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Della mancata predisposizione di misure di protezione dall'amianto risponde l'intero consiglio di amministrazione
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13/12/2010
Della mancata predisposizione di misure di protezione dall'amianto risponde l'intero consiglio di amministrazione; d'altra parte, nel provare la responsabilità, il giudice non gode di nessuna discrezionalità ed è tenuto a motivare la scelta tra tesi scientifiche contrastanti, ancorando la sua "preferenza" agli elementi tecnici raccolti. La S.C. ha confermato la condanna degli amministratori relativamente a tre decessi avvenuti per fibrosi polmonare, mentre ha ritenuto che non è stato provato il nesso causale tra le inadempienze e l'evento mortale per gli otto dipendenti morti di tumore alla pleura, disponendo così il rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Torino che dovrà nuovamente giudicare tenendo conto che il giudice non gode di nessuna discrezionalità ed è, pertanto, tenuto a motivare la scelta tra tesi scientifiche contrastanti.
Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 4 novembre 2010, n. 38991
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Commette il reato di peculato il Maresciallo dei Carabinieri che porta con sè taluni oggetti a suo tempo da lui sequestrati a cittadini extracomunitari di cui aveva il possesso per ragioni del proprio ufficio
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10/12/2010
In tema di peculato, l'appropriazione della cosa mobile o denaro di cui il p.u. ha il possesso per ragioni del suo ufficio e/o servizio (come nella specie per le cose a suo tempo sequestrate dall'imputato nei confronti di terzi, secondo i termini del capo d'imputazione) si verifica tutte le volte che la condotta del soggetto attivo, pur essendo in condizione di assicurare la necessaria conservazione, tutela ed intangibilita' ex adverso delle cosa mobile (e/o denaro) di cui ha il possesso per ragioni del suo ufficio o servizio, ricorre a condotte tutt'altro che compatibili con i predetti fini, come il trascurare il deposito degli oggetti o del denaro a termini di legge (presso competenti uffici preposti a tal fine), arrivando addirittura a portarli con se', all'atto del trasferimento ad altra sede, a prescindere da intenti utilitaristici o meno, stante la necessaria indagine in punto di dolo, non utilmente scriminante per contingenti ragioni di inefficienza organizzativa dell'Ufficio di appartenenza del p.u.. Pertanto commette il reato di peculato il Maresciallo dei Carabinieri che porta con sè taluni oggetti a suo tempo da lui sequestrati a cittadini extracomunitari di cui aveva il possesso per ragioni del proprio ufficio.
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 2 novembre 2010, n. 38454
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Il risarcimento del danno ambientale di natura pubblica può essere richiesto solo dallo Stato
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07/12/2010
Il risarcimento del danno ambientale di natura pubblica, in sé considerato come lesione dell'interesse pubblico e generale all'ambiente, è ora previsto e disciplinato soltanto dall'art. 311 del D.Lgs. 152/2006, con la conseguenza che il titolare della pretesa risarcitoria per tale danno ambientale è esclusivamente lo Stato, in persona del ministro dell'ambiente. Tutti gli altri soggetti, singoli o associati, ivi compresi gli enti pubblici territoriali e le regioni, possono invece agire, in forza dell'art. 2043 c.c., per ottenere il risarcimento di qualsiasi danno patrimoniale, ulteriore e concreto, che abbiano dato prova di aver subito dalla medesima condotta lesiva dell'ambiente in relazione alla lesione di altri loro diritti patrimoniali, diversi dall'interesse pubblico e generale alla tutela dell'ambiente come diritto fondamentale e valore a rilevanza costituzionale.
Corte di Cassazione Sezione 3 Penale, Sentenza del 22 novembre 2010, n. 41015
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Va escluso che si possa configurare il meno grave reato della rapina tentata nel caso in cui il "maltolto" torni nella disponibilità del legittimo proprietario solo per l'intervento di terzi
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27/11/2010
Va escluso che si possa configurare il meno grave reato della rapina tentata nel caso in cui il "maltolto" torni nella disponibilità del legittimo proprietario solo per l'intervento di terzi. Perché scatti la rapina consumata è infatti sufficiente che la cosa sottratta sia passata, anche per breve tempo ed anche nello stesso luogo in cui la sottrazione si è verificata, sotto il dominio esclusivo dell'agente ed ovviamente il reato non può regredire allo stadio di tentativo solo perché in un momento successivo altri abbia impedito al suo autore di mantenere il possesso della cosa sottratta o di procurarsi l'impunità.
