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E' penalmente responsabile il soggetto che, pur non avendo effettuato personalmente l'assunzione di immigrati irregolari, se ne avvale alle proprie dipendenze
Pubblicato il:
18/07/2011
E' penalmente responsabile il soggetto che, pur non avendo effettuato personalmente l'assunzione di immigrati irregolari, se ne avvale alle proprie dipendenze. Ai sensi di legge risponde infatti del reato in esame non soltanto chi assume il lavoratore straniero che si trovi nelle condizioni indicate dalla fattispecie incriminatrice, bensi' anche chi, pur non avendo provveduto direttamente ad essa (assunzione), se ne avvalga tenendo alle sue dipendenze, eppertanto occupando piu' o meno stabilmente, l'assunto.
Corte di Cassazione Sezione 1 Penale, Sentenza del 27 giugno 2011, n. 25615
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L'atto di diniego del rinnovo del permesso di soggiorno deve ritenersi sufficientemente motivato mediante il richiamo all'intervenuta sentenza di condanna dell'istante per i reati indicati dall'art. 26, comma 7 bis, d.lgs. n. 286/98
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19/05/2011
L'atto di diniego del rinnovo del permesso di soggiorno deve ritenersi sufficientemente motivato mediante il richiamo all'intervenuta sentenza di condanna dell'istante per i reati indicati dall'art. 26, comma 7 bis, d.lgs. n. 286/98, avendo detta pronuncia, una volta divenuta irrevocabile, valenza automaticamente ostativa al rilascio del titolo richiesto, configurando il diniego un atto dovuto per l'Amministrazione, alla quale non residua alcun margine di discrezionalità al riguardo, non essendo quindi tenuta né alla valutazione della successiva integrazione sociale dello straniero né di eventuali altre circostanze, quali quella dell'avvenuta pronuncia in contumacia della sentenza di condanna; circostanza per la quale l'ordinamento riconosce rimedi esperibili avanti all'A.G. competente, ma che non assume alcun rilievo in sede di procedimento di rinnovo del permesso di soggiorno.
Tribunale Amministrativo Regionale LAZIO - Roma , Sentenza del 6 maggio 2010, n. 9942
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Il diritto di soggiorno di un minore cittadino Ue va esteso anche agli ascendenti che si prendono cura di lui
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05/04/2011
Il diritto di soggiorno di un minore cittadino Ue va esteso anche agli ascendenti che si prendono cura di lui. Ciò, in contrasto con il diritto comunitario che nega ai genitori, e più in generale agli ascendenti, la possibilità di soggiornare e lavorare nello Stato membro in cui il figlio ha la cittadinanza. Il passo successivo è nell'affermazione del diritto per i genitori di ottenere un permesso di lavoro: qualunque conclusione contraria si tradurrebbe infatti nella negazione per il minore dei diritti derivanti dallo status di cittadino dell'Unione.
Corte di Giustizia delle Comunità europee, Sentenza del 8 marzo 2011, n. 34/09
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Il clandestino può rimanere in Italia in presenza di gravi motivi connessi allo sviluppo psico-fisico del figlio piccolo
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02/03/2011
In tema di rimpatrio di clandestini, la temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare del minore, in presenza di gravi motivi connessi al suo sviluppo psico-fisico, non postula necessariamente l'esistenza di situazioni di emergenza o di circostanze eccezionali. È sufficiente, infatti, che si possa verificare per il minore un danno effettivo e concreto - in considerazione dell'età e delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio - che deriverà certamente al minore dall'allontanamento del familiare. Si tratta di situazioni, ha precisato la Corte, di non lunga durata e che non possono assumere carattere di stabilità.
Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 3 febbraio 2011, n. 2647
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L'immigrato irregolare, destinatario di un provvedimento di espulsione, ha diritto a rimanere in Italia nei casi in cui i figli, che vivono abitualmente in Italia, possano subire un danno psicofisico dall'allontanamento del genitore
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11/11/2010
L'immigrato irregolare, destinatario di un provvedimento di espulsione, ha diritto a rimanere sul territorio italiano nei casi in cui i figli, che vivono abitualmente in Italia, possano incorrere in un rischio di subire un danno psicofisico dall'allontanamento del genitore. Nell'interpretare la deroga prevista dall'articolo 31 del testo unico in materia di immigrazione, il giudice di merito è tenuto a procedere a un'analisi caso per caso e non limitarsi a prendere in considerazione solo la sussistenza di condizioni eccezionali legate alla salute fisica del minore.
Corte di Cassazione Sezioni Unite Civile, Sentenza del 25 ottobre 2010, n. 21799
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Il permesso di soggiorno, ottenuto per cure mediche in relazione a uno stato di avanzata gravidanza, non evita la condanna per immigrazione clandestina se la donna è presente da tempo sul territorio in modo irregolare
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11/11/2010
Il permesso di soggiorno, ottenuto per cure mediche in relazione a uno stato di avanzata gravidanza, non evita la condanna per immigrazione clandestina se la donna è presente da tempo sul territorio in modo irregolare. In altri termini, va escluso che un permesso di soggiorno, chiesto per motivi terapeutici in vista di un parto, possa regolarizzare la situazione dell'immigrata presente clandestinamente in Italia. Il testo unico sull'immigrazione prevede, infatti, che la richiesta del permesso debba essere fatta entro 8 giorni dall'ingresso sul territorio nazionale e non quando ragionevolmente si ritiene di poterlo ottenere, perché, come nel caso esaminato, ci si trova in stato di avanzata gravidanza.
Corte di Cassazione Sezione 1 Penale, Sentenza del 27 ottobre 2010, n. 38157
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Il genitore clandestino può rimanere in Italia per accudire il figlio minore anche in assenza di situazioni di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute
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05/11/2010
Il genitore clandestino può rimanere in Italia per accudire il figlio minore anche in assenza di situazioni di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute. La temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare del minore, prevista dall'art. 31 del D.Lgs. n. 286 del 1998 in presenza di gravi motivi connessi al suo sviluppo psico-fisico, non postula infatti necessariamente l'esistenza di situazioni di emergenza, potendo comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile e obiettivamente grave che, in considerazione dell'età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psico-fisico, deriva o deriverà certamente al minore dall'allontanamento del familiare. Si tratta di situazioni di durata limitata la cui valutazione è rimessa al giudizio del magistrato.
Corte di Cassazione Sezioni Unite Civile, Sentenza del 25 ottobre 2010, n. 21799
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La separazione non comporta la perdita del diritto di soggiorno del coniuge extracomunitario se il matrimonio è durato almeno tre anni
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24/10/2010
Il divorzio e l'annullamento del matrimonio con il cittadino dell'Unione non comportano la perdita del diritto di soggiorno dei familiari del cittadino dell'Unione non aventi la cittadinanza di uno stato membro, a condizione che il matrimonio sia durato almeno tre anni, di cui almeno un anno nel territorio nazionale, prima dell'inizio del procedimento di divorzio o di annullamento. E' quanto prescritto dal sopravvenuto del Decreto Legislativo n. 30 del 2007, articolo 12, comma 2, lettera a) (non modificato in parte qua dal Decreto Legislativo n. 32 del 2008).
Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Ordinanza del 20 settembre 2010, n. 19893
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Va escluso che l'esigenza del condannato di difendersi in un processo interno sia di ostacolo al trasferimento all'estero
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18/10/2010
Va escluso che l'esigenza del condannato di difendersi in un processo interno sia di ostacolo al trasferimento all'estero. Infatti, la facolta' riconosciuta dalla Legge n. 69 del 2005, articolo 24, di rinviare la consegna per consentire alla persona richiesta di essere sottoposta a procedimento penale in Italia per un reato diverso da quello oggetto del MAE implica una valutazione di opportunita' che deve tenere conto, tra l'altro, della comparazione della gravita' dei reati, della loro data di consumazione, della complessita' dei procedimenti, della fase e del grado in cui essi si trovano, della entita' della pena da scontare e delle modalita' della esecuzione.
