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La mancanza di un titolo di studio o di altro requisito tecnico non esclude l'attribuzione di una qualifica superiore

Pubblicato il: 17/10/2007


La mancanza del titolo di studio o altro requisito analogo previsto per l'attribuzione di una qualifica superiore non esclude l'acquisibilità della medesima nel caso di effettivo esercizio delle relative mansioni per il periodo minimo prescritto.
L'esercizio delle mansioni corrispondenti alla qualifica superiore conferita resta precluso, tuttavia, qualora il titolo di studio o altro requisito analogo sia richiesto da norme inderogabili per lo svolgimento di determinate attività.
(Cassazione, Sezione lavoro, n. 17940)

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L'obbligo di affissione del codice disciplinare non deve ritenersi violato ove il comportamento vietato e la sanzione applicabile siano previsti da disposizioni contenute in fonte normativa avente forza di legge

Pubblicato il: 16/10/2007


"Nel rapporto di lavoro degli insegnamti della scuola pubblica, ai fini dell'osservanza dell'art. 7 dello statuto dei lavoratori - che prescrive l'affissione delle norme disciplinari vigenti all'interno dell'impresa per rendere conoscibili a tutti i lavoratori le fattispecie di illecito e le relative sanzioni, applicabile anche al rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti per il combinato disposto degli artt. 55 e 59 del d.lgs. n. 29 del 1993 - deve ritenersi che, tanto per i comportamenti per i quali è prevista la sanzione espulsiva, quanto per quelli per i quali è prevista la sanzione conservativa, l'affissione non sia necessaria ove il comportamento vietato e la sanzione applicabile siano previsti da disposizioni contenute in fonte normativa avente forza di legge, come tale ufficialmente pubblicata e conosciuta dalla generalità". E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza n. 56 dell'8 gennaio 2007.

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Non sempre la P.A. è responsabile per gli atti compiuti dai propri dipendenti

Pubblicato il: 15/10/2007


"Affinché ricorra la responsabilità della P.A. per un fatto lesivo posto in essere da un proprio dipendente – responsabilita’ il cui fondamento risiede nel rapporto di immedesimazione organica – deve sussistere, oltre al nesso di causalità fra il comportamento e l’evento dannoso, anche la riferibilità all’amministrazione del comportamento stesso, la quale presuppone che l’attività posta in essere dal dipendente sia e si manifesti come esplicazione dell’attività dell’ente pubblico". E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sezione terza civile, con sentenza n. 20986 del 08.10.2007. La Corte ha così accolto il ricorso promosso dal Comune di Oria che aveva impugnato la pronuncia della Corte di Appello di Lecce, affermando l’insussistenza della propria responsabilità solidale con quella di un vigile urbano che aveva volontariamente ucciso un giovane esplodendo un colpo di pistola durante una manifestazione folcloristica mosso da un risentimento di personale e non da motivi di servizio.

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Non si può derogare alla regola per la quale il riposo settimanale coincide con la domenica

Pubblicato il: 12/10/2007


I casi che giustificano una deroga alla regola della coincidenza del riposo settimanale con la domenica non sono sufficienti a consentire una deroga alla periodicità del riposo settimanale secondo lo schema dei sei giorni lavorativi seguiti da uno di riposo.E' quanto affermato dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale con la nota n. 29 dell'11 ottobre 2007.
Tale possibilità, prosegue, è prevista solo in presenza di interessi apprezzabili, nel rispetto della cadenza di un giorno di riposo ogni sei di lavoro, e a condizione che non si superino i limiti di ragionevolezza, con particolare riguardo alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.

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Il lavoratore che contesti la violazione dell'art. 2103 c.c. in consgeuenza del trasferimento ad altro ufficio deve provare la non equivalenza delle mansioni svolte

Pubblicato il: 11/10/2007


LA dipsosione di cui all'art. 2103 c.c. attribuisce al datore di lavoro il diritto e il dovere di adibire il lavoratore alle mansioni per le quali e' stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Ne consegue che incombe sul lavoratore, che assume la non equivalenza delle mansioni affidategli con quelle da ultimo svolte, provare la non equivalenza e la correlata dequalificazione (Cass., 9 giugno 1997 n. 5162).
E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 18580 del 4 settembre. La S.C. con detta pronuncia ha così respinto il ricorso di un lavoratore che affermava che il trasferimento presso un nuovo reparto con contestuale mutamento funzioni integrava una fattispecie di mobbing.

