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Affinche' risulti realizzato l'illecito disciplinare di assenza ingiustificata dal posto di lavoro, e' sufficiente la mancanza di una comprovata giustificazione nel momento in cui il fatto viene contestato dal datore di lavoro

Pubblicato il: 09/04/2013


Affinche' risulti realizzato l'illecito disciplinare di assenza ingiustificata dal posto di lavoro, e' sufficiente la mancanza di una comprovata giustificazione nel momento in cui il fatto viene contestato dal datore di lavoro; ne' l'illecito e' escluso quando la prova della giustificazione - pur possibile in precedenza - sia stata fornita dal lavoratore licenziato solo nella fase processuale in cui egli abbia impugnato il licenziamento. Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 20 marzo 2013, n. 6971 Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 20 marzo 2013, n. 6971

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Il periodo di comporto matura se superato, non solo se raggiunto

Pubblicato il: 09/04/2013


Il termine "raggiungere" utilizzato nell'articolo 40 punto 2 del CCNL ("il diritto alla conservazione del posto cessa quando il lavoratore ....... raggiunga il limite di 24 mesi di assenza entro l'arco massimo di 48 mesi lavorativi....") deve essere interpretato nel senso che il periodo di massimo di comporto previsto dovesse essere "superato" e non soltanto "raggiunto". Sulla scorta di tale premessa nella impugnata sentenza e' stato rilevato che il recesso poteva essere intimato solo se il giorno successivo a quello di raggiungimento del periodo massimo di comporto. Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 21 marzo 2013, n. 7153

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Se i vizi dell'opera non rendono inadatta la sua destinazione, il committente non può chiedere la risoluzione del contratto, ma l'eliminazione dei vizi e il risarcimento dei danni sì

Pubblicato il: 08/04/2013


In tema di appalto l'azione del committente per il risarcimento dei danni derivanti dalle difformità e dai vizi dell'opera appaltata si aggiunge, in caso di colpa dell'appaltatore, a quella diretta all'eliminazione a spese dell'appaltatore delle difformità e dei vizi o alla riduzione del prezzo specificamente prevista dall'articolo 1668 del Cc, senza identificarsi con questa, né essere surrogabile con gli effetti della relativa pronuncia. (Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 6 febbraio 2013, n. 2829) Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 6 febbraio 2013, n. 2829

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Dal momento che la famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l'art. 2 Cost. considera la sede di svolgimento della personalità individuale, il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia,

Pubblicato il: 05/04/2013


Dal momento che la famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l'art. 2 Cost. considera la sede di svolgimento della personalità individuale, il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia, sulla base di un titolo a contenuto e matrice personale la cui rilevanza sul piano della giuridicità è custodita dalla Costituzione, sì da assumere i connotati tipici della detenzione qualificata. Di conseguenza, l'assenza di un giudice della dissoluzione del ménage non consente al convivente proprietario di ricorrere alle vie di fatto per estromettere l'altro dall'abitazione, perché il canone della buona fede e della correttezza, dettato a protezione dei soggetti più esposti e delle situazioni di affidamento, impone al legittimo titolare che, cessata l'affectio, intenda recuperare, com'è suo diritto, l'esclusiva disponibilità dell'immobile, di avvisare il partner e di concedergli un termine congruo per reperire altra sistemazione. PUBBLICAZIONE Il Sole 24 Ore, www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com_Famiglia e Minori, 2013 Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 21 marzo 2013, n. 7214

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Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell'esercente la professione forense che trattenga somme riscosse a nome e per conto del cliente ancorché egli sia, a sua volta, creditore dì quest'ultimo per spese e competenze relative ad incarichi professionali espletati

Pubblicato il: 05/04/2013


Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell'esercente la professione forense che trattenga somme riscosse a nome e per conto del cliente ancorché egli sia, a sua volta, creditore dì quest'ultimo per spese e competenze relative ad incarichi professionali espletati, salva la dimostrazione non solo dell'esistenza del credito, ma anche della sua esigibilità e del suo preciso ammontare. (Corte di Cassazione, Sezione 2 penale, Sentenza 25 marzo 2013, n. 13801) Corte di Cassazione, Sezione 2 penale, Sentenza 25 marzo 2013, n. 13801

