Ti segnaliamo che..


Qui puoi leggere ogni giorno le sentenze e le notizie giuridiche più interessanti.
Oltre 3348 news sono presenti nella nostra banca dati.

Cerca nel testo


Nel contratto atipico di vitalizio alimentare o assistenziale, l'alea e' piu' accentuata rispetto al contratto di rendita vitalizia configurato dall'articolo 1872 c.c.

Pubblicato il: 20/09/2011


Nel contratto atipico di vitalizio alimentare o assistenziale, l'alea e' piu' accentuata rispetto al contratto di rendita vitalizia configurato dall'articolo 1872 c.c., in quanto le prestazioni non sono predeterminate nel loro ammontare, ma variano, giorno per giorno, secondo i bisogni (anche in ragione dell'eta' e della salute) del beneficiario (Cass. sez. 1, 9-10-1996 n. 8825); e che, nel vitalizio improprio, con riferimento all'eta' e allo stato di salute, l'alea e' esclusa soltanto se, al momento della conclusione, il beneficiario era affetto da malattia che, per natura e gravita', rendeva estremamente probabile un rapido esito letale, e che ne abbia in effetti provocato la morte dopo breve tempo, ovvero se il beneficiario abbia un'eta' talmente avanzata da non poter certamente sopravvivere, anche secondo le previsioni piu' ottimistiche, oltre un arco di tempo determinabile (Cass. Sez. 2, 24-6-2009 n. 14796). Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 19 luglio 2011, n. 15848

Dettagli



La vigilanza sulla funzionalità delle parti comuni dell'edificio spetta all'ente proprietario, che dunque è responsabile degli infortuni causati da una cattiva custodia

Pubblicato il: 15/09/2011


La vigilanza sulla funzionalità delle parti comuni dell'edificio spetta all'ente proprietario, che dunque è responsabile degli infortuni causati da una cattiva custodia; intercorrendo infatti il rapporto di custodia fra la cosa e chi ha l'effettivo potere su di essa - dunque il proprietario, ma anche il possessore o il detentore - il potere di intervenire opera come uno degli elementi per individuare la figura del custode, con la conseguenza che, a pari o a diverso titolo, la custodia può far capo a più soggetti, ciascuno con poteri di gestione o di intervento. Nel caso di specie, in cui un inquilino si è procurato un infortunio cadendo dalle scale del pianerottolo d'ingresso per mancanza di un interruttore della luce, andava accertato se l'azienda proprietaria degli alloggi fosse o meno custode dell'impianto di illuminazione sotto il profilo giuridico e di fatto, mentre non poteva essere attribuito rilievo decisivo, per escludere detta qualità di custode, alla circostanza che il conduttore non avesse avvisato della necessità delle riparazioni. In definitiva, il contratto di locazione non esclude i poteri di controllo, di vigilanza, e, in genere, di custodia spettanti al proprietario locatore, il quale conserva un effettivo potere fisico sulla entità immobiliare locata, con conseguente obbligo di vigilanza sullo stato di conservazione delle strutture edilizie e sull'efficienza degli impianti. Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 27 luglio 2011, n. 16422

Dettagli



Anche il possesso non esclusivo è idoneo a far scattare l'usucapione

Pubblicato il: 15/09/2011


Anche il possesso non esclusivo è idoneo a far scattare l'usucapione. Infatti, su di un immobile di proprietà esclusiva di un soggetto, può ben crearsi una situazione di compossesso pro indiviso tra lo stesso soggetto proprietario ed un terzo, con il conseguente possibile acquisto, da parte di quest'ultimo, della comproprietà pro indiviso dello stesso bene, una volta trascorso il tempo per l'usucapione, nella misura corrispondente al possesso esercitato. Né tale situazione di compossesso, che consiste nel comune potere di fatto sulla cosa, in tota et in qualibet parte della stessa, da parte di due soggetti, esige l'esclusione del possesso del proprietario (che in tal caso si tratterebbe di possesso esclusivo); né richiede che il compossessore esclusivo ignori l'esistenza del diritto altrui, non valendo la contraria eventualità ad escludere l'animus possidendi che sorregge i comportamenti effettivamente tenuti dal possessore il quale abbia usato della cosa uti con dominus. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 2 agosto 2011, n. 16914

