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Il clandestino condannato a pena inferiore ai 2 anni viene automaticamente espulso

Pubblicato il: 18/04/2009


la 'sanzione sostitutiva' dell'espulsione ex art. 16, comma quinto D. Lgs.vo n. 286(98, ha natura amministrativa, secondo quanto ha stabilito la Corte Costituzionale con l'Ordinanza n. 226 del 2004, e va ricondotta nell'alveo delle misure alternative alla detenzione (e non delle sanzioni amministrative) ancorchè debba estendersi atipica. Tale misura tuttavia non è equiparabile alle misure alternative previste dall'Ordinamento penitenziario in quanto non volta a consentire l'inserimento del condannato nel contesto sociale attivo, quanto piuttosto per deflazionare la popolazione carceraria allontanando dal territorio dello Stato quegli stranieri, non appartenenti alla Comunità Europea, che non sono in regola con il permesso di soggiorno, purchè si tratti di pene contenute (inferiori a due anni di reclusione) e non siano di particolare gravità. Vi è, dunque, nella fattispecie una sorta di rinuncia da parte dello Stato alla pretesa punitiva (sospesa per dieci anni, periodo entro cui il cittadino straniero non deve far rientro clandestinamente nel nostro territorio) a fronte del vantaggio immediato di evitare il sovraffollamento del circuito carcerario. (

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E' legittimo il diniego di permesso di soggiorno nei confronti del cittadino extracomunitario che non provi di avere un reddito adeguato

Pubblicato il: 16/03/2009


Il provvedimento con cui il Questore respinge la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno nei confronti di un cittadino extracomunitario in quanto lo stesso non ha provato di possedere un reddito di lavoro sufficiente a sostenere se stesso e i promi familiari conviventi e a carico, e' legittimo.
(Consiglio di Stato Sezione 6, Sentenza del 7 luglio 2008, n. 3350)

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In materia di riconoscimento dello status di rifugiato spetta al giudice cooperare nell'accertamento delle condizioni che consentono allo straniero di godere della protezione internazionale

Pubblicato il: 22/02/2009


In materia di riconoscimento dello status di rifugiato, i poteri istruttori officiosi prima della competente Commissione e poi del giudice, risultano rafforzati; in particolare, spetta al giudice cooperare nell'accertamento delle condizioni che consentono allo straniero di godere della protezione internazionale, acquisendo anche di ufficio le informazioni necessarie a conoscere l'ordinamento giuridico e la situazione politica del Paese di origine. In tale prospettiva la diligenza e la buona fede del richiedente si sostanziano in elementi di integrazione dell'insufficiente quadro probatorio, con un chiaro rivolgimento delle regole ordinarie sull'onere probatorio dettate dalla normativa codicistica vigente in Italia. (Corte di Cassazione Sezioni Unite Civile, Sentenza del 17 novembre 2008, n. 27310)

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I decreti di espulsione debbono essere motivati soprattutto quando il clandestino versa in gravi difficoltà economiche

Pubblicato il: 11/02/2009


I decreti di espulsione debbono essere motivati soprattutto quando il clandestino versa in gravi difficoltà economiche. L' obbligo di motivazione non può essere soddisfatto […] attraverso il mero richiamo al provvedimento prefettizio di espulsione perché diversi sono i presupposti dell’uno e dell’altro provvedimento e diverso ne è l’oggetto. Il provvedimento del Questore opera inoltre una scelta tra diverse opzioni (espulsione coattiva immediata; espulsione coattiva previo trattenimento; intimazione) specificamente previste e tassativamente individuate quanto a ragioni giustificatrici, rimesse a valutazioni connotate da discrezionalità tecnica, che danno luogo a situazioni assolutamente diverse, nessuna delle quali è ‘indifferente’ o priva di conseguenze giuridicamente rilevanti per l’espulso. E, la normale situazione di disagio in cui versa il migrante economico, in genere, e lo straniero privo del permesso di soggiorno, in particolare, non consente davvero di presumere che l’ordine di allontanarsi con i propri mezzi entro cinque giorni pena la commissione di un delitto per il quale è rintracciata (oggi) una pena minima di un atto di reclusione, sia per lui evenienza ‘favorevole’

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Disciplina dell'immigrazione degli stranieri extracomunitari - Obblighi inerenti al soggiorno - Obbligo di esibire il passaporto o altro documento identificativo

