Ti segnaliamo che..
Qui puoi leggere ogni giorno le sentenze e le notizie giuridiche più interessanti.
Oltre 128 news in Lavoro nella Pubblica Amministrazione sono presenti nella nostra banca dati.
In tema di licenziamento disciplinare, il giudizio di proporzionalità tra fatto addebitato e licenziamento è insindacabile in sede di legittimità
Pubblicato il:
19/04/2008
In tema di licenziamento disciplinare, il giudizio di proporzionalità tra fatto addebitato e licenziamento è rimesso al Giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se sorretto da adeguata motivazione E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con sentenza del 11 dicembre 2007, n. 25928, ha confermato la legittimità del licenziamento del lavoratore che era stato arrestato al di fuori dell'azienda con 22 dosi di cocaina che, altrimenti, avrebbe portato all'interno dell'azienda.
Dettagli
La tempestività della contestazione di cui al secondo comma dell'art. 7 della legge n. 300 del 1970 va valutata in relazione al momento in cui i fatti a carico del lavoratore, costituenti illecito disciplinare, appaiono ragionevolmente sussistenti
Pubblicato il:
13/04/2008
La tempestività della contestazione di cui al secondo comma dell'art. 7 della legge n. 300 del 1970 va valutata in relazione al momento in cui i fatti a carico del lavoratore, costituenti illecito disciplinare, appaiono ragionevolmente sussistenti.
Quando il fatto costituente illecito disciplinare ha anche rilevanza penale, il principio della immediatezza della contestazione non può considerarsi violato quando il datore di lavoro, in assenza di elementi che rendano ragionevolmente certa la commissione del fatto da parte del dipendente, porti la vicenda all'esame del giudice penale e si attivi non appena la comunicazione dell'esito delle indagini svolte in sede penale gli faccia ritenere ragionevolmente sussistente l'illecito disciplinare, senza che per questo debba attendere la conclusione del processo penale. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 7983 del 27 marzo 2008)
Dettagli
A chi esercita funzioni direttive il compenso per il lavoro straordinario non spetta se la prestazione non si protrae oltre il limite della ragionevolezza del normale orario e non sia particolarmente gravosa e usurante
Pubblicato il:
11/04/2008
A chi esercita funzioni direttive il compenso per il lavoro straordinario non spetta se la prestazione non si protrae oltre il limite della ragionevolezza del normale orario e non sia particolarmente gravosa e usurante; e questo ad insindacabile valutazione del giudice di merito che è incensurabile in cassazione.
Il danno esistenziale, lamentato dal lavoratore dipendente per essere stato ripetutamente svegliato nel cuore della notte, non può essere risarcito ove questi non abbia indicato seppure minimamente le circostanze di tempo e di luogo in cui si sarebbero verificati gli improvvisi risvegli notturni. (Corte di Cassazione Sezione lavoro sentenza 27 marzo 2008, n. 7916).
Dettagli
Qualora venga instaurato un rapporto di fatto spetta al dipendente provare che il rapporto si è svolto in termini tali da comportare il suo diritto allintegrale equiparazione, sotto il profilo retributivo, a quello instaurato regolarmente
Pubblicato il:
11/04/2008
Qualora venga instaurato un rapporto di fatto, non può essere dato per scontato il fatto che al lavoratore spetti per intero la retribuzione corrispondente a quella del livello assimilabile alle mansioni che gli sono state affidate. Spetta, infatti, al dipendente provare che il rapporto si è svolto in termini tali da comportare il suo diritto allintegrale equiparazione, sotto il profilo retributivo, a quello instaurato regolarmente.(Consiglio di Stato, Sez. VI - sentenza 11 marzo 2008 n. 1044).
Dettagli
Non può essere escluso il carattere di pertinenza di un garage condominiale anche se lo stesso sia stato concesso in locazione solo in un secondo momento e con separato contratto
Pubblicato il:
26/03/2008
Non può essere escluso il carattere di pertinenza di un garage condominiale anche se lo stesso sia stato concesso in locazione solo in un secondo momento e con separato contratto. Tale carattere pertinenziale costituisce il presupposto per il calcolo del canone di locazione complessivo ai fini dei margini stabiliti dalla legge sull'equo-canone (art. 12 L. 392/78).