Dettagli



I lavoratori a termine hanno diritto ai permessi studio come i colleghi con contratto a tempo indeterminato

Pubblicato il: 15/09/2011


I lavoratori a termine hanno diritto ai permessi studio come i colleghi con contratto a tempo indeterminato; questo anche se il beneficio non è espressamente previsto dal contratto collettivo nazionale, ma è il risultato della contrattazione collettiva decentrata e l'applicazione di quanto disposto dalla normativa comunitaria. Risulta infatti discriminatoria, rispetto all'art. 6 del D.Lgs. 368/2001 e alla direttiva Ce/70/1999, la revoca di un beneficio frutto di accordi sovra-nazionali applicabili salvo obiettive incompatibilità relative al singolo contratto a termine. Va inoltre ricordato che l'accesso ai permessi studio prescinde dall'interesse del datore di lavoro, sia pubblico sia privato, ma deriva dai diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione e dalla Corte dei diritti dell'Uomo. Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 19 agosto 2011, n. 17401

Dettagli



Non è licenziabile il cassiere del supermercato che al termine del turno ruba pochi spiccioli dalla cassa, in quanto la sanzione è sproporzionata

Pubblicato il: 15/09/2011


Non è licenziabile il cassiere del supermercato che al termine del turno ruba pochi spiccioli dalla cassa, in quanto la sanzione è sproporzionata. Affinché si possa invocare la giusta causa di un licenziamento va valutata la proporzionalità fra fatto addebitato e recesso, e per far ciò deve essere preso in considerazione ogni comportamento che, per la sua gravità, sia suscettibile di scuotere la fiducia del datore di lavoro e di far ritenere che la continuazione del rapporto si risolva in un pregiudizio per gli scopi aziendali. (Nel caso di specie il dipendente poteva vantare al suo attivo 14 anni di carriera irreprensibile; valutando lo stato di servizio generale del dipendente, quindi, va ritenuto il comportamento fraudolento imputabile più ad una debolezza che alla volontà di agire in violazione degli obblighi e del vincolo fiduciario, considerato anche che tale comportamento ha prodotto un danno sostanzialmente inesistente alla datrice di lavoro. Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 29 agosto 2011, n. 17739

Dettagli



Il condomino che abbia trasformato il proprio balcone in veranda non è soggetto, rispetto a questa, all'osservanza delle distanze prescritte dall'art. 907 c.c. nel caso in cui la veranda insista esattamente nell'area del balcone

Pubblicato il: 14/09/2011


Il condomino che abbia trasformato il proprio balcone in veranda, elevandola sino alla soglia del balcone sovrastante, non è soggetto, rispetto a questa, all'osservanza delle distanze prescritte dall'art. 907 c.c. nel caso in cui la veranda insista esattamente nell'area del balcone, senza debordare dal suo perimetro, in modo da non limitare la veduta in avanti ed a piombo del proprietario del balcone sovrastante, giacché l'art. 907 citato non attribuisce a quest'ultimo la possibilità di esercitare dalla soletta o dal parapetto del suo balcone una "inspectio" o "prospectio" obliqua verso il basso e contemporaneamente verso l'interno della sottostante proprietà. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 11 luglio 2011, n. 15186

Dettagli



Chi interviene volontariamente in un processo già pendente ha sempre la facoltà di formulare domande nei confronti delle altre parti, quand'anche sia ormai spirato il termine di cui all'articolo 183 del Cpc per la fissazione del thema decidendum

