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Deve considerarsi legittima la delibera di un Comune con la quale vengano fissate tariffe per il parcheggio dei veicoli differenti in relazione alla zona
Pubblicato il:
29/11/2007
Deve considerarsi legittima la delibera di un Comune con la quale vengano fissate tariffe per il parcheggio dei veicoli differenti in relazione alla zona. E' quanto ha dichiarato la Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, con sentenza del 12 novembre 2007, n. 23505, con la quale ha ritenuto non esente da vizi la proinuncia di un giudice di pace, reo di aver ritenuto illeggittima senza tuttavia spiegare perchè emessa in "eccesso di potere".
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Commette omicidio colposo, con colpa specifica, colui che alla guida della propria auto provochi la morte di un altro ponendo in essere una condotta della quale aveva previsto l'antigiuridicità degli effetti
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24/11/2007
In tema di colpa specifica, nell'ipotesi della violazione di una norma cautelare c.d. "elastica" - che indica, cioè, un comportamento determinabile in base a circostanze contingenti - è comunque necessario che l'imputazione soggettiva dell'evento avvenga attraverso un apprezzamento della concreta prevedibilità ed evitabilità dell'esito antigiuridico da parte dall'agente modello. E' quanto stabilito la Corte di Cassazione, Sezione 4 Penale, con sentenza del 12 ottobre 2007, n. 37606. La fattispecie rigurdava il reato di omicidio colposo conseguente ad incidente stradale, commesso da un automobilista che, mentre v$iaggiava a velocità superiore a quella imposta, ha investito un veicolo che aveva effettuato una improvvisa svolta a sinistra attraversando repentinamente la carreggiata. La Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna al risarcimento del danno -essendosi nel frattempo il reato prescritto - ritenendone carente la motivazione che non aveva chiarito se la condotta di guida della vittima fosse prevedibile e se le conseguenze determinatesi nel corso dell'incidente fossero prevedibili ed evitabili.
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La sosta nelle aree riservate alle auto delle forze dellordine non è consentita neppure ai soggetti portatori di handicap
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18/11/2007
La sosta nelle aree riservate alle auto delle forze dellordine non è consentita neppure ai soggetti portatori di handicap, atteso che la normativa in materia va letta in relazione alla ratio che la ispira e che subordina l'interesse di soggetti gravemente lesi nelle loro capacita' fisiche solo a situazioni in cui per ragioni obiettive, debba prevalere l'interesse generale.
E quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, con Sentenza del 14 agosto 2007, n. 17689.
La S.C. ha motivato precisando che e' assolutamente certo che una zona riservata alla sosta di peculiari categorie deputate alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e della pubblica incolumita' non debba essere in alcun modo occupata da soggetti estranei, anche se disabili, proprio in ragione del fatto che ove diversamente si opinasse, alto sarebbe il rischio di serio intralcio all'opera delle dette categorie, con evidenti ricadute negative su beni quali l'ordine e la sicurezza oltre che l'incolumita' pubblica.
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Risarcimento del danno esistenziale da perdita di congiunto
Pubblicato il:
18/11/2007
L'interesse al risarcimento del danno non patrimoniale da uccisione del congiunto, per la definitiva perdita del rapporto parentale, si concreta nell'interesse all'intangibilita' della sfera degli affetti e della reciproca solidarieta' nell'ambito della famiglia, all'inviolabilita' della libera e piena esplicazione delle attivita' realizzatrici della persona umana nell'ambito della peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela e' ricollegabile agli articoli 2, 29 e 30 Cost., esso si colloca nell'area del danno non patrimoniale di cui all'articolo 2059 c.c., in raccordo con le suindicate norme della costituzione e si distingue sia dall'interesse al "bene salute", (protetto dall'articolo 32 Cost. e tutelato attraverso il risarcimento del danno biologico), sia dall'interesse, all'integrita' morale (protetto dall'articolo 2 Cost,. e tutelato attraverso il risarcimento del danno morale soggettivo) (Cass. 19/08/2003, n. 12124; Cass. n. 8828/2003). Con la predetta sentenza n. 22884 del 30 ottobre 2007, la Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, è tornata a pronunciarsi in tema di danno esistenziale,danno biologico e danno morale.
