Ti segnaliamo che..
Qui puoi leggere ogni giorno le sentenze e le notizie giuridiche più interessanti.
Oltre 3437 news sono presenti nella nostra banca dati.
Nel caso di divisione di beni oggetto di comproprieta' provenienti da titoli diversi e' possibile procedere ad un'unica divisione invece che a tante divisioni quante sono le masse solo con il consenso di tutte le parti
Pubblicato il:
16/05/2012
Nel caso di divisione di beni oggetto di comproprieta' provenienti da titoli diversi e, quindi, appartenenti a diverse comunioni (come appunto nella fattispecie), e' possibile procedere ad un'unica divisione invece che a tante divisioni quante sono le masse solo con il consenso di tutte le parti, consenso che non puo' risultare da una manifestazione tacita o da un semplice comportamento processuale non oppositivo avverso la domanda di divisione unitaria, ma deve materializzarsi in uno specifico ed apposito negozio giuridico, da cui possa evincersi in modo inequivocabile tale comune volonta' (Cass. 5-5-1992 n. 5798; Cass. 6-2-2009 n. 3029).
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 10 aprile 2012, n. 5694
Dettagli
Non è obbligato ad astenersi il giudice dell'esecuzione il cui locatore abbia acquistato un immobile all'asta
Pubblicato il:
16/05/2012
Ai fini della responsabilita' disciplinare del giudice per inosservanza dell'obbligo di astensione, Decreto Legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, ex articolo 2 comma 1, lettera c), non sono parti del processo esecutivo, nel senso postulato dall'articolo 51 c.p.c., comma 1, n. 3, coloro che presentano offerte nella vendita forzata, se non dal momento in cui si manifesti un contrasto - ancorche' non formalizzato in opposizione agli atti esecutivi - in cui siano coinvolti e per il quale sia richiesto l'intervento regolatore del giudice dell'esecuzione.
Pertanto non è obbligato ad astenersi il giudice dell'esecuzione il cui locatore abbia acquistato un immobile all'asta.
Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile, Sentenza 11 aprile 2012, n. 570
Dettagli
Equitalia non può iscrivere l'ipoteca se il debito del contribuente non supera il limite degli 8000 euro
Pubblicato il:
16/05/2012
In tema di riscossione coattiva delle imposte, l'ipoteca prevista dall'art. 77 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, rappresentando un atto preordinato all'espropriazione immobiliare, soggiace agli stessi limiti per quest'ultima stabiliti dall'art. 76 del medesimo d.P.R., e non può, quindi, essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli ottomila euro. Né a diversa conclusione può indurre l'art. 3, comma 2 ter, del d.l. 25 marzo 2010, n. 40, convertito nella legge 22 maggio 2010, n. 73, il quale, vietando all'agente della riscossione di iscrivere ipoteca per crediti inferiori ad ottomila euro a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, ha così indicato l'autonomo presupposto per le future iscrizioni di ipoteca in un importo coincidente con quello minimo previsto per l'espropriazione, senza per ciò solo poter essere apprezzato come indiretta dimostrazione dell'inesistenza per il periodo pregresso di limiti di valore per la stessa iscrizione.
Corte di Cassazione, Sezioni Unite civile, Sentenza 12 aprile 2012, n. 5771
Dettagli
Grava sul datore di lavoro l'onere di provare di avere adottato tutte le misure di sicurezza idonee ad evitare l'evento dannoso e la sua colpevolezza si può desumere anche dalla sentenza penale di patteggiamento
Pubblicato il:
13/05/2012
La sentenza penale di applicazione della pena ex articolo 444 c.p.p. costituisce un importante elemento di prova per il giudice di merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l'imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilita' ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione (cfr, Cass., SU, n. 17289/2006; nonche', ex plurimis, Cass., nn. 9358/2005; 20765/2005; 10280/2008).
Pertanto, poichè grava sul datore di lavoro l'onere di provare di avere adottato tutte le misure di sicurezza idonee ad evitare l'evento dannoso, la sua colpevolezza si può desumere anche dalla sentenza penale di patteggiamento.
Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 26 marzo 2012, n. 4804
Dettagli
La prova del pagamento effettuato da un ente pubblico previdenziale può essere fornita anche per presunzioni.
Pubblicato il:
13/05/2012
La prova del pagamento effettuato da un ente pubblico previdenziale puo' essere fornita anche per presunzioni, in quanto al fine di escludere taluni mezzi di prova e' necessaria un'apposita prescrizione di legge, non ravvisabile con riferimento all'ipotesi in esame (Cass. n. 23142/2009).