Pubblicato il: 14/09/2011


Chi interviene volontariamente in un processo già pendente ha sempre la facoltà di formulare domande nei confronti delle altre parti, quand'anche sia ormai spirato il termine di cui all'articolo 183 del Cpc per la fissazione del thema decidendum; né tale interpretazione dell'articolo 268 del Cpc viola il principio di ragionevole durata del processo o il diritto di difesa delle parti originarie del giudizio; infatti, l'interveniente, dovendo accettare il processo nello stato in cui si trova, non può dedurre, ove sia già intervenuta la relativa preclusione, nuove prove e, di conseguenza, non vi è il rischio di riapertura dell'istruzione, né quello che la causa possa essere decisa sulla base di fonti di prova che le parti originarie non abbiano potuto debitamente contrastare. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 11 luglio 2011, n. 15208

Dettagli



L'associazione sportiva organizzatrice di un evento competitivo agonistico è responsabile per non avere predisposto un regolamento del torneo con la previsione dell'obbligo di visita medica o per non avere detta associazione sottoposto a visita medica il giocatore

Pubblicato il: 14/09/2011


L'associazione sportiva organizzatrice di un evento competitivo agonistico è responsabile per non avere predisposto un regolamento del torneo con la previsione dell'obbligo di visita medica o per non avere detta associazione sottoposto a visita medica il giocatore, o quantomeno chiesto idonea e adeguata certificazione medica ai fini della partecipazione a detto torneo. La responsabilità per l'omesso accertamento all'idoneità sportiva comporta il sorgere della responsabilità (anche ex articolo 2049 del Cc, per la condotta omissiva del proprio personale), qualora sia accertato che, ove tali adempimenti fossero stati eseguiti, con elevata probabilità il giocatore non avrebbe potuto partecipare alla gara e non sarebbe deceduto, con consequenziale obbligo al risarcimento dei danni, così come stabilito dalla Corte di merito. Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 13 luglio 2011, n. 15394

Dettagli



La qualificazione del contratto come preliminare o definitivo costituisce pertanto un accertamento di fatto, incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da motivazione adeguata e non inficiata da vizi logici o giuridici

Pubblicato il: 12/09/2011


Il contratto preliminare ed il contratto definitivo di compravendita si differenziano per il diverso contenuto della volontà dei contraenti, che è diretta nel primo caso ad impegnare le parti a prestare, in un momento successivo, il loro consenso al trasferimento della proprietà, e nel secondo ad attuare il trasferimento stesso, contestualmente o a decorrere da un momento successivo alla conclusione del contratto, senza necessità di ulteriori manifestazioni di volontà. La qualificazione del contratto come preliminare o definitivo costituisce pertanto un accertamento di fatto, incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da motivazione adeguata e non inficiata da vizi logici o giuridici. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 11 luglio 2011, n. 15214

Dettagli



Se il locale condominiale è usato prevalentemente dalla condomina dell'ultimo piano per scopi personali, ma la chiave resta a disposizione di tutti, non c'è spoglio del possesso

Pubblicato il: 12/09/2011


L'articolo 1102 c.c. - applicabile, in virtu' del richiamo contenuto nell'articolo 1139 c.c., anche in materia di condominio negli edifici -, consente a ciascun partecipante di servirsi della cosa comune, purche' non ne alteri la destinazione, cioe' non incida sulla sostanza e struttura del bene, e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. Il partecipante alla comunione, pertanto, puo' usare della cosa comune per un suo fine particolare, con la conseguente possibilita' di ritrarre dal bene una utilita' specifica aggiuntiva rispetto a quelle che vengono ricavate dagli altri, con il limite di non alterare la consistenza e la destinazione di esso, o di non impedire l'altrui pari uso (Cass. Sez. 2, 12-3-2007 n. 5753); con l'ulteriore precisazione che la nozione di pari uso della cosa comune, cui fa riferimento l'articolo 1102 c.c., non va intesa nel senso di uso identico e contemporaneo, dovendo ritenersi conferita dalla legge a ciascun partecipante alla comunione la facolta' di trarre dalla cosa comune la piu' intensa utilizzazione, a condizione che questa sia compatibile con i diritti degli altri, posto che nei rapporti condominiali si richiede un costante equilibrio tra le esigenze e gli interessi di tutti i partecipanti alla comunione (Cass. 27-2-2007 n. 4617; Cass. 30-5-2003 n. 8808; Cass. 12-2-1998 n. 1499). Pertanto, se il locale condominiale è usato prevalentemente dalla condomina dell'ultimo piano per scopi personali, ma la chiave resta a disposizione di tutti, non c'è spoglio del possesso. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 14 luglio 2011, n. 15523

