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La critica «sarebbe meglio una gestione al maschile», rivolta a una dirigente di una pubblica struttura è oggettivamente diffamatoria

Pubblicato il: 03/06/2010


La critica «sarebbe meglio una gestione al maschile», rivolta a una dirigente di una pubblica struttura, nel corso di un'intervista pubblicata da un quotidiano, è oggettivamente diffamatoria ed è, da sola, idonea ad affermare la responsabilità sia dell'intervistato che dell'intervistatore. Invero si tratta di una dichiarazione che è certamente lesiva della reputazione della persona offesa trattandosi di un suggerimento assolutamente gratuito, sganciato dai fatti e che costituisce una mera valutazione. (Fattispecie nella quale in un articolo, intitolato «Carcere: serve un uomo», un sindacalista nell'ambito di un'intervista aveva criticato con la frase indicata la direttrice del penitenziario locale). Corte di Cassazione Sezione 5 Penale, Sentenza del 12 marzo 2010, n. 10164

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Sul committente non grava un obbligo generalizzato di controllo del rispetto della normativa antinfortunistica da parte dell'appaltatore

Pubblicato il: 03/06/2010


Con riferimento ai lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto, se il dovere di sicurezza è riferibile, oltre che al datore di lavoro (di regola l'appaltatore, destinatario delle disposizioni antinfortunistiche), anche al committente, con conseguente possibilità, in caso di infortunio, di intrecci di responsabilità, coinvolgenti anche il committente medesimo, tale principio non può essere applicato automaticamente, non potendo esigersi dal committente un controllo pressante, continuo e capillare sull'organizzazione e sull'andamento dei lavori. In questa prospettiva, per fondare la responsabilità del committente, non si può prescindere da un attento esame della situazione fattuale, al fine di verificare quale sia stata, in concreto, l'effettiva incidenza della condotta del committente nell'eziologia dell'evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l'esecuzione dei lavori. A tal fine, vanno considerati: la specificità dei lavori da eseguire (diverso, in particolare, è il caso in cui il committente dia in appalto lavori relativi a un complesso aziendale di cui sia titolare, da quello dei lavori di ristrutturazione edilizia di un proprio immobile); i criteri seguiti dal committente per la scelta dell'appaltatore (quale soggetto munito dei titoli di idoneità prescritti dalla legge e della capacità tecnica e professionale proporzionata al tipo di attività commissionata e alle concrete modalità di espletamento della stessa); l'ingerenza del committente stesso nell'esecuzione dei lavori oggetto dell'appalto; nonché, la percepibilità agevole e immediata da parte del committente di eventuali situazioni di pericolo. Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 19 aprile 2010, n. 15081

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In tema di gestione illecita dei rifiuti, deve essere disposta la confisca obbligatoria del mezzo impiegato per il trasporto non autorizzato

Pubblicato il: 31/05/2010


In tema di gestione illecita dei rifiuti, deve essere disposta la confisca obbligatoria del mezzo impiegato per il trasporto non autorizzato (Cass., sez. III, 11/03/2009 - 19/05/2009, n. 20935). Pertanto, é legittimo il sequestro preventivo dei mezzi utilizzati per l'illecito trasporto di rifiuti pericolosi stante il disposto del comma secondo dell'art. 52 d.lgs 25 febbraio 1997 n. 22, che ricollega al reato di cui al comma terzo una ipotesi di confisca obbligatoria (ora artt. 259, comma secondo, e 260 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152). (Cass., sez. III, 23/05/2001 - 8/08/2001, n. 30903). Sicché, anche a seguito dell'intervenuta autorizzazione al trasporto dei rifiuti, non può essere disposta la restituzione del mezzo adibito al loro trasporto illecito che sia stato oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, in quanto il sequestro preventivo "delle cose di cui é consentita la confisca" si giustifica non per la pericolosità intrinseca della cosa, ma per la funzione general-preventiva e dissuasivi attribuitale dal legislatore (Cass., sez. III, 28/01/2009 - 11/03/2009, n. 10710). Inoltre, in tema di traffico o di trasporto illecito di rifiuti il legislatore ha inteso equiparare la confisca prevista dall'articolo 259 d.lgs 152/2006 a quelle imposte dalla legge ai sensi dell'art. 240 comma 2 c.p., ed ha puntualizzato che tale misura si caratterizza per la sua "funzione dissuasiva a carattere generale" cosicché il sequestro preventivo, adottato per assicurare una successiva confisca (obbligatoria per legge), può essere revocato solo se viene meno la probabilità dell'effettiva commissione del reato (ossia il requisito del fumus), ma non anche in virtù della cessazione delle esigenze cautelari. (Amb.Dir.) Corte di Cassazione Sezione 3 Penale, Sentenza del 20 aprile 2010, n. 15105

