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Il danno conseguente all'usura psicofisica patito dal pubblico dipendente va liquidato in via equitativa

Pubblicato il: 05/10/2009


Il danno conseguente all'usura psicofisica patito dal pubblico dipendente (nella specie, vigile urbano) chiamato a lavorare per l'intera settimana, con fruizione del riposo compensativo dopo sette o più giorni di lavoro continuo, va liquidato in via equitativa. A tal fine, il giudice può tener conto di quanto normativamente previsto, in via compensativa, per il lavoro domenicale od altro (per la determinazione del compenso da parte del giudice, si vedano Cassazione, sez. Lavoro, 11 aprile 2007 n. 8709 e 4 febbraio 2008 n. 2610). (Tribunale Torre Annunziata Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 18 giugno 2009, n. 649)

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In materia di sinistri stradali il danneggiato non è la sola persona vittima dell'incidente

Pubblicato il: 03/10/2009


In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante da circolazione di veicoli e di natanti, relativamente a fatto antecedente al 1° maggio 1993, per persona danneggiata, ai sensi dell'art. 21 della legge 24 dicembre 1969 n. 990, deve intendersi non solo la vittima diretta dell'incidente, ma anche i prossimi congiunti o gli aventi causa della stessa, così che i conseguenti danni non devono necessariamente essere soddisfatti tutti nell'ambito del massimale previsto per ogni singola persona, ma il limite del risarcimento è, distintamente per ciascun danno, quello previsto per ciascuna persona danneggiata, fermo nel complesso il massimale per singolo sinistro (c.d. massimale catastrofale).
Corte di Cassazione Sezioni Unite Civile
Sentenza del 1 luglio 2009, n. 15376

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L'albergatore risponde del furto di un oggetto di valore sottratto dalla camera del cliente se non è stata assicurata una adeguata sorveglianza

Pubblicato il: 01/10/2009


L'albergatore risponde, ai sensi dell'art. 1785-bis cod. civ., del furto di un oggetto di valore sottratto dalla camera del cliente, qualora il furto si verifichi nelle ore di indisponibilità del servizio di custodia gestito dall'albergatore stesso, e non sia stata assicurata una adeguata sorveglianza dei locali e delle chiavi delle camere. Per liberarsi da tale responsabilità, l'albergatore ha l'onere di provare che la prevenzione del furto avrebbe richiesto l'adozione di misure dal costo sproporzionato ed inesigibile in rapporto alla natura ed al prezzo delle prestazioni alberghiere fornite al cliente, nonché in relazione al rischio concreto del verificarsi di eventi del genere.
(Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 7 maggio 2009, n. 10493)

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Ai fini dell'inennizzabilità dell'infortunio "in itinere", anche in caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, si deve avere riguardo a criteri che individuino la legittimità o meno dell'uso del mezzo in questione secondo gli "standards" compor

Pubblicato il: 29/09/2009


In materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, ai fini dell'indennizzabilità dell'infortunio in itinere anche in caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, deve aversi riguardo a criteri che individuino la legittimità, o meno, dell'uso del mezzo in questione secondo gli standards comportamentali esistenti nella società civile e rispondenti ad esigenze tutelate dall'ordinamento, quali un più intenso legame con la comunità familiare ed un rapporto con l'attività lavorativa diretto ad una maggiore efficienza delle prestazioni, non in contrasto con una riduzione del conflitto fra lavoro e tempo libero.
In tema di infortunio in itinere, secondo la disciplina previgente alla riforma recata dal Dlgs n. 38/2000, l'indennizzabilità dell'infortunio subito dal lavoratore nel percorrere, con mezzo privato, la distanza fra la sua abitazione ed il luogo di lavoro, postula: a) la sussistenza di un nesso eziologico tra il percorso seguito e l'evento, nel senso che tale percorso deve costituire per l'infortunato quello normale per recarsi al lavoro e per tornare alla propria abitazione; b) la sussistenza di un nesso almeno occasionale tra itinerario seguito ed attività lavorativa, nel senso che il primo non sia dal lavoratore percorso per ragioni personali o in orari non collegabili alla seconda; c) la necessità dell'uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore, per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, da accertarsi in considerazione della compatibilità degli orari dei pubblici servizi di trasporto rispetto all'orario di lavoro dell'assicurato, ovvero della sicura fruibilità dei pubblici servizi di trasporto qualora risulti impossibile, tenuto conto delle peculiarità dell'attività svolta, la previa determinazione della durata della sua prestazione lavorativa.
(Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 27 maggio 2009, n. 12326)