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In caso di guida sotto l'influenza di alcool la sanzione amministrativa della sospensione della patente
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13/11/2007
Ai sensi dell'articolo 186 comma 2, del codice della strada, all'accertamento del reato di guida sotto l'influenza dell'alcool consegue obbligatoriamente la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, anche qualora sia incorso un patteggiamento della pena o sia stato già adottato un provvedimento in via cautelare dal prefetto, seppure con l'ovvia conseguenza, in quest'ultimo caso, della detrazione, nella fase amministrativa demandata all'autorità amministrativa, della sospensione già scontata. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione Sezione 4 Penale con sentenza del 3 ottobre 2007, n. 36180.
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Il danno biologico va correlato alla durata della vita effettiva, presunta se il soggetto è rimasto in vita, o certa se la morte è sopravvenuta all'evento dannoso
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01/11/2007
Il danno biologico(riconoscibile tutte le volte che la sopravvivenza sia durata per un tempo apprezzabile rispetto al momento delle lesioni) va correlato alla durata della vita effettiva, essendo lo stesso costituito dalle ripercussioni negative (di carattere non patrimoniale e diverse dalla mera sofferenza psichica) della permanente lesione della integrità psicofisica del soggetto leso per l'intera durata della sua vita residua. Questo il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione, Sezione III civile, con sentenza del 24 ottobre 2007, n. 22338. La Corte ha altresì precisato che la durata della vita, ai fini della detreminazione del danno biologico, è normalmente presunta - in considerazione dell'età e della relativa speranza di vita in caso di lesioni che non abbiano provocato la morte - mentre diversamente è nota se la morte sia sopravvenuta.
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In caso di patteggiamento per il reato di guida in sttao di ebrezza va applicata la sanzione della sospensione della patente
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27/10/2007
Nel caso in cui il procedimento per la contravvenzione di guida sotto l'influenza dell'alcool sia stato definito con il patteggiamento va applicata la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida prevista dall'articolo 186 comma 2, del codice della strada, quand'anche le parti non vi abbiano fatto riferimento nell'accordo. La sentenza di patteggiamento, infatti, seppure si sostanzia nell'applicazione della pena senza giudizio, postula tuttavia un accertamento cui si riconnette la compatibilità delle sanzioni amministrative, quale è quella di che trattasi, che non richiedono in giudizio di responsabilità penale, ma conseguono di diritto alla sentenza in questione. (Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 3 ottobre 2007, n. 36155)
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Deve ritenersi valida una multa anche se sul verbale notificato all'automobilista manca la firma del vigile che l'ha elevata
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26/10/2007
"In tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada e per il caso di contestazione non immediata dell'infrazione",la legge prevede che "il verbale redatto dall'organo accertatore rimane agli atti all'ufficio o comando, mentre ai soggetti ai quali devono essere notificati gli estremi viene inviato uno degli originali o copia autenticata a cura del responsabile dello stesso ufficio". Ne consegue che deve ritenersi valida una multa anche se sul verbale notificato all'automobilista manca la firma del vigile che l'ha elevata. Infatti, la funzione del verbale notificato al contravventore e' quella, "di portare a conoscenza del medesimo gli estremi della violazione: la validita' della contestazione, quale che sia la forma usata, e' condizionata unicamente dalla sua idoneita' a garantire l'esercizio di detto diritto".
E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 22088/2007.
