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Commette il reato di ingiuria colui che nel corso di una assemblea condominiale dà ad un altro del "bandito"
Pubblicato il:
16/03/2010
In tema di ingiuria, il mero contesto di un'assemblea condominiale, pur definito come infuocato, di per sé solo non può dare corpo alla causa di non punibilità delle offese reciproche o dello stato d'ira per fatto ingiusto altrui, neppure nella forma putativa, a meno che non si alleghino precise espressioni ingiuriose pronunciate nei propri confronti dalla persona offesa o un suo comportamento qualificabile come ingiusto ai sensi e ai fini dell'articolo 599 del codice penale.
Ne deriva che configura l'ipotesi di reato pronunciare la parola "bandito".
Corte di Cassazione Sezione 5 Penale, Sentenza del 9 febbraio 2010, n. 5339
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Non è reato fare un mutuo ad un amico
Pubblicato il:
12/03/2010
Per integrare il delitto previsto dal Decreto Legislativo n. 385 del 1993, che punisce chiunque eserciti in modo abusivo un'attivita' finanziaria e' necessario che l'attivita' sia svolta "nei confronti del pubblico", ovvero che non si tratti di un mutuo di denaro erogato in via occasionale ad un amico. Tale attivita', tuttavia, non deve necessariamente essere interpretata in senso quantitativo, ma e' sufficiente che lo sia in senso qualitativo e cioe' come rivolta ad un numero non determinato di persone. Ne consegue che non è reato fare un mutuo ad un amico.
Corte di Cassazione Sezione 5 Penale, Sentenza del 19 gennaio 2010, n. 2404
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Commette il reato di truffa il lavoratore che indichi falsamente di aver svolto anche una sola ora di straordinario
Pubblicato il:
12/03/2010
L'aver indicato un numero di ore di lavoro straordinario superiore al reale e' condotta di per se' idonea ed univoca - rispetto ad un giudizio doverosamente formulato ex ante secondo la cd. prognosi postuma, com'e' noto - ad indurre in errore l'amministrazione di appartenenza all'atto del conteggio delle ore da retribuire.
In forza del predetto principio di diritto la Corte di Cassazione, nonostante la richiesta di assoluzione della pubblica accusa, ha confermato la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello.
Corte di Cassazione Sezione 2 Penale, Sentenza del 21 gennaio 2010, n. 2772
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Il decreto di sequestro deve contenere l'enunciazione del reato per il quale si procede
Pubblicato il:
05/03/2010
In tema di sequestro disposto dall'autorità giudiziaria, la motivazione richiesta dall'articolo 253 c.p.p., comma 1, impone che nel decreto vi sia l'enunciazione del fatto di reato per cui si procede, di cui siano indicati, sia pure sommariamente, gli elementi costitutivi, in maniera tale da consentire al giudice del riesame la verifica circa l'astratta possibilità di sussumere il fatto attribuito alla persona sottoposta ad indagini in una specifica ipotesi di reato, nonché la sussistenza del rapporto di pertinenzialità tra l'oggetto del sequestro e il fatto reato ipotizzato.
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 3 febbraio 2009, n. 4544
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La detenzione di sostanza stupefacente in un quantità irrisoriamente superiore al limite tabellare consentito per l'uso personale se in possesso di un abituale consumatore non integra estremi della detenzione illecita ai fini di spaccio
Pubblicato il:
03/03/2010
La detenzione di sostanza stupefacente in un quantità irrisoriamente superiore al limite tabellare consentito per l'uso personale, qualora rinvenuta nella disponibilità di un soggetto dichiaratamente consumatore della medesima, non può ritenersi tale da integrare in ogni caso gli estremi della detenzione illecita ai fini di spaccio. Né, nella specie, può ritenersi non compatibile con l'approvvigionamento di una minima scorta per uso personale il rinvenimento nella disponibilità del soggetto della sostanza di tipo hashish già suddivisa in venti pezzi, sebbene presupposto fondante la condanna in primo grado. In assenza di ulteriori elementi, venuta meno l'efficacia indiziante della suddivisione dello stupefacente nelle indicate dosi, in riforma della impugnata sentenza deve concludersi per una pronuncia assolutoria perché il fatto non costituisce reato.