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Se le opere di "ristrutturazione" sono difformi dal manufatto precedente in assenza di permesso di cistruire si configura il reato il reato di cui all'art. 181, comma 1, del D.Lgs. 22.1.2004, n. 42

Pubblicato il: 29/05/2010


Nei casi di ristrutturazione attuata attraverso demolizione e ricostruzione, volumetria e sagoma devono rimanere identiche mentre si pongono come limiti per gli interventi di ristrutturazione che non comportino la previa demolizione. Ne consegue che, se il risultato finale dell'attività demolitorio-ricostruttiva non coincide nella volumetria e nella sagoma con il manufatto precedente, l'intervento deve essere qualificato come nuova costruzione assoggettata al permesso di costruire costruire la cui mancanza fa scattare la sanzione penale. Corte di Cassazione Sezione 3 Penale, Sentenza del 27 aprile 2010, n. 16393

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Commette il reato di estorsione il coniuge che minaccia la moglie per indurla a lasciare l'abitazione che le è stata affidata in in sede di separazione

Pubblicato il: 26/05/2010


Commette il reato di estorsione il coniuge che ponga in essere minacce, insulti ed atti di violenza per indurre la moglie a lasciare l'abitazione che le è stata affidata sia in sede di separazione che di divorzio. Emerge, infatti, prima facie un'azione illecita connotata dall'elemento della minaccia, azione "volta ad ottenere un comportamento immediato del soggetto passivo, influendo sulla sua libertà di autodeterminazione. E' quanto stabilito dalla Cassazione penale, sez. II, con sentenza 20.04.2010 n° 15111 Corte di Cassazione Sezione 2 Penale, Sentenza del 20 aprile 2010, n. 15111

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Aggiungere il termine "italiano" ad una parola ingiuriosa non integra l'aggravante della discriminazione

Pubblicato il: 20/05/2010


Il termine "italiano", accoppiato ad una parola ingiuriosa, puo' essere letto come individualizzazione di una persona singola (per fatti relativi ad una situazione eminentemente personale e familiare), nei cui confronti si ha disistima, piuttosto che come riferimento ad una identita' etnica in quanto facente parte di una comunita' nazionale, quella italiana, che proprio nel nostro paese non puo' essere correlata ad una situazione di inferiorita' o suscettibile di essere discriminata. La giuridica conseguenza è che non si riscontra l'aggravante di cui al Decreto Legge n. 122 del 1993, articolo 3 conv., con modificazioni, in Legge 25 giugno 2005, n. 205 Corte di Cassazione Sezione 5 Penale, Sentenza del 25 marzo 2010, n. 11590

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Le intercettazioni dichiarate inutilizzabili non sono suscettibili di utilizzazione agli effetti di qualsiasi tipo di giudizio

Pubblicato il: 13/05/2010


Le intercettazioni dichiarate inutilizzabili a norma dell'articolo 271 del Cpp (nella specie, per mancata osservanza delle disposizioni previste dall'articolo 268, comma 3, dello stesso codice), così come le prove inutilizzabili a norma dell'articolo 191 del Cpp, non sono suscettibili di utilizzazione agli effetti di qualsiasi tipo di giudizio, ivi compreso quello relativo all'applicazione di misure di prevenzione. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza del 9 aprile 2010, n. 13426. Corte di Cassazione Sezioni Unite Penale, Sentenza del 9 aprile 2010, n. 13426

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L'aggravante della destrezza nel reato di furto non sussiste nel caso in cui il lavoratore abbia sottratto banconote dalla cassa nel momento in cui il datore di lavoro si è allontanato dal negozio