Pubblicato il: 05/02/2009


In relazione al reato previsto dall'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, che punisce la mancata esibizione, senza giustificato motivo, a richiesta degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, del passaporto o di altro documento di identificazione, da parte del cittadino straniero che si trovi nel territorio dello Stato, la sussistenza o meno del «giustificato motivo» per la mancata esibizione deve essere valutata con riguardo a situazioni ostative di «particolare pregnanza», non anche con riferimento alla condizione tipica del migrante clandestino; a tal proposito, l'imputato ha l'onere di allegare le situazioni ostative non conosciute o non conoscibili dal giudicante e quest'ultimo quello di verificarne l'effettiva sussistenza. Da queste premesse, la Corte, accogliendo il ricorso del procuratore generale, ha annullato la sentenza che aveva mandato assolto l'imputato sostenendo che non fosse stato dimostrato dal pubblico ministero l'effettivo possesso di un valido documento di identificazione da parte dell'imputato e che, anzi, proprio in ragione dell'ingresso clandestino di questo nel territorio nazionale, dovesse ritenere probabile il mancato possesso di un qualsivoglia documento. (Corte di Cassazione Sezione 1 Penale, Sentenza del 16 dicembre 2008, n. 46239)

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I presupposti che giustificano il rilascio del permesso di soggiorno, devono sussistere al momento in cui la domanda viene presentata

Pubblicato il: 02/02/2009


I presupposti che giustificano, ai sensi dell'art. 4 del d.P.C. del 16/10/1998, il rilascio del permesso di soggiorno, devono sussistere al momento in cui la domanda viene presentata o, almeno, al momento in cui il potere amministrativo è esercitato.
(Consiglio di Stato Sezione 6, Sentenza del 11 luglio 2008, n. 3492)

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Il concetto di «carico» di cui al testo unico sull'immigrazione, sia nel diritto interno che in quello internazionale, integra sempre e solo quello del collegamento tra due soggetti

Pubblicato il: 21/01/2009


Il concetto di "carico" di cui al testo unico sull'immigrazione, sia nel diritto interno che in quello internazionale, integra sempre e solo quello del collegamento tra due soggetti, per il quale uno ha "l'onere" del sostentamento dell'altro che non è in grado di provvedere al proprio mantenimento. Conseguentemente, nessun riferimento specifico ad altri concetti, come quello di "potestà" sui minori dei genitori, esclusiva o concorrente, può avere rilievo per negare il diritto dello straniero extracomunitario a riunirsi ai figli minori, quando al loro sostentamento egli provveda in via esclusiva, non contribuendovi l'altro genitore, il cui assenso è necessario (ex articolo 29 comma 1, lettera b), del Dlgs 25 luglio 1998 n. 286), proprio per assicurare comunque l'esercizio della potestà genitoriale in Italia al soggetto che richiede il ricongiungimento.

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Un islamico residente in Italia, se maltratta la moglie, va punito con la stessa severità riservata agli italiani

Pubblicato il: 16/01/2009


Chi risiede nel territorio italiano non può ottenere sconti di pena adducendo il suo diverso contesto culturale di appartenenza. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione Sezione 6 Penale con sentenza del 16 dicembre 2008, n. 46300. Ne consegue che un islamico residente in Italia, se maltratta la moglie, va punito con la stessa severità riservata agli italiani.

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Presupposti per il riconoscimento dello "status" di rifugiato politico sono la condizione socio politica normativa del Paese di provenienza

Pubblicato il: 14/01/2009


Presupposti per il riconoscimento dello "status" di rifugiato politico sono la condizione socio politica normativa del Paese di provenienza e la correlazione di questa con la specifica posizione del richiedente, senza che la prima possa fondarsi sul ricorso al notorio e che possa ricavarsi sillogisticamente la seconda dalla prima, rilevando, invece, la situazione persecutoria di chi (per l'appartenenza ad etnia, associazione, credo politico o religioso, ovvero in ragione delle proprie tendenze o stili di vita) rischi verosimilmente specifiche misure sanzionatorie a carico della sua integrità fisica o libertà personale. Nella specie la S.C. ha confermato il decreto di diniego del giudice di merito, motivato sull'inidoneità di indeterminate fonti di stampa a costituire la ragionevole prova della discriminazione dei curdi in Turchia e sulla mera asserzione dell'appartenenza del richiedente a tale etnia e del conseguente pericolo.
(Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 20 dicembre 2007, n. 26822)

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l'espulsione di un immigrato irregolare è legittima anche se l'accertamento è avvenuto durante un controllo domiciliare non esguito nel ripsetto delle norme del c.p.p.