Corte d'Appello Palermo Sezione 3 Penale, Sentenza del 29 settembre 2009, n. 2278
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E' illegittima ed arbitraria la perquisizione domiciliare basata su di un mero sospetto
Pubblicato il:
19/02/2010
Una perquisizione, che incide sull'inviolabilita' del domicilio, presidiata da garanzia costituzionale, ove sia eseguita pretestuosamente, e quindi consapevolmente, effettuata ai sensi dell'articolo 41 T.U.L.P.S., in mancanza di oggettivo indizio di esistenza di armi, costituisce, oggettivamente per offensivita' e soggettivamente per vessatorieta', atto arbitrario del pubblico ufficiale. Difatti, è sempre necessaria l'esistenza di un dato oggettivo che costituisca "notizia, anche per indizio", il quale deve ricollegarsi ad un fatto obbiettivamente certo o a più fatti certi e concordanti tra loro.
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 18 dicembre 2009, n. 48552
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La morte dell'imputato, intervenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza, comporta la cessazione, unitamente al rapporto processuale penale, anche di quello civile inserito nel processo penale
Pubblicato il:
05/02/2010
In tema di azione civile esercitata nel processo penale, deve ritenersi che la morte dell'imputato, intervenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza, comporta la cessazione, unitamente al rapporto processuale penale, anche di quello civile inserito nel processo penale" (in termini, Sez. 4, n. 58/2001, in CED Rv. 219149): la esistenza e permanenza in vita dell'imputato, difatti, costituisce il presupposto processuale della sentenza e della sussistenza del rapporto processuale anche civilistico, essendo certamente inapplicabili in sede penale gli istituti civilistici della successione nel processo (articolo 110 c.p.c.), della interruzione del processo (articoli 299 e seg. c.p.c.) e della sua estinzione (articoli 307 e seg. c.p.c.); cessando, quindi, ogni rapporto processuale nei confronti dell'imputato nel processo penale (per il suo venir fisicamente meno), viene a cessare anche quell'elemento di collegamento che consentiva di far accedere a quello il rapporto processuale civile nei suoi confronti; conseguenza, questa, che esplica i suoi effetti anche nei confronti del responsabile civile, atteso che la posizione di questo (soggetto che, a norma delle leggi civili, deve rispondere per il fatto dell'imputato: articolo 185 c.p.; "responsabile civile per il fatto dell'imputato": articolo 83 c.p.p., comma 1) e' intimamente connessa e collegata a quella dell'imputato: in tal senso cfr., ex plurimis: Sez. 6, n. 16812 del 25/09/1988 Ud. (dep. 30/11/1989) Rv. 182716; Sez. 6, n. 2071 del 16/12/1995 Ud. (dep. 23/02/1996) Rv. 204154.
Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 17 dicembre 2009, n. 48308
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Commette reato il genitore che impedisca all'ex coniuge di trascorrere con il figlio il periodo di vacanze stabilito dal giudice
Pubblicato il:
03/02/2010
Ai fini della configurabilità del reato di cui all'articolo 388 del Cp, l'elusione dell'esecuzione del provvedimento giurisdizionale adottato in sede di separazione dei coniugi relativamente all'affidamento del figlio minore si realizza anche attraverso la mancata ottemperanza al provvedimento medesimo, giacché «eludere» significa frustrare e rendere vane le legittime pretese altrui e ciò anche attraverso una mera omissione. Da ciò conseguendo che il reato è ravvisabile a carico del genitore affidatario che rifiuti di far sì che il minore trascorra con l'altro genitore il periodo di vacanza prestabilito, trattandosi di comportamento violativo del dovere del genitore affidatario di favorire, a meno che sussistano contrarie indicazioni di particolare gravità, il rapporto del figlio con l'altro genitore, perché entrambe le figure genitoriali sono centrali e determinanti per la crescita equilibrata del minore. Né, in senso contrario, potrebbe valere la pretesa indisponibilità del bambino, trattandosi di situazione che, laddove reale, avrebbe dovuto essere rappresentata tempestivamente alla competente autorità giudiziaria per gli opportuni provvedimenti.
