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Cassette di sicurezza: è vessatoria la clausola che riduce le responsabilità della banca

Pubblicato il: 02/11/2008


tema di contratti bancari conclusi con i consumatori, ha natura vessatoria sia la clausola relativa al servizio di cassette di sicurezza che limita la responsabilità contrattuale del professionista, in caso di danneggiamento o distruzione delle cose custodite, ai soli danni comprovati ed obiettivi, con esclusione del valore d'affezione, assumendo come limite quantitativo del risarcimento il valore dichiarato dal cliente ed il conseguente massimale assicurativo, sia quella che riconosce alla banca il diritto al risarcimento dei danni derivanti dalla mancata corrispondenza tra il valore dichiarato dal cliente e il valore effettivo, per essere, entrambe, oltre che lesive del divieto di limitazione della responsabilità contrattuale in caso di dolo o colpa grave, contenuto nell'art. 1229 primo comma, cod. civ., anche produttive di un significativo ed ingiustificato squilibrio tra le parti ex art. 1469 bis, primo comma, cod. civ., o, in caso di clausola formante oggetto di trattativa, ex art. 1469 quinquies, secondo comma, n. 2, cod. civ., in quanto dirette a limitare il diritto del consumatore ad agire, in caso d'inadempimento del professionista, anche per colpa lieve.
(Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 21 maggio 2008, n. 13051)

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Non è punibile il medico di base che non visita a casa l'assistito che lamenta la solita patologia

Pubblicato il: 31/10/2008


Anche se il paziente poi ricorre alle cure ospedaliere, il professionista non può essere perseguito per rifiuto di atti d'ufficio: manca l'elemento soggettivo del reato, il dolo. Non rileva la semplice colpa

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Non è punibile il medico di base che non visita a casa l'assistito che lamenta la solita patologia

Pubblicato il: 31/10/2008


Anche se il paziente poi ricorre alle cure ospedaliere, il professionista non può essere perseguito per rifiuto di atti d'ufficio: manca l'elemento soggettivo del reato, il dolo. Non rileva la semplice colpa

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Non è imputabile all'automobilista l'incidente stradale cagionato dallo scoppio di uno pneumatico

Pubblicato il: 26/10/2008


L'incidente stradale cagionato dallo scoppio di uno pneumatico, non può essere ascritto alla responsabilità soggettiva del conducente che abbia omesso di verificare, prima di mettersi alla guida, lo stato di usura dei pneumatici, quando, dall'impianto probatorio di primo grado non risulta provata la negligenza del conducente nel mettersi alla guida, ma appare piuttosto evidente che la causa scatenante l'evento sia stato l'improvviso sbandamento del mezzo causato dallo scoppio, inevitabile ed imprevedibile, dello pneumatico.
(Corte d'Appello Napoli Sezione 4 Civile, Sentenza del 10 giugno 2008, n. 2268)

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L'amministratore non è responsabile per i danni subiti dal bambino a causa di un infortunio mentre giocava a calcio nel cortile condominiale adibito a parcheggio

Pubblicato il: 26/10/2008


L'amministratore non è responsabile per i danni subiti dal bambino a causa di un infortunio mentre giocava a calcio nel cortile condominiale adibito a parcheggio. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 8 ottobre 2008, n. 24804)

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Se alla vendita di un posto auto scoperto in area condominiale fa seguito il divieto di parcheggio non vi è evizione

Pubblicato il: 26/10/2008


Qualora alla vendita di un posto auto scoperto in area condominiale faccia seguito il divieto di parcheggio, in forza di preesistente previsione del regolamento condominiale fatta valere da condomini dissenzienti con azione proposta prima della stipula del rogito, non si ha evizione, ma ipotesi di responsabilità ex art 1489 cod. civ.. Per aversi evizione è invece necessario che il compratore sia privato totalmente o parzialmente dell'oggetto venduto. (Cass., Sez. II Civ., sentenza n. 24055 del 25 settembre 2008)


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Il danno morale ha una propria fisionomia e non può essere liquidato in automatico con la metà del danno biologico