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Colui che, pur non svolgente attività lavorativa, subisca un danno a seguito di un sinistro ha diritto al risarcimento del danno derivante dalla perdita di capacità lavorativa
Pubblicato il:
26/10/2007
Qualora un soggetto non svolgente attività lavorativa subisca, in conseguenza di un sinistro stradale, lesioni personali con postumi permanenti incidenti sulla sua capacità lavorativa futura, il relativo danno risarcibile, consistente nel minor guadagno che percepirà rispetto a quello che avrebbe potuto ottenere se la sua capacità lavorativa non fosse stata menomata, può esser determinato dal giudice secondo criteri oggettivi e ragionevoli, rapportati alle circostanze del caso concreto, ove il danno stesso si prospetti come probabile sulla scorta di parametri di regolarità causale. Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza del 10 ottobre 2007, n. 21258.
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L'azione proposta solo contro la compagnia del vettore è una mera possibilità accordata al terzo danneggiato
Pubblicato il:
22/10/2007
L'azione proposta solo contro la compagnia del vettore è una mera possibilità accordata al terzo danneggiato, il quale avrà il vantaggio di restare esente da questioni relative al solo riparto di responsabilità, differite al giudizio di rivalsa. Accordata tale opzione non pare però ragionevole precludere al terzo danneggiato la via tradizionale nei confronti dei proprietari dei veicoli e dei rispettivi garanti per la Rca.
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Responsabilità della P.A. ex art. 2051 c.c. per danni subiti dagli utenti della strada
Pubblicato il:
19/10/2007
"La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia, di cui all'art. 2051 c.c., non si applica agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali (nella fattispecie: del demanio stradale) ogni qual volta sul bene demaniale, per le sue caratteristiche, non sia possibile esercitare la custodia, intesa quale potere di fatto sulla stessa. L'estensione del bene demaniale e l'utilizzazione generale e diretta dello stesso da parte di terzi, sono solo figure sintomatiche dell'impossibilità della custodia da parte della P.A., mentre elemento sintomatico della possibilità di custodia del bene del demanio stradale comunale è che la strada, dal cui difetto di manutenzione è stato causato un danno, si trovi nel perimetro urbano delimitato dallo stesso comune, pur dovendo dette circostanze, proprio perché solo sintomatiche, essere sottocoste al vaglio in concreto da parte del giudice di merito". Questo è il principiodi diritto enunciato dalla Corte di Cassazione ,Sezione 3 civile, con sentenza 08.03.2007, n. 5309. La S.C. sì è così nuovamente pronucniata in tema di responsabilità della P.A. ex art. 2051 c.c..
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Non si può iniziare l'attraversamento dell'incrocio con semaforo giallo
Pubblicato il:
16/10/2007
Non si può iniziare l'attraversamento dell'incrocio con semaforo giallo, poichè detto segnale impone al conducente di arrestare l'auto. E' quanto stabilito dalla quarta sezione penale della Corte di Cassazione con sentenza n. 37581, depositata in data 12 ottobre 2007. La Corte di Cassazione ha così confermato la condanna, comminata dalla Corte di appello di Roma, di omicidio colposo. L'imputato, reo di aver causato la morte di un motociclista, aveva attraversato un incrocio mentre, a detta dell'accusa, il semaforo segnalava il rosso nel suo senso di marcia. Secondo la S.C. è "notorio che negli incroci il semaforo verde su una delle vie che si intersecano scatta alcuni secondi dopo l'apparizione del rosso sulla strada incrociata". Ne consegue che "nell'ipotesi più benevola l'imputato ha iniziato l'attraversamento dell'incrocio con semaforo giallo, e dunque indebitamente, poichè quel segnale avrebbe già dovuto imporgli di arrestare l'auto".
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La quantificazione del danno morale derivante da perdita di congiunto a seguito di sinsitro stardale deve tenere conto del mancato uso delle cinture di sicurezza
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12/10/2007
La mancata adozione di misure di sicurezza da parte del passeggero puo' costituire una ipotesi di cooperazione colposa, con conseguente riduzione proporzionale del risarcimento del danno. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sezione 3 civile, con sentenza n. 18177 del 28 agosto 2007, confermando l'orientamento espresso in materia con la precedente sentenza Cass. n. 4993 del 2004.
