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Si considera perfezionato il contratto in caso di accettazione telefonica della quale si possa dare prova

Pubblicato il: 08/09/2011


Nei contratti per la cui validità l'ordinamento richiede la forma scritta, l'accettazione della proposta può pervenire, al soggetto proponente, anche in una forma differente da quella documentale. La comunicazione dell'accettazione non richiede necessariamente la forma scritta, tuttavia deve esserne fornita prova. Pertanto, si considera perfezionato il contratto in caso di accettazione telefonica della quale si possa dare prova. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 12 luglio 2011, n. 15293. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 12 luglio 2011, n. 15293

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Può essere multato il padrone che trascura il proprio cane

Pubblicato il: 07/09/2011


Il concetto di abbandono come delineato dall'art. 727 c.p. non implica affatto l'incrudelimento verso l'animale o l'inflizione di sofferenze gratuite, ma molto più semplicemente quella trascuratezza o disinteresse che rappresentano una delle variabili possibili in aggiunta al distacco volontario vero e proprio. Ben potendo, nel comune sentire, qualificarsi l'abbandono come senso di trascuratezza o disinteresse verso qualcuno o qualcosa, o anche, mancanza di attenzione. Così come, nel concetto penalistico di abbandono ripreso anche dall'art. 591 c.p. sia pure con connotati diversi, nell'ipotesi dell'abbandono di animali contemplato dal comma 1° dell'art. 727 c.p. viene delineato in modo non dissimili la nozione di abbandono da intendersi quindi non solo come precisa volontà di abbandonare (o lasciare) definitivamente l'animale, ma di non prendersene più cura ben consapevole della incapacità dell'animale di non poter più provvedere a sé stesso come quando era affidato alle cure del proprio padrone. Il concetto della trascuratezza, intesa come vera e propria indifferenza verso l'altrui sorte, evoca quindi l'elemento della colpa che, al pari del dolo, rientra tra gli elementi costitutivi del reato contestato. Versandosi in tema di contravvenzione non si esige per la punibilità dell'agente la volontarietà dell'abbandono ma anche l'attuazione di comportamenti inerti incompatibili con la volontà di tenere con sé il proprio animale. (Amb.Dir.) Corte di Cassazione Sezione 3 Penale, Sentenza del 13 maggio 2011, n. 18892

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E' illegittimo il licenziamento disciplinare intimato dal datore di lavoro per assenza del lavoratore dal proprio domicilio, durante il periodo di malattia, al fine di effettuare acquisti e altre attività quotidiane

Pubblicato il: 07/09/2011


È illegittimo il licenziamento disciplinare intimato dal datore di lavoro per assenza del lavoratore dal proprio domicilio, durante il periodo di malattia, al fine di effettuare acquisti e altre attività quotidiane. Nonostante l'insussistenza dello stato di malattia sia dimostrabile anche al di fuori della procedura di controllo individuata nell'ambito dell'art. 5 della legge. n. 300/1970 (cd. Statuto dei Lavoratori), in pratica, solo il ricorso a tale procedura può offrire elementi di valutazione rilevanti anche in riferimento all'elemento soggettivo, essenziale per l'illecito disciplinare. Le indagini investigative svolte dal datore di lavoro rilevano solo in via sussidiaria alla procedura di controllo prevista dallo Statuto dei Lavoratori. Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 21 marzo 2011, n. 6375

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L'Anas deve pagare i danni all'automobilista investito da una frana, anche se questa proviene dal terreno di un privato

Pubblicato il: 07/09/2011


L'Anas deve pagare i danni all'automobilista investito da una frana, anche se questa proviene dal terreno di un privato. Infatti, la responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. si applica alle situazioni di pericolo che si possono verificare sulle strade pubbliche o aperte al pubblico, e va esclusa quando l'evento è imprevedibile, o perché causato dallo stesso utente, o perché dovuto ad un'alterazione "repentina dello stato della cosa". Nel caso analizzato, però, vanno tenute nella debita considerazione soprattutto due circostanze che proverebbero la prevedibilità dell'evento: negli anni precedenti, quel tratto stradale era già stato interessato da sfaldamenti - di piccola entità, ma comunque tali da indurre le Ferrovie dello stato a mettere in sicurezza i binari a ridosso della zona-; tali crolli erano stati presi in considerazione, come risultava da una relazione tecnica, anche dalla stessa Anas, che aveva predisposto delle opere, per fronteggiare lo stesso problema. Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 18 luglio 2011, n. 15720

