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In caso di danno alla salute del lavoratore, il datore di lavoro che intende negare la propria responsabilità ha l’onere di dimostrare di aver adottato le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno

Pubblicato il: 07/07/2008


Il lavoratore che lamenti di aver subito a causa dell'attività lavorativa un danno alla salute, ha l'onere di provare l'esistenza di tale danno, la nocività dell'ambiente di lavoro ed il nesso causale fra questi due elementi. Quando il lavoratore abbia provato tali circostanze, il datore di lavoro che intende negare la propria responsabilità ha l’onere di dimostrare di aver adottato le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno. E la prova ha per oggetto l'adozione delle misure dirette ad evitare l'evento verificatosi, che non si esauriscono tuttavia nell'osservanza di specifiche disposizioni di legge, in relazione al tipo specifico di attività imprenditoriale svolta: comprendono anche quelle (c.d. innominate) che siano necessarie in base alla particolarità del lavoro all'esperienza ed alla tecnica. (Corte di Cassazione, sezione lavoro, Sentenza 2 luglio 2008, n.18107)

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E' abolito l’obbligo, per i lavoratori, di utilizzare la nuova procedura telematica per le dimissioni volontarie

Pubblicato il: 04/07/2008


Con comunicato in data 26.06.2008, il Ministero del Lavoro ha stabilito che con l’entrata in vigore del Decreto Legge n. 112/2008, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria” l’art.39 comma 10 lett i) ha soppresso l'articolo 9-quater del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito con modificazioni nella legge 28 novembre 1996, n. 608. Ne consegue che è abolito l’obbligo, per i lavoratori, di utilizzare la nuova procedura telematica per le dimissioni volontarie.

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Commette il reato di peculato il dipendente pubblico che scarica materiale pedopornografico dal computer dell'ufficio

Pubblicato il: 30/06/2008


Si configura il reato di peculato, sia in caso danno patrimoniale all'ente pubblico, sia nel caso di violazione del buon andamento degli uffici della pubblica amministrazione, in quanto basato sul rapporto di fiducia e lealtà col personale dipendente. Appare evidente che la mancanza di danno patrimoniale non esclude automaticamente la sussistenza del reato in questione, allorché l'uso del bene pubblico da parte del dipendente che ne abbia la disponibilità sia tale da ledere comunque il buon andamento degli uffici. Fattispecie: utilizzo da parte di un dipendente pubblico, del computer dell'ufficio, per uso personale usufruendo della rete elettrica e informatica del Comune, navigando in internet su siti non istituzionali, scaricando e masterizzando su archivi personali dati e immagini non inerenti alla pubblica funzione.(Corte di Cassazione Sezione 6 Penale
Sentenza del 21 maggio 2008, n. 20326)

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E' legittimo il licenziamento del lavoratore che sfrutti il congedo parentale per svolgere altra attività lavorativa

Pubblicato il: 29/06/2008


L'articolo 32 comma 1, lettera b) del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n.151, nel prevedere - in attuazione della legge delega 8 marzo 2000 n.53 - che il lavoratore possa astenersi dal lavoro nei primi otto anni di vita del figlio, percependo dall'ente previdenziale un'indennità commisurata ad una parte della retribuzione, configura un diritto potestativo che il padre lavoratore può esercitare nei confronti del datore di lavoro, nonché dell'ente tenuto all'erogazione dell'indennità, onde garantire con la propria presenza il soddisfacimento dei bisogni affettivi del bambino e della sua esigenza di un pieno inserimento nella famiglia; pertanto, ove si accerti che il periodo di concedo viene utilizzato dal padre per svolgere una diversa attività lavorativa si configura un abuso per sviamento della funzione propria del diritto, idoneo ad essere valutato dal giudice ai fini della sussistenza di una giusta causa di licenziamento, non assumendo rilievo che lo svolgimento di tale attività (nella specie, presso una pizzeria di proprietà della moglie) contribuisca ad una migliore organizzazione della famiglia.(Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 16 giugno 2008, n. 16207)

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La retribuzione concordata al momento dell'assunzione non è riducibile neppure a seguito di accordo tra il datore di lavoro e il prestatore di lavoro