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 29 settembre 2010, n. 35181
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Non è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dare in subaffitto la casa a extracomunitari irregolari se il locatore non ha tratto un ingiusto profitto
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26/09/2010
Ai fini della configurazione del reato di favoreggiamento della permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini previsto dal Decreto Legislativo n. 286 del 1998, articolo 12, comma 5, (testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), non e' sufficiente che l'agente abbia favorito la permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini, mettendo a loro disposizione unita' abitative in locazione, ma e' necessario che ricorra il dolo specifico. Esso e' costituito dal fine di trarre un ingiusto profitto dallo stato di illegalita' dei cittadini stranieri, che si realizza quando l'agente, approfittando di tale stato, imponga condizioni particolarmente onerose ed esorbitanti dal rapporto sinallagmatico (Cass., Sez. 1, 23 ottobre 2003, n. 46070, rv. 226477).
Corte di Cassazione Sezione 1 Penale, Sentenza del 15 luglio 2010, n. 27543
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Il clandestino trattenuto per accertamenti ha diritto di presentare contestuale istanza di riconoscimento della condizione di rifugiato politico e di permanere nello Stato fino alla decisione
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03/02/2010
Lo straniero, giunto clandestinamente e trattenuto per accertamenti all'interno dell'aerostazione di arrivo, ha il diritto di presentare contestuale istanza di riconoscimento della condizione di rifugiato politico e di permanere nello Stato, (munito di permesso temporaneo o ristretto nel Centro d'identificazione) fino alla definizione della procedura avente ad oggetto la verifica della sussistenza delle condizioni per beneficiare dello status ovvero della protezione umanitaria. E' quindi illegittimo il rifiuto, opposto dalla Polizia aeroportuale, a ricevere la predetta istanza nella fase di svolgimento dei primi controlli identificativi.
Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 15 dicembre 2009, n. 26253
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Il decreto di espulsione è nullo se non viene tradotto a meno che vi siano delle legittime ragioni per le quali non può essere tradotto
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05/11/2009
In tema di espulsione amministrativa dello straniero, l'obbligo dell'autorita' procedente di tradurre la copia del relativo decreto nelle lingua conosciuta dallo straniero stesso e' derogabile tutte le volte in cui detta autorita' attesti e specifichi le ragioni per le quali tale operazione sia impossibile e si imponga la traduzione nelle lingue predeterminate dalla norma di cui al Decreto Legislativo n. 286 del 1998, articolo 13, comma 7, (francese, inglese, spagnolo), atteso che tale attestazione e', nel contempo, condizione non solo necessaria, ma anche sufficiente a che il decreto di espulsione risulti immune da vizi di nullita'. (Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Ordinanza del 7 ottobre 2009, n. 21357)
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L'intervento chirurgico non può giustificare la non tempestiva richiesta del permesso di soggiorno se non si prova che fosse indispensabile
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29/10/2009
Deve riternersi arbitraria la valutazione di impossibilita' di tempestiva richiesta del permesso di soggiorno fondata sulla documentazione di un intervento chirurgico eseguito in Italia un mese prima della espulsione senza che ne sia addotta la indispensabilita' o che sia affermato il suo carattere impeditivo della richiesta del p.d.s. e comunque che sia superata la non connessione ad un ingresso nello Stato ad esso intervento di molto anteriore. (Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Ordinanza del 2 ottobre 2009, n. 21185)
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Affinchè la condotta di dare alloggio ad uno straniero senza permesso di soggiorno integri reato occorre che vi sia stata la volontà di trarre un ingiusto profitto
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25/10/2009