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In una procedura concorsuale la regola dell'anonimato ha carattere cogente solo nel caso in cui la prova pratica si sostanzi in una prova scritta

Pubblicato il: 11/10/2007


La redazione di un elaborato scritto deve essere anonima, anche in mancanza di una espressa previsione del bando che disciplina la procedura concorsuale. Questo principio trova la sua ratio nella necessità che l'elaborato non sia immediatamente e chiaramente riferibile ad un concorrente, in quanto l'anonimato evita il rischio, anche potenziale, di condizionamenti esterni. E' quanto affermato dal Consiglio di Stato, Sesta Sezione, con sentenza n. 4925 del 26 settembre 2007, confermando così il consolidato orientamento in materia. Tuttavia, prosegue il Consiglio di Stato che "solo se la prova pratica si sostanzia nella redazione di un elaborato scritto, la applicazione della regola dell'anonimato assume un carattere cogente; diversamente la pretesa di applicare questa
regola non ha alcun senso".

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In caso di licenziamento ad nutum del dirigente il rapporto si estingue immediatamente ma il lavoratore licenziato ha diritto all'indennità sostitutiva

Pubblicato il: 01/10/2007



La formulazione dell’art. 2118 c.c., in forza del quale "ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato dando il preavviso...", non lascia dubbi circa la possibilità di riconoscere in maniera inequivocabile sia al datore di lavoro che al lavoratore il diritto di recedere dal contratto dandone dovuto preavviso, ed in mancanza del quale il ricorrente sarà tenuto nei confronti dell’altro parte ad una indennità equivalente all'importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso, come previsto dal secondo comma della norma stessa. Ne consegue che deve escludersi che in pendenza del medesimo termine il rapporto di lavoro continui, allorquando il datore di lavoro abbia estromesso il lavoratore esternando la sua volontà di recedere dal rapporto lavorativo. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 11740 del 21 maggio 2007, con la quale il Collegio si è pronunciato sul ricorso promosso da una dirigente che dopo essere stata licenziata si era limitata ad impugnare il licenziamento rinunciando all'indennità di preavviso che il datore di lavoro
voleva corrisponderle.

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Approvato il disegno di legge in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro

Pubblicato il: 23/09/2007


E' stato definitivamente approvato dalla Camera dei Deputati il disegno di legge n. 2849 che detta "Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia". Il testo contiene
una delega al Governo ad emanare, entro 9 mesi, uno o più decreti legislativi, contenenti norme di tutela e sicurezza per tutti i lavoratori indipendentemente dalla qualificazione del rapporto di lavoro, con una particolare attenzione ai soggetti giovani, extracomunitari, in somministrazione e a progetto.

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Il diritto del lavoratore a percepire l'indennità di trasferta non è escluso dal successivo trasferimento dello stesso

Pubblicato il: 22/09/2007


La trasferta del lavoratore subordinato dalla quale consegue il diritto a percepire la relativa indennità, non può ritenersi esclusa nè dalla eventuale disponibilità manifestata dal lavoratore, nè dalla sua durata per un tempo apprezzabilmente lungo e neppure dalla coincidenza del luogo della trasferta con quello del successivo trasferimento, senza soluzione di continuità. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione Sezione Lavoro, con sentenza n. 16136 del 20 luglio 2007.

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Il lavoratore può essere adibito a mansioni superiori anche se non sia in possesso del titolo di studio richiesto dal contratto collettivo

Pubblicato il: 20/09/2007


In forza del principio del favor prestatoris, ai sensi dell'art. 2103, primo comma, c.c. lo svolgimento di mansioni superiori dà diritto alla promozione anche in mancanza del titolo di studio previsto dal contratto collettivo per la qualifica più elevata. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con n. 17940 del 23 agosto 2007, che ha tuttavia precisato che l’esercizio delle mansioni corrispondenti alla qualifica superiore conferita deve ritenersi precluso qualora il titolo di studio o altro requisito analogo sia richiesto, da norme inderogabili, per lo svolgimento di determinate attività.

