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È legittima la revoca delle donazioni di beni all'ex coniuge adultero

Pubblicato il: 22/11/2011


È legittima la revoca delle donazioni di beni all'ex coniuge quando nel complessivo comportamento di quest'ultimo si ravvisino una mancanza di solidarietà e riconoscenza ed un malanimo verso l'ex in difficoltà - pure così generoso - tali da assurge ad ingiuria grave. Nel caso di specie, l'ex moglie del ricorrente - molto più giovane di lui - aveva portato avanti negli anni una relazione adulterina, anche dunque dopo essersi sposata ed aver ricevuto abbondanti regali, fino ad abbandonare il marito per l'amante - con il quale aveva anche avuto un figlio -, in un momento in cui egli risultava bisognoso di assistenza. (Fonte: Lex 24) Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 4 novembre 2011, n. 22936

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L'azione di simulazione relativa, proposta dall'erede in ordine ad un atto di disposizione patrimoniale del de cuius stipulato con un terzo è funzionale alla sola azione di riduzione

Pubblicato il: 03/10/2011


L'azione di simulazione relativa, proposta dall'erede in ordine ad un atto di disposizione patrimoniale del de cuius stipulato con un terzo, che si assume lesivo della quota di legittima ed abbia tutti i requisiti di validità del negozio dissimulato, deve ritenersi proposta esclusivamente in funzione dell'azione di riduzione prevista dall'articolo 564 del Cc, con la conseguenza che l'ammissibilità dell'azione è condizionata dalla preventiva accettazione dell'eredità con beneficio di inventario. Tale condizione non ricorre, infatti, solo quando l'erede agisca per far valere una simulazione assoluta od anche relativa, ma finalizzata a far accertare la nullità del negozio dissimulato, in quanto, in tale ipotesi, l'accertamento della realtà effettiva consente al legittimario di recuperare alla massa ereditaria i beni donati, mai usciti dal patrimonio Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 31 agosto 2011, n. 17896

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Il legittimario che ha ricevuto per testamento un legato in sostituzione di legittima relativo a beni immobili, se intende conseguire la legittima, deve rinunciare al legato in forma scritta

Pubblicato il: 09/05/2011


Il legittimario che ha ricevuto per testamento un legato in sostituzione di legittima relativo a beni immobili, se intende conseguire la legittima, deve rinunciare al legato in forma scritta. In particolare, il legatario in sostituzione di legittima deve essere considerato pur sempre un legatario che, per legge, acquista i beni al momento dell'apertura della successione senza bisogno di accettazione e non un semplice chiamato all'eredità. Ne consegue che, in caso di richiesta della legittima e trattandosi di beni immobili, è necessaria la sua rinuncia al legato in forma scritta. Corte di Cassazione Sezioni Unite Civile, Sentenza del 29 marzo 2011, n. 7098

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Non è ingrata la figlia che sfratta il padre dalla casa che questi le ha donato

Pubblicato il: 16/04/2011


L'ingiuria grave richiesta, ex articolo 801 cod. civ., qualepresupposto necessario per la revocabilita' di una donazione per ingratitudine, pur mutuando dal diritto penale il suo significato intrinseco e l'individuazione del bene leso, si distacca, tuttavia, dalle previsioni degli articoli 594 e 595 cod. pen., e consiste in un comportamento suscettibile di ledere in modo rilevante il patrimonio morale del donante ed espressivo di un reale sentimento di avversione da parte del donatario, tale da ripugnare alla coscienza collettiva (Cass., Sez. 2, 5 aprile 2005, n. 7033; Cass., Sez. 2, 28 maggio 2008, n. 14093; Cass., Sez. 2, 24 giugno 2008, n. 17188). Per tale ragione gli estremi di detta figura di ingratitudine nel comportamento della figlia donataria, la quale, di fronte alla sopravvenuta intollerabilita' della convivenza tra i suoi genitori e nella pendenza del giudizio di separazione personale con addebito instaurato dalla madre, inviti il padre, con una lettera formale, a lasciare l'immobile di sua proprieta', acquistato con il danaro ricevuto dalla liberalita' paterna e materna, destinato a casa familiare. Un siffatto comportamento, infatti, e' stato congruamente valutato dalla Corte d'appello non come manifestazione di un atteggiamento di disistima delle qualita' morali del padre donante o di mancanza di rispetto nei suoi confronti, ne' come un affronto animoso contrastante con il senso di riconoscenza e di solidarieta' che, secondo la coscienza comune, deve improntare il comportamento della figlia donataria; bensi' come presa d'atto, da parte di costei, della frattura tra i suoi genitori, dipendente dalla loro disaffezione e distacco spirituale, e, quindi, del sopravvenire di una condizione tale da rendere incompatibile, allo stato, la prosecuzione della convivenza di entrambi i donanti nell'abitazione acquistata con il danaro ricevuto in liberalita'. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 31 marzo 2011, n. 7487