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 8 luglio 2009, n. 27995
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Risponde di omicidio colposo l'automobilista che scorgendo un bambino in movimento o fermo al margine della strada non si sia fermato
Pubblicato il:
31/01/2010
Il conducente di un veicolo, scorgendo un bambino in movimento o fermo al margine della strada, deve rallentare e, se occorre, fermarsi, per norma di comune prudenza, che impone di prevenire le imprudenze altrui, probabili e ragionevolmente prevedibili, e in rigorosa osservanza dell'obbligo imposto dall'articolo 141, comma 4°, del codice della strada, dovendo i bambini considerarsi come pedoni incerti e inesperti, portati, per loro natura, a movimenti inconsulti e improvvisi.
Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 20 ottobre 2009, n. 40587
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Il reato di illecita detenzione di programmi privi del contrassegno Siae, contestabile quando la detenzione ha luogo a scopo commerciale o imprenditoriale, non si riferisce anche alla detenzione e utilizzazione nell'ambito di un'attività libero professionale
Pubblicato il:
28/01/2010
In caso di reato di abusiva duplicazione di cui all'articolo 171-bis della legge sul diritto d'autore, la condotta concorsuale è rilevante sul piano causale se almeno contemporanea a quella della duplicazione non potendo ritenersi necessariamente provata in via presuntiva solo dalla successiva detenzione di programmi abusivi. Il reato di illecita detenzione di programmi privi del contrassegno Siae, contestabile quando la detenzione ha luogo a scopo commerciale o imprenditoriale, non si riferisce anche alla detenzione e utilizzazione nell'ambito di un'attività libero professionale. Né può opporsi al riguardo l'assunto secondo cui ogni utilizzo che non sia personale possegga i requisiti di uno degli scopi sanzionati dalla menzionata disposizione perché tale assunto muove da un'erronea e vietata applicazione analogica della stessa disposizione a casi che ne sono estranei. L'illecita detenzione, per gli scopi sanzionati, riguarda i programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Siae, ma non i programmi abusivamente duplicati. Poiché lo Stato italiano non ha rispettato l'impegno di comunicare alla Commissione europea l'introduzione nel proprio ordinamento dell'obbligo di apposizione del contrassegno Siae quale regola tecnica in materia di commercializzazione di programmi informatici, tale obbligo non è opponibile ai privati e, pertanto, non è contestabile a questi né la relativa violazione né la conseguenza sul piano penale dettata dall'articolo 171-bis della legge sul diritto d'autore.
Corte di Cassazione Sezione 3 Penale, Sentenza del 22 dicembre 2009, n. 49385
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Il sequestro di persona compiuto durante la rapina è assorbita in quest'ultimo delitto solo quando siano connesse da un rapporto di funzionalità
Pubblicato il:
24/01/2010
La privazione della libertà personale costituisce ipotesi aggravata del delitto di rapina (e rimane in essa assorbita) solo quando la stessa si trovi in rapporto funzionale con la esecuzione della rapina medesima, mentre, nell'ipotesi in cui la privazione della libertà non abbia una durata limitata al tempo strettamente necessario alla consumazione della rapina, ma ne preceda o ne segua l'attuazione, in ogni caso protraendosi oltre il suddetto limite temporale, il reato di sequestro di persona concorre con quello di rapina, così come avviene allorquando essa si protragga (anche solo per pochi minuti) dopo la consumazione della rapina al fine di consentire ai rapinatori di allontanarsi più agevolmente.
