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Nell'ipotesi di un incidente stradale provocato dalla presenza di un animale incustodito sulla pubblica via la responsabilità, per omessa custodia, è sempre del proprietario.
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25/11/2011
L'articolo 672 c.p. sull'omessa custodia degli animali afferma l'obbligo di controllare il cane in ogni momento a prescindere dalla sua aggressività già acclarata: il cane va considerato comunque un pericolo in particolari situazioni (come nel caso di specie, in cui gli animali avevano invaso uno spazio riservato alla circolazione stradale). Nell'ipotesi di un incidente stradale provocato dalla presenza di un animale incustodito sulla pubblica via la responsabilità, per omessa custodia, è sempre del proprietario. Alla persona offesa può, al massimo, essere contestato un concorso di colpa se, per disattenzione, non si accorge di un ostacolo prevedibile ed evitabile.
Corte di Cassazione, Sezione 4 penale, Sentenza 14 settembre 2011, n. 34070
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L'Anas è responsabile della caduta del motociclista determinata dalla presenza di fango e detriti sulla strada
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08/11/2011
Se alla base dell'incidente stradale vi sono fango, sterpaglie e sabbia dovuti alla pioggia, l'Anas non può invocare a sua discolpa l'impossibilità di esercitare un controllo continuo sulla rete viaria per via della sua estensione e delle modalità di uso. La responsabilità dell'ente dipende dal mancato intervento manutentivo diretto alla rimozione del fango e dei detriti dalla sede stradale: il custode deve infatti ritenersi obbligato a controllare lo stato della strada e a mantenerla in condizioni ottimali d'impiego, essendo la pioggia un fattore di rischio conosciuto o conoscibile a priori dal custode.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 18 ottobre 2011, n. 21508
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Per i danni subiti dal motociclista che cade nello scavo è responsabile l'appaltatore che sta eseguendo i lavori e non il committente
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13/10/2011
In caso di esecuzione dei lavori appaltati, l'appaltatore opera di regola in autonomia, con propria organizzazione ed apprestando i relativi mezzi, ed è quindi esclusivo responsabile dei danni cagionati a terzi nell'esecuzione dell'opera, salva l'esclusiva responsabilità del committente laddove questi abbia preso parte ai lavoro con direttive vincolanti, che abbiano ridotto l'appaltatore al rango di "nudus minister". Il altre parole, la corresponsabilità del committente sussiste solo nel caso in cui questi abbia emanato direttive specifiche che abbiano delimitato l'autonomia dell'appaltatore. Non sussiste dunque responsabilità del committente (in questo caso l'Ente locale) se non si accerta che questi, avendo in forza del contratto di appalto la possibilità di impartire prescrizioni nell'esecuzione dei lavori o di intervenire per chiedere il rispetto della normativa di sicurezza, se ne sia avvalso per imporre particolari modalità di esecuzione dei lavori o particolari accorgimenti antinfortunistici che siano stati causa del sinistro. I suindicati principi trovano applicazione anche nell'appalto di opere pubbliche, atteso che anche in tali ipotesi, pur se i limiti più ristretti rispetto all'appaltatore di opera privata, l'appaltatore conserva i margini di autonomia; quest'ultimo è da considerasi di regola l'unico responsabile dei danni cagionati ai terzi nel corso dei lavori, mentre la responsabilità concorrente e solidale dell'amministrazione committente si può configurare solamente laddove il fatto dannoso sia stato posto in essere in esecuzione del progetto o di direttive impartite dall'amministrazione committente. Una responsabilità esclusiva di quest'ultima resta configurabile solo allorquando essa abbia rigidamente vincolato l'attività dell'appaltatore, così da neutralizzarne completamente la libertà di decisione.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 20 settembre 2011, n. 19132
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La presenza di una buca sul fondo stradale giustifica l'addebito di responsabilità al comune per difetto di manutenzione
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04/10/2011