Corte di Cassazione Sezione 2 Penale, Sentenza del 28 settembre 2010, n. 35006
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Il Pm deve essere messo nella condizione di modificare l'imputazione in caso di fatto diverso o reato connesso
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19/11/2010
Il Pm deve essere messo nella condizione di modificare l'imputazione in caso di fatto diverso o reato connesso. Va pertanto censurato il comportamento del giudice del dibattimento che, arrogandosi un potere che nessuna norma gli riconosce, nega al pubblico ministero il compimento di un atto imperativo insindacabile e obbligatorio - inerente all'esercizio dell'azione penale - come è la contestazione del fatto diverso o del reato connesso. Così facendo, il giudice determina un'indebita regressione del processo alla fase delle indagini preliminari e si pone al di fuori dell'ordinamento processuale, così da integrare un atto abnorme in senso funzionale. Tale, infatti, deve essere classificato un atto che determina la stasi del processo e l'impossibilità di proseguirlo, come nel caso della cosiddetta regressione anomala del procedimento a una fase anteriore.
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 21 ottobre 2010, n. 37577
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Il difensore dell'arrestato o del fermato ha diritto di esaminare ed estrarre copia degli atti su cui si fonda la richiesta di convalida del fermo o dell'arresto e di applicazione della misura cautelare
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19/11/2010
Il difensore dell'arrestato o del fermato ha diritto di esaminare ed estrarre copia degli atti su cui si fonda la richiesta di convalida del fermo o dell'arresto e di applicazione della misura cautelare. Il rigetto di tale richiesta determina una nullità di ordine generale a regime intermedio dell'interrogatorio e del provvedimento di convalida, che resta sanata a norma dell'articolo 182, comma 2, del codice di procedura penale, se non viene eccepita nell'udienza di convalida.
Corte di Cassazione Sezioni Unite Penale, Sentenza del 11 ottobre 2010, n. 36212
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L'immigrato irregolare, destinatario di un provvedimento di espulsione, ha diritto a rimanere in Italia nei casi in cui i figli, che vivono abitualmente in Italia, possano subire un danno psicofisico dall'allontanamento del genitore
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11/11/2010
L'immigrato irregolare, destinatario di un provvedimento di espulsione, ha diritto a rimanere sul territorio italiano nei casi in cui i figli, che vivono abitualmente in Italia, possano incorrere in un rischio di subire un danno psicofisico dall'allontanamento del genitore. Nell'interpretare la deroga prevista dall'articolo 31 del testo unico in materia di immigrazione, il giudice di merito è tenuto a procedere a un'analisi caso per caso e non limitarsi a prendere in considerazione solo la sussistenza di condizioni eccezionali legate alla salute fisica del minore.
Corte di Cassazione Sezioni Unite Civile, Sentenza del 25 ottobre 2010, n. 21799
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Risponde del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato l'imprenditore che simula costi sostenuti per progetti di innovazione tecnologica mentre si tratta di costi inerenti la normale attività di impresa
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05/11/2010
Deve rispondere del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316-ter c.p.) l'imprenditore che simula costi sostenuti per progetti di innovazione tecnologica mentre si tratta di costi inerenti la normale attività di impresa. Tale responsabilità non è esclusa nemmeno nel caso in cui si sia interamente affidato, per la presentazione delle domande di contributi, a consulenti esperti in materia. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 7 settembre 2010, n. 32748.