Corte di Cassazione Sezione 2 Penale, Sentenza del 24 giugno 2009, n. 26279
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Per far scattare l'illecita detenzione di stupefacenti non è sufficiente il superamento dei limiti
Pubblicato il:
17/01/2010
Non e' sufficiente che vengano superati i limiti previsti dall'art. articolo 73, comma 1 bis, lettera A) - inserito dal Decreto Legge 30 dicembre 2005, n. 272, articolo 4 bis, comma 1, convertito con modificazioni nella Legge 21 febbraio 2006, n. 49 perche' possa affermarsi la penale responsabilita' per l'illecita detenzione ma sara' necessario - quando ovviamente il dato ponderale non sia tale da giustificare inequivocabilmente la destinazione - che il giudice prenda in considerazione, oltre a questo superamento, le modalita' di presentazione, il peso lordo complessivo, il confezionamento eventuale frazionato, le altre circostanze dell'azione che possano essere ritenute significative della destinazione ad uso none esclusivamente personale.
Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 1 dicembre 2009, n. 45916
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La diffamazione a mezzo stampa deve ritenersi eslcusa nell'ipotesi in cui non sia possibile identificare le persone diffamate dall'articolo
Pubblicato il:
17/01/2010
Ai fini del delitto di cui all'articolo 595 c.p., che punisce la diffamazione a mezzo stampa, occorre che la condotta contenga elementi tali da consentire, in maniera diretta o indiretta, ma sempre con ragionevole certezza, l'individuazione in equivoca, del diffamato, anche in via di esclusione o di deduzione nell'ambito di una ristretta categoria di persone.
Ne deriva che deve ritenersi escluso che sia integrata la fattispecie di reato nel caso in cui non sia possibile in modo inequivoco identificare le persone che si sono sentite diffamate, ove i riferimenti di contesto contenuti negli articoli dei quotidiani suindicate siano "riferibili ad una generica pluralita' di soggetti non individuabili specificatamente in una citta', come quella che conta quasi quarantamila abitanti".
Corte di Cassazione Sezione 5 Penale, Sentenza del 1 dicembre 2009, n. 46077
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Il fermo amministrativo è una sanzione amministrativa accessoria e non integra il reato di cui all'art. 334 c.p.
Pubblicato il:
13/01/2010
Il fermo amministrativo non può essere ricondotto alla nozione di sequestro amministrativo, avuto riguardo ai due distinti profili che attengono il principio di tassatività e determinatezza delle fattispecie penali ed al divieto del ricorso per analogia in malam partem. Per tale ragione non può ritenersi violato l'art. 334 c.p. quando la materialità della condotta di sottrazione abbia ad oggetto beni sottoposti a provvedimento di fermo amministrativo. Trattasi infatti di una sanzione amminsitrativa accessoria e non di una misura cautelare.
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 19 novembre 2009, n. 44498
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La condotta di 'imbrattamento' quale quella di affissione di volantini sul muro deve essere punita a prescindere dalla preesistente condizione estetica del muro
Pubblicato il:
10/01/2010
La condotta di "imbrattamento" (quale quella di affissione di volantini su un muro previa spennellatura di colla sullo stesso - ascritta agli imputati odierni) prescinde dalla preesistente condizione estetica del muro stesso, perche' l'atto di imbrattare lede (peggiorando quantomeno la situazione preesistente dell'oggetto imbrattato) comunque l'interesse giuridicamente protetto. Ne consegue che, ai fini della verifica della sussistenza dell'elemento oggettivo del reato di cui all'articolo 639 c.p., non e' necessario, per il caso in cui il reato sia stato integrato attraverso la condotta di imbrattamento, accertare la previa condizione dell'oggetto danneggiato.