Nel reato previsto dall'art. 12, comma quinto bis, D.Lgs. n. 286 del 1998 (t.u. della disciplina dell'immigrazione), come introdotto dalla novella del D.L. n. 92 del 2008 conv. con modd. dalla L. n. 125 del 2008, la condotta del dare alloggio a titolo oneroso ad uno straniero privo del titolo di soggiorno e del cedere a questi in locazione un immobile sono entrambe qualificate dal dolo specifico, costituito dal fine di trarre un ingiusto profitto, che si realizza allorché l'equilibrio delle prestazioni sia fortemente alterato in favore del titolare dell'immobile, con sfruttamento della precaria condizione dello straniero irregolare. (Corte di Cassazione Sezione 1 Penale, Sentenza del 7 maggio 2009, n. 19171)
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Se Il datore di lavoro licenzia l'extracomunitari è giusto negare la regolarizzazione
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25/07/2009
E' improcedibile il ricorso esperito avverso il diniego del titolo di soggiorno ove le parti non sia siano presentate in Prefettura per la stipula del contratto di soggiorno. La disciplina normativa di cui all'art. 1, comma 5°della legge n. 195 del 2002, riconnette infatti l'automatica dichiarazione di improcedibilità del ricorso e l'archiviazione della domanda alla mancata presentazione delle parti per la formalizzazione del contratto. Peraltro, nel caso in cui sia lo stesso cittadino extracomunitario ad ammettere che l'assenza del datore di lavoro al tavolo del Prefetto sia determinata dalla risoluzione del rapporto di lavoro già in epoca precedente e dalla volontà da questi manifestata, di non rinnovare il rapporto di lavoro, rappresenta una circostanza dalla quale non si può prescindere ed in quanto tale determinante ai fini del diniego. In tal caso, infatti, viene meno il presupposto fondamentale in forza del quale si può procedere alla regolarizzazione, ossia l'esistenza di un regolare contratto di lavoro.
(Consiglio di Stato Sezione 6, Sentenza del 17 aprile 2009, n. 2323)
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Il permesso di soggiorno del cittadino in attesa di cittadinanza si protrae nel tempo per tutta la durata della procedura di riconoscimento
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29/06/2009
Il permesso di soggiorno del cittadino in attesa di cittadinanza si protrae nel tempo per tutta la durata della procedura di riconoscimento consentendo allo straniero il ricongingimento familiare. Secondo la S.C. infatti, si deve dar seguito allindicazione estensiva del citato art. 28 del d.lgs.286/1998 confermata dalla giurisprudenza e dal legislatore (D.P.R. 1999/394) che ha previsto il rilascio del permesso di soggiorno anche per lacquisto della cittadinanza - per la duplice considerazione che la condizione del fruitore del permesso di soggiorno in attesa di cittadinanza (che si protrae nel tempo per tutta la durata della procedura di riconoscimento) risulta più stabile rispetto a tutte le altre ipotesi di permesso, in cui è predeterminato il termine di durata, nonché per lidentità di facoltà riconosciute al fruitore di permesso di soggiorno per motivo familiari (quale sarebbe appunto il cittadino straniero che ha sollecitato il ricongiungimento con la moglie in attesa di cittadinanza) con riferimento a ricongiungimento a coniuge titolare di permesso di soggiorno in attesa di cittadinanza, rispetto alle altre ipotesi in cui lart. 28 espressamente riconosce allo straniero il diritto al permesso di soggiorno. Ed infatti il permesso di soggiorno per motivi familiari, come detto non contemplato dallart.28, co. 1, d.lgs. 286/1998, può essere utilizzato (come quelli per lavoro subordinato o autonomo) per le altre attività consentite (art.6, comma 1, d.lgs. 286/1998) e permette inoltre liscrizione nelle liste di collocamento e lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo sicchè, come già espressamente precisato da questa Corte nella sentenza 01/1714, un trattamento giuridico differenziato rispetto a situazioni sostanzialmente identiche si porrebbe in contrasto con i principi costituzionali (artt. 2 e 3). (Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 29 maggio 2009, n. 12680)
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Deve essere riconosciuto il ricongiungimento familiare allo straniero che goda dell'assegmo sociale
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17/06/2009