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L'erede che abbia apportato miglioramenti ai beni della comunione ha diritto al solo rimborso delle spese affrontate

Pubblicato il: 04/09/2010


L'erede che abbia apportato miglioramenti ai beni della comunione, di fatto da lui gestiti, ha diritto al solo rimborso delle spese affrontate, secondo il principio nominalistico,e non del valore dei miglioramenti apportati, che vanno ad incrementare la massa da dividere, non trovando nella specie applicazione le regole dettate dall'articolo 1150 c.c., dovendo egli considerarsi mandatario o utile gestore dei coeredi (v., tra le altre, Cass. 6982/09, 12345/91, 3617/87, 2974/81) Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 22 giugno 2010, n. 15123

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Il testamento è annullabile per incapacità naturale del testatore solo se vi è prova di una infermità transitoria o permanente idonea a privare la capacità di autodeterminarsi

Pubblicato il: 28/07/2010


L'annullamento di un testamento per incapacità naturale del testatore postula l'esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche e intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto, al momento della redazione dell'atto di ultima volontà, sia stato in modo assoluto privo della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi così da versare in condizioni analoghe a quelle che, con il concorso dell'abitualità, legittimano la pronuncia di interdizione. Tribunale Roma Sezione 8 Civile, Sentenza del 29 aprile 2010, n. 9534

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Ai fini della salvezza dei diritti acquistati dal terzo per effetto di convenzione a titolo oneroso contratta con l'erede apparente, è necessario che lo stesso terzo fornisca prova della propia buona fede

Pubblicato il: 21/03/2010


In tema di petizione ereditaria, ai fini della salvezza dei diritti acquistati dal terzo per effetto di convenzione a titolo oneroso contratta con l'erede apparente, è necessario che lo stesso terzo, ai sensi dell'art. 534, comma secondo, cod. civ., assolva all'onere di provare la sua buona fede all'atto dell'acquisto, consistente nella dimostrazione dell'idoneità del comportamento dell'alienante ad ingenerare la ragionevole convinzione di trattare con il vero erede, nonché dell'esistenza di circostanze indicative dell'ignoranza incolpevole di esso acquirente circa la realtà della situazione ereditaria al momento dell'acquisto Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 4 febbraio 2010, n. 2653

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Non è preclusa né limitata la legittimazione attiva del soggetto che vanti un diritto facente parte di una comunione ereditaria

Pubblicato il: 28/02/2010


Non è preclusa né limitata la legittimazione attiva del soggetto che vanti un diritto facente parte di una comunione ereditaria visto che, in assenza di prova contraria, il consenso degli altri comunisti deve essere presunto e sempre che, come nel caso concreto, la domanda formulata sia volta soltanto alla declaratoria di illegittimità del comportamento tenuto dal terzo (con relativa condanna al ripristino dello status quo ante), comportamento che, ovviamente, si ponga come lesivo del legittimo esercizio del diritto vantato. Tribunale Potenza Civile, Sentenza del 22 gennaio 2010, n. 80