Corte di Cassazione Sezione 2 Penale, Sentenza del 11 dicembre 2009, n. 47184
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Deve essere condannato per lesioni colpose il cubista che mentre si esibisce su un apposito cubo della sala da ballo, fa cadere una cliente che inavvertitamente si è seduta sul cubo
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08/01/2010
Deve essere condannato per lesioni colpose il cubista che mentre si esibisce su un apposito cubo della sala da ballo, fa cadere una cliente che inavvertitamente si è seduta sul cubo. Ciò in quanto la presenza della ragazza nei presi del cubo non costituita un evento tanto straordinario ed imprevedibile da configurare il caso fortuito. L'imputato e la vittima sono stati visti cadere contemporaneamente in terra e che lo stesso imputato era in precedenza intento a ballare su un cubo della sala da ballo: situazione nella quale sarebbe stato necessario prestare adeguata attenzione per evitare il pericolo di travolgere persone che si trovavano nei pressi.
Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 11 dicembre 2009, n. 47092
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Commette il reato di estorsione il creditore che minaccia di morte il debitore per farsi pagare
Pubblicato il:
06/01/2010
Nel delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, la condotta violenta o minacciosa e' strettamente connessa alla finalita' dell'agente di far valere il preteso diritto, rispetto al cui conseguimento si pone come elemento accidentale, e, pertanto, non puo' consistere in manifestazioni sproporzionate e gratuite di violenza, in presenza delle quali deve, al contrario, ritenersi che la coartazione dell'altrui volonta' sia finalizzata a conseguire un profitto "ex se" ingiusto, configurandosi in tal caso il piu' grave delitto di estorsione. Ne consegue che è integrato il delitto di estorsione nel caso in cui il creditore minacci la parte offesa di morte e di far saltare in aria il suo negozio.
Corte di Cassazione Sezione 2 Penale, Sentenza del 18 novembre 2009, n. 44029
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Commette il reato di istigazione all'uso di sostanze stupefacenti colui che, oltre ai semi di canapa indiana, fornisce informazioni circa le modalità della coltivazione
Pubblicato il:
06/01/2010
È configurabile il reato d'istigazione all'uso di sostanze stupefacenti nel caso in cui, unitamente ai semi di canapa indiana, si forniscano agli acquirenti dettagliate informazioni circa le modalità e gli strumenti idonei alla coltivazione di essi. Nella fattispecie si contestava all'indagato di aver posto in vendita e pubblicizzato, anche tramite Internet, semi di canapa indiana, con accessori, DVD e libri contenenti spiegazioni sulle più opportune modalità di coltivazione).
Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 10 giugno 2009, n. 23903
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Non è confiscabile il profitto del delitto di peculato
Pubblicato il:
06/01/2010
Il peculato si consuma nel momento in cui ha luogo l'appropriazione della "res" o del danaro da parte dell'agente, la quale, anche quando non arreca, per qualsiasi motivo, danno patrimoniale alla P.A., è comunque lesiva dell'ulteriore interesse tutelato dall'art. 314 cod. pen. che si identifica nella legalità, imparzialità e buon andamento del suo operato. Nella fattispecie il ricorrente, concessionario di un pubblico servizio, aveva sostenuto di aver trattenuto le somme incassate per conto dell'ente, per soddisfare un proprio diritto di credito, vantato nei confronti di quest'ultimo, ricorrendo a una sorta di autoliquidazione.
Corte di Cassazione Sezioni Unite Penale, Sentenza del 6 ottobre 2009, n. 38691
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Perchè sia configurabile l'aggravante in casi di suicidio seguito a maltrattamenti è necessario che l'evento fosse concreto e prevedibile
Pubblicato il:
31/12/2009
Per garantire il principio di colpevolezza e di personalita' della responsabilita' penale nei casi di suicidio seguito alla condotta di maltrattamenti e' necessario che l'evento sia la conseguenza prevedibile in concreto della condotta di base posta in essere dall'autore del reato e non sia invece il frutto di una libera capacita' di autodeterminarsi della vittima, imprevedibile e non conoscibile da parte del soggetto agente al quale, pertanto, non potra' imputarsi il rischio della aggravante in esame in rapporto alla sua condotta comprovatamente illecita di "base".
Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 19 novembre 2009, n. 44492
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