Il secondo comma dellart. 29, così come modificato dalla legge n. 189/1992 e poi dal d.lgs. n. 5/2007, dispone che ai fini del ricongiungimento familiare si considerano minori i figli di età inferiore a diciotto anni al momento della presentazione dellistanza di ricongiungimento. La norma ha unevidente natura interpretativa, e quindi efficacia retroattiva, essendo diretto a risolvere, in senso conforme al principio generale che la durata del procedimento non può andare a danno dellinteressato, la questione del momento rilevante per laccertamento del requisito soggettivo della minore età. Non vè dubbio, pertanto che, trattandosi di ricongiungimento con figlio minore i requisiti oggettivi siano quelli indicati nelle lettere a) e b) del terzo comma dellart. 29 cit., in particolare il requisito reddituale di cui alla lettera b) come correttamente hanno ritenuto i giudici del merito. (Cass. Sentenza 20 maggio 2009, n. 11803)
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Lo stato di incensuratezza di un cittadino straniero non può presumersi insussistente solo per il fatto che egli sia privo in Italia di fissa dimora e di stabile occupazione lavorativa
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23/05/2009
Lo stato di incensuratezza di un cittadino straniero non può presumersi insussistente solo per il fatto che egli sia privo in Italia di fissa dimora e di stabile occupazione lavorativa, sì da ritenerlo per ciò dedito alla consumazione di illeciti, giacché sarebbe del tutto arbitrario ricollegare la pericolosità sociale a detta condizione personale, in assenza di ogni altro elemento concreto. Sulla base di queste premesse, la Corte ha rigettato il ricorso del procuratore generale che si doleva dell'intervenuta concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena nei confronti di imputato straniero clandestino, motivata dal giudice di merito in ragione del fatto che si trattava di imputato incensurato, sostenendo, invece, che, ai fini del giudizio prognostico favorevole da porre alla base del beneficio, il giudice avrebbe dovuto considerare non tanto il dato della incensuratezza formale del prevenuto, quanto piuttosto le sue condizioni personali - quali la clandestinità, l'assenza di documenti idonei a provare con certezza l'identità, la mancanza di un'attività lavorativa lecita e di una residenza o anche solo di un recapito stabile - dalle quali avrebbe dovuto desumere che questi avrebbe dovuto inevitabilmente vivere di illeciti e nell'illecito. (Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 26 luglio 2006, n. 26239)
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Il clandestino condannato a pena inferiore ai 2 anni viene automaticamente espulso
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18/04/2009
la 'sanzione sostitutiva' dell'espulsione ex art. 16, comma quinto D. Lgs.vo n. 286(98, ha natura amministrativa, secondo quanto ha stabilito la Corte Costituzionale con l'Ordinanza n. 226 del 2004, e va ricondotta nell'alveo delle misure alternative alla detenzione (e non delle sanzioni amministrative) ancorchè debba estendersi atipica. Tale misura tuttavia non è equiparabile alle misure alternative previste dall'Ordinamento penitenziario in quanto non volta a consentire l'inserimento del condannato nel contesto sociale attivo, quanto piuttosto per deflazionare la popolazione carceraria allontanando dal territorio dello Stato quegli stranieri, non appartenenti alla Comunità Europea, che non sono in regola con il permesso di soggiorno, purchè si tratti di pene contenute (inferiori a due anni di reclusione) e non siano di particolare gravità. Vi è, dunque, nella fattispecie una sorta di rinuncia da parte dello Stato alla pretesa punitiva (sospesa per dieci anni, periodo entro cui il cittadino straniero non deve far rientro clandestinamente nel nostro territorio) a fronte del vantaggio immediato di evitare il sovraffollamento del circuito carcerario. (
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E' legittimo il diniego di permesso di soggiorno nei confronti del cittadino extracomunitario che non provi di avere un reddito adeguato
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16/03/2009
Il provvedimento con cui il Questore respinge la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno nei confronti di un cittadino extracomunitario in quanto lo stesso non ha provato di possedere un reddito di lavoro sufficiente a sostenere se stesso e i promi familiari conviventi e a carico, e' legittimo.
(Consiglio di Stato Sezione 6, Sentenza del 7 luglio 2008, n. 3350)
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