Pubblicato il: 28/12/2008



In tema di espulsione dello straniero, qualora l'irregolare presenza sul territorio italiano (nella specie incontestata) sia stata accertata dalla Polizia Giudiziaria nel corso di un controllo domiciliare effettuato per il compimento di indagini, il fatto che tale accesso non sia stato effettuato nel rispetto dei requisiti e delle condizioni previste dal codice di procedura penale non determina l'invalidità del decreto espulsivo, non assumendo alcun rilievo, in tal caso, le modalità di accertamento dei fatti presupposti.

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Se un immigrato ha un lavoro regolare in Italia e fa entrare clandestinamente un figlio per non abbandonarlo nel paese d'orignie non può essere condannato

Pubblicato il: 24/12/2008


Se un immigrato ha un lavoro regolare in Italia e fa entrare clandestinamente un figlio per non abbandonarlo nel paese d'orignie non può essere condannato. La Corte ha infatti stabilito (sentenza 44048/2008) che un simile comportamento non può essere censurato perché giustificato dal cosiddetto stato di necessità ossia da quella scriminante prevista dall'art. 54 del codice penale. Tale norma dispone che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona , pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo...”

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In caso di arresto compiuto per il reato di cui all'articolo 14, comma 5 ter, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, non può computarsi nel termine prescritto per la convalida il periodo trascorso per l'accertamento dell'identità dello strani

Pubblicato il: 06/12/2008


In tema di arresto compiuto per il reato di cui all'articolo 14, comma 5 ter, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, non può computarsi nel termine prescritto per la convalida il periodo trascorso per l'accertamento dell'identità dello straniero mediante i rilievi fotodattiloscopici espletati ai sensi dell'articolo 6, comma 5, del medesimo decreto legislativo. La Corte ha così annullato la decisione del tribunale di non convalidare l'arresto per asserita tardività della presentazione ex articolo 558 del Cpp, argomentata sulla base dell'erroneo rilievo che il termine di 48 ore dovesse farsi decorrere non già dalla data del verbale di arresto, ma da quella dell'effettivo accompagnamento negli uffici di polizia per l'identificazione.

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Deve ritenersi esclusa la giurisdizione amministrativa quando la controversia riguarda la violazione del diritto soggettivo al ricongiungimento per motivi di famiglia

Pubblicato il: 08/11/2008


La giurisprudenza ha costantemente affermato che rientrano nell'ambito della cognizione del giudice ordinario tutte le controversie relative alla violazione del diritto soggettivo alla coesione familiare, in qualunque forma vengano proposte. Rilevato, quindi, che esulano dalla giurisdizione del giudice amministrativo tutte le controversie in materia, sia se l'impugnazione riguardi un provvedimento espresso di dinieg, un atto di ritiro di una precedente determinazione favorevole, il silenzio su un'istanza di rilascio di un provvedimento positivo o sulla richiesta di adottare un atto di secondo grado, atteso che come già chiarito - oggetto della contestazione è comunque l'esercizio di un potere che incide su un diritto soggettivo, quello alla coesione familiare (Tribunale Amministrativo Regionale LAZIO - Roma, Sentenza del 17 ottobre 2008, n. 9010).

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Il mancato riconoscimento non impedisce il provvedimento in presenza di altre ragioni

Pubblicato il: 29/10/2008


Il mancato riconoscimento dello status di rifugiato politico non impedisce all’amministrazione competente di rilasciare il permesso di soggiorno al cittadino extracomunitario qualora sussistano altre valide ragioni che consentono di concederlo.