La Corte ha così ritenuto corretta la quantificazione del danno morale operata dai giudici di merito ex articolo 1227 c.c., in tema di concorso di fatto colposo del danneggiato.
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Il danno patrimoniale da perdita da congiunto può essere riconosciuto solo ove si provi che il soggetto infortunato avrebbe contribuito ai bisogni della famiglia
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12/10/2007
Ai fini del riconoscimento di un danno patrimoniale in favore dei congiunti del defunto occorre che questi ultimi diano prova che "verosimilmente il soggetto infortunato avrebbe contribuito ai bisogni della famiglia". E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione, terza sezione civile, con sentenza n. 18177 del 28 agosto 2007, confremando l'oriemntamento consolidatosi in materia con sentenza Cass. 8333 del 2004.
Ne consegue, continua la Corte, che la prova di tale circostanza non può essere data in via meramente ipotetica, ma piuttosto sulla base delle circostanze di fatto collegate al caso di specie.
Non può, quindi, ritenersi sussistente detto danno nel caso in cui il defunto coadiuvasse i congiunti solo nell'attivita' aziendale, se non vi è alcun elemento che lasciasse presumere che egli avrebbe continuato a lavorare nell'azienda familiare.
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E' possibile proporre opposizione solo avverso le ordinanze - ingiunzione e non contro il mero verbale di accertamento
Pubblicato il:
08/10/2007
Il verbale di accertamento e' impugnabile in sede giudiziale unicamente se concerne l'inosservanza di norme sulla circolazione stradale, essendo soltanto in questo caso idoneo ad acquisire il valore e l'efficacia di titolo esecutivo per la riscossione della pena pecuniaria nell'importo direttamente stabilito dalla legge. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 18320 del 30 agosto 2007, precisando altresì che quando invece riguarda il mancato rispetto di norme relative ad altre materie, il verbale non incide sulla situazione giuridica soggettiva del contravventore, essendo esclusivamente destinato a contestargli il fatto e a segnalargli la facolta' di pagamento in misura ridotta, in mancanza del quale l'autorita' competente valutera' se vada irrogata una sanzione determinandone eventualmente l'entita', emanando l'ordinanza ingiunzione che potra' essere oggetto di opposizione ai sensi della Legge n. 89 del 2001 articolo 2 (C.S.U. 07/16, C. 04/19243, C. 04/812, C. 03/16918).
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Gli ausiliari del traffico sono competenti esclusivamente in materia di sosta
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04/10/2007
Gli ausiliari del traffico sono legittimati ad accertare e contestare violazioni a norma del codice della strada solo per quanto concerne le disposizioni in materia di sosta. Ne consegue che se le violazioni riguardano condotte diverse come la circolazione in corsie preferenziali, i cosiddetti vigilini non possono elevare multe. E' quanto stabilito dalla seconda sezione civile della Corte di Cassazione con sentenza n. 16777 del 28 settembre 2007. La corte ha richiamato sul punto la legge 127 del 15 maggio 1997, in forza della quale "lattribuzione degli ausiliari è strumentale rispetto allo scopo di garantire la funzionalità dei parcheggi che concorre a ridurre, se non a evitare, il grave problema del congestionamento della circolazione nei centri abitati".