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L'ex coniuge non passato a nuove nozze e titolare di un assegno divorzile può ottenere una percentuale della indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, qualora un tale rapporto sia coinciso con il periodo del matrimonio

Pubblicato il: 06/09/2011


Il disposto normativo di cui all'art. 12 bis della L. n. 898 del 1970 consente all'ex coniuge non passato a nuove nozze e titolare di un assegno divorzile di ottenere una percentuale della indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, qualora un tale rapporto sia coinciso con il periodo del matrimonio. In tal senso deve, invero, rilevarsi che gli anni di sovrapposizione tra il rapporto coniugale ed il rapporto di lavoro sono addirittura elemento di calcolo al fine di pervenire ad una quantificazione in ordine alla percentuale di indennità che spetta al coniuge richiedente. Rilevato quanto innanzi non sussiste alcun diritto all'attribuzione di una parte dell'emolumento in considerazione all'ex coniuge, qualora il rapporto di lavoro dal quale tale attribuzione deriverebbe è stato in essere, come nella fattispecie, in epoca successiva alla intervenuta pronuncia della sentenza dichiarativa di cessazione degli effetti civili del matrimonio. Nel caso concreto, in particolare, infondatamente l'attrice, divorziata dal convenuto nel 1990, chiede l'attribuzione di una quota del TFR ad esso asseritamente attribuita al termine di un rapporto di lavoro sorto nell'anno 2005. Tribunale Milano Sezione 9 Civile, Sentenza del 9 giugno 2011, n. 7829

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In caso di pagamento di un assegno non trasferibile a soggetto differente dal legittimo beneficario, sussiste ex lege la responsabilità della banca negoziatrice

Pubblicato il: 06/09/2011


In caso di pagamento di un assegno non trasferibile a soggetto differente dal legittimo beneficario, sussiste ex lege la responsabilità della banca negoziatrice. Trattasi di responsabilità contrattuale con ogni conseguenza in ordine all'onere della prova. Laddove, pertanto, l'attore deduca l'inadempimento e provi il nesso causale tra esso inadempimento ed il danno lamentato, sarà onere dall'istituto di credito convenuto fornire la prova contraria circa la correttezza della prestazione effettuata. Tribunale Roma Sezione 11 Civile, Sentenza del 9 giugno 2011, n. 12656

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Ai sensi dell'art. 2 n. 3 lett. A del d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285, è prescritto che l'autostrada sia "dotata di recinzione"

Pubblicato il: 06/09/2011


Ai sensi dell'art. 2 n. 3 lett. A del d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285, è prescritto che l'autostrada sia "dotata di recinzione". In tal modo si è costituita, da un lato, una legittima aspettativa degli utenti dell'autostrada di non trovarsi "presenze estranee" alla circolazione ordinaria; dall'altro, uno specifico dovere di sistemare lungo la strada, una rete di recinzione idonea a contrastare penetrazioni e di effettuare la manutenzione ordinaria e, in ipotesi di rottura di essa, di segnalare la situazione di pericolo, ponendovi sollecito riparo. Tribunale Roma Sezione 13 Civile, Sentenza del 6 settembre 2010, n. 17881

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Il diritto al trattamento di integrazione salariale è incompatibile con qualsiasi attività lavorativa in astratto idonea a produrre reddito: la mancata comunicazione è sanzionata con la decadenza dal beneficio

Pubblicato il: 04/09/2011


In materia di trattamento di integrazione salariale, il lavoratore che non adempia all'obbligo di comunicazione preventiva all'Inps dello svolgimento di attività lavorative che possono risultare incompatibili con la percezione del trattamento economico decade dal beneficio, rispondendo detta comunicazione alla finalità di consentire all'Inps la verifica circa la compatibilità dell'attività svolta con il perdurare del rapporto di lavoro, che costituisce il presupposto dell'integrazione salariale Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 21 giugno 2011, n. 13577