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E' illecita la modifica, eseguita dal proprietario dell'ultimo piano di un edificio condominiale, che trasformi una parte del tetto in terrazza

Pubblicato il: 04/04/2013


Qualora il proprietario dell'ultimo piano di un edificio condominiale provveda a modificare una parte del tetto condominiale trasformandola in terrazza (od occupandola con altra struttura equivalente od omologa) a proprio uso esclusivo, tale modifica è da ritenere illecita non potendo essere invocato l'articolo 1102 del Cc, poiché non si è in presenza di una modifica finalizzata al miglior godimento della cosa comune, bensì all'appropriazione di una parte di questa che viene definitivamente sottratta a ogni possibilità di futuro godimento da parte degli altri, non assumendo alcun rilievo il fatto che la parte di tetto sostituita od occupata permanentemente continui a svolgere una funzione di copertura dell'immobile. Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 28 febbraio 2013, n. 5039

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Se il condomino è debitore tanto rispetto a spese ordinarie, tanto rispetto ad oneri per manutenzione straordinaria e sorgono contestazioni in relazione a queste ultime, il condomino ha sempre diritto di decidere a quali voci imputare i propri versamenti

Pubblicato il: 04/04/2013


La questione della imputazione del pagamento non e' proponibile quando sussista un unico debito, ma regola l'ipotesi di pluralita' di crediti fra le stesse parti, aventi titolo e causa diversi (Cass. 30777/98; Cass. 2813/94; Cass. 12938/93) e ha lo scopo di eliminare l'incertezza circa la sorte degli stessi. Questa giurisprudenza non e' tuttavia pertinente alla fattispecie nella quale era contestato proprio il credito per spese straordinarie e parte del credito per spese ordinarie che il condomino non intendeva pagare, mentre con la sentenza impugnata si e' inammissibilmente negata al debitore la facolta' di impedire l'imputazione ad un credito che invece era contestato e che il debitore aveva affermato non gia' di volere pagare in acconto, ma di non volere pagare affatto. Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 28 febbraio 2013, n. 5038

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Il condomino non può ritardare il pagamento delle rate di spesa in attesa dell'evolvere delle relazioni contrattuali tra condominio e soggetti creditori di quest'ultimo

Pubblicato il: 04/04/2013


Il condomino non puo' ritardare il pagamento delle rate di spesa in attesa dell'evolvere delle relazioni contrattuali tra condominio e soggetti creditori di quest'ultimo. Scaricherebbe altrimenti sugli altri condomini gli oneri del proprio ritardo nell'adempimento. Deve invece adempiere all'obbligazione verso il Condominio e, qualora dalla gestione condominale residuino avanzi di cassa, vuoi per mancate spese, vuoi per la risoluzione di contratti in precedenza stipulati e conseguenti restituzioni, sorgera' eventualmente un credito nei confronti del condominio, tenuto a restituire, con il bilancio consuntivo di fine anno, l'esubero di cassa spettante secondo i rendiconti e le provenienze dei vari fondi residui. Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 29 gennaio 2013, n. 2049

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Il dies a quo del termine annuale per il disconoscimento di paternità va collocato nel momento della scoperta dell'adulterio, intesa quale conoscenza della relazione o dell'incontro di carattere sessuale della donna con altro uomo

Pubblicato il: 02/04/2013


Il dies a quo del termine annuale per il disconoscimento di paternità va collocato nel momento della scoperta dell'adulterio, intesa quale conoscenza della relazione o dell'incontro di carattere sessuale della donna con altro uomo, idonei a determinare il concepimento del figlio che s'intende disconoscere. Non conta che la prova ematica o del Dna sia intervenuta dopo. Non solo: la prova rivelatoria può anche essere una scenata nel corso della quale la madre affermi la sua volontà di andarsene con un altro uomo. Corte di Cassazione, civile, Sentenza 26 marzo 2013, n. 7581