Corte di Cassazione Penale, Sentenza del 7 settembre 2010, n. 32748
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La pendenza di un procedimento penale per fatti che hanno dato luogo ad un danno coperto da assicurazione non impedisce il decorso della prescrizione
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05/11/2010
La pendenza di un procedimento penale per fatti che hanno dato luogo ad un danno coperto da assicurazione (nella specie, procedimento per incendio doloso a carico dell'assicurato contro i danni derivanti dall'incendio) non costituisce, di per sè, fatto impeditivo del decorso della prescrizione del diritto all'indennizzo, salvo che le parti, nella loro autonomia contrattuale, non lo abbiano espressamente elevato a condizione sospensiva, perché, in tal caso, la pendenza del giudizio penale rappresenta un ostacolo giuridico all'esercizio del diritto, che, a norma dell'art. 2935 c.c., impedisce il decorso della prescrizione.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 21 ottobre 2010, n. 21601
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Il direttore di un giornale on-line non risponde per omesso controllo di quanto pubblicato nel sito da lui diretto
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25/10/2010
In base a quanto disposto dall'art. 57 c.p.p., che stabilisce la responsabilità omissiva per colpa del direttore di «stampa periodica», fatta eccezione per il concorso nella diffamazione, il direttore di un giornale on-line non risponde per omesso controllo di quanto pubblicato nel sito da lui diretto.
Invero, ne' con la Legge 7 marzo 2001, n. 62, ne' con il gia' menzionato Decreto Legislativo del 2003, e' stata effettuata la estensione della operativita' dell'articolo 57 c.p. dalla carta stampata ai giornali telematici, essendosi limitato il testo del 2001 a introdurre la registrazione dei giornali on line (che dunque devono necessariamente avere al vertice un direttore) solo per ragioni amministrative e, in ultima analisi, perche' possano essere richieste le provvidenze previste per l'editoria (come ha chiarito il successivo Decreto Legislativo). Allo stato, dunque, "il sistema" non prevede la punibilita' ai sensi dell'articolo 57 c.p. (o di un analogo meccanismo incriminatorio) del direttore di un giornale on line. Rimanendo pertanto assorbita la censura sub 1), deve concludersi che la sentenza impugnata va annullata senza rinvio perche' il fatto non e' previsto dalla legge come reato.
Corte di Cassazione Sezione 5 Penale, Sentenza del 1 ottobre 2010, n. 35511
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Non commette il reato di truffa colui che espone sul parabrezza un permesso-invalidi per circolare nelle ZTL.
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24/10/2010
Non commette il reato di truffa colui che espone sul parabrezza un permesso-invalidi per circolare nelle ZTL. Difatti manca, come requisito implicito della fattispecie tipica del reato di truffa, l'atto di disposizione patrimoniale che costituisce l'elemento intermedio derivante dall'errore ed e' causa dell'ingiusto profitto con altrui danno. Cio' perche', pur ammettendosi la configurabilita' di un atto dispositivo di carattere omissivo, l'atto di disposizione patrimoniale non potrebbe essere ravvisabile nel fatto che gli organi comunali di controllo, indotti in errore, non abbiano contestato le infrazioni amministrative, ne' nel fatto che l'ente comunale abbia subito l'inadempienza dell'agente. Il reato non sarebbe infatti comunque ipotizzatale, perche' manca in casi del genere la necessaria cooperazione della vittima. Inoltre, non ricorrerebbe la necessaria sequenza "artificio - induzione in errore - profitto", perche', al contrario, il profitto della condotta contestata agli imputati sarebbe realizzato immediatamente, grazie all'elusione dei controlli, e al conseguente, mancato versamento delle somme che sarebbero state dovute in conseguenza delle violazioni amministrative, o per la sosta del veicolo all'interno di zone a traffico limitato.
Corte di Cassazione Sezione 2 Penale, Sentenza del 28 settembre 2010, n. 35004
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In caso di aggresione da parte di un cane ne è responsabile il possessore
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22/10/2010
In tema di custodia di animali, l'obbligo sorge ogni volta che sussista una relazione di possesso o di semplice detenzione tra l'animale e una data persona, posto che l'articolo 672 cod. pen. relaziona l'obbligo di non lasciare libero l'animale o di custodirlo con le debite cautele al possesso dell'animale, possesso da intendersi come detenzione anche solo materiale e di fatto senza che sia necessario che sussista una relazione di proprieta' in senso civilistico. (Fattispecie in tema di responsabilita' per lesioni colpose cagionate dal morso di un cane).
Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 27 settembre 2010, n. 34813
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Commette il reato di istigazione alla corruzione colui che offre buoni benzina ad un pubblico ufficiale
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20/10/2010
E' responsabile del reato di cui all'articolo 322 c.p. (istigazione alla corruzione), colui che abbia per consegnato, in una busta chiusa, una decina di carnet di buoni di benzina da dieci euro ciascuno, per un valore complessivo di euro mille, al coadiutore giudiziario nel procedimento di cui è parte per indurre lo stesso ad adoperarsi a liquidare in suo favore i crediti vantati. Difatti, l'offerta, anche se modesta, è idonea a configurare il reato di cui all'articolo 322 Cp: mediante la stessa, infatti, si propone un'alterazione in proprio favore di una procedura in violazione dei doveri di imparzialità e correttezza dell'amministrazione.
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 16 settembre 2010, n. 33724
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Può essere oggetto di sequestro preventivo qualsiasi bene, anche appartenente a terzi, che sia anche indirettamente collegato al reato
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20/10/2010
Oggetto del sequestro preventivo può essere qualsiasi bene - a chiunque appartenente e, quindi, anche a persona estranea al reato purché esso sia, anche indirettamente, collegato al reato e, ove lasciato in libera disponibilità, idoneo a costituire pericolo di aggravamento o di protrazione delle conseguenze del reato ovvero di agevolazione della commissione di ulteriori fatti penalmente rilevanti. (confermata da Corte di Cassazione Sezione 3 Penale, n. 17865 del 17/03/2009)
Corte di Cassazione Sezione 3 Penale, Sentenza del 20 settembre 2010, n. 33910
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Scatta il reato di estorsione per chi chiede con modalità intimidatorie e in misura proporzionata rispetto al dovuto la restituzione di una somma
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18/10/2010
Scatta il reato di estorsione per chi chiede con modalità intimidatorie e in misura proporzionata rispetto al dovuto la restituzione di una somma; il meno grave reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, infatti, si può configurare solo quando in maniera "prepotente" si fa valere un diritto che verrebbe comunque riconosciuto anche in un aula di tribunale.
Difatti, secondo la giurisprudenza anche una minaccia dall'esteriore apparenza di legalita' puo' costituire illegittima intimidazione idonea a integrare i l'elemento materiale del reato di estorsione nel caso in cui e' finalizzata ad ottenere un profitto ingiusto e dunque non la controprestazione dovuta; nella specie, la valenza intimidatoria della minaccia e' costituita anche dalla rilevata sproporzione tra credito originario e somma pretesa, situazione che trasforma la richiesta di una prestazione in un risultato iniquo perche' ampiamente esorbitante rispetto a quanto si sarebbe conseguito attraverso l'esercizio del diritto, che viene strumentalizzato per uno scopo contro ius.
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 16 settembre 2010, n. 33741
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Commette reato di ingiuria il datore di lavoro che insulta il dipendente se si offende dopo un rimprovero
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18/10/2010
Commette reato di ingiuria il datore di lavoro che insulta il dipendente se si offende dopo un rimprovero. La condanna è giustificata dall'evidente intento offensivo implicito nella scelta di un vocabolo fortemente dispregiativo. Il lavoratore ha infatti pieno diritto a manifestare disappunto e rammarico per un rimprovero sul suo rendimento; dall'altro lato, allo stesso tempo, va censurato l'uso di termini che attribuiscono - secondo il comune significato recepito da tutti gli italiani - al destinatario qualifica di persona meritevole di disprezzo e di disistima. I datori di lavoro sono infatti tenuti ad evitare i rilievi fatti "a modo loro" e ad esprimersi restando all'interno dei normali canoni di civiltà comune e giuridica. Non può considerarsi una scriminate l'abitudine a un linguaggio colorito, perché nel nostro ordinamento il contesto lavorativo è caratterizzato da una pari dignità che non consente una "desensibilizzazione" alle altrui trasgressioni.