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La distruzione del testamento olografo integra comportamento concludente in ordine all'intenzione del testatore di revocare il testamento

Pubblicato il: 23/02/2010


A norma dell'art. 684 cod. civ., la distruzione del testamento olografo si configura come un comportamento concludente avente valore legale, sia in ordine alla riconducibilità della distruzione al testatore, sia in ordine all'intenzione di quest'ultimo di revocare il testamento, salva la prova contraria in ordine all'assenza di un'effettiva volontà di revoca; ove, peraltro, il testamento olografo sia stato redatto in due originali, la distruzione, da parte del testatore, di uno solo di essi - comportando la permanenza di un originale non distrutto - non rientra nell'ambito di operatività dell'art. 684 cod. civ. e non consente di applicare la relativa presunzione, potendo la distruzione verificarsi indipendentemente da qualsiasi intento di revoca. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 28 dicembre 2009, n. 27395

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La rappresentazione ha luogo a favore dei discendenti legittimi del chiamato che, nella linea retta, sia figlio e, in quella collaterale, fratello o sorella del defunto. Sono, pertanto, esclusi dalla rappresentazione i discendenti del nipote ex filio

Pubblicato il: 05/02/2010


L'articolo 468 c.c. circoscrive i limiti di applicazione dell'istituto della rappresentazione, sia nella successione legittima sia in quella testamentaria, nel senso che essa ha luogo a favore dei discendenti legittimi del chiamato che, nella linea retta, sia figlio e, in quella collaterale, fratello o sorella del defunto. Sono, pertanto, esclusi dalla rappresentazione i discendenti del nipote ex filio". Aggiunge la S.C. che l'articolo 469 c.c., nel prevedere che "la rappresentazione ha luogo in infinito (...)", va interpretato con riferimento alla previsione del precedente articolo, che, come visto, individua i rappresentabili precisando che essi debbano essere i figli, i fratelli o le sorelle del de cuius. Una volta rispettata questa condizione iniziale, certamente poi la rappresentazione puo' operare "in infinito". Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 28 ottobre 2009, n. 22840

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Ai fini della determinazione della quota di eredità riservata al legittimario, il valore dell'asse ereditario residuo e dei beni donati in vita dal "de cuius" va calcolato al momento dell'apertura della successione

Pubblicato il: 05/02/2010


Ai fini della determinazione della quota di eredità riservata al legittimario, il valore dell'asse ereditario residuo e dei beni donati in vita dal "de cuius" va calcolato al momento dell'apertura della successione; a tal fine, l'inizio di un procedimento di trasformazione urbanistica è di per sé sufficiente ad incidere sul valore di mercato di un immobile compreso nell'area oggetto dello strumento urbanistico, risultando invece irrilevanti le vicende successive quali la mancata approvazione o la modificazione dello strumento stesso da parte del Comune. La S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva calcolato il valore di un immobile donato tenendo presente l'incremento conseguente alla mutazione di destinazione, da agricola a industriale, in conseguenza di un piano per gli insediamenti produttivi già adottato al momento di apertura della successione ma approvato solo successivamente. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 24 novembre 2009, n. 24711

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Integra un patto successorio la scrittura privata con la quale una sorella aveva consentito al trasferimento in favore dei fratelli della proprietà di immobili appartenenti al padre, a fronte dell'impegno, assunto dai medesimi, di versarle una somma di denaro