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E' legittimo il licenziamento del dipendente che screditi l'azienda

Pubblicato il: 17/09/2007


E' legittimo il licenziamento del dipendente che screditi l'azienda, proferendo espressioni offensive sulla capacita' e sulla professionalita' del personale.
Così' si è pronunciata la Corte di Cassazione che, con sentenza n. 19232 del 14 settembre 2007, ha accolto il ricorso di una struttura sanitaria che aveva licenziato una infermiera rea di avere contestato la validità dei servizi offerti dalla società e dai suoi dipendenti e di aver continuato a propagare, anche dopo l'allontanamento, notizie e valutazioni offensive della struttura.
Secondo la Corte, infatti, in tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, allorquando siano contestati al dipendente diversi episodi, il giudice di merito non deve valutarli separatamente, bensi' globalmente, al fine di verificare se la loro rilevanza complessiva sia tale da minare la fiducia che il datore di lavoro deve poter riporre nel dipendente.

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E' di competenza del giudice ordinario la controversia relativa al rapporto che si instaura a seguito di un disciplinare tra la provincia e i liberi professonisti

Pubblicato il: 16/09/2007


Configura un rapporto di parasubordinazione, che comporta la competenza del giudice del lavoro, il rapporto che si instaura a seguito di un disciplinare tra la provincia e i liberi professonisti, poichè comporta l'instaurazione di una collaborazione, destinata a protrarsi per un apprezzabile periodo temporale, tra l'ente pubblico e detti professionisti, chiamati svolgere in piena autonomia i loro compiti, per il cui svolgiemnto è però necessario un coordinamento con l'ente territoriale al fine di perseguire le finalità che detto ente doveva assicuare.
Così si è pronunciata la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con snetnza n. 14702 del 25 giugno 2007, sulla revoca da parte della provincia di Messina di un incarico, in seguito alla firma di un disciplinare approvato regolarmente dalla giunta.

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Il datore doi lavoro è responsabilie ex art. 2087 c.c. dei danni subiti dall'infermiera aggredita da un paziente

Pubblicato il: 08/09/2007


Il datore di lavoro, la cui attività consista tra l'altro nel trattamento e cura di pazienti oligofrenici, soggetti incapaci della sorveglianza dei quali egli è tenuto erga omnes ex art. 2047 c.c., è specificamente responsabile ex art. 2087 c.c. dell'infortunio sul lavoro subito dal personale sanitario per comportamenti aggressivi degli stessi pazienti ove non provi in positivo di aver adottato tutte le più idonee misure di prevenzione che, secondo la particolarità di tale attività, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, non essendo sufficiente, per l'esonero da responsabilità, la mera prova dell'imprevedibilità del comportamento aggressivo del paziente.
È quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con sentenza n. 17066/2007.
Secondo il S.C.,infatti, l'Azienda nell'occasione non ha predisposto tutte le misure di sicurezza e di prevenzione, quali protocolli di comportamento per il personale sanitario nel caso di stato di agitazione di tali pazienti, astrattamente idonee ad evitare danni ai lavoratori.

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Il contratto collettivo successivo nel tempo può derogare in pejus quello precedente

Pubblicato il: 06/09/2007


Nel caso in cui ad una disciplina collettiva privatistica succeda altra disciplina di analoga natura, si verifica l'immediata sostituzione delle nuove clausole a quelle precedenti, anche se la nuova disciplina sia meno favorevole ai lavoratori.
E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza n. 13879 del 14 giugno 2007. Secondo la S.C., infatti, il divieto di deroga in pejus è posto dall'art. 2077 c.c. unicamente per il contratto individuale di lavoro in relazione alle
disposizioni del contratto collettivo non possono vantare posizioni di diritto quesito trovando i loro indiduali interessi tutela solo tramite quella dell'interesse collettivo.

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Le assenze per malattia, anche per un solo giorno, devono essere documentate

Pubblicato il: 02/09/2007


Le assenze per malattia, anche per un solo giorno, devono essere documentate. Non basta la semplice comunicazione. È quanto stabilito dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 17898 del 22/08/2007.
La prassi aziendale che derogi in melius la disciplina dettata dalla contrattazione collettiva di categoria, (in forza della quale le assenze devono essere giustificate, e non solo comunicate, al datore di lavoro, mediante esibizione di certificato medico), deve ritenersi mitigata se riserva al datore la possibilità di applicare alla lettera la previsione contrattuale. Ne consgue, pertanto, che essa non impedisce all'imprneditore di pretendere la certificazione medica quando ne ravvisi l'opportunità ((ad esempio per assenze frequenti).