(Tribunale di Benevento, sentenza del 16 gennaio 2008, n. 76; Giudice Unico Dr. R. Melone)
Dettagli
L'impossibilità per il lavoratore di effettuare la visita fiscale a causa delle chiusura dell'ambulatorio della della ASL, non impedisce la perdita del trattamento economico derivante dal mancato assolvimento di quell'onere
Pubblicato il:
18/03/2008
In tema di assenza dal lavoro per malattia e di conseguente decadenza del lavoratore dal diritto al relativo trattamento economico per l'intero periodo dei primi dieci giorni di assenza per ingiustificata sottrazione alla visita di controllo domiciliare, ai sensi dell'art. 5, comma quattordicesimo, del d.l. 12 settembre 1983 n. 463 convertito in legge 11 novembre 1983 n. 638 (norma dichiarata parzialmente illegittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 78 del 1988), l'effettuazione da parte del lavoratore di una successiva visita ambulatoriale confermativa dello stato di malattia, ancorché avvenuta prima della scadenza di tale periodo, non vale ad escludere la perdita del diritto al trattamento economico ma ha la sola funzione di impedire la protrazione degli effetti della sanzione della decadenza per il periodo successivo ai suddetti primi dieci giorni, atteso che l'osservanza dell'onere posto a carico del lavoratore di rendersi reperibile presso la propria abitazione non ammette forme equivalenti di controllo; ne consegue che l'impossibilità per il lavoratore di effettuare tale visita (nella specie il giorno successivo a quello della sottrazione alla visita di controllo), a causa delle chiusura dell'ambulatorio della ASL, non impedisce la perdita del trattamento economico derivante dal mancato assolvimento di quell'onere.
(Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 28 gennaio 2008, n. 1809)
Dettagli
La prestazione effettuata dopo il sesto giorno consecutivo di lavoro esige per la sua particolare onerosità, specifico compenso, da differenziarsi dal compenso per il lavoro prestato nel giorno di domenica, e che non si esaurisce in un distinto giorn
Pubblicato il:
17/03/2008
La prestazione effettuata dopo il sesto giorno consecutivo di lavoro esige per la sua particolare onerosità, specifico compenso, da differenziarsi dal compenso per il lavoro prestato nel giorno di domenica, e che non si esaurisce in un distinto giorno di riposo dopo il settimo giorno consecutivo di lavoro. Questo
compenso che ha natura di retribuzione puo' essere prevista dalla stessa norma collettiva, come causalmente connesso alla prestazione resa nel settimo giorno consecutivo di lavoro. Ove questa espressa previsione manchi, il giudice, sulla base di una motivata valutazione che tenga conto dell'onerosità della prestazione lavorativa, determina la misura del compenso applicando come parametro anche eventuali forme di retribuzione normativamente previste per istituti affini, quale il compenso del lavoro domenicale, o altro. (Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 4 febbraio 2008, n. 2610)
Dettagli
E' legittimo il licenziamento del lavoratore che, seguito del demansionamento, abbia sospeso l'attività lavorativa
Pubblicato il:
16/03/2008
Il rifiuto del lavoratore di adempiere alla propria prestazione può ritenersi giustificato soltanto di fronte ad un inadempimento altrettanto grave, di carattere totale, da parte del datore di lavoro; un inadempimento parziale, come quello relativo ad una illegittima assegnazione di mansioni non proprie, non può, invece, giustificare un rifiuto totale della prestazione lavorativa.
(Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza n. 4673 del 22 febbraio 2008)
Dettagli
Indennità di malattia, in caso di malattia insorta nel periodo di ferie
Pubblicato il:
15/03/2008
La disciplina normativa che regolamenta le modalità di pagamento dell'indennità di malattia, anche per la malattia insorta durante il periodo di ferie, prevede l'erogazione del trattamento di malattia mediante anticipazione da parte del datore di lavoro (per conto dell'ente previdenziale che sopporta l'onere definitivo della prestazione a partire dal quarto giorno), e l'obbligo dello stesso datore - in caso di prestazioni indebitamente erogate al lavoratore e poste a conguaglio - di recuperare le relative somme, trattenendole su quelle da lui dovute a qualsiasi titolo in dipendenza del rapporto di lavoro, e di restituirle all'Istituto, ovvero di comunicare a quest'ultimo l'impossibilità del recupero onde consentire all'ente previdenziale di provvedere direttamente alla ripetizione (art. 1 terzo comma, d.l. n. 663 del 1979 cit.). L'attivazione, da parte del datore di lavoro, del meccanismo di anticipazione della prestazione e conguaglio della stessa costituisce il presupposto dell'imputazione a indennità di malattia delle somme erogate nel relativo periodo, a seguito della sopravvenienza dell'infermità, come anche dell'eventuale ripetizione delle prestazioni di malattia indebitamente erogate, non potendo conseguire, al mancato assolvimento degli obblighi di attivazione del descritto procedimento, la facoltà del datore di lavoro che, come nella specie, abbia originariamente negato l'anticipazione dell'indennità di malattia e contestato, in giudizio, il riconoscimento dell'infermità, di convertire unilateralmente il titolo dell'erogazione e pretendere, in conseguenza, la restituzione degli importi retributivi siccome divenuti "sine titulo", né potrebbe conseguire una ripetizione parziale - in relazione ad un'eventuale eccedenza fra importo retributivo e indennità di malattia - ad una diversa e nuova imputazione delle medesime somme a titolo di indennità di malattia, dopo che sull'originaria imputazione retributiva, ribadita con il persistente disconoscimento dello stato di malattia, si sia fondato, ai sensi dell'art. 1193 cod. civ., l'affidamento del lavoratore. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 28 novembre 2007, n. 24712)
Dettagli
In caso di inadempimento del datore di lavoro al proprio obbligo di tutelare l'integrità del lavoratore, quest'ultimo ha diritto al risarcimento del danno morale
Pubblicato il:
11/03/2008
In presenza di una fattispecie contrattuale che, come nell'ipotesi del contratto di lavoro, obblighi uno dei contraenti (il datore di lavoro) a prestare una particolare protezione rivolta ad assicurare l'integrità fisica e psichica dell'altro, non può sussistere alcuna incompatibilità tra responsabilità contrattuale e risarcimento del danno morale, in quanto la fattispecie astratta di reato è configurabile anche nei casi in cui la colpa sia addebitata al datore di lavoro per non aver fornito la prova liberatoria richiesta dall'articolo 1218 del codice civile. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 18 gennaio 2008, n. 1070)
Dettagli
Chi pretende il risarcimento del danno da tardiva assunzione da tardiva assunzione non può allegare la mancata percezione delle retribuzioni che si sarebbero potute percepire
Pubblicato il:
11/03/2008
Chi pretende il risarcimento del danno, ex articolo 2043 del Cc, da tardiva assunzione conseguente a provvedimento illegittimo della Pa non può allegare, a tale titolo, la mancata percezione delle retribuzioni che si sarebbero potute percepire e che sarebbero state versate per la contribuzione assicurativa in ipotesi di tempestiva assunzione, in quanto queste presuppongono l'avvenuto perfezionamento del rapporto di lavoro e rilevano sotto il profilo della responsabilità contrattuale. Al contrario, l'attore deve allegare e dimostrare i pregiudizi di tipo patrimoniale e/o non patrimoniale che siano eventualmente derivati dalla condotta illecita che si assume essere stata causa del danno lamentato. (Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile,
Sentenza del 14 dicembre 2007, n. 26282)
Dettagli
Trasformazione in tempo pieno del part-time
Pubblicato il:
09/03/2008
La trasformazione in tempo pieno del part-time può essere decisa dal giudice solo se la prestazione lavorativa è stata effettuata in maniera continuativa a tempo pieno e non parzialmente, anche se con modalità diverse rispetto alle iniziali pattuizioni.
(Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 3228 dell11 febbraio 2008)
Dettagli
E' ilegittimo il licenziamento irrogato troppo tempo dopo il superamento del periodo di conservazione del posto
Pubblicato il:
21/02/2008
Nell'ipotesi di licenziamento del lavoratore per superamento del periodo di comporto, non e' operante il criterio della tempestivita' del recesso, ma difettando gli estremi dell'urgenza che si impongono nell'ipotesi di giusta causa, la valutazione del tempo decorso tra la data di detto superamento e quella di licenziamento va condotta con criteri di minor rigore, apprezzando l'intero contesto delle circostanze all'uopo significative, in modo tale da poter contemperare le esigenze del lavoratore alla certezza della vicenda contrattuale e valutare la gravita' di tale comportamento, soprattutto con riferimento alla sua compatibilita' o meno con la continuazione del rapporto. E' quanto statuito dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza del 23 gennaio 2008, n. 1438. La S.C. ha altresì stabilito che deve ritenersi priva di vizi la valutazione del giudice d'appello che ha considerato illegittimo il licenziamento intimato dal datore di lavoro dopo 4 mesi dalla scadenza del termine di comporto.
Dettagli
Indennità di buonuscita dipendenti Poste Italiane
Pubblicato il:
12/02/2008
L'articolo 1 della legge 87/1994, nello stabilire l'inclusione dell'indennità integrativa speciale nella base di computo dell'indennità di buonuscita e nel limitare, contestualmente, tale inclusione a una determina percentuale, ha perseguito esclusivamente lo scopo di fissare la misura nella quale il primo dei detti emolumenti è da comprendere nel coacervo di quelli destinati a confluire nella base contributiva necessaria alla liquidazione del secondo, non anche di impedire che la determinazione della consistenza di quest'ultima avvenga mediante applicazione generalizzata a tutte le componenti della base di computo, e quindi anche alla suddetta percentuale dell'indennità integrativa speciale, della falcidia imposta per giungere alla quantificazione della frazione di indennità di buonuscita riferibile a ciscun anno di servizio. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 20 dicembre 2007, n. 26949)
Dettagli
Il licenziamento discilinare è illegittimo se in casi analoghi il datore di lavoro ha applicato una sanzione inferiore
Pubblicato il:
10/02/2008
In tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, la sanzione disciplinare deve essere proporzionale alla gravità dei fatti contestati sia in sede di irrogazione della sanzione da parte del datore nell'esercizio del suo potere disciplinare, avuto riguardo alle ragioni che lo hanno indotto a ritenere grave il comportamento del dipendente, sia da parte del giudice del merito, il cui apprezzamento della legittimità e congruità della sanzione applicata, se sorretto da adeguata e logica motivazione, si sottrae a censure in sede di legittimità. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile,Sentenza del 8 gennaio 2008, n. 144)
Dettagli
Nel periodo compreso tra la data del licenziamento e la sentenza che lo dichiara illegittimo le contribuzioni rimangono dovute anche se la retribuzione non viene pagata
Pubblicato il:
10/02/2008
Nel regime di stabilità reale previsto dallart. 18 della Legge n. 300/1970, nel periodo compreso tra la data dellillegittimo licenziamento e quella della pronuncia giudiziale contenente lordine di reintegra del lavoratore, durante il quale il rapporto di lavoro è quiescente ma non estinto, rimangono in vita il rapporto assicurativo previdenziale ed il corrispondente obbligo del datore di lavoro di versare i contributi assicurativi, che sono dovuti indipendentemente dallerogazione della retribuzione (che nel detto periodo non è corrisposta spettando al lavoratore solo il risarcimento del danno) e vanno commisurati a quella che sarebbe stata la normale retribuzione nellintero periodo. Pertanto nel periodo intercorso tra licenziamento e sentenza di primo grado, ovvero tra licenziamento e data della transazione, le contribuzioni rimangono dovute anche se la retribuzione non viene pagata. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 26946 del 20 dicembre 2007)
Dettagli
La promozione dei dipendenti pubblici deve avvenire a seguito di procedure concorsuali
Pubblicato il:
25/01/2008
Il pubblico concorso in quanto metodo che offre le migliori garanzie di selezione dei più capaci è un meccanismo strumentale rispetto al canone di efficienza dellamministrazione, il quale può dirsi pienamente rispettato qualora le selezioni non siano caratterizzate da arbitrarie forme che possono considerarsi ragionevoli solo in presenza di particolari situazioni, che possono giustificarle per una migliore garanzia del buon andamento dellamministrazione (Cassazione Sezione Lavoro n. 27127 del 21 dicembre 2007, Pres. Sciarelli, Rel. Balletti).