Pubblicato il: 03/02/2010


Configurano un patto successorio - per definizione non suscettibile di conversione in un testamento, ai sensi dell'art. 1424 cod. civ., in quanto in contrasto col principio del nostro ordinamento secondo cui il testatore è libero di disporre dei propri beni fino al momento della morte - sia le convenzioni aventi ad oggetto una vera istituzione di erede rivestita della forma contrattuale, sia quelle che abbiano ad oggetto la costituzione, trasmissione o estinzione di diritti relativi ad una successione non ancora aperta, tali da far sorgere un "vinculum iuris" di cui la disposizione ereditaria rappresenti l'adempimento. Nella specie, la S.C. ha riconosciuto la natura di patto successorio e non di transazione - come erroneamente ritenuto dal giudice di merito - alla scrittura privata con la quale una sorella aveva consentito al trasferimento in favore dei fratelli della proprietà di immobili appartenenti al padre, a fronte dell'impegno, assunto dai medesimi, di versarle una somma di denaro, da considerare, in relazione allo specifico contesto, come una tacitazione dei suoi diritti di erede legittimario. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 19 novembre 2009, n. 24450

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Rappresentazione ereditaria: concetto chiarito

Pubblicato il: 14/01/2010


Con la sentenza indicata in epigrafe la Suprema Corte ha prodotto un effetto chiarificatore in una materia assai intricata e che è spesso fonte di dubbi, anche tra gli addetti ai lavori. L'istituto giuridico della "rappresentazione" ereditaria è quello in base al quale l'eredità passa ai discendenti (rappresentanti) se rinunciano figli o fratelli del de cuius (rappresentato) chiamati all'eredità; quindi se il defunto ha istituito erede per testamento un figlio o un fratello e questi non vuole (per rinuncia) o non può (perché pre-morto) acquisire l'eredità, il diritto di accettare la stessa si trasferisce ai discendenti di quel figlio o di quel fratello. La Suprema Corte, con la sentenza in esame, ha però chiarito, ribaltando il giudizio d'appello, che non è possibile subentrare in linea retta o collaterale "all'infinito" nella successione, in forza del predetto istituto, se nel testamento (o per legge) il primo chiamato è un nipote del de cuius. In sostanza quindi, si legge nella sentenza in commento, la cosiddetta "rappresentazione" non opera se il chiamato all'eredità che non può o non vuole accettare è un soggetto diverso dal figlio o dal fratello del defunto e, in particolare, si tratta di un parente in linea collaterale (come è il figlio di un fratello del defunto) oppure anche di un parente in linea retta, quale è il figlio del figlio (suo nipote). La rappresentazione quindi, secondo il combinato disposto degli artt.467 e 468 del codice civile, può si avere luogo all'infinito (sia nella linea retta che nella linea collaterale), ma solo se il primo chiamato all'eredità è un figlio o un fratello del de cuius, mentre non opera se con il testamento viene istituito erede un soggetto diverso, pur se si tratta di un discendente in linea retta del defunto. Così come aveva stabilito in primo grado il Tribunale di Patti, negando l'acquisto ereditario a favore del pronipote del defunto. Corte di Cassazione II sezione civile n.22840 del 28.10.2009.

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Colui che abusa ripetutamente di sostanze alcoliche e di stupefacenti e che non è in grado di provvedere a sè stesso può essere inabilitato

Pubblicato il: 13/01/2010


La nozione di infermità mentale concerne una menomazione psichica - non necessariamente coincidente con il concetto di malattia accolto dalla scienza medica - talmente grave da rendere il soggetto incapace di provvedere ai propri interessi, avente altresì il carattere di abitualità, tale da costituire l'habitus normale del soggetto, ancorché in presenza di lucidi intervalli, così da sussistere in particolare al momento della decisione. La incapacità conseguente a siffatta infermità può riguardare non solo gli affari di indole economica e patrimoniale, ma anche gli atti concernenti la cura della persona o all'adempimento dei doveri familiari, o ancora la vita civile nelle sue espressioni giuridicamente rilevanti. Nella fattispecie, stante la soggezione del richiedente ad episodi frequenti e ripetuti di abuso di sostanze alcooliche e stupefacenti, nonché la sussistenza della patologia della depressione maggiore, si impone la chiesta pronuncia di inabilitazione. Tribunale Monza Sezione 4 Civile, Sentenza del 14 settembre 2009, n. 2547