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I genitori sono solidalmente responsabili nei riguardi dei parenti della vittima di un omicidio commesso dal loro figlio minorenne, ancorché prossimo al compimento della maggiore età

Pubblicato il: 26/09/2009


I genitori sono solidalmente responsabili nei riguardi dei parenti della vittima di un omicidio commesso dal loro figlio minorenne, ancorché prossimo al compimento della maggiore età al momento del fatto. Tale responsabilità va ravvisata non in un difetto di vigilanza, data l'età del figlio, ma nell'inadempimento dei doveri di educazione e di formazione della personalità del minore, in termini tali da consentirne l'equilibrato sviluppo psicoemotivo, la capacità di dominare gli istinti, il rispetto degli altri e tutto ciò in cui si estrinseca la maturità personale. Correttamente il giudice del merito può desumere il grado di educazione dal comportamento del minore, quando esso manifesti un fallimento educativo quanto alla capacità di frenare i propri istinti o di incanalarli in modalità espressive meno gravi e violente.
(Corte di Cassazione Civile, Sentenza del 28 agosto 2009, n. 18804)

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Il cliente non ha diritto al risarcimento del danno per perdita di chance, se l’avvocato non ha impugnato la sentenza

Pubblicato il: 29/07/2009


In materia di responsabilità del professionista, il cliente è tenuto a provare non solo di aver sofferto un danno, ma anche che questo è stato causato dalla insufficiente o inadeguata attività del professionista e cioè dalla difettosa prestazione professionale. In particolare, trattandosi dell’attività del difensore, l’affermazione della sua responsabilità implica l’indagine – positivamente svolta – sul sicuro e chiaro fondamento dell’azione, che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente coltivata, e, quindi, la certezza morale che gli effetti di una diversa attività del professionista medesimo sarebbero stati più vantaggiosi per il cliente, rimanendo, in ogni caso, a carico del professionista l’onere di dimostrare l’impossibilità, a lui non imputabile, della perfetta esecuzione della prestazione. Nello specifico la perdita del diritto di impugnare la sentenza, non può configurarsi di per sé come una conseguenza patrimoniale pregiudizievole, tenuto conto che ai sensi dell’art. 1223 cod. civ., il riconoscimento del risarcimento del danno postula che il creditore dimostri l’esistenza di un concreto danno, consistito in una effettiva diminuzione patrimoniale derivata, quale conseguenza immediata e diretta, dall’inadempimento del debitore. D’altra parte, la perdita di ‘chance’ si configura come concreta ed effettiva occasione favorevole di conseguire un determinato bene,atteso che non costituisce una mera aspettativa di fatto, ma un’entità patrimoniale a sé stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione e anche, in tal caso, il creditore ha l’onere di provare, pur se solo in modo presuntivo o secondo un calcolo di probabilità, la realizzazione in concreto di alcuni dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato ed impedito dalla condotta illecita della quale il danno risarcibile deve essere conseguenza immediata e diretta.(Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 27 maggio 2009, n. 12354)

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Il termine di prescrizione dell'azione contro il Comune per i danni da difetto di manutenzione è sospeso quando il Comune fornisce informazioni sbagliate al danneggiato

Pubblicato il: 27/07/2009


Il termine di prescrizione dell'azione di risarcimento dei danni provocati da difetto di manutenzione di una strada e' da ritenere sospeso, ai sensi dell'articolo 2941 cod. civ., n. 8, ove il Comune che della strada e' proprietario espressamente interpellato in proposito dal danneggiato - fornisca a quest'ultimo, con atto formale, una falsa od erronea informazione, ponendo cosi' un obiettivo ostacolo all'esercizio del diritto. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Ordinanza del 10 marzo 2009, n. 5818)

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La responsabilità del soggetto che ha in uso l'animale scatta solo quando lo utilizzi, anche in via di mero fatto, per la realizzazione di un suo autonomo interesse

Pubblicato il: 24/07/2009


In tema di danno cagionato da animali, perché scatti la responsabilità del soggetto che ha in uso l'animale stesso - pacificamente alternativa rispetto a quella del proprietario - è necessario che questi lo utilizzi, anche in via di mero fatto, per la realizzazione di un suo autonomo interesse e che, correlativamente, il proprietario si sia spogliato della facoltà di fare uso dell'animale o di ingerirsi nel governo dello stesso. (Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, Sentenza del 23 giugno 2009 n. 14632).