Corte di Cassazione Sezione 5 Penale, Sentenza del 29 settembre 2010, n. 35099
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Va escluso che l'esigenza del condannato di difendersi in un processo interno sia di ostacolo al trasferimento all'estero
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18/10/2010
Va escluso che l'esigenza del condannato di difendersi in un processo interno sia di ostacolo al trasferimento all'estero. Infatti, la facolta' riconosciuta dalla Legge n. 69 del 2005, articolo 24, di rinviare la consegna per consentire alla persona richiesta di essere sottoposta a procedimento penale in Italia per un reato diverso da quello oggetto del MAE implica una valutazione di opportunita' che deve tenere conto, tra l'altro, della comparazione della gravita' dei reati, della loro data di consumazione, della complessita' dei procedimenti, della fase e del grado in cui essi si trovano, della entita' della pena da scontare e delle modalita' della esecuzione.
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 29 settembre 2010, n. 35181
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Non commette il reato di diffamazione il cliente che chiede all'ordine professionale di verificare la correttezza del proprio difensore
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15/10/2010
Non commette il reato di diffamazione il cliente che chiede all'ordine professionale di verificare la correttezza del proprio difensore. Va infatti affermata la prevalenza del diritto di critica - sancito dalla Costituzione - sul bene della dignità personale, per cui giustamente, per chiarire i dubbia sulla corretteza dell'operato del proprio difensore, il ricorrente può scegliere la via extragiudiziale, prevista dal nostro ordinamento a tutela del diritto del cittadino di verificare eventuali violazioni delle regole deontologiche. Né la condanna per diffamazione può essere giustificata dal solo fatto che le perplessità del cliente si dimostrino infondate.
Corte di Cassazione Sezione 5 Penale, Sentenza del 21 settembre 2010, n. 33994
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Non può configurarsi il reato di rapina tentata nel caso in cui il "maltolto" torni nella disponibilità del legittimo proprietario solo per l'intervento di terzi
Pubblicato il:
15/10/2010
Va escluso che si possa configurare il meno grave reato della rapina tentata nel caso in cui il "maltolto" torni nella disponibilità del legittimo proprietario solo per l'intervento di terzi. Perché scatti la rapina consumata è infatti sufficiente che la cosa sottratta sia passata, anche per breve tempo ed anche nello stesso luogo in cui la sottrazione si è verificata, sotto il dominio esclusivo dell'agente ed ovviamente il reato non può regredire allo stadio di tentativo solo perché in un momento successivo altri abbia impedito al suo autore di mantenere il possesso della cosa sottratta o di procurarsi l'impunità.
Corte di Cassazione Sezione 2 Penale, Sentenza del 28 settembre 2010, n. 35006
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In caso di infortunio sul lavoro originato dall'assenza o dall'inidoneità delle misure di prevenzione, nessuna efficacia causale esclusiva può essere attribuita al comportamento imprudente del lavoratore infortunato realizzato nello svolgimento delle proprie mansioni e utilizzando gli strumenti di lavoro
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14/10/2010
In caso di infortunio sul lavoro originato dall'assenza o dall'inidoneità delle misure di prevenzione, nessuna efficacia causale esclusiva, per escludere la responsabilità del datore di lavoro, può essere attribuita al comportamento imprudente del lavoratore infortunato realizzato nello svolgimento delle proprie mansioni e utilizzando gli strumenti di lavoro. Nella specie, nel rigettare il ricorso avverso la sentenza di condanna, la Corte ha ritenuto corretto il ragionamento del giudice di merito che, apprezzata l'irregolarità di una scala in muratura presente nel cantiere e utilizzata durante i lavori, aveva ravvisata la responsabilità per l'infortunio dei titolari della posizione di garanzia nel cantiere ed escluso l'abnormità del comportamento del lavoratore, pur in ipotesi imprudente, nell'utilizzo della scala ove si era verificato l'incidente.
Corte di Cassazione Penale, Sentenza del 26 agosto 2010, n. 32357
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