Dettagli



E' responsabile il datore di lavoro che non abbia fornito al cuoco delle scarpe antisdrucciolevoli, dotate di valenza antinfortunistica con riferimento alle mansioni svolte in un contesto scivoloso, qual è la cucina di un ristorante

Pubblicato il: 08/09/2011


Poiche' le norme di prevenzione antinfortunistica mirano a tutelare il lavoratore anche in ordine ad incidenti che possano derivare da sua negligenza, imprudenza e imperizia, il comportamento anomalo del lavoratore puo' acquisire valore di causa sopravvenuta da sola sufficiente a cagionare l'evento, tanto da escludere la responsabilita' del datore di lavoro e, in generale, del destinatario dell'obbligo di adottare le misure di prevenzione, solo quando esso sia assolutamente estraneo al processo produttivo o alle mansioni attribuite, risolvendosi in un comportamento del tutto esorbitante e imprevedibile rispetto al lavoro posto in essere, ontologicamente avulso da ogni ipotizzabile intervento e prevedibile scelta del lavoratore. Tale risultato, invece, non e' collegabile al comportamento, ancorche' avventato, disattento, imprudente, negligente del lavoratore, posto in essere nel contesto dell'attivita' lavorativa svolta, non essendo esso, in tal caso, eccezionale ed imprevedibile", deve escludersi che, nel caso concreto "la condotta del lavoratore con esperienza pluridecennale che avrebbe posto in essere una condotta pericolosa (maneggiare un pentolone di acqua bollente su di un pavimento bagnato)" potesse integrare l'asserito comportamento abnorme ed assolutamente imprevedibile, attesoche', in ogni caso, lo stesso rientrava nelle mansioni di cuoco esercitate nel ristorante dal lavoratore. Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 7 giugno 2011, n. 22514

Dettagli



Si considera perfezionato il contratto in caso di accettazione telefonica della quale si possa dare prova

Pubblicato il: 08/09/2011


Nei contratti per la cui validità l'ordinamento richiede la forma scritta, l'accettazione della proposta può pervenire, al soggetto proponente, anche in una forma differente da quella documentale. La comunicazione dell'accettazione non richiede necessariamente la forma scritta, tuttavia deve esserne fornita prova. Pertanto, si considera perfezionato il contratto in caso di accettazione telefonica della quale si possa dare prova. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 12 luglio 2011, n. 15293. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 12 luglio 2011, n. 15293

Dettagli



Può essere multato il padrone che trascura il proprio cane

Pubblicato il: 07/09/2011


Il concetto di abbandono come delineato dall'art. 727 c.p. non implica affatto l'incrudelimento verso l'animale o l'inflizione di sofferenze gratuite, ma molto più semplicemente quella trascuratezza o disinteresse che rappresentano una delle variabili possibili in aggiunta al distacco volontario vero e proprio. Ben potendo, nel comune sentire, qualificarsi l'abbandono come senso di trascuratezza o disinteresse verso qualcuno o qualcosa, o anche, mancanza di attenzione. Così come, nel concetto penalistico di abbandono ripreso anche dall'art. 591 c.p. sia pure con connotati diversi, nell'ipotesi dell'abbandono di animali contemplato dal comma 1° dell'art. 727 c.p. viene delineato in modo non dissimili la nozione di abbandono da intendersi quindi non solo come precisa volontà di abbandonare (o lasciare) definitivamente l'animale, ma di non prendersene più cura ben consapevole della incapacità dell'animale di non poter più provvedere a sé stesso come quando era affidato alle cure del proprio padrone. Il concetto della trascuratezza, intesa come vera e propria indifferenza verso l'altrui sorte, evoca quindi l'elemento della colpa che, al pari del dolo, rientra tra gli elementi costitutivi del reato contestato. Versandosi in tema di contravvenzione non si esige per la punibilità dell'agente la volontarietà dell'abbandono ma anche l'attuazione di comportamenti inerti incompatibili con la volontà di tenere con sé il proprio animale. (Amb.Dir.) Corte di Cassazione Sezione 3 Penale, Sentenza del 13 maggio 2011, n. 18892