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Responsabilità del Comune per danni cagionati da cantieri stradali
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03/10/2007
In tema di danni determinati dall'esistenza di un cantiere stradale, qualora l'area di cantiere risulti completamente enucleata, delimitata ed affidata all'esclusiva custodia dell'appaltatore, con conseguente assoluto divieto su di essa del traffico veicolare e pedonale, dei danni subiti all'interno di questa area risponde esclusivamente l'appaltatore, che ne è l'unico custode. Allorquando, invece, l'area su cui vengono eseguiti i lavori e quindi insiste il cantiere, risulti ancora adibita al traffico e, quindi, utilizzata a fini di circolazione, denotando questa situazione la conservazione della custodia da parte dell'ente titolare della strada, sia pure insieme all'appaltatore, consegue che la responsabilità ai sensi dell'art. 2051 cod. civ. (in concreto non escludibile a carico dell'ente per le dimensioni necessariamente ridotte dell'area adibita a cantiere) sussiste sia a carico dell'appaltatore che dell'ente, salva l'eventuale azione di regresso di quest'ultimo nei confronti del primo a norma dei comuni principi sulla responsabilità solidale di cui al secondo comma dell'art. 2055 cod. civ., sulla base anche degli obblighi di segnalazione e manutenzione imposti dalla legge per opere e depositi stradali (art. 21 del d.lgs. n. 285 del 1992), nonché di quelli eventualmente discendenti dalla convenzione di appalto.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile Sentenza del 6 luglio 2006, n. 15383
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Non commette reato di diffamazione chi critica l'operato dei vigili
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03/10/2007
Il modo con il quale il vigile urbano esplico il proprio nelle molteplici sue manifestazioni, legittime e, in ipotesi meno legittime, e di palese interesse della colletività. E' quanto stabilito dalla Quinta Sezione penale della Corte di Cassazione con la quale il Collegio ha cassato la pronuncia della territoriale che condannava per diffamazione Alceste M. per aver denunciato il cattivo opeato di conque vigili.
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Il danneggiato che abbia agito in giudizio solo nei confronti del conducente non può chiedere successivamente la condanna dell'assicuratore
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02/10/2007
In tema di responsabilità civile da circolazione stradale, qualora il danneggiato abbia agito in un primo giudizio soltanto contro il responsabile del danno ed abbia visto accolta la domanda con condanna del responsabile al risarcimento nei suoi confronti, non gli è preclusa la possibilità di successivamente esercitare l'azione diretta nei confronti dell'assicuratore del responsabile con una nuova richiesta di accertamento della responsabilità del soggetto responsabile, che è funzionale all'affermazione della responsabilità dell'assicuratore, mentre gli è preclusa la possibilità di chiedere una nuova condanna del responsabile al risarcimento del danno in suo favore. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 12376 del 28 maggio 2007, con la quale il Collegio si è pronunciato sul ricorso promosso Ed.Gi. avverso la sentenza del Giudice di Pace di Avellino che ne aveva respinto la domanda di condanna nei confronti dell'As. assicurazioni s. p. a. e di Su.Gi., sul rilievo che già era stata emessa una sentenza di condanna, passata in giudicato, nei confronti del solo Su. dal Giudice di Pace di Mirabella Eclano, a seguito di azione esercitata soltanto contro di lui.
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Commette reato di resistenza a pubblico a pubblico ufficiale chi non si ferma a un posto di blocco dei Carabinieri
Pubblicato il:
01/10/2007
Commette reato di resistenza a pubblico a pubblico ufficiale chi non si ferma a un posto di blocco dei Carabinieri e, in sella ad un motorino, si da' alla fuga ad alta velocita' per non essere raggiunto dalle Forze dell'ordine, atteso che ad integrare l'elemento materiale del delitto e' sufficiente la violenza o la minaccia cosiddetta impropria, che puo' essere esercitata anche su persona diversa dal pubblico ufficiale operante o sulle cose e che comprende ogni comportamento idoneo ad impedire, a ostacolare o a frustrare l'esplicazione della pubblica funzione.
E quanto ha stabilito la sesta sezione penale della Corte di Cassazione con sentenza Dello stesso parere la Suprema Corte (sesta sezione penale, sentenza n. 35826/2007.
Il collegio ha, così, accolto il ricorso promosso dalla Procura di Palermo avverso la pronuncia del giudice per le indagini preliminari, secondo il quale non era ravvisabile nella condotta dellimputato gli estremi della resistenza, non avendo il medesimo messo in atto alcuna "attivita' minacciosa o violenta" nei confronti dei militari.
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