Pubblicato il: 11/05/2010


L'aggravante della destrezza nel reato di furto sussiste allorche' la condotta di sottrazione e di impossessamento del bene si realizzi mediante approfittamento delle condizioni piu' favorevoli per cogliere l'attimo del momentaneo distacco del proprietario della cosa e, dunque, di una condizione di attenuata difesa, quale e' quella di chi la perda di vista, per una frazione di tempo, senza precludersi tuttavia il controllo e l'immediato ricongiungimento con essa. L'approfittamento di questa frazione di tempo, in permanenza della vigilanza diretta e immediata della cosa, configura la condotta elusiva che il legislatore intende punire piu' gravemente, in quanto espressione di una particolare attitudine criminale del soggetto. La configurabilita' dell'approfittamento di questa frazione di tempo presuppone, quindi, che la cosa permanga nella sfera di vigilanza del soggetto passivo, precisando che tale sfera va considerata non solo in base alla vicinanza della cosa alla persona offesa, ma anche e soprattutto, all'effettiva possibilita' di percezione immediata dell'azione furtiva e di reazione altrettanto immediata dell'interessato. Per tale ragione non si può parlare di approfittamento di una frazione di tempo nel caso in cui il lavoratore abbia sottratto banconote dalla cassa nel momento in cui il datore di lavoro si è allontanato dal negozio. Corte di Cassazione Sezione 5 Penale, Sentenza del 23 marzo 2010, n. 11079

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I beni di provenienza illecita possono essere confiscati anche se riconducibili al regime della comunione legale

Pubblicato il: 11/05/2010


La disciplina della comunione legale tra coniugi è animata dall'intento di tutelare la famiglia attraverso una specifica protezione della posizione dei coniugi che si manifesta, a norma dell'art. 177, primo comma, lettera a), cod. civ., nel regime dell'attribuzione comune degli acquisti compiuti durante il matrimonio. Tale finalità di protezione è del tutto assente nell'ipotesi in cui i beni acquistati - astrattamente riconducibili al regime della comunione legale - abbiano una provenienza illecita; pertanto, ove il giudice penale abbia sottoposto a confisca, ai sensi dell'art. 2-ter della legge 31 maggio 1965, n. 575, beni di persona sottoposta a procedimento di prevenzione per sospetta appartenenza ad associazioni di tipo mafioso, il coniuge non può invocare la disciplina della comunione legale per sottrarre determinati beni alla predetta misura, salvo che dimostri di aver contribuito all'acquisto con proprie disponibilità frutto di attività lecite. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 5 marzo 2010, n. 5424

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Non elude l'obbligo di visita imposto dal giudice il genitore che impedisce all'altro di vedere il minore che ha mal di denti

Pubblicato il: 08/05/2010


In tema di mancata esecuzione di un provvedimento del giudice civile concernente l'affidamento di un figlio minore, ai fini della sussistenza del dolo, occorre stabilire da parte del giudice penale se il genitore affidatario, nell'impedire al genitore non affidatario il diritto di visita nei confronti del minore, sia stato eventualmente mosso dalla necessità di tutelare l'interesse morale e materiale del minore medesimo, soggetto di diritti e non mero oggetto di finalità esecutive perseguite da altri. Infatti, il genitore affidatario, pur obbligato a consentire l'esercizio del diritto di visita da parte dell'altro genitore secondo le prescrizioni stabilite dal giudice, essendo egli nello stesso tempo tenuto a garantire la crescita serena ed equilibrata del minore a norma dell'articolo 155, comma 3, del codice civile, ha in ogni momento il diritto-dovere di assicurare massima tutela all'interesse preminente del minore, ove tale interesse, per la naturale fluidità di ogni situazione umana, non sia stato potuto essere tempestivamente portato alla valutazione del giudice civile: per l'effetto, il rifiuto di visita, specie laddove ricusato dal minore, può trovare giustificazione nell'esigenza prevalente di tutelare l'interesse morale e materiale del minore. Nella specie, ove tra l'altro si discuteva di un unico, specifico episodio, in un arco temporale di diversi mesi nei quali non erano state denunciate altre situazioni simili, l'imputata aveva addotto, a fondamento del rifiuto di visita, un malessere accusato dalla figlia minore. Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 18 marzo 2010, n. 10701