Pubblicato il: 26/10/2008


Nel caso di accertamento di un danno biologico di rilevante entità e di duratura permanenza, il danno morale, come lesione dell'integrità morale della persona non può essere liquidato in automatico e pro quota come una lesione di minor conto. Il danno morale è ingiusto così come il danno biologico, e nessuna norma costituzionale consente al giudice di stabilire che l'integrità morale valga la metà di quella fisica. Il danno morale ha una propria fisionomia, e precisi referenti costituzionali, attenendo alla dignità della persona umana, e dunque il suo ristoro deve essere tendenzialmente satisfattivo e non simbolico. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile,Sentenza del 4 marzo 2008, n. 5795)

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In caso di controversi aventi ad oggetto pacchetti turistici è il venditore che risponde dei danni se il vettore non è citato in giudizio

Pubblicato il: 26/10/2008


L'organizzatore o venditore di un pacchetto turistico, secondo quanto stabilito nell'art. 14 del d.lgs. n. 111 del 1995, emanato in attuazione della direttiva n. 90/314/CEE ed applicabile ai rapporti sorti anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 206 del 2005 (Codice del Consumo), è tenuto a risarcire qualsiasi danno subito dal consumatore, a causa della fruizione del pacchetto turistico, anche quando la responsabilità sia ascrivibile esclusivamente ad altri prestatori di servizi (come il vettore, nella specie), salvo il diritto a rivalersi nei confronti di questi ultimi.
(Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 29 febbraio 2008, n. 5531)

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Il cliente è vittima di un assegno a vuoto: la banca girataria deve far levare il protesto e restituirgli il titolo

Pubblicato il: 21/10/2008


Alle operazioni bancarie in conto corrente, si applica il principio contenuto nell'art. 1829 c.c., richiamato dal successivo art. 1857 c.c., secondo cui l'accreditamento, sul conto corrente del cliente, dell'importo di un assegno trasferito alla banca per l'incasso deve ritenersi sempre effettuato "salvo incasso" (o "salvo buon fine", o "con riserva di verifica"), con la conseguenza che, se il credito portato dall'assegno non venga soddisfatto dal terzo obbligato, la banca può eliminare la partita dal conto reintegrando il correntista nelle sue ragioni con la restituzione del titolo. Ne discende che la banca girataria per l'incasso di un assegno bancario è tenuta non soltanto a far levare il protesto (art. 45 della Legge Assegno), al fine di conservare integre le ragioni del proprio girante nei confronti degli obbligati di regresso, ma ha anche l'obbligo, discendente dal disposto del richiamato art. 1829 c.c. di restituire il titolo al correntista girante per l'incasso. (Corte di Cassazione Sezione 1 Civile
Sentenza del 16 luglio 2008, n. 19587)

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Il subcommittente risponde nei confronti dei terzi quando abbia esercitato una concreta ingerenza sull'attivita' del subappaltatore

Pubblicato il: 18/10/2008


Il subcommittente risponde nei confronti dei terzi in luogo del subappaltatore, ovvero in via solidale con lui, quando - esorbitando dalla mera sorveglianza sull'opera oggetto del contratto al fine di pervenire alla corrispondenza tra quanto pattuito e quanto viene ad eseguirsi - abbia esercitato una concreta ingerenza sull'attivita' del subappaltatore al punto da ridurlo al ruolo di mero esecutore ovvero agendo in modo tale da comprimerne parzialmente l'autonomia organizzativa, incidendo anche sulla utilizzazione dei relativi mezzi. (Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 24 settembre 2008, n. 24008)

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Il Consiglio può assumere la veste di soggetto danneggiato di fronte alla concorrenza sleale subita dagli iscritti, che va ad aggiungersi all'offesa all'interesse circostanziato riferibile alla categoria

Pubblicato il: 17/10/2008


È ammissibile la costituzione di parte civile da parte di un ordine professionale nel procedimento a carico di soggetto imputato di esercizio abusivo della professione alla cui tutela l'ordine stesso è preposto, quando la costituzione non abbia come unico fondamento l'asserita lesione degli interessi morali della categoria ma anche il pregiudizio di carattere patrimoniale che, sia pure indirettamente, sia derivato ai professionisti regolarmente iscritti dalla concorrenza sleale posta in essere in un determinato contesto territoriale dall'autore del fatto.
(Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 3 giugno 2008, n. 22144)

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Anche se il rischio è mortale il paziente ha il diritto a rifiutare le cure