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Non può essere liquidato il danno esistenziale al cittadino che si dichiari vessato dalle richieste della Rai di pagamento del canone

Pubblicato il: 24/07/2009


Non sussiste un'ingiustizia costituzionalmente qualificata, tantomeno si verte in un'ipotesi di danno patrimoniale, qualora il cittadino si dichiari vessato dalla RAI per l'invio di tre lettere di messa in mora per il manato pagamento del canone ricevute in cinque anni. Ciò in quanto la ritenuta lesione della "serenita' personale" è insuscettibile di essere monetizzata, siccome inquadrabile in quegli sconvolgimenti della quotidianita' "consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro di insoddisfazione" (oggetto delle c.d. liti bagatellari) e ritenuti non meritevoli di tutela risarcitoria (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 4 giugno 2009, n. 12885)

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Il Comune è tenuto a risarcire il motociclista che, trovandosi improvvisamente la strada sbarrata da un contenitore dei rifiuti al centro della carreggiata, non riesce a evitare l'impatto

Pubblicato il: 16/07/2009


Il Comune è tenuto a risarcire il motociclista che, trovandosi improvvisamente la strada sbarrata da un contenitore dei rifiuti al centro della carreggiata, non riesce a evitare l'impatto e cadendo riporta gravi lesioni personali. E' uanto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza 16374/2009. Secondo la S.C. la manutenzione viaria impone al Comune l'obbligo di intervento immediato in presenza sulla carreggiata di oggetti pericolosi, ma facilmente e immediatamente eliminabili, come quella di un contenitore dei rifiuti, garantendo forme efficaci di vigilanza e un'adeguata e continua prestazione svolta ai fini della sicurezza stradale.

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Il Comune è tenuto a risarcire il motociclista che, trovandosi improvvisamente la strada sbarrata da un contenitore dei rifiuti al centro della carreggiata, non riesce a evitare l'impatto

Pubblicato il: 16/07/2009


Il Comune è tenuto a risarcire il motociclista che, trovandosi improvvisamente la strada sbarrata da un contenitore dei rifiuti al centro della carreggiata, non riesce a evitare l'impatto e cadendo riporta gravi lesioni personali. E' uanto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza 16374/2009. Secondo la S.C. la manutenzione viaria impone al Comune l'obbligo di intervento immediato in presenza sulla carreggiata di oggetti pericolosi, ma facilmente e immediatamente eliminabili, come quella di un contenitore dei rifiuti, garantendo forme efficaci di vigilanza e un'adeguata e continua prestazione svolta ai fini della sicurezza stradale.

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L'acquirente dell'auto che fa riparare la macchina senza avvisare il venditore deve essere risarcito

Pubblicato il: 15/07/2009


In considerazione del modesto valore delle controversie soggette alla giurisdizione equitativa e dell'intenzione del legislatore di approntare per esse una metodica decisionale celere e, per quanto possibile, vicina alla giustizia del caso singolo, deve ritenersi che la categoria dei principi informatori della materia - vincolanti per il giudice di pace a seguito della sentenza n. 206 del 2004 della Corte costituzionale - si riferisce ai canoni fondamentali che ispirano la disciplina di un istituto. Nella specie, la S.C., - in relazione alla vendita di un'auto usata che aveva presentato improvvisi guasti, fatti riparare dall'acquirente senza informare il venditore - ha confermato la sentenza del giudice di pace, resa secondo equità, che aveva condannato il venditore al rimborso, escludendo che tra i principi informatori della materia possa rientrare l'obbligo per il consumatore di informare sempre e comunque il venditore prima di eseguire la riparazione, obbligo previsto dall'art. 1519-quater cod. civ., applicabile "ratione temporis" alla controversia (Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 26 marzo 2009, n. 7372).