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E' legittimo il rifiuto del del promissario acquirente di stipulare la compravendita definitiva di un immobile privo dei certificati di abitabilità o di agibilità e di conformità alla concessione edilizia

Pubblicato il: 04/09/2011


Il rifiuto del promissario acquirente di stipulare la compravendita definitiva di un immobile privo dei certificati di abitabilità o di agibilità e di conformità alla concessione edilizia, pur se il mancato rilascio dipende da inerzia del Comune - nei cui confronti, peraltro, è obbligato ad attivarsi il promittente venditore - è giustificato, ancorché anteriore all'entrata in vigore della legge 28 febbraio 1985, n. 47, perché l'acquirente ha interesse ad ottenere la proprietà di un immobile idoneo ad assolvere la funzione economico sociale e a soddisfare i bisogni che inducono all' acquisto, e cioè la fruibilità e la commerciabilità del bene, per cui i predetti certificati devono ritenersi essenziali. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 6 luglio 2011, n. 14899

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La provvigione dovuta al mediatore non rientra tra le spese del contratto di compravendita e le altre accessorie che, salvo diverso accordo delle parti, l'art. 1475 c.c. pone a carico del compratore

Pubblicato il: 04/09/2011


La provvigione dovuta al mediatore non rientra tra le spese del contratto di compravendita e le altre accessorie che, salvo diverso accordo delle parti, l'art. 1475 c.c. pone a carico del compratore. Trattasi, infatti, di una spesa che non può qualificarsi come accessoria al contratto di compravendita, in quanto trae origine da un diverso rapporto negoziale, quale quello di mediazione, e del diritto che, nell'ambito di questo rapporto, è attribuito al mediatore nei confronti di ciascuna delle parti che ha concluso l'affare e per la quota ad esso spettante. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 6 luglio 2011, n. 14899

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Nel liquidare il danno non patrimoniale vanno compresi tutti i pregiudizi patiti dalla vittima, ma senza duplicare il risarcimento

Pubblicato il: 02/09/2011


Il danno non patrimoniale da lesione della salute costituisce una categoria ampia ed omnicomprensiva, nella cui liquidazione puo' e deve tenersi conto di tutti i pregiudizi concretamente patiti dalla vittima, ma senza duplicare il risarcimento attraverso l'attribuzione di nomi diversi a pregiudizi identici, di talche' si ritiene, in via di principio, inammissibile, in quanto duplicazione risarcitoria, la congiunta attribuzione del risarcimento sia per il danno biologico, sia per il danno morale, inteso quale sofferenza soggettiva, come pure la liquidazione del danno biologico separatamente da quello c.d. estetico, da quello alla vita di relazione e da quello esistenziale (confr. Cass. civ. sez. un. 11 novembre 2008, n. 26972). Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 28 giugno 2011, n. 14263

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E' omissione di soccorso anche se l'automobilista che ha causato il sinistro si accerta sommariamente delle condizioni fisiche della parte lesa, ma si allontana minimizzando senza dare aiuto e senza nemmeno fornire i propri dati

Pubblicato il: 02/09/2011


Il reato di cui al combinato disposto dell'articolo 189 C.d.S., commi 1 e 7, che punisce la violazione dell'obbligo di fermarsi e di "prestare assistenza alle persone ferite" da parte dell'utente della strada, in caso di incidente con danno alle persone comunque ricollegabile al suo comportamento, e' punibile a titolo di dolo. Per la punibilita' e' cioe' necessario che ogni componente del fatto tipico (segnatamente, oltre l'evento dell'incidente, il danno alle persone e l'esservi persone ferite, necessitanti di assistenza) sia conosciuto e voluto dall'agente. A tal fine e' pero' sufficiente anche il dolo eventuale che si configura normalmente in relazione all'elemento volitivo, ma che puo' attenere anche all'elemento intellettivo, quando l'agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per cio' stesso l'esistenza: cio' significa che rispetto alla verificazione del danno alle persone eziologicamente collegato all'incidente, e' sufficiente (ma pur sempre necessario) che, per le modalita' di verificazione di questo e per le complessive circostanze della vicenda, per l'agente si rappresenti la probabilita' - o anche la semplice possibilita' - che dall'incidente sia derivato un "danno alle persone" e che queste "necessitino di assistenza" e, pur tuttavia, accettandone il rischio, ometta di fermarsi (cfr. Cass. pen. Sez. 4, n. 34134, 13.7.2007, Rv. 237239). Sussiste, pertanto, il dolo eventuale se l'investitore, dopo aver avvicanto il danneggiato e chiesto come stava, si è allontanato - nonostante quest'ultimo gli avesse risposto che gli faceva male una spalla - senza dare aiuto e senza nemmeno fornire i propri dati. Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 27 giugno 2011, n. 25668