Dettagli



E' illegittimo il licenziamento disciplinare intimato dal datore di lavoro per assenza del lavoratore dal proprio domicilio, durante il periodo di malattia, al fine di effettuare acquisti e altre attività quotidiane

Pubblicato il: 07/09/2011


È illegittimo il licenziamento disciplinare intimato dal datore di lavoro per assenza del lavoratore dal proprio domicilio, durante il periodo di malattia, al fine di effettuare acquisti e altre attività quotidiane. Nonostante l'insussistenza dello stato di malattia sia dimostrabile anche al di fuori della procedura di controllo individuata nell'ambito dell'art. 5 della legge. n. 300/1970 (cd. Statuto dei Lavoratori), in pratica, solo il ricorso a tale procedura può offrire elementi di valutazione rilevanti anche in riferimento all'elemento soggettivo, essenziale per l'illecito disciplinare. Le indagini investigative svolte dal datore di lavoro rilevano solo in via sussidiaria alla procedura di controllo prevista dallo Statuto dei Lavoratori. Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 21 marzo 2011, n. 6375

Dettagli



L'Anas deve pagare i danni all'automobilista investito da una frana, anche se questa proviene dal terreno di un privato

Pubblicato il: 07/09/2011


L'Anas deve pagare i danni all'automobilista investito da una frana, anche se questa proviene dal terreno di un privato. Infatti, la responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. si applica alle situazioni di pericolo che si possono verificare sulle strade pubbliche o aperte al pubblico, e va esclusa quando l'evento è imprevedibile, o perché causato dallo stesso utente, o perché dovuto ad un'alterazione "repentina dello stato della cosa". Nel caso analizzato, però, vanno tenute nella debita considerazione soprattutto due circostanze che proverebbero la prevedibilità dell'evento: negli anni precedenti, quel tratto stradale era già stato interessato da sfaldamenti - di piccola entità, ma comunque tali da indurre le Ferrovie dello stato a mettere in sicurezza i binari a ridosso della zona-; tali crolli erano stati presi in considerazione, come risultava da una relazione tecnica, anche dalla stessa Anas, che aveva predisposto delle opere, per fronteggiare lo stesso problema. Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 18 luglio 2011, n. 15720

Dettagli



L'ex coniuge non passato a nuove nozze e titolare di un assegno divorzile può ottenere una percentuale della indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, qualora un tale rapporto sia coinciso con il periodo del matrimonio

Pubblicato il: 06/09/2011


Il disposto normativo di cui all'art. 12 bis della L. n. 898 del 1970 consente all'ex coniuge non passato a nuove nozze e titolare di un assegno divorzile di ottenere una percentuale della indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, qualora un tale rapporto sia coinciso con il periodo del matrimonio. In tal senso deve, invero, rilevarsi che gli anni di sovrapposizione tra il rapporto coniugale ed il rapporto di lavoro sono addirittura elemento di calcolo al fine di pervenire ad una quantificazione in ordine alla percentuale di indennità che spetta al coniuge richiedente. Rilevato quanto innanzi non sussiste alcun diritto all'attribuzione di una parte dell'emolumento in considerazione all'ex coniuge, qualora il rapporto di lavoro dal quale tale attribuzione deriverebbe è stato in essere, come nella fattispecie, in epoca successiva alla intervenuta pronuncia della sentenza dichiarativa di cessazione degli effetti civili del matrimonio. Nel caso concreto, in particolare, infondatamente l'attrice, divorziata dal convenuto nel 1990, chiede l'attribuzione di una quota del TFR ad esso asseritamente attribuita al termine di un rapporto di lavoro sorto nell'anno 2005. Tribunale Milano Sezione 9 Civile, Sentenza del 9 giugno 2011, n. 7829