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In caso di cessione d'azienda la norma di garanzia per i lavoratori, contenuta nell'art. 2212, c. 1, del c.c., si applica anche ai lavoratori licenziati poco prima del trasferimento solo se si è accertata l'illegittimità dell'estinzione del rapporto

Pubblicato il: 02/04/2013


In caso di cessione d'azienda la norma di garanzia per i lavoratori, contenuta nell'art. 2212, c. 1, del c.c., si applica anche ai lavoratori licenziati poco prima del trasferimento solo se si è accertata l'illegittimità dell'estinzione del rapporto, che costituisce dunque un dato pregiudiziale ed autonomo sul piano logico e giuridico. Infatti, solo dall'accertamento dell'illegittimità del recesso e dalle conseguenze da esso derivate (annullamento del licenziamento se disposto in vista del trasferimento d'azienda, o, comunque, permanenza del lavoratore alle dipendenze del cedente, nel caso di licenziamento disposto per ragioni diverse) sarebbe potuta derivare la declaratoria di continuità del rapporto di lavoro alle dipendenze dell'imprenditore cessionario. Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 27 marzo 2013, n. 7665

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La giusta causa di licenziamento di un cassiere di banca, affidatario di somme anche rilevanti, deve essere apprezzata con riguardo non soltanto all'interesse patrimoniale del datore di lavoro ma anche alla potenziale lesione dell'interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito

Pubblicato il: 02/04/2013


La giusta causa di licenziamento di un cassiere di banca, affidatario di somme anche rilevanti, deve essere apprezzata con riguardo non soltanto all'interesse patrimoniale del datore di lavoro ma anche, sia pure indirettamente, alla potenziale lesione dell'interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito. Né il rigoroso rispetto delle regole di maneggio del denaro può essere sostituito da non meglio specificate regole di buon senso, inidonee ad assicurare la conservazione del denaro della banca e dei clienti. In particolare, allontanarsi dal posto di lavoro per una pausa caffè può legittimare il licenziamento del dipendente, soprattutto se questa pausa determina rallentamenti all'attività lavorativa. Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 28 marzo 2013, n. 7819

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Per l'esecuzione in forma specifica di un preliminare di vendita immobiliare non è necessaria la sottoscrizione di entrambi i coniugi in comunione legale, ma è sufficiente il consenso dell'altro coniuge (che non ha sottoscritto il preliminare)

Pubblicato il: 26/02/2013


Per l'esecuzione in forma specifica di un preliminare di vendita immobiliare non è necessaria la sottoscrizione di entrambi i coniugi in comunione legale, ma è sufficiente il consenso dell'altro coniuge (che non ha sottoscritto il preliminare) e la mancanza del suo consenso si traduce in un vizio da far valere ai sensi dell'articolo 184 del Cc, nel rispetto del principio generale di buona fede e dell'affidamento, per cui spetta al giudice del merito verificare la proposizione della domanda di annullamento da parte del coniuge che non ha sottoscritto l'atto quantomeno sotto forma di eccezione in base all'articolo 1442, ultimo comma, del codice cvile. Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 30 marzo 2013, n. 2202

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E' nulla la sanzione irrogata alla farmacia che resta aperta oltre gli orari di servizio e nei turni di riposo del sabato

Pubblicato il: 26/02/2013


L'accordo tra gli imprenditori farmacisti, tendente a vietare l'apertura ai di fuori dei turni minimi (tanto da presupporre che gli stessi divenissero turni di chiusura obbligatoria al di fuori di quanto espressamente consentito) integra un contratto atipico, che persegue solamente una finalita' di regolamentazione del flussi di clientela a beneficio esclusivo dei partecipanti all'accordo, ma con positiva frustrazione delle finalita' di incremento della concorrenza insite nelle previsioni regionali e comunque imposte dall'ordinamento nazionale e comunitario. Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 8 febbraio 2013, n. 3080

