile 2013, n. 16001
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La firma del notaio sull'atto di acquisto di una casa abusiva non basta a provare la buona fede del compratore
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07/06/2013
La firma del notaio sull'atto di acquisto di una casa abusiva non basta a provare la buona fede del compratore. Il notaio non può infatti essere considerato al di sopra di ogni sospetto, perché potrebbe concorrere alla lottizzazione abusiva, sia contribuendo con la propria condotta alla realizzazione dell'evento illecito, sia per violazione del dovere della normale diligenza professionale media esigibile ai sensi del c. 2 dell'art. 1176 c.c..
PUBBLICAZIONE Il Sole 24 Ore, Norme e Tributi, 2013
Corte di Cassazione, Sezione 3 penale, Sentenza 8 aprile 2013, n. 15981
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Affinche' risulti realizzato l'illecito disciplinare di assenza ingiustificata dal posto di lavoro, e' sufficiente la mancanza di una comprovata giustificazione nel momento in cui il fatto viene contestato dal datore di lavoro
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09/04/2013
Affinche' risulti realizzato l'illecito disciplinare di assenza ingiustificata dal posto di lavoro, e' sufficiente la mancanza di una comprovata giustificazione nel momento in cui il fatto viene contestato dal datore di lavoro; ne' l'illecito e' escluso quando la prova della giustificazione - pur possibile in precedenza - sia stata fornita dal lavoratore licenziato solo nella fase processuale in cui egli abbia impugnato il licenziamento. Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 20 marzo 2013, n. 6971
Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 20 marzo 2013, n. 6971
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Il periodo di comporto matura se superato, non solo se raggiunto
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09/04/2013
Il termine "raggiungere" utilizzato nell'articolo 40 punto 2 del CCNL ("il diritto alla conservazione del posto cessa quando il lavoratore ....... raggiunga il limite di 24 mesi di assenza entro l'arco massimo di 48 mesi lavorativi....") deve essere interpretato nel senso che il periodo di massimo di comporto previsto dovesse essere "superato" e non soltanto "raggiunto". Sulla scorta di tale premessa nella impugnata sentenza e' stato rilevato che il recesso poteva essere intimato solo se il giorno successivo a quello di raggiungimento del periodo massimo di comporto.
Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 21 marzo 2013, n. 7153
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Se i vizi dell'opera non rendono inadatta la sua destinazione, il committente non può chiedere la risoluzione del contratto, ma l'eliminazione dei vizi e il risarcimento dei danni sì
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08/04/2013
In tema di appalto l'azione del committente per il risarcimento dei danni derivanti dalle difformità e dai vizi dell'opera appaltata si aggiunge, in caso di colpa dell'appaltatore, a quella diretta all'eliminazione a spese dell'appaltatore delle difformità e dei vizi o alla riduzione del prezzo specificamente prevista dall'articolo 1668 del Cc, senza identificarsi con questa, né essere surrogabile con gli effetti della relativa pronuncia. (Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 6 febbraio 2013, n. 2829)
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 6 febbraio 2013, n. 2829
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Dal momento che la famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l'art. 2 Cost. considera la sede di svolgimento della personalità individuale, il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia,
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05/04/2013
Dal momento che la famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l'art. 2 Cost. considera la sede di svolgimento della personalità individuale, il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia, sulla base di un titolo a contenuto e matrice personale la cui rilevanza sul piano della giuridicità è custodita dalla Costituzione, sì da assumere i connotati tipici della detenzione qualificata. Di conseguenza, l'assenza di un giudice della dissoluzione del ménage non consente al convivente proprietario di ricorrere alle vie di fatto per estromettere l'altro dall'abitazione, perché il canone della buona fede e della correttezza, dettato a protezione dei soggetti più esposti e delle situazioni di affidamento, impone al legittimo titolare che, cessata l'affectio, intenda recuperare, com'è suo diritto, l'esclusiva disponibilità dell'immobile, di avvisare il partner e di concedergli un termine congruo per reperire altra sistemazione.