In tema di risarcimento danni, la presenza di una buca sul fondo stradale giustifica l'addebito di responsabilità al comune per difetto di manutenzione. Anche il riempimento della buca ad opera della pioggia, pur avendo contribuito a causare il danno (nascondendo le asperità del suolo, le ha rese ancora più insidiose), non costituisce causa idonea ad esimere l'ente pubblico da responsabilità, ma è piuttosto una circostanza di fatto che invece aggrava gli effetti del vizio di manutenzione. La pioggia è infatti un evento normale e largamente prevedibile e non va confusa con una causa di interruzione del nesso causale quasi che si trattasse di evento esterno e non controllabile, di per sé solo sufficiente a produrre il danno.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 24 maggio 2011, n. 11430
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L'Anas deve pagare i danni all'automobilista investito da una frana, anche se questa proviene dal terreno di un privato
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07/09/2011
L'Anas deve pagare i danni all'automobilista investito da una frana, anche se questa proviene dal terreno di un privato. Infatti, la responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. si applica alle situazioni di pericolo che si possono verificare sulle strade pubbliche o aperte al pubblico, e va esclusa quando l'evento è imprevedibile, o perché causato dallo stesso utente, o perché dovuto ad un'alterazione "repentina dello stato della cosa". Nel caso analizzato, però, vanno tenute nella debita considerazione soprattutto due circostanze che proverebbero la prevedibilità dell'evento: negli anni precedenti, quel tratto stradale era già stato interessato da sfaldamenti - di piccola entità, ma comunque tali da indurre le Ferrovie dello stato a mettere in sicurezza i binari a ridosso della zona-; tali crolli erano stati presi in considerazione, come risultava da una relazione tecnica, anche dalla stessa Anas, che aveva predisposto delle opere, per fronteggiare lo stesso problema.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 18 luglio 2011, n. 15720
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Ai sensi dell'art. 2 n. 3 lett. A del d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285, è prescritto che l'autostrada sia "dotata di recinzione"
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06/09/2011
Ai sensi dell'art. 2 n. 3 lett. A del d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285, è prescritto che l'autostrada sia "dotata di recinzione". In tal modo si è costituita, da un lato, una legittima aspettativa degli utenti dell'autostrada di non trovarsi "presenze estranee" alla circolazione ordinaria; dall'altro, uno specifico dovere di sistemare lungo la strada, una rete di recinzione idonea a contrastare penetrazioni e di effettuare la manutenzione ordinaria e, in ipotesi di rottura di essa, di segnalare la situazione di pericolo, ponendovi sollecito riparo.
Tribunale Roma Sezione 13 Civile, Sentenza del 6 settembre 2010, n. 17881
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E' omissione di soccorso anche se l'automobilista che ha causato il sinistro si accerta sommariamente delle condizioni fisiche della parte lesa, ma si allontana minimizzando senza dare aiuto e senza nemmeno fornire i propri dati
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02/09/2011
Il reato di cui al combinato disposto dell'articolo 189 C.d.S., commi 1 e 7, che punisce la violazione dell'obbligo di fermarsi e di "prestare assistenza alle persone ferite" da parte dell'utente della strada, in caso di incidente con danno alle persone comunque ricollegabile al suo comportamento, e' punibile a titolo di dolo. Per la punibilita' e' cioe' necessario che ogni componente del fatto tipico (segnatamente, oltre l'evento dell'incidente, il danno alle persone e l'esservi persone ferite, necessitanti di assistenza) sia conosciuto e voluto dall'agente. A tal fine e' pero' sufficiente anche il dolo eventuale che si configura normalmente in relazione all'elemento volitivo, ma che puo' attenere anche all'elemento intellettivo, quando l'agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per cio' stesso l'esistenza: cio' significa che rispetto alla verificazione del danno alle persone eziologicamente collegato all'incidente, e' sufficiente (ma pur sempre necessario) che, per le modalita' di verificazione di questo e per le complessive circostanze della vicenda, per l'agente si rappresenti la probabilita' - o anche la semplice possibilita' - che dall'incidente sia derivato un "danno alle persone" e che queste "necessitino di assistenza" e, pur tuttavia, accettandone il rischio, ometta di fermarsi (cfr. Cass. pen. Sez. 4, n. 34134, 13.7.2007, Rv. 237239). Sussiste, pertanto, il dolo eventuale se l'investitore, dopo aver avvicanto il danneggiato e chiesto come stava, si è allontanato - nonostante quest'ultimo gli avesse risposto che gli faceva male una spalla - senza dare aiuto e senza nemmeno fornire i propri dati.
Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 27 giugno 2011, n. 25668
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Il pedone investito da un automobilista ha diritto al risarcimento del danno patrimoniale da perdita di chance anche se al momento del sinistro non svolge alcuna attività lavorativa perché ancora studente
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25/07/2011
Il pedone investito da un automobilista ha diritto al risarcimento del danno patrimoniale da perdita di chance anche se al momento del sinistro non svolge alcuna attività lavorativa perché ancora studente. Il danno alla persona deve infatti essere risarcito in maniera integrale, con la conseguenza che all'infortunato deve essere riconosciuto il danno da perdita di chance per riduzione della capacità lavorativa anche in assenza di un'attuale impiego. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 28 giugno 2011, n. 14278)
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 28 giugno 2011, n. 14278
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In materia di responsabilità civile va riconosciuto il diritto al risarcimento del danno conseguente alle lesioni o alla morte di una persona in favore del convivente more uxorio di questa
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29/06/2011
In materia di responsabilità civile va riconosciuto il diritto al risarcimento del danno conseguente alle lesioni o alla morte di una persona in favore del convivente more uxorio di questa, pur richiedendo però che venga fornita, con qualsiasi mezzo, la prova dell'esistenza e della durata di una comunanza di vita e di affetti e di una vicendevole assistenza morale e materiale, cioè di una relazione di convivenza avente le stesse caratteristiche di quelle dal legislatore ritenute proprie dal vincolo coniugale. Sulla base di questi presupposti sussiste il diritto al risarcimento in favore di chi sia stata legata da un vincolo di filiazione naturale alla vittima del sinistro, ancorché non legalmente riconosciuta, laddove tale vincolo sia stato contraddistinto dalle medesime caratteristiche di quello tra genitore e figlio legittimo o naturale riconosciuto.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 7 giugno 2011, n. 12278
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Non ha carattere vessatorio la clausola della polizza assicurativa, che prevede la rivalsa dell'assicuratore in caso di guida del veicolo da parte di un conducente in stato di ebbrezza
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10/06/2011
Non ha carattere vessatorio la clausola della polizza assicurativa, che prevede la rivalsa dell'assicuratore in caso di guida del veicolo da parte di un conducente in stato di ebbrezza: scopo della clausola è delimitare il rischio garantito. Nella fattispecie con la clausola che prevedeva la rivalsa dell'assicuratore in caso di guida del veicolo assicurato da parte di conducente in stato di alterazione alcolica, oggettivamente accertata e non contestata, le parti avevano inteso semplicemente stabilire che il rischio assicurato riguardava un veicolo condotto da soggetto, anche diverso - come in questo caso - dalla persona dell'assicurato, in condizioni non alterate da uso di alcool (ovvero da sostanze stupefacenti).
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 24 maggio 2011, n. 11373
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In tema di risarcimento danni, la presenza di una buca sul fondo stradale giustifica l'addebito di responsabilità al comune per difetto di manutenzione
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05/06/2011
In tema di risarcimento danni, la presenza di una buca sul fondo stradale giustifica l'addebito di responsabilità al comune per difetto di manutenzione. Anche il riempimento della buca ad opera della pioggia, pur avendo contribuito a causare il danno (nascondendo le asperità del suolo, le ha rese ancora più insidiose), non costituisce causa idonea ad esimere l'ente pubblico da responsabilità, ma è piuttosto una circostanza di fatto che invece aggrava gli effetti del vizio di manutenzione. La pioggia è infatti un evento normale e largamente prevedibile e non va confusa con una causa di interruzione del nesso causale quasi che si trattasse di evento esterno e non controllabile, di per sé solo sufficiente a produrre il danno.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 24 maggio 2011, n. 11430
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L'utente dell'autostrada deve essere risarcito dei danni patiti per effetto della presenza di una volpe sulla carreggiata se l'ente non prova il caso fortuito
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05/06/2011
La responsabilita' ex articolo 2051 cod. civ. per i danni cagionati da cose in custodia ha carattere oggettivo; perche' essa possa, in concreto, configurarsi e' sufficiente che l'attore dimostri il verificarsi dell'evento dannoso e del suo rapporto di causalita' con il bene, salvo la prova del fortuito, incombente sul custode;
Ove non sia applicabile la disciplina della responsabilita' di cui all'articolo 2051 cod. civ., per l'impossibilita' in concreto dell'effettiva custodia del bene, l'ente proprietario risponde dei danni subiti dall'utente, secondo la regola generale dettata dall'articolo 2043 cod. civ. In questo caso gravera' sul danneggiato l'onere della prova dell'anomalia del bene, mentre spettera' al gestore provare i fatti impeditivi della propria responsabilita', quali la possibilita' in cui l'utente si sia trovato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la suddetta anomalia;
Allegata e dimostrata la presenza sulla corsia di marcia di un'autostrada di un animale di dimensioni tali da intralciare la circolazione, non spetta all'attore in responsabilita', sia nell'ambito della tutela offerta dall'articolo 2051 cod. civ., sia alla stregua del principio generale del neminem laederem, di cui all'articolo 2043 cod. civ., provarne anche la specie, la quale potra' semmai essere dedotta e dimostrata dal convenuto quale indice della ricorrenza di un caso fortuito.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 19 maggio 2011, n. 11016
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Nella liquidazione del danno non patrimoniale, derivante da un incidente, il giudice deve tenere conto delle differenze d'età tra i familiari e delle circostanze del caso concreto.