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Lo stato depressivo della ex moglie, unitamente alla difficile situazione del mercato ed alla età e condizione delle stessa, residente in zona periferica non bene servita da mezzi pubblici, giustificano la sua inerzia nel cercarsi un lavoro e anche la cancellazione volontaria dalle liste di collocamento

Pubblicato il: 26/02/2013


Lo stato depressivo della ex moglie, unitamente alla difficile situazione del mercato ed alla età e condizione delle stessa, residente in zona periferica non bene servita da mezzi pubblici, giustificano la sua inerzia nel cercarsi un lavoro e anche la cancellazione volontaria dalle liste di collocamento. L'apprezzamento di tutte queste circostanze, valutate nel loro complesso e non atomisticamente, risulta puntualmente argomentato e la sintesi ricostruttiva è illustrata con esauriente tessuto motivazionale; va così respinto il ricorso del marito che chiedeva di rivedere l'obbligo di corresponsione dell'assegno alla ex. Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 12 dicembre 2012, n. 22752

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La legittimazione del genitore affidatario a pretendere, dall'altro, un assegno periodico per il mantenimento del figlio presuppone necessariamente la sussistenza del diritto del figlio al mantenimento

Pubblicato il: 26/02/2013


La legittimazione del genitore affidatario a pretendere, dall'altro, un assegno periodico per il mantenimento del figlio presuppone necessariamente la sussistenza del diritto del figlio al mantenimento, ai sensi del combinato disposto degli articoli 147 e 148 del Cc. Deriva da quanto precede, pertanto, che detta legittimazione cessa sincronicamente al sopravvenire di una causa di estinzione di quella posizione sostanziale che il suo esercizio mira a garantire. In particolare, qualora il figlio, maggiorenne, intervenuto volontariamente nel giudizio pendente tra i genitori, abbia inequivocabilmente abdicato al diritto al mantenimento, assumendo di avere raggiunto una condizione di indipendente economica, cessa sia la legittimazione del genitore con questo convivente a pretendere iure proprio, dall'altro, l'assegno di mantenimento per il periodo successivo al raggiungimento dell'indipendenza economica, sia il diritto del figlio a tale assegno. Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 13 dicembre 2012, n. 22951

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Va riconosciuto il danno del coniuge se l'altro vende un appartamento in comunione, dichiarando che è un bene personale

Pubblicato il: 25/02/2013


Va riconosciuto il danno del coniuge se l'altro vende un appartamento in comunione, dichiarando che è un bene personale, anche se poi acquista un altro immobile, in ipotesi di valore superiore, che cade anch'esso in comunione; a tale fatto non va infatti dato rilievo dirimente, in quanto di per sé del tutto estraneo alla fattispecie sottoposta a giudizio. Un simile modo di ragionare comporterebbe invero una inammissibile sovrapposizione e prevalenza del giudizio economico sul bene giuridico, operando una sorta di compensatio lucri cum danno che non solo appare del tutto disancorata ai presupposti di legge, ma soprattutto è avulsa rispetto al giudizio di illiceità del comportamento del convenuto. Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 17 dicembre 2012, n. 23199

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L'ambito soggettivo di applicazione delle norme di cui al regolamento approvato con d.P.R. n. 753 del 1980 comprende i servizi pubblici di trasporto di competenza degli organi dello Stato e delle regioni, ma non anche i servizi pubblici di trasporto di competenza degli enti locali

Pubblicato il: 25/02/2013


Nell'ambito dei servizi pubblici, la differenza sostanziale tra impresa pubblica ed organismo di diritto pubblico non riposa nel modello organizzativo adottato, ma nella circostanza che l'impresa pubblica è esposta alla concorrenza, gestisce servizi rinunciabili da parte dell'ente di riferimento, subisce o può subire perdite commerciali, mentre l'organismo di diritto pubblico è caratterizzato dalla mancata esposizione alla concorrenza, dalla irrinunciabilità del servizio e dal conseguente obbligo di ripianamento in caso di perdite da parte dell'ente di riferimento (fattispecie relativa all'ATAC SpA). (Amb.Dir.) PUBBLICAZIONE Il Sole 24 Ore, Mass. Repertorio Lex24 Tribunale Amministrativo Regionale, Sezione 2 TER, Sentenza 18 febbraio 2013, n. 1778