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La distrazione del danneggiato può escludere il risarcimento da incidente domestico

Pubblicato il: 11/07/2009


Ai fini del raggiungimento della prova per presunzioni, le soglie minime di gravità, precisione e concordanza richieste dall'art. 2729 cod. civ. e la possibilità di ritenere come ammessi, ai sensi dell'art. 232 cod. proc. civ., i fatti dedotti nell'interrogatorio formale, cui il convenuto non abbia ingiustificatamente risposto, sono valutate dal giudice di merito alla luce del complessivo contesto, sostanziale e processuale, con la conseguenza che i fatti possono ritenersi di volta in volta provati o non provati all'esito di una valutazione caso per caso e che quest'ultima non è sindacabile in sede di legittimità purchè adeguatamente e congruamente motivata. (Nella specie, proposta azione risarcitoria da parte di persona che, nel badare alla manutenzione dell'appartamento di un parente assente, era inciampata in un tappeto lasciato arrotolato sul pavimento, il giudice di merito, con valutazione considerata corretta dalla S.C., aveva ritenuto non raggiunta la prova sia del nesso di causalità tra la caduta della persona e la posizione dell'oggetto sia della colpa del proprietario dell'immobile).
(Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 13 marzo 2009, n. 6181)





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Il diritto alla sessualità rientra tra i diritti inviolabili della persona ex art.2 Cost.

Pubblicato il: 09/07/2009


La Corte di Cassazione statuisce che il diritto alla sessualità rientra tra i diritti inviolabili della persona ex art.2 Cost. e costituisce modus vivendi essenziale per l’ espressione e lo sviluppo della persona. Il Supremo Collegio ritiene altresì che la perdita ovvero la riduzione della sessualità, conseguente ad un illecito, costituisce anche danno biologico (la cui valutazione nelle tabelle medico legali convenzionali supera normalmente il livello della micropermanente e determina un rilevante ritocco del punteggio finale), specificando che la perdita ovvero la compromissione anche soltanto psichica della sessualità (come avviene nei casi di stupro e di pedofilia) costituisce di per sé un danno, la cui rilevanza deve essere apprezzata e globalmente valutata in via equitativa”. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 11 giugno 2009, n. 13547)

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L'ente proprietario del tombino sconnesso è responsabile dei danni occorsi al soggetto caduto sullo stesso a causa del mancato livellamento con la sede stradale

Pubblicato il: 05/07/2009


Deve essere riconosciuta la responsabilità dell'ente proprietario del tombino sconnesso, ai sensi dell'art. 2051 c.c., per i danni occorsi al soggetto caduto sullo stesso a causa del mancato livellamento con la sede stradale, avendo la parte dimostrato sia l'evento dannoso sia la sussistenza del nesso di causalità tra lo stesso ed il bene in custodia. In assenza, infatti, della prova circa il caso fortuito, tale responsabilità non può essere esclusa anche se il sinistro sia avvenuto in pieno giorno. E' opportuno valutare, in ordine al caso specifico, le circostanze del sinistro nel suo complesso. Così, la presenza di molta gente intorno, il fatto che la sconnessione del tombino fosse celata da acque reflue e la considerazione circa il sostanziale livellamento della zona circostante, tale da non far prevedere la sussistenza di un'insidia occultata dalla presenza di acqua, sono tutti elementi valutabili al fine di escludere un qualsiasi concorso di colpa a carico del danneggiato. (Tribunale Bari Sezione 3 Civile, Sentenza del 24 aprile 2009, n. 1375)



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E' sempre configurabile una responsabilita' autonoma e diretta della struttura ospedaliera ove il danno subito dal paziente risulti causalmente riconducibile ad una inadempienza alle obbligazioni ad essa facenti carico

Pubblicato il: 01/07/2009


E' sempre configurabile una responsabilita' autonoma e diretta della struttura ospedaliera ove il danno subito dal paziente risulti causalmente riconducibile ad una inadempienza alle obbligazioni ad essa facenti carico, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze. Ne consegue che
(Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 11 maggio 2009, n. 10743)