Dettagli
E' risarcibile l'infortunio in itinere occorso dal lavoratore nella pausa pranzo si reca dal luogo di lavoro alla propria abitazione quando il tragitto non sia da un regolare servizio di mezzi pubblici che assicurino il trasporto in tempi ragionevoli
Pubblicato il:
18/01/2008
Con riferimento all' infortunio in itinere occorso al lavoratore che nella pausa pranzo si reca dal luogo di lavoro alla propria abitazione, esso e' indennizzabile solo quando l'uso del mezzo privato di trasporto si renda necessario in base ad una ragionevole scelta del lavoratore. Ne consegue che la sua configurabilita' va esclusa nell'ipotesi in cui il tragitto dall'abitazione al luogo di lavoro possa essere agevolmente coperto, anche per il ritorno, mediante l'uso del mezzo pubblico. Dunque è risarcbile il prstatore di lavoro che faccia uso del mezzo proprio di trasporto per raggiungere il luogo di lavoro e per tornare alla propria abitazione quando la distanza non sia coperta da un regolare servizio di mezzi pubblici che assicurino il trasporto in tempi ragionevoli, specie quando il lavoratore nello spazio di un'ora di pausa pranzo, deve raggiungere la propria abitazione, desinare e tornare al lavoro.
E' quanto stabilito dalla di Corte di Cassazione, sezione Lavoro Civile, con sentenza del 10 dicembre 2007, n. 25742.
Dettagli
Il dipendente pubblico ha diritto al rimborso delle spese legali solo in caso di assenza di conflitto di interessi con l'amministrazione
Pubblicato il:
28/12/2007
In relazione alla disciplina dettata dall'articolo 20 del Dpr 335/1990, il diritto del dipendente al rimborso delle spese legali previsto dall'ultimo comma di tale disposizione presuppone l'assenza di un conflitto d'interesse con l'amministrazione, che deve essere accertata in base a una valutazione complessiva fondata sul provvedimento giudiziario con cui si è concluso il giudizio promosso nei confronti del dipendente, al fine di stabilire se con esso sia stato escluso ogni profilo di responsabilità del medesimo. La sussistenza del diritto in questione non dipende dalla preventiva iniziativa dell'amministrazione, ai sensi del comma 1 dello stesso articolo 20, per l'assunzione a proprio carico degli oneri di difesa e l'assistenza del dipendente stesso da parte di un legale. (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, sentenza del 19 novembre 2007, n. 23904)
Dettagli
L'impiegato pubblico cui siano state assegnate, al di fuori dei casi consentiti, mansioni superiori ha diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente ex articolo 36 della Costituzione
Pubblicato il:
27/12/2007
L'impiegato pubblico cui siano state assegnate, al di fuori dei casi consentiti, mansioni superiori, anche corrispondenti a una qualifica di due livelli superiori a quella di inquadramento, ha diritto, in conformità della giurisprudenza della Corte costituzionale, a una retribuzione proporzionata e sufficiente ex articolo 36 della Costituzione. Questa norma deve, quindi, trovare integrale applicazione - senza sbarramenti temporali di alcun genere - pure nel settore del pubblico impiego privatizzato, sempre che le superiori mansioni assegnate siano state svolte, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, nella loro pienezza, e sempre che in relazione all'attività spiegata siano stati esercitati i poteri e assunte le responsabilità correlate a dette superiori mansioni. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sezioni unite civili, Sentenza del 11 dicembre 2007, n. 25837.
Dettagli