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In caso di guida in stato di ebrezza è legittimo il sequestro del veicolo in leasing

Pubblicato il: 08/05/2010


In tema di guida in stato di ebbrezza, è legittimo il sequestro preventivo (finalizzato alla confisca) di un veicolo di cui il conducente abbia la disponibilità materiale e giuridica in forza di contratto di leasing, trattandosi di negozio da cui deriva il diritto per l'utilizzatore di godere e di disporre del mezzo di trasporto in maniera esclusiva, dovendosi dunque ritenere, in tal caso, che il veicolo appartenga al conducente medesimo e non già a soggetti terzi. Non vale quindi la tesi contraria che il veicolo è intestato alla società concedente. Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 18 marzo 2010, n. 10688

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reiterati comportamenti violenti fisici e verbali posti in essere dal figlio nei confronti dei familiari integrano il reato di maltrattamenti

Pubblicato il: 06/05/2010


I reiterati comportamenti violenti fisici e verbali posti in essere dal figlio con la volonta' di vessare i propri familiari, facendoli vivere in uno stato di terrore integrano il reato di maltrattamenti. Alcuna rilevanza può essere attribuita alla giovane eta' (che, comunque, non era tale da impedirgli di compiere liberamente le sue scelte di vita), che non impedisce di avere consapevolezza della duratura sofferenza arrecata ai propri congiunti sia con gli atti di violenza fisica che con le frequenti e immotivate aggressioni verbali ai quali li sottoponeva. Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 1 aprile 2010, n. 12798

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Il committente può essere ritenuto responsabile delle lesioni subite da un operaio

Pubblicato il: 05/05/2010


Atteso il ruolo di collaboratore del committente che caratterizza la figura del coordinatore per la sicurezza, la lettura della specifica sfera di gestione del rischio facente capo a questi discende per un verso dalla funzione di generale, alta vigilanza che la legge demanda al committente; e per l'altro dalla disciplina di cui all'art. 5, Dlgs n. 494/1996. Tale disciplina conferma che la funzione di vigilanza del coordinatore per la sicurezza è "alta" e non si confonde con quella operativa demandata al datore di lavoro ed alle figure che da esso ricevono poteri e doveri: il dirigente ed il preposto. Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 14 gennaio 2010, n. 1490

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Stimolare sentimenti caritatevoli con petulanza integra il reato di molestie

Pubblicato il: 04/05/2010


Stimolare sentimenti caritatevoli con petulanza integra il reato di molestie. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione Penale, la quale ha ravvisato gli elementi tipici del reato nella condotta di una famiglia che disturbava insistentemente un prelato apponendo cartelli sulla cancellata della curia e richiedendo insistentemente colloqui per chiarire la vicenda relativa allo sfratto da un campetto di calcio che i due coniugi gestivano. Secondo la Corte l'elemento psicologico risulta integrato dalla "direzione della volonta' verso il fine specifico di interferire inopportunamente nell'altrui sfera di liberta'" (cosi' Cass. Pen. Sez. 1, n. 19071 in data 30.03.2004, Rv. 228217, Gravina). Corte di Cassazione Sezione 1 Penale, Sentenza del 16 marzo 2010, n. 10400

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Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione non è penalmente responsabile poichè non può direttamente intervenire per rimuovere le situazioni di rischio

Pubblicato il: 02/05/2010


In materia di normativa antinfortunistica, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione non riveste un'originaria posizione di garanzia - tanto è vero che le sue inadempienze non sono penalmente sanzionate - e quindi non può direttamente intervenire per rimuovere le situazioni di rischio. Peraltro, può essere chiamato a rispondere degli eventi dannosi quando siano riconducibili anche all'omessa segnalazione di queste situazioni delle quali era a conoscenza o che avrebbe dovuto conoscere. Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 25 marzo 2010, n. 11582

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Commette il reato di truffa aggravata il curatore fallimentare che attraverso l'utilizzazione fraudolenta di mandati di pagamento falsificati appropri di somme di denaro di pertinenza della procedura fallimentare