Pubblicato il: 16/10/2008


Deve essere riconosciuto al paziente un vero e proprio diritto di non curarsi, anche se tale condotta lo esponga al rischio stesso della vita. Il conflitto tra i due beni - entrambi costituzionalmente tutelati - della salute e della libertà di coscienza non può essere risolto sic et simpliciter a favore del primo, sicché ogni ipotesi di emotrasfusione obbligatoria diverrebbe per ciò solo illegittima, perché in violazione delle norme costituzionali sulla libertà di coscienza e della incoercibilità dei trattamenti sanitari individuali. Tuttavia, allorché il paziente si trovi in stato di incoscienza, la manifestazione del «non consenso» a un determinato trattamento sanitario, ancorché salvifico, dovrà ritenersi vincolante per i medici soltanto se contenuta in una dichiarazione articolata, puntuale, ed espressa, dalla quale inequivocabilmente emerga detta volontà, oppure proveniente da un rappresentante ad acta, designato dallo stesso interessato, e all'esito dell'informazione sanitaria. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 15 settembre 2008, n. 23676)

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Il Comune è responsabile di danni subiti dal passante a causa della sconnessione del piano stradale

Pubblicato il: 15/10/2008


Affinché la P.A. possa andare esente dalla responsabilità di cui all'art. 2051 cod. civ., per i danni causati da beni demaniali, occorre avere riguardo non solo e non tanto all'estensione di tali beni od alla possibilità di un effettivo controllo su essi, quanto piuttosto alla causa concreta (identificandosene la natura e la tipologia) del danno. Se, infatti, quest'ultimo è stato determinato da cause intrinseche alla cosa (come il vizio costruttivo o manutentivo), l'amministrazione ne risponde ai sensi dell'art. 2051 cod. civ.; per contro, ove l'amministrazione - sulla quale incombe il relativo onere - dimostri che il danno sia stato determinato da cause estrinseche ed estemporanee create da terzi (come ad esempio la perdita o l'abbandono sulla pubblica via di oggetti pericolosi), non conoscibili né eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione, essa è liberata dalla responsabilità per cose in custodia in relazione al cit. art. 2051 cod. civ.. Nella specie, in cui il giudice di merito aveva ritenuto che l'amministrazione comunale non fosse responsabile del danno patito da un passante inciampato in un marciapiede sconnesso, sul presupposto che l'art. 2051 cod. civ. non potesse essere applicato nell'ipotesi di danni causati da beni demaniali, la S.C. ha cassato tale decisione, formulando il principio di cui in massima (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile
Sentenza del 6 giugno 2008, n. 15042).

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Il porprietario di un cane nell'affidarlo ad un altro deve necessariamente sceglierlo tenendo conto della stazza fisica del cane. Potrebbe infatti rispondere dei danni dallo stesso causati

Pubblicato il: 13/10/2008


L'obbligo di controllo del cane incombe di diritto sul suo proprietario (di fatto la persona dominante rispetto all'animale), di conseguenza vale il principio che "non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo". Sicché, in caso di affidamento, il proprietario non deve solo fornire all'affidatario il guinzaglio e/o la museruola (cautele minime prescritte), ma deve necessariamente scegliere l'affidatario tenendo anche conto della stazza fisica del cane, escludendo persone non idonee a contenere eventuali reazioni dell'animale. (Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 8 settembre 2008, n. 34765)

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Il vettore che impedisca al viaggiatore di raggiungere la meta commette inadempimento contrattuale ed è tenuto al risrcimento del danno ex art. 1223 c.c.

Pubblicato il: 11/10/2008


Il non aver prestata la dovuta assistenza e/o informazione, l’aver impedito al viaggiatore di raggiungere la meta, integra gli estremi dell’inadempimento contrattuale ai sensi della disciplina generale dettata in materia dal Codice Civile, art. 1218 (responsabilità del debitore) ed in particolare dell’art. 949 bis del Cod. Nav. e, pertanto, a tale inadempimento consegue la condanna della convenuta al risarcimento dei danni sofferti secondo i criteri dettati dall’art. 1223 c.c..