Nella specie la S.C. ha ritenuto priva di censure la sentenza impugnata dall'Ente previdenziale, avendo il giudice di merito ritenuto la presenza di un quadro indiziario sufficiente a provare il pagamento in questione e non essendo tale valutazione adeguatamente censurata per violazione dei principi relativa alla prova per presunzioni.
Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 14 marzo 2012, n. 4054
Dettagli
E' di fatto subordinato il rapporto di lavoro di un addetto al call center con contratto di collaborazione a progetto che in concreto svolge attività assoggettata al potere di controllo e direttivo del committente, anche in mancanza di un obbligo giornaliero di presenza o di rispettare un preciso orario di lavoro
Pubblicato il:
13/05/2012
E' di fatto subordinato il rapporto di lavoro di un addetto al call center con contratto di collaborazione a progetto che in concreto svolge attività assoggettata al potere di controllo e direttivo del committente, anche in mancanza di un obbligo giornaliero di presenza o di rispettare un preciso orario di lavoro.
Ai fini della qualificazione del rapporto di lavoro, essendo l'iniziale contratto causa di un rapporto che si protrae nel tempo, la volontà che esso esprime ed il nomen iuris che utilizza non costituiscono fattori assorbenti, diventando l'esecuzione, per il suo fondamento nella volontà inscritta in ogni atto di esecuzione, la sua inerenza all'attuazione della causa contrattuale e la sua protrazione, non solo strumento d'interpretazione della natura e della causa del rapporto di lavoro (ai sensi dell'articolo 1362 del codice civile, comma 2), bensì anche espressione di una nuova eventuale volontà delle parti che, in quanto posteriore, modifica la volontà iniziale conferendo, al rapporto, un nuovo assetto negoziale.
Pertanto, sia nell'ipotesi in cui le parti, pur volendo attuare un rapporto di lavoro subordinato, abbiano simulatamente dichiarato di volere un rapporto di lavoro autonomo al fine di eludere la disciplina legale inderogabile in materia, sia nel caso in cui l'espressione verbale abbia tradito la vera intenzione delle parti, sia infine nell'ipotesi in cui, dopo aver voluto realmente il contratto di lavoro autonomo, durante lo svolgimento del rapporto le parti stesse, attraverso fatti concludenti, mostrino di aver mutato intenzione e di essere passate ad un effettivo assetto di interessi corrispondente a quello della subordinazione, il giudice di merito, cui compete di dare l'esatta qualificazione giuridica del rapporto, deve a tal fine attribuire valore prevalente - rispetto al nomen iuris adoperato in sede di conclusione del contratto - al comportamento tenuto dalle parti nell'attuazione del rapporto stesso.
Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 21 marzo 2012, n. 4476
Dettagli
Violenza e minaccia distinguono la rapina dalla estorsione
Pubblicato il:
13/05/2012
La rapina si differenzia dall'estorsione in virtù del fatto che in essa il reo sottrae la cosa esercitando sulla vittima una violenza o una minaccia diretta e ineludibile, mentre nell'estorsione emergono elementi della coartazione e della consegna ma non del totale annullamento della capacità del soggetto passivo di determinarsi diversamente dalla volontà dell'estorsore. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione 2 penale, Sentenza 18 aprile 2012, n. 14880. (Fonte: Diritto e giustizia)
Corte di Cassazione, Sezione 2 penale, Sentenza 18 aprile 2012, n. 14880
Dettagli
In caso di ritardata restituzione dell'immobile alla curatela è legittima la richiesta di risarcimento per mancato utilizzo del bene
Pubblicato il:
13/05/2012
La domanda risarcitoria per ritardata restituzione di un immobile, proposta dalla curatela in conseguenza dello scioglimento, da parte del curatore, di un contratto preliminare - ex art. 72 legge fallimentare - e relativo ad un immobile del quale il fallito, promissario venditore, aveva già trasferito il possesso in capo al promissario acquirente, poggia sul principio generale in base al quale l'obbligo di riconsegna di un bene è adempiuto solo se risulti contestualmente soddisfatto anche il diritto al risarcimento del danno maturato per l'eventuale, ingiustificato, ritardo; peraltro, l'obbligo risarcitorio è da far risalire alla data di scioglimento del contratto da parte del curatore, e non dalla sentenza di fallimento.