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La stazione ferroviaria (e, per essa, le Ferrovie dello Stato) è responsabile per custodia di tutti i percorsi che i passeggeri devono compiere da quando discendono dal convoglio ferroviario fino all'uscita della stazione stessa

Pubblicato il: 29/06/2009


La stazione ferroviaria (e, per essa, le Ferrovie dello Stato) è responsabile per custodia di tutti i percorsi che i passeggeri devono compiere da quando discendono dal convoglio ferroviario fino all'uscita della stazione stessa. Peraltro, non potendo la fase di uscita dalla stazione a seguito della discesa dal convoglio, ancorché ricollegabile a uno specifico aspetto dello svolgimento del servizio ferroviario, costituire attività pericolosa per la natura delle cose o dei mezzi adoperati per il deflusso dei passeggeri (nella specie, la passerella in legno per attraversare i binari, in mancanza di sottopassaggi), è da escludere l'applicazione dell'articolo 2050 del codice civile. La fase di uscita dalla stazione ferroviaria a seguito della discesa da un convoglio, ancorché ricollegabile ad uno specifico aspetto dello svolgimento del servizio ferroviario, non costituisce attività pericolosa per la natura delle cose o dei mezzi utilizzati per il deflusso dei passeggeri; tuttavia, riguardo ai mezzi allo scopo utilizzati, che fanno parte delle pertinenze e degli arredi della stazione ferroviaria, funzionalizzati allo scopo di consentire l'uscita dei passeggeri dalla medesima, esiste un obbligo delle Ferrovie dello Stato alla manutenzione e alla custodia, ai sensi dell'art. 2051 cod. civ., volto ad evitare danni a quanti devono necessariamente servirsene. Nel caso di specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva applicato la regola generale dell'art. 2043 cod. civ., escludendo la responsabilità delle Ferrovie dello Stato in un caso in cui, in difetto di sottopassaggi, i viaggiatori erano stati costretti ad attraversare i binari a mezzo di una passerella di legno, sulla quale, a causa di uno strato di ghiaccio che la ricopriva, una passeggera era scivolata, riportando danni alla persona. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 1 luglio 2005, n. 14091).


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Legare il proprio cane al guinzaglio non è sufficiente per essere esonerati da responsabilità in caso di aggressione

Pubblicato il: 29/06/2009


Legare il proprio cane al guinzaglio non è sufficiente per essere esonerati da responsabilità in caso di aggressione. E 'quanto stabilito dalla S.C. con sentenza del 19 maggio 2009, n. 11570. La Corte ha accolto il ricorso di una anziana signora che, mentre stava per imboccare le scale della metro di Milano, veniva attaccata da un cane di piccola taglia, ed ha satuito che non e' configurabile il caso fortuito, inevitabile o assolutamente eccezionale, idoneo ad escludere la responsabilita' del proprietario dell'animale nell'ipotesi in cui il danneggiato, specie di eta' avanzata, per scendere gli scalini, onde accedere alla metro, non lasci il corrimano di appoggio e passi vicino ad un cane che lo attacchi e lo faccia cadere, anche se il cane sia legato alla barriera mediante guinzaglio e il padrone si sia allontanato".

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Non ha diritto al risarcimento del danno esistenziale l’abbonato Rai che lamenti un atteggiamento persecutorio dell’emittente televisiva che invii più solleciti di pagamento per i canoni arretrati

Pubblicato il: 24/06/2009


Non ha diritto al risarcimento del danno esistenziale l’abbonato Rai che lamenti un atteggiamento persecutorio dell’emittente televisiva che invii più solleciti di pagamento per i canoni arretrati. La lesione della ‘serenità personale’, intesa come disagio o fastidio causato dalla ricezione dei solleciti non è suscettibile di tutela risarcitoria (Cass. Civ. Sez. III - sentenza 04.06.2009 n. 12885).

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Ai sensi dell'art. 2051 il custode è responsabile del danno prodotto dalla cosa, anche se inerte

Pubblicato il: 21/06/2009


L'articolo 2051 Cc non prefigura una presunzione di colpa ma una responsabilità oggettiva: per farla scattare è sufficiente l'esistenza del rapporto fra la persona e l'oggetto che causò l'evento lesivo, al di là della pericolosità attuale o potenziale. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Ordinanza del 20 maggio 2009, n. 11695)

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