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La domanda di risarcimento ex articolo 89 Cpc per la frase ritenuta ingiuriosa ed inserita negli atti del giudizio va proposta solo nei confronti della parte. Che, se condannata, può rifarsi sul difensore quando ricorrono le condizioni

Pubblicato il: 11/10/2008


Delle offese contenute negli scritti difensivi risponde, ai sensi dell'articolo 89 c.p.c., sempre la parte, anche quando provengano dal difensore (Cass. 11063/02) e destinatario della domanda di risarcimento del danno ex articolo 89 c.p.c., comma 2, e' sempre e solo la parte (legittimata passivamente), la quale - se condannata - potra' rivalersi nei confronti del difensore, cui siano addebitabili le espressioni offensive, ove ne ricorrano le condizioni (Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 9 settembre 2008, n. 23333).

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In relazione alla natura del mezzo l'esercente della attivita' pericolosa deve adottare tutte le misure idonee ad evitare il dan

Pubblicato il: 02/10/2008


La norma imperativa e inderogabile dell'articolo 2050 c.c., esige che in relazione alla natura del mezzo (bombola che puo' diventare bomba o innescare un incendio) l'esercente della attivita' pericolosa debba adottare tutte le misure idonee ad evitare il danno, esigendo dal terzo cui consegna la bombola, tutte le garanzie necessarie ad evitare che siano cagionati danni da scoppio o da incendio. Garanzie che debbono risultare da un complesso di clausole contrattuali e da adeguate informazioni sul montaggio delle bombole in condizioni di assoluta sicurezza. Un affidamento non garantito da un servizio sicuro, rende imputabile per negligenza grave la condotta del fabbricante fornitore, ai sensi dell'articolo 2050 c.c., ed evidenzia il suo concorso attivo nella produzione del danno ingiusto.
(Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 19 luglio 2008, n. 20062)

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Il solo matrimonio religioso non garantisce il il risarcimento dei danni morali e materiali per la perdita del coniuge

Pubblicato il: 28/09/2008


Il diritto al risarcimento da fatto illecito concretatosi in un evento mortale va riconosciuto quando risulti concretamente dimostrata la relazione more uxorio caratterizzata da tendenziale stabilita' e da mutua assistenza morale e materiale, al qual fine non sono sufficienti ne' le dichiarazioni rese dagli interessati a fine di formazione di un atto di notorieta' ne' le indicazioni fornite dalla coppia alla pubblica amministrazione per fini anagrafici. Ne consegue che non ha diritto al risarcimento del danno iure proprio la donna che abbia contratto matrimonio in Chiesa senza poi trascriverlo agli effetti civili, in quanto è come se non si fosse mai sposata per lo Stato Italiano.

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In tema di danno morale dovuto ai parenti della vittima, non è necessaria la prova specifica della sua sussistenza

Pubblicato il: 16/09/2008


In tema di danno morale dovuto ai parenti della vittima, non è necessaria la prova specifica della sua sussistenza, siccome la prova può essere desunta anche solo in base allo stretto vincolo familiare; ai fini della valutazione del danno morale conseguente alla morte del prossimo congiunto, quindi, l'intensità del vincolo familiare può già di per sé costituire un utile elemento presuntivo su cui basare la prova dell'esistenza del menzionato danno morale, in assenza di elementi contrari, mentre l'accertata mancanza di convivenza dei soggetti danneggiati con il congiunto deceduto può rappresentare soltanto un idoneo elemento indiziario da cui desumere un più ridotto danno morale.(Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile, Sentenza del 22 luglio 2008, n. 20188)

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Commette abuso d'ufficio il medico che dirotta i propri pazienti al suo studio anche se l'ambulatorio pubblico non ha macchinari

Pubblicato il: 14/09/2008


Integra il reato di abuso d'ufficio, la condotta del medico specialista di una struttura pubblica, il quale, per conseguire un vantaggio patrimoniale, in violazione del dovere di astensione, impostogli dal codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ma anche dalla sussistenza in concreto di un conflitto patente tra interessi pubblici e privati, indirizzi un paziente verso il proprio studio privato per eseguire un ulteriore esame specialistico. A nulla rilevando neppure l'impossibilità di eseguire detto esame nella struttura pubblica, allorquando sia possibile ricorrere ad altre e contigue strutture pubbliche, raggiungibili senza particolari disagi dai pazienti, attesa la prossimità territoriale. (Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 8 luglio 2008, n. 27936)

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