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29/05/2011
Poiche' il danno biologico ha natura non patrimoniale, e dal momento che il danno non patrimoniale ha natura unitaria, il risarcimento del danno biologico e' liquidato anch'esso in modo unitario, in una somma omnicomprensiva, posto che le varie voci di danno non patrimoniale elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza (danno estetico, danno esistenziale, danno alla vita di relazione, ecc.) non costituiscono pregiudizi autonomamente risarcibili, ma possono venire in considerazione solo in sede di adeguamento del risarcimento al caso specifico, e sempre che il danneggiato abbia allegato e dimostrato che il danno biologico o morale presenti aspetti molteplici e riflessi ulteriori rispetto a quelli tipici (Cass. n. 24864/10; 4484/10; 25236/09).
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 9 maggio 2011, n. 10108
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Risulta superata la presunzione di concorso di colpa di cui all'articolo 2054 cod. civ., comma 2, se è eccartato il mancato rispetto del segnale di stop
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13/05/2011
Il segnale di "stop" pone a carico dei conducenti di autoveicoli l'obbligo di arrestare sempre e comunque la marcia del proprio mezzo, quand'anche la strada nella quale intendano confluire sia sgombra da veicoli; ne consegue che se il giudice di merito accerti che un sinistro stradale e' da ascriversi, sotto il profilo eziologico, esclusivamente al comportamento colpevole del conducente che ha omesso di rispettare il segnale di stop, risulta superata la presunzione di concorso di colpa di cui all'articolo 2054 cod. civ., comma 2, avendo tale presunzione funzione meramente sussidiaria, operante solo se non sia possibile in concreto, accertare le rispettive responsabilita' (cfr. Cass. n. 4055/2009).
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 31 marzo 2011, n. 7439
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Anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, per fatto illecito del terzo, ha diritto al risarcimento del danno per la perdita del rapporto parentale
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09/05/2011
Anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, verificatasi durante la gestazione per fatto illecito di un terzo, ha diritto nei confronti del responsabile al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e per i pregiudizi di natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati.
Questo il principio di diritto enunciato dalla S.C. che ha cassato la sentenza della Corte di Appello di Brascia, la quale confermando la sentenza di primo grado ha escluso il riconoscimento di un autonomo diritto al risarcimento per la morte di un genitore, avvenuta nel periodo intercorrente tra il concepimento e la nascita, sul presupposto che è di ostacolo insormontabile la duplice circostanza dell'inesistenza al momento del sinistro del soggetto danneggiato e della mancanza di una norma specifica che gli attribuisca siffatto diritto, pur subordinato nel suo concreto esercizio all'evento della nascita.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 3 maggio 2011, n. 9700
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Il conducente di un'auto, scontratasi con un'autoambulanza con la sirena in azione, per essere risarcito deve provare di aver arrestato il proprio veicolo tempestivamente per evitare l'impatto
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04/05/2011
Nel caso di scontro di veicoli, l'entita' della prova liberatoria, che uno dei conducenti deve fornire per vincere la presunzione di pari concorso di colpa stabilita dall'articolo 2054 cod. civ., comma 2, deve essere determinata non in astratto, ma in rapporto alla concreta situazione della circolazione. Pertanto, il conducente di un'auto scontratasi con un'autoambulanza avente il dispositivo supplementare di allarme in azione e' tenuto, al fine suddetto, a dimostrare positivamente - oltre l'adeguatezza della velocita' da lui mantenuta - di aver arrestato il proprio veicolo tempestivamente, in rapporto non soltanto all'avvistamento della ambulanza ma anche alla percezione acustica della sirena azionata dalla stessa.