Pubblicato il: 12/06/2008


Il principio dell'irriducibilità della retribuzione, dettato dall'articolo 2103 del Cc, implica che la retribuzione concordata al momento dell'assunzione non è riducibile neppure a seguito di accordo tra il datore di lavoro e il prestatore di lavoro e ogni patto contrario è nullo in ogni caso in cui il compenso pattuito anche in sede di contratto individuale venga ridotto; in caso di legittimo esercizio, da parte del datore di lavoro, dello ius variandi, la garanzia dell'irriducibilità della retribuzione si estende alla sola retribuzione compensativa delle qualità professionali intrinseche essenziali delle mansioni precedenti, ma non a quelle componenti della retribuzione che siano erogate per compensare particolari modalità della prestazione lavorativa, e cioè caratteristiche estrinseche non correlate con le prospettate qualità professionali della stessa e, come tali, suscettibili di riduzione una volta venute meno, nelle nuove mansioni, quelle caratteristiche estrinseche che ne risultavano compensate. (Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 8 maggio 2008, n. 11362)

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Nell'ipotesi di licenziamento disciplinare, la precedente sospensione dal servizio si tramuta a ogni effetto in definitiva interruzione del rapporto

Pubblicato il: 12/06/2008


In ipotesi di conclusione del procedimento disciplinare in senso sfavorevole al dipendente, con adozione della sanzione del licenziamento, la precedente sospensione dal servizio si tramuta a ogni effetto in definitiva interruzione del rapporto che legittima il recesso del datore di lavoro retroattivamente alla data di sospensione cautelare del dipendente. (Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 8 maggio 2008, n. 11361)

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Vi è ppalto di manodopera "genuino" quando l'appaltatore è estraneo all’organizzazione e alla direzione dei prestatori d’opera

Pubblicato il: 07/06/2008


per non rilevarsi intermediazione e interposizione nelle prestazioni di lavoro, è necessario accertare che l’appaltatore sia estraneo all’organizzazione e alla direzione dei prestatori d’opera e non risulti l’organizzatore delle prestazioni dei dipendenti o fornisca una propria organizzazione di mezzi in relazione al servizio appaltato.
(CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONE LAVORO, SENTENZA N. 13986 DEL 28 MAGGIO 2008)

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Sulla validità del contratto di formazione lavoro

Pubblicato il: 06/06/2008


In sede di controllo di validità del contratto di formazione e lavoro, specificamente di conformità al tipo descritto nella lettera b), comma 2 dell'articolo 16 del Dl 299/1994, convertito dalla legge 451/1994 la previsione dell'inserimento del lavoratore nell'azienda mediante un'esperienza intesa ad adeguare le capacità professionali al contesto produttivo e organizzativo dell'impresa può non differire dall'istruzione teorica e pratica che l'impresa fornisce a qualsiasi neo assunto e che basta a giustificare la causa negoziale, quando si unisca alla finalità di agevolare l'inserimento professionale ossia a facilitare l'ingresso nel mercato del lavoro. (Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 8 maggio 2008, n. 11364)
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Anche i lavoratori a tempo pieno hanno diritto ad essere avvertiti per tempo dei cambi turno

Pubblicato il: 04/06/2008


Anche per i rapporti a tempo pieno, il tempo libero ha una sua specifica importanza stante il rilievo sociale che assume lo svolgimento, anche per il lavoratore a tempo pieno, di attivita' sportive, ricreative, culturali, sociali, politiche, scolastiche, etc.. Ne cosngue che anche i lavoratori non hanno un contratto di lavoro part-tima hanno diritto di essere avvisati per tempo dei cambi di turno.
(Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 21 maggio 2008, n. 12962)

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Per essere retribuibili, le ore di straordinario devono essere state preventivamente autorizzate

Pubblicato il: 27/05/2008


Per essere retribuibili, le ore di straordinario devono essere state preventivamente autorizzate, onde evitare che il sistematico ed indiscriminato ricorso alle prestazioni stesse possa costituire elemento di programmazione dell’ordinario lavoro di ufficio. E' qaunto stabilito dal Tar Sicilia con sentenza n. 468 dell'8 aprile 2008, in considerazione del fatto che la preventiva autorizzazione allo svolgimento di prestazioni lavorative straordinarie costituisce assunzione di responsabilità, gestionale e contabile, per il dirigente che la emette; e ciò sia nel caso che per tale svolgimento sia preventivamente stabilita l’erogazione del relativo compenso, sia nel caso che lo stesso dia luogo, per il lavoratore, ad un “credito” in termini di riposo compensativo.