PUBBLICAZIONE Il Sole 24 Ore, www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com_Famiglia e Minori, 2013
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 21 marzo 2013, n. 7214
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Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell'esercente la professione forense che trattenga somme riscosse a nome e per conto del cliente ancorché egli sia, a sua volta, creditore dì quest'ultimo per spese e competenze relative ad incarichi professionali espletati
Pubblicato il:
05/04/2013
Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell'esercente la professione forense che trattenga somme riscosse a nome e per conto del cliente ancorché egli sia, a sua volta, creditore dì quest'ultimo per spese e competenze relative ad incarichi professionali espletati, salva la dimostrazione non solo dell'esistenza del credito, ma anche della sua esigibilità e del suo preciso ammontare. (Corte di Cassazione, Sezione 2 penale, Sentenza 25 marzo 2013, n. 13801)
Corte di Cassazione, Sezione 2 penale, Sentenza 25 marzo 2013, n. 13801
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E' illecita la modifica, eseguita dal proprietario dell'ultimo piano di un edificio condominiale, che trasformi una parte del tetto in terrazza
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04/04/2013
Qualora il proprietario dell'ultimo piano di un edificio condominiale provveda a modificare una parte del tetto condominiale trasformandola in terrazza (od occupandola con altra struttura equivalente od omologa) a proprio uso esclusivo, tale modifica è da ritenere illecita non potendo essere invocato l'articolo 1102 del Cc, poiché non si è in presenza di una modifica finalizzata al miglior godimento della cosa comune, bensì all'appropriazione di una parte di questa che viene definitivamente sottratta a ogni possibilità di futuro godimento da parte degli altri, non assumendo alcun rilievo il fatto che la parte di tetto sostituita od occupata permanentemente continui a svolgere una funzione di copertura dell'immobile.
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 28 febbraio 2013, n. 5039
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Se il condomino è debitore tanto rispetto a spese ordinarie, tanto rispetto ad oneri per manutenzione straordinaria e sorgono contestazioni in relazione a queste ultime, il condomino ha sempre diritto di decidere a quali voci imputare i propri versamenti
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04/04/2013
La questione della imputazione del pagamento non e' proponibile quando sussista un unico debito, ma regola l'ipotesi di pluralita' di crediti fra le stesse parti, aventi titolo e causa diversi (Cass. 30777/98; Cass. 2813/94; Cass. 12938/93) e ha lo scopo di eliminare l'incertezza circa la sorte degli stessi. Questa giurisprudenza non e' tuttavia pertinente alla fattispecie nella quale era contestato proprio il credito per spese straordinarie e parte del credito per spese ordinarie che il condomino non intendeva pagare, mentre con la sentenza impugnata si e' inammissibilmente negata al debitore la facolta' di impedire l'imputazione ad un credito che invece era contestato e che il debitore aveva affermato non gia' di volere pagare in acconto, ma di non volere pagare affatto.
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 28 febbraio 2013, n. 5038
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Il condomino non può ritardare il pagamento delle rate di spesa in attesa dell'evolvere delle relazioni contrattuali tra condominio e soggetti creditori di quest'ultimo
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04/04/2013
Il condomino non puo' ritardare il pagamento delle rate di spesa in attesa dell'evolvere delle relazioni contrattuali tra condominio e soggetti creditori di quest'ultimo.
Scaricherebbe altrimenti sugli altri condomini gli oneri del proprio ritardo nell'adempimento.
Deve invece adempiere all'obbligazione verso il Condominio e, qualora dalla gestione condominale residuino avanzi di cassa, vuoi per mancate spese, vuoi per la risoluzione di contratti in precedenza stipulati e conseguenti restituzioni, sorgera' eventualmente un credito nei confronti del condominio, tenuto a restituire, con il bilancio consuntivo di fine anno, l'esubero di cassa spettante secondo i rendiconti e le provenienze dei vari fondi residui.
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 29 gennaio 2013, n. 2049
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Il dies a quo del termine annuale per il disconoscimento di paternità va collocato nel momento della scoperta dell'adulterio, intesa quale conoscenza della relazione o dell'incontro di carattere sessuale della donna con altro uomo
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02/04/2013
Il dies a quo del termine annuale per il disconoscimento di paternità va collocato nel momento della scoperta dell'adulterio, intesa quale conoscenza della relazione o dell'incontro di carattere sessuale della donna con altro uomo, idonei a determinare il concepimento del figlio che s'intende disconoscere. Non conta che la prova ematica o del Dna sia intervenuta dopo. Non solo: la prova rivelatoria può anche essere una scenata nel corso della quale la madre affermi la sua volontà di andarsene con un altro uomo.