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Il trasferimento del pubblico dipendente non sempre necessita della comunicazione di avvio del procedimento

Pubblicato il: 31/08/2007


Il provvedimento di trasferimento del pubblico dipendente da un ufficio all’altro della stessa sede territoriale della Polizia di Stato, non costituisce un trasferimento in senso tecnico, ma integra soltanto una modalità di estrinsecazione dei profili organizzativi del servizio stesso, che pertanto non esige le medesime garanzie procedimentali previste per i trasferimenti in senso stretto (cfr., Cons. St., sez. IV, 31 maggio 2003 n. 3038; 30 maggio 2005 n. 2773).
E' quanto disposto dal T.A.R. della Toscana con sentenza n. 695/2007.Ne consegue che, in tale ipotesi, il trasferimento è legittimo anche se non contenga una specifica e puntuale motivazione circa le ragioni che ne hanno determinato l’adozione, né è necessario che sia dato avviso dell’inizio del relativo procedimento

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Il mobbing non è reato a meno che non si provi la reiterazione della persecuzione e della discriminazione

Pubblicato il: 29/08/2007


Il mobbing, a meno che non si provi la reiterazione della persecuzione e della discriminazione, non è da considerarsi reato. E' quanto stabilito dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione la quale, con snetenza n. 33624/07 ravvisa l'assenza nel nostro ordinamento della fattispecie incriminatrice.
Il mobbing, spiega la Corte, suppone non tanto un singolo atto lesivo, ma una mirata reiterazione di una pluralità di atteggiamenti, anche se non singolarmente connotati da rilevanza penale, convergenti sia nell’esprimere l’ostilità del soggetto attivo verso la vittima sia nell’efficace capacità di mortificare e di isolare il dipendente nell’ambiente di lavoro.
Ne consegue che ad oggi, in assenza di una regolamentazione in tal senso, il lavoratore che subisca vessazioni sul posto di lavoro dovrà limitarsi a chiedere tutela sul solo piano civile.

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E' illegittimo il licenziamento con effetto immediato contestuale alla contestazione dell’addebito

Pubblicato il: 29/08/2007


Nel licenziamento disciplinare la contestazione dell’addebito e la comminatoria del licenziamento possono essere contenute nel medesimo atto, in mancanza di disposizioni che vietino tali modalità di esercizio dei poteri del datore di lavoro, a condizione che venga concesso al lavoratore il termine di legge di cinque giorni per fornire le proprie discolpe. Ne consegue che qualora egli non si avvalga di tale possibilità, il rapporto di lavoro si intenderà risolto senza ulteriore preavviso dal giorno successivo alla scadenza del termine. E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 15050 del 4 luglio 2007 confermando un principio di diritto consolidato in giurisprudenza. Ne deriva pertanto, sostiene la Corte, l'illegittimità della comminatoria con effetto immediato del licenziamento contestuale alla contestazione dell’addebito. In tal modo si sopprime del tutto il termine fissato per la difesa del lavoratore incolpato –termine che, del resto, neppure può essere disposto, in sostanza, soltanto al fine di una ipotetica revoca di un licenziamento comunque già efficace.

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Una condizione lavorativa stressante può costituire fonte di responsabilità per il datore di lavoro

Pubblicato il: 26/08/2007


Una condizione lavorativa stressante può costituire fonte di responsabilità per il datore di lavoro. E’ qunato stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 13099 del 7 giugno 2007. Tuttavia, ha precisato la S.C., grava sul lavoratore l’onere di provare la nocività delle condizioni di lavoro, e il nesso causale fra tali condizioni ed il danno subito, mentre sarà il datore di lavoro a dover dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

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Il giudice che riduce l’ammontare di diritti ed onorari indicati nella nota spese ha l'obbligo di motivare il criterio adottato

Pubblicato il: 30/07/2007


Il giudice che riduca l’ammontare complessivo di diritti ed onorari indicati nella nota prodotta dalle parti, ha l’obbligo d’indicare il criterio di liquidazione adottato, in modo da consentire il controllo di legittimità sulle variazioni effettuate, attesa l’inderogabilità dei compensi per le prestazioni di avvocato e procuratore sancita dall’articolo 24 legge 794/42. E' qaunto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 8295 del 03/04/07. La S.C. ha così confermato l'orientamento già consolidato in materia con le sentenze n. 13085/06, 8158/03, 11483/02, 5005/99, 10864/98.

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