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Gli accordi sindacali aziendali non possono derogare alla contrattazione collettiva riducendo l'orario di lavoro conseguente incremento retributivo

Pubblicato il: 26/05/2008


Gli accordi sindacali aziendali stipulati da aziende municipalizzate di trasporti che, invece di limitarsi a disciplinare gli aspetti pertinenti all'orario di servizio (come la determinazione del nastro lavorativo, del numero e della durata delle riprese, delle modalità di cambio e dei tempi accessori), intervengano a ridurre l'orario con conseguente incremento retributivo, sono frutto di una contrattazione a livello aziendale illegittima in quanto vertente su di un istituto regolato dalla contrattazione nazionale e si pongono in contrasto con l'articolo 5 ter del Dl 702/1978, secondo il quale agli enti locali (e a loro aziende municipalizzate o consortili, o a società per azioni a partecipazione maggioritaria degli enti locali) è fatto divieto di approvare o stipulare accordi integrativi aziendali prevedenti erogazioni economiche aggiuntive rispetto a quelle previste dai contratti nazionali di categoria. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 1 aprile 2008, n. 8423)

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Ai fini dell'annullabilità dell'atto di dimissioni del lavoratore per incapacità è necessaria la prova che, al momento in cui l'atto è compiuto, il dichiarante si trovi in uno stato di incapacità di intendere o di volere, per qualsiasi causa, anche t

Pubblicato il: 26/05/2008


Ai fini dell'annullabilità dell'atto di dimissioni del lavoratore subordinato per lo stato di incapacità prevista dall'articolo 428 del Cc, è necessaria la prova che, al momento in cui l'atto è compiuto, il dichiarante si trovi in uno stato di incapacità di intendere o di volere, per qualsiasi causa, anche transitoria; non occorre tuttavia la totale privazione delle facoltà intellettive o volitive, essendo sufficiente la menomazione di esse, tale comunque da impedire la formazione di una volontà cosciente ovvero una patologica alterazione mentale; è necessaria la prova che per l'atto il dichiarante subisca grave pregiudizio; non è necessario che risulti la malafede del destinatario.(Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 18 marzo 2008, n. 7292)

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E' legittimo il licenziamento di chi si assenta ingiustificatamente andandosene in ferie senza averle prima concordate formalmente con il proprio superiore.

Pubblicato il: 16/05/2008


Il godimento delle ferie non è lasciato alla libera scelta del dipendente, trattandosi di evento dell'attività aziendale, che va coordinato con l'attività produttiva e, come tale, è subordinato alla valutazione del datore di lavoro. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza
n. 9816 del 14 aprile 2008.

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Il diritto del genitore o del familiare lavoratore che assiste con continuità un handicappato di scegliere la sede lavorativa non può essere fatto valere quando il il suo esercizio finisca per ledere in maniera consistente le esigenze economiche, pro

Pubblicato il: 03/05/2008


Ai sensi del comma 5 dell'articolo 33 della legge 104/1992, il diritto del genitore o del familiare lavoratore che assiste con continuità un handicappato di scegliere la sede lavorativa più vicina al proprio domiclio e di non essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso non si configura come un diritto assoluto o illimitato perchè detto dirito non può essere fatto valere allorquando, alla stregua della regola di un equo bilanciamento tra i diritti, tutti con rilevanza costituzionale, il suo esercizio finisca per ledere in maniera consistente le esigenze economiche, produttive od organizzative del datore di lavoro e per tradursi, soprattuto nei casi in cui sia in presenza di rapporti di lavoro pubblico, in un danno per la collettivià. Considerazioni la cui prova fa carico sulla parte datoriale privata e quella pubblica. (Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civile, Sentenza del 27 marzo 2008, n. 7945)

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In caso di domanda volta ad ottenere il risarcimento del danno da perdita di chance, garva sul creditore l'onere di provare la realizzazione in concreto di alcuni dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato e impedito

Pubblicato il: 03/05/2008


In caso di domanda volta ad ottenere il risarcimento del danno da perdita di chance, che come concreta ed effettiva occasione favorevole di conseguire un determinato bene, non è una mera aspettativa di fatto ma un'entità patrimoniale a sè stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione, il creditore ha l'onere di provare, pur se solo in modo presuntivo o secondo un calcolo di probabilità, la realizzazione in concreto di alcuni dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato e impedito dalla condotta illecita della quale il danno risarcibile deve essere conseguenza immediata e diretta. E' qaunto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civile con sentenza del 27 marzo 2008, n. 7943. Le SS.UU. nella fattispecie si sono pronunciate sulla richiesta avanzata da un pubblico dipendente di risarcimento del danno da ritardata assunzione.