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È possibile proporre una nuova richiesta di patteggiamento se il giudice, poi astenutosi dalla causa, ha rifiutato la prima proposta

Pubblicato il: 02/09/2011


È possibile che, dopo il rigetto di una prima richiesta di applicazione della pena da parte del giudice del dibattimento, a una successiva udienza cui il dibattimento sia stato rinviato, le parti si accordino per una diversa richiesta davanti a un diverso decisore, sempre che ciò avvenga prima dell'apertura del dibattimento. Nulla osta infatti a che il nuovo giudice del dibattimento prenda in considerazione la diversa richiesta, essendo d'altro canto irrilevante che il pubblico ministero di udienza avesse espresso dissenso, dato che una volta che consenso sia prestato da qualunque delle parti sulla proposta formulata dall'altra, esso è irretrattabile. Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 4 luglio 2011, n. 26058

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La casa utilizzata dai coniugi durante i periodi di vacanza non può essere considerata la residenza familiare e, pertanto, non può essere assegnata a uno dei due in sede di separazione

Pubblicato il: 01/09/2011


La casa utilizzata dai coniugi durante i periodi di vacanza non può essere considerata la residenza familiare e, pertanto, non può essere assegnata a uno dei due in sede di separazione. Al fine dell'assegnazione a uno dei coniugi separati o divorziati della casa familiare, occorre che si tratti della stessa abitazione in cui si svolgeva la vita della famiglia allorché era unita. L'assegnazione, infatti, rispondendo all'esigenza di conservare l'habitat domestico, inteso come centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si articola la vita familiare, è consentita unicamente con riguardo a quell'immobile che abbia costituito il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza, con esclusione di ogni altro bene di cui i coniugi avessero la disponibilità. Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 4 luglio 2011, n. 14553

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Il padre è obbligato a mantenere la figlia maggiorenne e convivente con la madre che, con un diploma di ragioneria, svolge attività di commessa a tempo indeterminato se l'attività lavorativa non corrisponde alle sue aspirazioni

Pubblicato il: 01/09/2011


In regime di separazione o divorzio fra i genitori, l'obbligo di versare il contributo di mantenimento per i figli maggiorenni al coniuge presso il quale vivono cessa solo ove il genitore obbligato provi che essi abbiano raggiunto l'indipendenza economica, percependo un reddito corrispondente alla professionalita' acquisita in relazione alle normali condizioni di mercato, ovvero che essi si sottraggano volontariamente allo svolgimento di un'attivita' lavorativa adeguata. Una volta che sia provato l'inizio di un'attivita' lavorativa retribuita, costituisce valutazione di merito, incensurabile in cassazione se motivata, quella circa l'esiguita', in relazione alle circostanze del caso, del reddito realizzato al fine di escludere o diminuire l'assegno (ex multis: Cass., 24 gennaio 2011, n. 1611; Cass. 17 novembre 2006, n. 24498; 17 giugno 2006, n. 15756; 24 novembre 2004, n. 22214; 3 aprile 2002, n. 4765). Per tale ragione il padre è obbligato a mantenere la figlia maggiorenne e convivente con la madre che, con un diploma di ragioneria, svolge attività di commessa a tempo indeterminato se l'attività lavorativa non corrisponde alle sue aspirazioni. Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 27 giugno 2011, n. 14123

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La terrazza a livello anche se di proprietà o di uso esclusivo di un singolo condomino assolve alla stessa funzione di copertura del lastrico solare; pertanto dei danni cagionati all'appartamento sottostante per le infiltrazioni rispondono il proprietario esclusivo e i condomini