Corte di Cassazione, civile, Sentenza 26 marzo 2013, n. 7581
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In caso di cessione d'azienda la norma di garanzia per i lavoratori, contenuta nell'art. 2212, c. 1, del c.c., si applica anche ai lavoratori licenziati poco prima del trasferimento solo se si è accertata l'illegittimità dell'estinzione del rapporto
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02/04/2013
In caso di cessione d'azienda la norma di garanzia per i lavoratori, contenuta nell'art. 2212, c. 1, del c.c., si applica anche ai lavoratori licenziati poco prima del trasferimento solo se si è accertata l'illegittimità dell'estinzione del rapporto, che costituisce dunque un dato pregiudiziale ed autonomo sul piano logico e giuridico. Infatti, solo dall'accertamento dell'illegittimità del recesso e dalle conseguenze da esso derivate (annullamento del licenziamento se disposto in vista del trasferimento d'azienda, o, comunque, permanenza del lavoratore alle dipendenze del cedente, nel caso di licenziamento disposto per ragioni diverse) sarebbe potuta derivare la declaratoria di continuità del rapporto di lavoro alle dipendenze dell'imprenditore cessionario.
Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 27 marzo 2013, n. 7665
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La giusta causa di licenziamento di un cassiere di banca, affidatario di somme anche rilevanti, deve essere apprezzata con riguardo non soltanto all'interesse patrimoniale del datore di lavoro ma anche alla potenziale lesione dell'interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito
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02/04/2013
La giusta causa di licenziamento di un cassiere di banca, affidatario di somme anche rilevanti, deve essere apprezzata con riguardo non soltanto all'interesse patrimoniale del datore di lavoro ma anche, sia pure indirettamente, alla potenziale lesione dell'interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito. Né il rigoroso rispetto delle regole di maneggio del denaro può essere sostituito da non meglio specificate regole di buon senso, inidonee ad assicurare la conservazione del denaro della banca e dei clienti. In particolare, allontanarsi dal posto di lavoro per una pausa caffè può legittimare il licenziamento del dipendente, soprattutto se questa pausa determina rallentamenti all'attività lavorativa.
Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 28 marzo 2013, n. 7819
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Per l'esecuzione in forma specifica di un preliminare di vendita immobiliare non è necessaria la sottoscrizione di entrambi i coniugi in comunione legale, ma è sufficiente il consenso dell'altro coniuge (che non ha sottoscritto il preliminare)
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26/02/2013
Per l'esecuzione in forma specifica di un preliminare di vendita immobiliare non è necessaria la sottoscrizione di entrambi i coniugi in comunione legale, ma è sufficiente il consenso dell'altro coniuge (che non ha sottoscritto il preliminare) e la mancanza del suo consenso si traduce in un vizio da far valere ai sensi dell'articolo 184 del Cc, nel rispetto del principio generale di buona fede e dell'affidamento, per cui spetta al giudice del merito verificare la proposizione della domanda di annullamento da parte del coniuge che non ha sottoscritto l'atto quantomeno sotto forma di eccezione in base all'articolo 1442, ultimo comma, del codice cvile.
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 30 marzo 2013, n. 2202
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E' nulla la sanzione irrogata alla farmacia che resta aperta oltre gli orari di servizio e nei turni di riposo del sabato
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26/02/2013
L'accordo tra gli imprenditori farmacisti, tendente a vietare l'apertura ai di fuori dei turni minimi (tanto da presupporre che gli stessi divenissero turni di chiusura obbligatoria al di fuori di quanto espressamente consentito) integra un contratto atipico, che persegue solamente una finalita' di regolamentazione del flussi di clientela a beneficio esclusivo dei partecipanti all'accordo, ma con positiva frustrazione delle finalita' di incremento della concorrenza insite nelle previsioni regionali e comunque imposte dall'ordinamento nazionale e comunitario.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 8 febbraio 2013, n. 3080
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Lo stato depressivo della ex moglie, unitamente alla difficile situazione del mercato ed alla età e condizione delle stessa, residente in zona periferica non bene servita da mezzi pubblici, giustificano la sua inerzia nel cercarsi un lavoro e anche la cancellazione volontaria dalle liste di collocamento
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26/02/2013
Lo stato depressivo della ex moglie, unitamente alla difficile situazione del mercato ed alla età e condizione delle stessa, residente in zona periferica non bene servita da mezzi pubblici, giustificano la sua inerzia nel cercarsi un lavoro e anche la cancellazione volontaria dalle liste di collocamento. L'apprezzamento di tutte queste circostanze, valutate nel loro complesso e non atomisticamente, risulta puntualmente argomentato e la sintesi ricostruttiva è illustrata con esauriente tessuto motivazionale; va così respinto il ricorso del marito che chiedeva di rivedere l'obbligo di corresponsione dell'assegno alla ex.
Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 12 dicembre 2012, n. 22752
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