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 15 marzo 2012, n. 4144
Dettagli
Se il Comune si ritira dalle trattative può essere condannato al risarcimento del danno per responsabilità precontrattuale
Pubblicato il:
13/05/2012
Qualora un immobile, in possesso della Pubblica amministrazione, venga detenuto a titolo di comodato, in buona fede a seguito di trattative che non hanno portato alla conclusione del contratto, la buona fede ed il legittimo affidamento del comodatario vengono meno se l'altra parte manifesti in modo inequivoco di non voler consentire la prosecuzione del rapporto e di volere la immediata disponibilità dell'immobile stesso, in quanto la detenzione, caratterizzata fino ad allora dalla originaria buona fede, fondata sulle trattative soprattutto se condotte, in modo legittimo, da parte di organi rappresentativi della Pubblica amministrazione, ossia dovuta alla legittima aspettativa da parte del privato della piena legalità della condotta ente comodante, diventa ingiustificata. Ne consegue che il giudice non può liquidare il danno per rottura immotivata delle trattative, ossia da responsabilità precontrattuale nella sua totalità, ma deve, se richiesto, procedere ad una determinazione dello stesso, avendo presente il momento che ha determinato la diversa natura della detenzione.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 20 marzo 2012, n. 4382
Dettagli
Va respinta la Respinta la richiesta di revocazione della sentenza di separazione proposta da un uomo che ha tardivamente scoperto l'infedeltà della ex moglie
Pubblicato il:
12/05/2012
Il dolo processuale di una delle parti in danno dell'altra in tanto puo' costituire motivo di revocazione della sentenza, ai sensi dell'articolo 395 cod. proc. civ., n. 1, in quanto consista in un'attivita' deliberatamente fraudolenta, concretantesi in artifici o raggiri tali da paralizzare o sviare la difesa avversaria ed impedire al giudice l'accertamento della verita', facendo apparire una situazione diversa da quella reale. Di conseguenza, non sono idonei a realizzare la fattispecie descritta la semplice allegazione di fatti non veritieri favorevoli alla propria tesi, il silenzio su fatti decisivi della controversia o la mancata produzione di documenti, che possono configurare comportamenti censurabili sotto il diverso profilo della lealta' e correttezza processuale, ma non pregiudicano il diritto di difesa della controparte, la quale resta pienamente libera di avvalersi dei mezzi offerti dall'ordinamento al fine di pervenire all'accertamento della verita' (Cass. civ. 1 sezione, n. 23866 del 19 settembre 2009 e Cass. civ. 3 sezione, n. 4936 del 2 marzo 2010).
Pertanto va respinta la richiesta di revocazione della sentenza di separazione proposta da un uomo che ha tardivamente scoperto l'infedeltà della ex moglie.
Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 10 aprile 2012, n. 5648
Dettagli
La concessione comunale con cui è stata regolarizzata la realizzazione di un'unità abitativa in uno spazio interpiano del palazzo da parte di un soggetto non implica che gli altri condomini non possano agire per ottenerne l'eliminazione
Pubblicato il:
10/05/2012
Le vicende amministrative hanno l'effetto di sanare gli illeciti amministrativi o penali, ma non incidono sui rapporti di vicinato ne' sul regime della comunione e dei conseguenti diritti dei singoli.
Pertabto la concessione comunale con cui è stata regolarizzata la realizzazione di un'unità abitativa in uno spazio interpiano del palazzo da parte di un soggetto non implica che gli altri condomini non possano agire per ottenerne l'eliminazione. (Fonte: Diritto e giustizia)
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 29 febbraio 2012, n. 3123
Dettagli
I balconi "aggettanti", costituendo un "prolungamento" della corrispondente unità immobiliare, appartengono in via esclusiva al proprietario di questa
Pubblicato il:
10/05/2012
In tema di condominio negli edifici e con riferimento ai rapporti tra la generalità dei condomini, i balconi "aggettanti", costituendo un "prolungamento" della corrispondente unità immobiliare, appartengono in via esclusiva al proprietario di questa; soltanto i rivestimenti e gli elementi decorativi della parte frontale e di quella inferiore si debbono considerare beni comuni a tutti, quando si inseriscono nel prospetto dell'edificio e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole.