Pubblicato il: 20/04/2010


Commette il reato di truffa aggravata ex articolo 61, numero 9, del Cp, e non quello di peculato, il curatore fallimentare che attraverso l'utilizzazione fraudolenta di mandati di pagamento falsificati e in apparenza provenienti dall'ufficio del giudice delegato al fallimento si appropri di somme di denaro di pertinenza della procedura fallimentare. Infatti, il curatore non ha né la disponibilità materiale, né quella giuridica di tali somme, in quanto per conseguirla necessita di apposito provvedimento di autorizzazione del giudice delegato (cfr. articolo 34 della legge fallimentare), onde la falsificazione dei mandati costituisce proprio lo strumento fraudolento mediante il quale si ottiene l'impossessamento del denaro. Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 11 febbraio 2010, n. 5447

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Non commette abuso d'ufficio il sindaco che delinea su misura del candidato il profilo per accedere al pubblico concorso

Pubblicato il: 20/04/2010


Nel reato di abuso d'ufficio (articolo 323 del Cp), si richiede il dolo intenzionale, nel senso che l'agente deve aver agito proprio per perseguire uno degli eventi tipici della fattispecie incriminatrice, ossia l'ingiusto profitto patrimoniale, per sé o per altri, ovvero l'altrui danno ingiusto. In altri termini, non è sufficiente che il soggetto attivo agisca con dolo diretto, cioè che si rappresenti l'evento come verificabile con elevato grado di probabilità, né che agisca con dolo eventuale, nel senso che accetti il rischio del suo verificarsi, ma è necessario che l'evento di danno o quello di vantaggio sia voluto e realizzato come obiettivo immediato e diretto della condotta, e non risulti semplicemente realizzato come risultato accessorio di questa. Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 8 febbraio 2010, n. 4979

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E' illegittima anche la semplice offerta di prodotti che utilizzano marchio altrui

Pubblicato il: 17/03/2010


In tema di tutela dei marchi, il diritto di esclusiva vieta, oltre all'immissione in commercio di prodotti contraffatti, anche la semplice offerta di prodotti che indebitamente utilizzano il marchio altrui (nella specie, tramite la distribuzione di listini e depliants), mentre l'effettiva distribuzione dei prodotti sul mercato e l'ampiezza della loro vendita possono essere considerate ai fini dell'eventuale risarcimento dei danni. (Cassa con rinvio, App. Firenze, 20/09/2004) Cass. civ. Sez. I Sent., 30-07-2009, n. 17734 (rv. 609482) C.R.G. s.r.l. c. 2P KART s.r.l. Cass. civ. Sez. I Sent., 30-07-2009, n. 17734 (rv. 609482)

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Le offese rivolte ai figli si possono risolvere anche in una lesione della reputazione del padre

Pubblicato il: 16/03/2010


Le offese rivolte ai figli colpiscono anche il genitore. Difatti, le espressioni oltraggiose, pur attingendo in via diretta la figura della figlia del querelante, si possono risolvere anche in una lesione della reputazione del padre, chiamato in causa quale genitore della ragazza e quindi persona responsabile della formazione e della educazione della medesima. In forza del predetto principio di diritto la Corte di Cassazione ha ritenuto esente da vizi la condanna per lesioni personali e ingiuria nei confronti di un uomo accusato tra le altre cose di aver offeso una ragazza in presenza del padre Corte di Cassazione Sezione 5 Penale, Sentenza del 12 febbraio 2010, n. 5876

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In assenza di consenso informato per il risarcimento del danno occorre che il paziente provi che se fosse stato informato avrebbe rifiutato l'intervento

Pubblicato il: 16/03/2010


La violazione di un diritto fondamentale della persona, qual è quello dell'autodeterminazione in ordine alla tutela per via terapeutica della propria salute, comporta la risarcibilità di ogni tipo di pregiudizio non patrimoniale che ne sia causalmente derivato. Tuttavia nell'ipotesi in cui il paziente non sia in grado di fornire la prova che, se fosse stato informato sui rischi dell'intervento, avrebbe verosimilmente rifiutato di sottoporsi all'intervento stesso sarà risarcibile solamente il danno ricollegabile alla lesione del diritto di autodeterminazione del paziente. Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 9 febbraio 2010, n. 2847

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