Dettagli



In caso di pagamento di un assegno non trasferibile a soggetto differente dal legittimo beneficario, sussiste ex lege la responsabilità della banca negoziatrice

Pubblicato il: 06/09/2011


In caso di pagamento di un assegno non trasferibile a soggetto differente dal legittimo beneficario, sussiste ex lege la responsabilità della banca negoziatrice. Trattasi di responsabilità contrattuale con ogni conseguenza in ordine all'onere della prova. Laddove, pertanto, l'attore deduca l'inadempimento e provi il nesso causale tra esso inadempimento ed il danno lamentato, sarà onere dall'istituto di credito convenuto fornire la prova contraria circa la correttezza della prestazione effettuata. Tribunale Roma Sezione 11 Civile, Sentenza del 9 giugno 2011, n. 12656

Dettagli



Ai sensi dell'art. 2 n. 3 lett. A del d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285, è prescritto che l'autostrada sia "dotata di recinzione"

Pubblicato il: 06/09/2011


Ai sensi dell'art. 2 n. 3 lett. A del d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285, è prescritto che l'autostrada sia "dotata di recinzione". In tal modo si è costituita, da un lato, una legittima aspettativa degli utenti dell'autostrada di non trovarsi "presenze estranee" alla circolazione ordinaria; dall'altro, uno specifico dovere di sistemare lungo la strada, una rete di recinzione idonea a contrastare penetrazioni e di effettuare la manutenzione ordinaria e, in ipotesi di rottura di essa, di segnalare la situazione di pericolo, ponendovi sollecito riparo. Tribunale Roma Sezione 13 Civile, Sentenza del 6 settembre 2010, n. 17881

Dettagli



Il diritto al trattamento di integrazione salariale è incompatibile con qualsiasi attività lavorativa in astratto idonea a produrre reddito: la mancata comunicazione è sanzionata con la decadenza dal beneficio

Pubblicato il: 04/09/2011


In materia di trattamento di integrazione salariale, il lavoratore che non adempia all'obbligo di comunicazione preventiva all'Inps dello svolgimento di attività lavorative che possono risultare incompatibili con la percezione del trattamento economico decade dal beneficio, rispondendo detta comunicazione alla finalità di consentire all'Inps la verifica circa la compatibilità dell'attività svolta con il perdurare del rapporto di lavoro, che costituisce il presupposto dell'integrazione salariale Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 21 giugno 2011, n. 13577

Dettagli



E' legittimo il rifiuto del del promissario acquirente di stipulare la compravendita definitiva di un immobile privo dei certificati di abitabilità o di agibilità e di conformità alla concessione edilizia

Pubblicato il: 04/09/2011


Il rifiuto del promissario acquirente di stipulare la compravendita definitiva di un immobile privo dei certificati di abitabilità o di agibilità e di conformità alla concessione edilizia, pur se il mancato rilascio dipende da inerzia del Comune - nei cui confronti, peraltro, è obbligato ad attivarsi il promittente venditore - è giustificato, ancorché anteriore all'entrata in vigore della legge 28 febbraio 1985, n. 47, perché l'acquirente ha interesse ad ottenere la proprietà di un immobile idoneo ad assolvere la funzione economico sociale e a soddisfare i bisogni che inducono all' acquisto, e cioè la fruibilità e la commerciabilità del bene, per cui i predetti certificati devono ritenersi essenziali. Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 6 luglio 2011, n. 14899

Dettagli