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Gli stranieri senza permesso di soggiorno non possono lavorare, neanche saltuariamente

Pubblicato il: 01/10/2008


Gli stranieri senza permesso di soggiorno non possono lavorare, neanche saltuariamente.
l'art. 22, comma 10, D.L.vo 286/98 per la sua inequivoca e lata dizione ('il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno') si riferisce a qualsiasi attività di lavoro svolto alle dipendenze, anche quello a termine, giornaliero e pure occasionale, solo che – come di certo nella fattispecie, in relazione ai dati di fatto sopra ricordati – vi sia concreta occupazione lavorativa con rapporto subordinato
(Corte di Cassazione Penale, Sentenza del 11 settembre 2008, n. 35112)

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Discriminare i nomadi può essere legittimo se rubano

Pubblicato il: 25/09/2008


Presupposto della configurabilità del reato di propaganda di idee discriminatorie previsto dall'art.3, comma primo lett. a), della L. n. 654 del 1975 è l'effettiva sussistenza di un'idea discriminatoria fondata sulla diversità determinata da pretesa superiorità razziale o da odio etnico. Nella specie, la Corte ha annullato con rinvio, demandando al giudice il compito di accertare se la condotta contestata agli imputati, consistita nell'avere pubblicizzato una petizione contro i campi nomadi abusivi fosse stata determinata da un'idea discriminatoria basata sulla semplice diversità etnica ovvero su un pregiudizio, non sanzionabile. (Corte di Cassazione Sezione 3 Penale
Sentenza del 28 marzo 2008, n. 13234)


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Gli extracomunitari non possono essere espulsi per fatti generici

Pubblicato il: 01/09/2008


In presenza di una domanda di riabilitazione avanzata da un soggetto straniero che, pur essendo formalmente residente in territorio nazionale, sia stato espulso, ai fini della valutazione del requisito della buona condotta spetta al giudice acquisire, attraverso i canali istituzionali, ogni informazione utile sulla condotta tenuta dal cittadino extracomunitario dopo la condanna durante il periodo di tempo di permanenza in Italia; con riguardo al periodo di dimora all'estero, spetta, invece, allo stesso istante fornire, nel termine fissato dal giudice, la documentazione idonea a consentire la decisione sul merito, chiarendo che “le informazioni delle autorità di polizia, per essere validamente poste a base della decisione, non possono essere generiche o limitarsi ad affermazioni apodittiche, ma debbono riferire fatti specifici e concreti relativi alla condotta del condannato, non potendosi fondare il diniego di riabilitazione sul soggettivo convincimento di coloro che forniscono le informazioni. (Corte di Cassazione Sezione 1 Penale
Sentenza del 25 giugno 2008, n. 25743)

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La pubblica amministrazione non può negare il rinnovo del permesso di soggiorno anche se sono stati presentati documenti relativi ad un rapporto di lavoro risultato poi fittizio.

Pubblicato il: 09/07/2008


La pubblica amministrazione non può negare il rinnovo del permesso di soggiorno anche se sono stati presentati documenti relativi ad un rapporto di lavoro risultato poi fittizio. E' quanto stabilito dal TAR del veneto con sentenza n. 1253/2008 in quanto la norma che stabilisce che la presentazione di documentazione falsa o contraffatta o di false attestazioni a supporto della domanda di visto comporta l'inammissibilità della domanda è una norma di carattere speciale e si applica soltanto al visto e non può essere estesa alla richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno.

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Il Garante della Privacy sul censimento dei nomadi

Pubblicato il: 29/06/2008


Il Garante per la protezione dei dati personali, anche con riferimento alle odierne notizie di stampa circa l'eventuale ricorso a forme di rilevazione anche biometriche (impronte digitali) estese pure ai minori, per finalità di identificazione o di censimento di comunità di nomadi, rilevando che tali modalità potrebbero coinvolgere delicati problemi di discriminazione, che possono toccare anche la dignità delle persone e specialmente dei minori, ha deliberato di chiedere informazioni alle Autorità competenti e in particolare ai Prefetti di Roma, Milano e Napoli.
(Comunicato stampa - 26 giugno 2008 del Garante della Privacy)

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La cessione di un immobile allo straniero clandestino diventa reato

Pubblicato il: 09/06/2008


Diventa un reati perseguibile con la pena della reclusione da 6 mesi a 3 anni la cessione a titolo oneroso di un appartamento ai cittadini senza permesso di soggiorno. La condanna con provvedimento irrevocabile comporta la confisca dell’immobile e la destinazione delle somme ricavate dalla vendita al potenziamento della prevenzione dei reati in materia di immigrazione clandestina. Questa è una delle novità introdotte dal D.L. n. 92/2008, articolo 5 (in vigore dal 27/05/08).

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