Pubblicato il: 01/09/2011


Poiché il lastrico solare dell'edificio svolge funzione di copertura del fabbricato anche se appartiene in proprietà superficiaria o se è attribuito in uso esclusivo ad uno dei condomini, all'obbligo di provvedere alla sua riparazione o alla sua ricostruzione sono tenuti tutti i condomini, in concorso con il proprietario superficiario o con il titolare del diritto di uso esclusivo. Pertanto, dei danni cagionati all'appartamento sottostante per le infiltrazioni d'acqua provenienti dal lastrico, deteriorato per difetto di manutenzione, rispondono tutti gli obbligati inadempienti alla funzione di conservazione, secondo le proporzioni stabilite dal citato art. 1126 c.c., vale a dire, i condomini ai quali il lastrico serve da copertura, in proporzione dei due terzi, ed il titolare della proprietà superficiaria o dell'uso esclusivo, in ragione delle altre utilità, nella misura del terzo residuo. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 27 giugno 2011, n. 14196

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Il gestore concessionario del comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell'area all'uopo predisposta.

Pubblicato il: 01/09/2011


L'istituzione da parte dei comuni, previa deliberazione della giunta, di aree di sosta a pagamento, ai sensi dell'articolo 7, comma 1°, lettera f), del D.lgs. 285/1992, non comporta l'assunzione dell'obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l'avviso «parcheggio incustodito» è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto, perché l'esclusione della custodia attiene all'oggetto dell'offerta al pubblico, e l'unica qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente il ricorso al sussidiario criterio della buona fede, ovvero al principio della tutela dell'affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio (quali ad esempio l'adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso e uscita, dispositivi e personale di controllo), per costituire l'obbligo della custodia, potendo queste costituire organizzazione della sosta. Ne consegue che il gestore concessionario del comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell'area all'uopo predisposta. Corte di Cassazione Sezioni Unite Civile, Sentenza del 28 giugno 2011, n. 14319

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E' illegittimo il licenziamento dello pseudo-dirigente al quale si applicheranno le stesse garanzie del lavoratore subordinato

Pubblicato il: 27/07/2011


In materia di applicabilità delle garanzie procedurali, previste dalla legge n. 300 del 1970, alla fattispecie del licenziamento del dirigente, "è necessario verificare se si è in presenza di un dirigente o di uno pseudo-dirigente. Nel primo caso, si applicheranno le garanzie procedurali previste dall'art. 7, L. n. 300/70, primi tre commi, quale che sia il livello del dirigente (apicale, medio, minore), mentre le conseguenze saranno differenziate in base al trattamento previsto dalla contrattazione collettiva. Nel secondo caso, si applicheranno le garanzie procedurali previste dall'art. 7, primi tre commi, e le conseguenze previste per qualsiasi lavoratore subordinato. Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 5 luglio 2011, n. 14713

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Le norme dettate in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono dirette a tutelare il lavoratore anche dagli incidenti ad imperizia, negligenza e imprudenza dello stesso

Pubblicato il: 27/07/2011


Le norme dettate in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza e imprudenza dello stesso, con la conseguenza che il datore di lavoro è sempre responsabile ex art. 2087 c.c. dell'infortunio occorso al lavoratore sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente per l'imprenditore dall'eventuale concorso di colpa del lavoratore Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 7 luglio 2011, n. 14997

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Se non ha capacità economica viene meno anche la possibilità di punire penalmente il genitore che non contribuisce finanziariamente al mantenimento del figlio minorenne

Pubblicato il: 27/07/2011


Se non ha capacità economica viene meno anche la possibilità di punire penalmente il genitore che non contribuisce finanziariamente al mantenimento del figlio minorenne. L'obbligo di prestazione dei mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore presuppone la capacità economica dell'obbligato, con la conseguenza che assume rilievo, ai fini di sanzionare penalmente l'inadempimento, che la mancata corresponsione delle somme dovute sia da attribuire all'indisponibilità, persistente, oggettiva, ed incolpevole, di introiti sufficienti a soddisfare le esigenze minime di vita. Ragion per cui, essendo stata accertata - nella sede di merito - una obiettiva ed incolpevole incapacità economica del soggetto obbligato, ne consegue che l'imputato deve essere assolto dal reato ascrittogli con la formula, perché il fatto non sussiste. Corte di Cassazione Sezione 2 Penale, Sentenza del 11 luglio 2011, n. 27051

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