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Sull'inquadramento dle lavoratore

Pubblicato il: 27/04/2008


Ai fini dell'inquadramento di un lavoratore subordinato non può prescindersi da tre fasi successive e, cioè, dall'accertamento di fatto delle attività lavorative in concreto svolte, dall'individuazione della qualificazione o del grado previsti dalla normativa legale o contrattuale applicabile e dal raffronto dei risultati di tali indagini. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 23 gennaio 2008, n. 1427)

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Il danno patrimoniale subito dal datore di lavoro a causa dell'inadempimento contrattuale del lavoratore npon sempre giusifica il licenziamento disciplinare

Pubblicato il: 26/04/2008


L'irrogazione della massima sanzione disciplinare risulta giustificata solamente in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali ovvero addirittura tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria - durante il periodo di preavviso - del rapporto. A tale stregua, l'assenza di nocumento (o di serio pericolo di nocumento) della sfera patrimoniale del datore di lavoro, se può concorrere a fornire elementi per la valutazione di gravità del comportamento inadempiente, non è decisiva per escludere che possa dirsi irrimediabilmente incrinato il rapporto di fiducia, da valutarsi in concreto in considerazione della realtà aziendale e delle mansioni svolte. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 10 dicembre 2007, n. 25743)



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Nella successione dei contratti collettivi, seppure di diverso livello, è consentita una modifica in peius del trattamento economico dei lavoratori, sempre che non si incida su disposizioni di legge inderogabili

Pubblicato il: 25/04/2008


Nella successione dei contratti collettivi, seppure di diverso livello, è consentita una modifica in peius del trattamento economico dei lavoratori, sempre che non si incida su disposizioni di legge inderogabili o su istituti regolati sulla base di contratti individuali di lavoro. Sono in ogni caso fatti salvi quei diritti, già entrati a far parte del patrimonio del lavoratore quale corrispettivo di una prestazione già resa e, nell'ambito di un rapporto (o di una sua fase) già esauritasi, non potendo di contro ricevere tutela, in mancanza di alcun sostegno normativo, mere pretese alla stabilità (o alla protrazione nel tempo) di benefici economici e di aspettative derivanti da precedenti favorevoli regolamentazioni.(Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 18 settembre 2007, n. 19351)

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Le trattative per comporre bonariamente una vertenza, le proposte, le concessioni e persino le rinuncie a scopo transattivo di una delle parti non rappresentano un riconoscimento del diritto altrui

Pubblicato il: 21/04/2008


Le trattative per comporre bonariamente una vertenza, le proposte, le concessioni e persino le rinuncie a scopo transattivo di una delle parti, se non raggiungano l'effetto desiderato, non avendo come proprio presupposto l'ammissione, totale o parziale, della fondatezza della pretesa avversaria e non rappresentando, pertanto, un riconoscimento, anche solo implicito, del diritto altrui (giusto disposto dell'articolo 2944 del codice civile), non possono avere efficacia interruttiva della prescrizione, né integrare gli estremi della rinuncia tacita a far valere la prescrizione stessa, non costituendo fatti incompatibili in via assoluta (senza, cioè, possibilità di diverse interpretazioni) con la volontà di avvalersi di tale causa estintiva del diritto altrui, così come richiesto dall'articolo 2937 comma 3, del codice civile. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 6 marzo 2008, n. 6034)

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In caso di assegnazione del lavoratore a mansioni equivalenti a quelle precedentemente svolte, il principio di irriducibilità della retribuzione non opera per le cosiddette indennità estrinseche

Pubblicato il: 20/04/2008


In caso di assegnazione del lavoratore a mansioni equivalenti a quelle precedentemente svolte, il principio di irriducibilità della retribuzione di cui all'articolo 2103 del Cc non opera per le cosiddette indennità estrinseche, id est per quelle indennità riconosciute non in funzione delle qualità essenziali delle mansioni svolte e, quindi, della professionalità del lavoratore, bensì in quanto correlate alle particolari modalità della prestazione lavorativa. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 8 agosto 2007, n. 17435)

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