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 30 aprile 2012, n. 6624
Dettagli
Il Comune è tenuto al risarcimento del danno subito dalla donna caduta sul pavimento della piazza coperta da sottile lastra di ghiaccio
Pubblicato il:
07/05/2012
L'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume infatti responsabile, ai sensi dell'articolo 2051 c.c., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo strettamente connesse alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, indipendentemente dalla sua estensione. Tale responsabilita' e' esclusa solo dal caso fortuito, che puo' consistere sia in una alterazione dello stato dei luoghi imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile nemmeno con l'uso dell'ordinaria diligenza, sia nella condotta della stessa vittima, ricollegabile all'omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe (Cass., 20 novembre 2009, n. 24529).
Nel caso di specie l'attrice ha provato la sussistenza del nesso causale fra la cosa in custodia (la piazza coperta da sottile lastra di ghiaccio) e l'evento lesivo (la propria caduta) mentre il Comune, che ha la piena custodia di un'area pubblica sita nel centro della citta', avrebbe dovuto dimostrare l'esistenza di un fattore estraneo che, per il carattere dell'imprevedibilita' e dell'eccezionalita', fosse idoneo ad interrompere il suddetto nesso, cioe' il caso fortuito, in presenza del quale e' esclusa la responsabilita' del custode.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 18 aprile 2012, n. 6062
Dettagli
Deve essere esclusa la responsabilità dell'ente gestore per la caduta del motociclista se si era attivato nel segnalarne la presenza con apposito cartellone, oltre ad imporre il limite di velocita' di km 30/h.
Pubblicato il:
07/05/2012
Le misure di precauzione e salvaguardia imposte al custode del bene devono ritenersi correlate alla ordinaria avvedutezza di una persona e percio' non si estendono alla considerazione di condotte irrazionali, o comunque al di fuori di ogni logica osservanza del primario dovere di diligenza, con la conseguenza che non possono ritenersi prevedibili ed evitabili tutte le condotte dell'utente del bene in altrui custodia, ancorche' colpose.
La possibilita' per il danneggiato di percepire agevolmente l'esistenza della situazione di pericolo incide sulla concreta configurabilita' di un nesso eziologio tra la cosa e il danno, ponendo correlativamente in risalto il rilievo causale attribuibile al comportamento colposo del danneggiato che avrebbe verosimilmente dovuto prestare maggiore attenzione alle condizioni della strada che stava percorrendo.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 18 aprile 2012, n. 6065
Dettagli
In caso di infiltrazione, il proprietario ha diritto anche al risarcimento dei canoni di locazione versati per l'immobile in cui è stato costretto ad abitare provvisoriamente durante lo svolgimento degli interventi di sistemazione
Pubblicato il:
07/05/2012
Se la responsabilità del danno è attribuibile al condominio, il proprietario ha diritto al rimborso sia delle spese risultanti dalle fatture prodotte sia dei canoni di locazione pagati per fruire di un altro alloggio durante i lavori di riparazione, poiche' il suo era stato reso interamente inabitabile dall'umidita', i cui effetti si erano estesi anche agli ambienti non direttamente interessati.
(Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 19 aprile 2012, n. 6128)
Fonte: Diritto e Giustizia
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 19 aprile 2012, n. 6128
Dettagli
E' legittima la delibeazione della sentenza ecclesiastica che annulli il matrimonio "riparatore" per l'esclusione dell'indissolubilità del matrimonio da parte dell'altro coniuge
Pubblicato il:
03/05/2012
Va rigettato il ricorso di un coniuge avverso la sentenza del tribunale ecclesiatico, resa esecutiva dal Supremo tribunale della segnatura apostolica, che sancisce la nullità del vincolo a causa dell'esclusione dell'indissolubilità del matrimonio da parte dell'altro coniuge. Nel caso di specie, la durata breve di appena dieci mesi della convivenza matrimoniale tra le parti, culminata nell'abbandono del tetto coniugale da parte della convenuta e caratterizzata da incomprensioni e contrasti continui, verosimilmente dovuti a differenze caratteriali e di educazione ed a carenza di affetto sponsale, tali da renderne intollerabile la prosecuzione, come accertato nel giudizio di separazione, in assenza di alcun tentativo serio di conciliazione da parte dei medesimi ed, in particolare, della moglie, nel mentre conferma il fatto che la scelta matrimoniale fosse stata determinata dall'intento di riparare all'errore commesso - il concepimento del figlio - anche da parte delle convenuta e non, invece, dall'intento della medesima di vivere con il marito per tutta la vita, costituisce un ulteriore dato, da parte sua, della riserva mentale di quest'ultimo.
Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 30 marzo 2012, n. 5175
Dettagli
E' obbligatoria l'audizione del minore infrasedicenne nel giudizio di opposizione al riconoscimento
Pubblicato il:
03/05/2012
L'obbligatorieta' dell'audizione del minore infrasedicenne nel procedimento di cui all'articolo 250 c.c., comma 4, e' sempre stata riconosciuta da questa Corte sul rilievo che, pur non assumendo il minore la qualita' di parte del procedimento, la legge impone che sia sentito - sempre che non ne sia incapace per ragioni di eta' o per altre cause, da indicare nella motivazione del provvedimento - a fini istruttori, in vista dell'accertamento della rispondenza al suo interesse dell'opposizione al riconoscimento dell'altro genitore (ex multis Cass. 6660/1981, 2654/1987, 6093/1990, 6470/2001, 21359/2004, 395/2006).
Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 13 aprile 2012, n. 5884
Dettagli
Non può essere accolta la domanda di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio, per incapacità della donna convenuta, ad assumere gli obblighi coniugali essenziali del matrimonio, laddove i coniugi abbiano convissuto per quasi un triennio
Pubblicato il:
03/05/2012
Non può essere accolta la domanda di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio, per incapacità della donna convenuta, ad assumere gli obblighi coniugali essenziali del matrimonio, laddove i coniugi abbiano convissuto per quasi un triennio, come nel caso di specie. Secondo il più recente orientamento della giurisprudenza, non appare più condivisibile qualificare come relative le cause di incompatibilità delle pronunce di annullamento canonico intervenute dopo molti anni di convivenza e di coabitazione dei coniugi e ciò in ragione del fatto che la successiva prolungata convivenza dei coniugi deve considerarsi espressiva di una volontà di accettazione del rapporto che ne è seguito e della facoltà di rimetterlo in discussione con la conseguenza di dover considerare ostativa alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario la convivenza prolungata dei coniugi successivamente alla celebrazione del matrimonio.
Corte d'Appello L'Aquila civile, Sentenza 19 marzo 2012, n. 226
Dettagli
E' illegittima la pubblicazione del nome del correntista sul bollettino dei protesti a seguito di rifiuto di pagamento di un assegno denunciato come smarrito se la Banca non ha precisato al pubblico ufficiale incaricato del protesto che il titolare del conto corrente è un soggetto diverso da quello il cui nome figura nella sottoscrizione dell'assegno
Pubblicato il:
03/05/2012
Se all'esito di un esame esterno della firma di traenza, risulti evidente la non corrispondenza della conformità documentale di essa allo "specimen" della firma depositato presso la banca del correntista, l'istituto di credito non può limitarsi a dichiarare che rifiuta il pagamento dell'assegno perché è stato denunciato come rubato, ma ha l'obbligo di precisare chiaramente al pubblico ufficiale incaricato del protesto che il titolare del conto corrente è un soggetto diverso da quello il cui nome figura nella sottoscrizione dell'assegno, ovvero che a nome di quest'ultimo nessun conto di traenza esiste presso di essa e che tra il titolare del conto ed il traente non vi è alcun rapporto negoziale o legale, opponibile alla banca, che legittimi quest'ultimo ad obbligarsi in nome e per conto di quello. Diversamente il comportamento dell'istituto costituisce causa del fatto ingiusto della pubblicazione del nome del correntista sul bollettino dei protesti (art. 2 legge n. 77/1955), con la ulteriore conseguenza di avere fatto conoscere a chiunque le esatte generalità del cliente con cui intrattiene il conto.
Tribunale Roma, Sezione 11 civile, Sentenza 13 marzo 2012, n. 5255
Dettagli
E' responsabile il medico che si limita a consigliare al paziente un'altra struttura senza inquadrare la situazione clinica e, quindi, di consentire ai sanitari successivi di avvalersi di una valutazione specialistica
Pubblicato il:
03/05/2012
In tema di responsabilità per colpa generica e per colpa specifica, una volta che un paziente si presenta presso una struttura medica chiedendo l'erogazione di una prestazione professionale, il medico, in virtù del contratto sociale, assume una posizione di garanzia della tutela della sua salute e anche se non può erogare la prestazione richiesta deve fare tutto quello che è nelle sue capacità per la salvaguardia dell'integrità del paziente. Non basta, dunque, semplicemente consigliare al paziente una diversa struttura, omettendo di inquadrare la situazione clinica e, quindi, di consentire ai sanitari successivi di avvalersi di una valutazione specialistica.
Corte di Cassazione, Sezione 4 penale, Sentenza 11 aprile 2012, n. 13547
Dettagli