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Il testamento olografo può essere valido anche se viene accertato che vi sono correzioni a opera di mano aliena

Pubblicato il: 11/12/2009


La validità di un testamento olografo non è inficiata dall'eventuale accertamento che in esso vi sono correzioni a opera di mano aliena, purché resti integri la volontà del testatore. In particolare lo scritto di mano aliena (per essere irrilevante) deve essere inserito in una parte diversa da quella occupata dalla disposizione testamentaria e non allorché l'intervento del terzo avvenga con la inserzione anche di una sola parola di sua mano nel corso della disposizione stessa, interferendo sulla volontà di disporre del testatore. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 27 aprile 2009, n. 9905

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La successione per rappresentazione ha luogo solo a favore dei discendenti del chiamato che siano figlii (legittimi o naturali) o fratelli del "de cuius"

Pubblicato il: 14/11/2009


La rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli legittimi, legittimati e adottivi, nonche' dei discendenti dei figli naturali del defunto", nonche', per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 79 del 1969, del figlio naturale di chi, a sua volta figlio o fratello del de cuius, non potendo o non volendo accettare, non lasci o non abbia discendenti legittimi. (Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 28 ottobre 2009, n. 22840)

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Sono ammesse le disposizioni testamentarie o le donazioni in favore di enti da istituire

Pubblicato il: 09/11/2009


Il vigente ordinamento prevede espressamente l'ammissibilità e, quindi, l'efficacia e la liceità di testamenti con i quali si dispongono fondazioni o si fanno donazioni o lasciti in favore di enti da istituire. Destinatari delle disposizioni testamentarie, pertanto, possono essere anche enti non esistenti di fatto e da istituire secondo le prescrizioni del testatore, eventualmente con le modalità da lui indicate da un terzo.
(Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 8 ottobre 2008, n. 24813)

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Il testamento olografo è valido ancge se in esso vi sono correzioni a opera di mano aliena, purché resti integri la volontà del testatore

Pubblicato il: 27/10/2009


La validità di un testamento olografo non è inficiata dall'eventuale accertamento che in esso vi sono correzioni a opera di mano aliena, purché resti integri la volontà del testatore. In particolare lo scritto di mano aliena (per essere irrilevante) deve essere inserito in una parte diversa da quella occupata dalla disposizione testamentaria e non allorché l'intervento del terzo avvenga con la inserzione anche di una sola parola di sua mano nel corso della disposizione stessa, interferendo sulla volontà di disporre del testatore. (Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 27 aprile 2009, n. 9905)

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L'indegnità a succedere prevista dall'art. 463 c.c., va dichiarata con sentenza costitutiva su domanda dell'interessato

Pubblicato il: 08/10/2009


L'indegnità a succedere prevista dall'art. 463 c.c., va dichiarata con sentenza costitutiva su domanda dell'interessato.
Ciò in quanto l'operatività ipso iure dell'indegnità non esclude la necessità della domanda da parte del soggetto interessato.
(Cassazione civile , sez. II, sentenza 05.03.2009 n° 5402 )

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Se nel testamento il de cuius lascia l'abitazione con i mobili in esso contenuti l'erede acquisterà anche i quadri, qualunque ne sia il valore

Pubblicato il: 26/09/2009


Se nel testamento il de cuius lascia l'abitazione con i mobili in esso contenuti l'erede acquisterà anche i quadri, qualunque ne sia il valore. Il concetto di beni mobili portato dall'articolo 812 c.c. e' infatti onnicomprensivo, includendo in se', con carattere residuale, tutti i beni che non siano qualificabili come immobili ai sensi del primo e secondo comma dello stesso articolo. Pertanto l'espressione "mobili", riferita ai beni che corredano un'abitazione, non autorizza di per se' ad escludere parte di essi, qualunque ne sia il valore, essendo comprensiva, anche nel lessico comune, di quadri, oggetti e arredi in genereCorte di Cassazione Sezione 2 Civile
Sentenza del 7 settembre 2009, n. 19283

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