Corte di Cassazione Sezione 6 Civile, Ordinanza del 12 aprile 2011, n. 8407
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L'accertamento dello stato di ebbrezza può essere fatto anche nel momento stesso dell'incidente, anche nel caso in cui il guidatore abbia riportato diverse lesioni
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02/05/2011
L'accertamento dello stato di ebbrezza può essere fatto anche nel momento stesso dell'incidente, anche nel caso in cui il guidatore abbia riportato diverse lesioni. Va inoltre precisato che l'art. 185, c. 5, del codice dalla strada, nel prevedere per i conducenti che sono coinvolti in incidenti stradali e necessitano di ricovero in ospedale che l'accertamento dello stato di ebbrezza possa essere effettuato, su richiesta della Polizia Stradale, da parte delle strutture sanitarie non stabilisce una modalità tassativa ed esclusiva di accertamento dello stato di ebbrezza in tali situazioni, e non esclude che l'accertamento possa essere effettuato anche dagli organi di polizia con l'etilometro. Sarà pertanto la polizia stradale a decidere di volta in volta in quale modo sia più opportuno procedere: l'accertamento effettuato con l'alcoltest è in ogni caso pienamente legittimo ed ha pieno valore probatorio.
Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 7 aprile 2011, n. 13745
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Risponde il Comune dei danni subiti in conseguenza di una buca presente sul marciapiede
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30/04/2011
Tenuto conto delle definizioni di strada e marciapiede di cui agli artt. 2 e 3 del Codice della Strada, l'ente municipale, in qualità di proprietario della strada di cui è parte integrante il marciapiede, deve ritenersi passivamente legittimato rispetto alla istanza risarcitoria proposta dal soggetto che, a causa dell'omessa manutenzione di tale bene, abbia riportato un danno. L'obbligo manutentivo del Comune deve, tuttavia, ritenersi sussistente anche nelle ipotesi in cui si perviene all'accertamento in ordine alla circostanza che la proprietà del marciapiede è di natura privata, in quanto stante la incontestabile destinazione al transito di un numero indefinito di persone, esso è comunque di uso pubblico, con la conseguente configurabilità dei relativi poteri e doveri a carico del Comune ai sensi degli artt. 823 e 825 c.c. All'uopo deve, invero, rilevarsi che gli obblighi di manutenzione dell'ente pubblico proprietario di una strada aperta al pubblico transito, al fine di evitare la esistenza di pericoli occulti, si estendono ai marciapiedi laterali che, in quanto destinati al transito dei pedoni, fanno parte della struttura della strada. Del danno cagionato da buche presenti sul marciapiede non risponde, pertanto, il condominio dello stabile antistante, bensì l'ente pubblico che ne è il proprietario
Tribunale Bari Sezione 3 Civile, Sentenza del 7 febbraio 2011, n. 390
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Deve essere risarcito del danno da perdita di chance lo studente lavoratore che a causa del lungo periodo di invalidità temporanea (oltre un anno), dovuto a un incidente stradale, ha dovuto interrompere gli studi
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30/04/2011
In tema di danno da perdita di chance, se a causa del lungo periodo di invalidità temporanea (oltre un anno), dovuto a un incidente stradale, la vittima ha dovuto interrompere gli studi universitari, perdendo la possibilità di laurearsi, il giudice ne deve tener conto nella valutazione del danno biologico, morale e patrimoniale. Enunciando il predetto principio di diritto la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza della Corte di appello che non teneva conto del fatto che, a causa del lungo periodo di invalidita' temporanea (protrattosi per oltre un anno), il ricorrente aveva dovuto interrompere gli studi universitari di giurisprudenza, che stava seguendo come studente-lavoratore, perdendo la possibilita' di laurearsi: possibilita' che gli avrebbe dato opportunita' di maggiori gratificazioni personali e di maggiori guadagni futuri.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 6 aprile 2011, n. 7868
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Alla madre costretta ad abbandonare il lavoro al fine di dedicarsi esclusivamente alla cura del figlio deve esere riconosciuto il danno non patrimoniale costituito dal patema d'animo
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30/04/2011
Al prossimo congiunto di una persona che ha subito gravi lesioni a seguito di un incidente stradale spetta il risarcimento del danno non patrimoniale sofferto in conseguenza dell'evento, che deve comprendere anche il patema d'animo. La prova di tale danno può essere data anche mediante presunzioni. Ne consegue che in presenza delle gravi lesioni subite dal figlio convivente, il giudice deve ritenere provata la sofferenza interiore e lo sconvolgimento dell'esistenza che ne derivano anche per la madre. A quest'ultima, pertanto, deve essere liquidato un ristoro che tenga conto anche della sofferenza interiore nella scelta di abbandonare il lavoro al fine di dedicarsi esclusivamente alla cura del figlio bisognoso di assistenza in ragione della gravità delle lesioni riportate.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 6 aprile 2011, n. 7844
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