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Con riferimento alla responsabilità per i danni ricollegabili ai difetti originari di progettazione o di esecuzione del lastrico solare, anche in sede di ricostruzione, si applica il disposto dell'articolo 2051 del Cc

Pubblicato il: 25/02/2013


Mentre per i vizi riconducibili a vetustà e a deterioramento per difetto di manutenzione del lastrico solare trova applicazione l'articolo 1126 del Cc secondo le proporzioni di apporto economico in esso previste per le relative riparazioni, ossia nella misura dei due terzi a carico dei condomini, ai quali il lastrico serve da copertura, e di un terzo da accollare al titolare della proprietà superficiaria o dell'uso esclusivo, con riferimento invece alla responsabilità per i danni ricollegabili ai difetti originari di progettazione o di esecuzione del lastrico solare, anche in sede di ricostruzione, si applica il disposto dell'articolo 2051 del Cc, con il conseguente accollo del relativo onere economico in capo al proprietario esclusivo dello stesso, senza alcuna compartecipazione del condominio. Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 6 febbraio 2013, n. 2840

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La liberazione del conduttore dall'obbligo di riconsegnare la cosa locata si attua solo con la consegna del bene al locatore in persona o ad altri soggetti che lo rappresentino in virtù di espressa sua volontà

Pubblicato il: 25/02/2013


La liberazione del conduttore dall'obbligo di riconsegnare la cosa locata si attua, essendo il rapporto di locazione un rapporto obbligatorio intuitu personae, solo con la consegna del bene anche se nella modalità della consegna delle chiavi, al locatore in persona o ad altri soggetti che lo rappresentino in virtù di espressa sua volontà. L'obbligo di riconsegnare la cosa locata al locatore (articolo 1570 c.c.) non si esaurisce in una semplice messa a disposizione delle chiavi ma richiede, per il suo esatto adempimento, una attivita' consistente in una incondizionata restituzione del bene e, dunque, in una effettiva immissione dell'immobile nella sfera di concreta disponibilita' del locatore. Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 28 gennaio 2013, n. 1887

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Nell'ipotesi di luce irregolare, il vicino ha il diritto di esigere che tale apertura sia resa conforme alle prescrizioni di cui all'articolo 901 cod. civ., ovvero di chiuderla acquistando la comunione del muro ed appoggiarvi la propria fabbrica, o costruendo in aderenza

Pubblicato il: 25/02/2013


Nell'ipotesi di luce irregolare, il vicino ha il diritto, previsto dall'articolo 902 cod. civ., comma 2, di esigere che tale apertura sia resa conforme alle prescrizioni di cui all'articolo 901 cod. civ., ovvero di chiuderla acquistando la comunione del muro ed appoggiarvi la propria fabbrica, o costruendo in aderenza. In particolare, la regolarizzazione dell'apertura irregolare comportarla necessita' di dotarla dei tre requisiti strutturali previsti dall'articolo 901 cod. civ. e cioe': l'inferriata, la grata in metallo e l'altezza. L'inferriata serve a garantire la sicurezza del vicino (si ritiene infatti sicura un'inferriata di dimensioni tali da impedire il passaggio di una persona); la grata serve ad impedire l'immissione nel fondo del vicino di cose gettate dalla finestra; l'altezza minima, sia interna che esterna, serve ad impedire l'esercizio della veduta sul fondo vicino. Con l'ulteriore precisazione che tutti gli elementi sono essenziali e che nessun elemento componente dell'apertura, come davanzale o grata metallica, deve fuoriuscire dal profilo esterno del muro, nel quale la luce e' realizzata. Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 10 gennaio 2013, n. 512

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