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In materia di divisione la deduzione di indivisibilità del bene costituisce un'eccezione in senso proprio
Pubblicato il:
02/09/2008
In materia di divisione la deduzione di indivisibilità del bene costituisce un'eccezione in senso proprio poiché la norma dell'articolo 1112 del Cc non solo è derogabile ma, sancisce a sua volta un'eccezione al principio generale del favor divisionis, secondo cui i singoli partecipanti alla comunione di un bene possano chiederne la divisione per ottenerne una quota in natura o, se ciò non è possibile, una somma di denaro equivalente al valore della quota o, infine, la distribuzione del prezzo di vendita della cosa comune. (Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 22 maggio 2008, n. 13229)
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La domanda di risarcimento danni in qualità di eredi di un soggetto deceduto per fatto del convenuto implica accettazione dell'eredità
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25/07/2008
La domanda di risarcimento danni in qualità di eredi di un soggetto deceduto per fatto del convenuto implica accettazione dell'eredità. Deve escludersi, pertanto, che sia onere degli attori dare la prova di avere accettato l'eredità del de cuius, incombendo, eventualmente, al convenuto dare la prova contraria. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 31 marzo 2008, n. 8300)
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Sulla determinazione della quota di legittima lesa
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25/07/2008
Per verificare se vi è stata lesione della quota legittima e l'entità della stessa, è necessario determinare il valore della massa ereditaria e quello, quindi, della quota disponibile e della quota di riserva che della massa ereditaria costituiscono una frazione, procedendo, anzitutto, alla formazione della massa dei beni relitti e alla determinazione del loro valore all'atto dell'apertura della successione, alla detrazione dal relictum dei debiti da valutare con riferimento alla stessa data, alla riunione fittizia(cioè con operazione meramente contabile) tra attivo netto e donatum, costituito dai beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, da stimare secondo il loro valore al momento dell'apertura della successione (articoli 747 e 750 del Cc, rispettivamente relativi ai beni immobili e ai beni mobili) e con riferimento al valore nominale, quanto alle donazioni in denaro (articolo 751 del Cc), calcolando poi la quota disponibile e la quota legittima sulla massa risultante dalla somma del valore del relictum al netto e del valore del donatum e imputando, infine, le liberalità fatte al legittimario con conseguente diminuzione in concreto della quota a esso spettante. (Tribunale Salerno Civile, Sentenza del 17 aprile 2008, n. 1038)
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La comunione ereditaria non si trasforma in comunione ordinaria per il fatto che essa comprenda un unico bene immobile, né per la circostanza che alcuni dei coeredi abbiano ceduto ad estranei le rispettive quote
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11/07/2008
La comunione ereditaria non si trasforma in comunione ordinaria per il fatto che essa comprenda un unico bene immobile, né per la circostanza che alcuni dei coeredi abbiano ceduto ad estranei le rispettive quote, con la conseguenza che, anche in tale ipotesi, la divisione deve aver luogo in conformità alle norme sulla divisione ereditaria. Infatti, solamente quando siano state compiute le operazioni divisionali, dirette ad eliminare la maggior parte delle varie componenti dell'asse ereditario indiviso al momento dell'apertura della successione, la comunione residuale sui beni ereditari si trasforma in comunione ordinaria, con conseguente inapplicabilità del retratto successorio, di cui all'art. 732 c.c., che postula la persistenza dello stato di comunione dell'eredità.
(Corte di Cassazione Sezione 3 civile, Sentenza 09.01.2007, n. 215)
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Ciascun coerede può agire per far valere l'intero credito ereditario
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26/06/2008
I crediti del de cuius - a differenza dei debiti - non si dividono automaticamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria. Ciò consente a ciascuno dei partecipanti di agire singolarmente per far valere l'intero credito ereditario comune o anche solo la parte di credito proporzionale alla quota ereditaria, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri coeredi. (Corte di Cassazione Sezioni Unite Civile,Sentenza del 28 novembre 2007, n. 24657)
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Se il de cuius ha posto in essere una vendita fittizia per dissimulare una donazione, l'erede può essere considerato terzo
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03/05/2008
Se il de cuius ha posto in essere una vendita fittizia per dissimulare una donazione, l'erede può essere considerato terzo, ai fini della prova della simulazione e, quindi, beneficiare delle agevolazioni probatorie di cui all'art. 1417 c.c., quando ha proposto contestualmente all'azione di simulazione anche una espressa e concreta domanda di riduzione della donazione dissimulata. (Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza del 14 marzo 2008, n. 7048)
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La cessione della quota ereditaria ad un estraneo non determina lo scioglimento della comunion ereditaria
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25/04/2008
La comunione ereditaria non si trasforma in comunione ordinaria per il fatto che qualcuno dei coeredi abbia ceduto a un estraneo la propria quota, posto che lo stato di comunione cessa soltanto con la divisione tramite la trasformazione dei diritti dei singoli partecipanti su quote ideali dell'eredità in diritti di proprietà individuali su singoli beni. Lo scioglimento della comunione ereditaria nei confronti di uno dei coeredi non ne modifica la natura e non fa venir meno quindi il diritto di prelazione a favore dei coeredi previsto dall'articolo 732 del Cc, mentre la comunione residuale sui beni ereditari si trasforma in comunione ordinaria, con conseguente inapplicabilità dell'articolo 732 del Cc, solamente quando siano state compiute le operazioni divisionali dirette a eliminare la maggior parte delle varie componenti dell'asse ereditario indiviso al momento dell'apertura della successione
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Il concetto di comoda divisibilità di un immobile presupposto dall'art. 720 cod. civ. postula che il frazionamento del bene sia attuabile mediante determinazione di quote concrete suscettibili di autonomo e libero godimento
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22/04/2008
Il concetto di comoda divisibilità di un immobile presupposto dall'art. 720 cod. civ. postula, sotto l'aspetto strutturale, che il frazionamento del bene sia attuabile mediante determinazione di quote concrete suscettibili di autonomo e libero godimento, che possano formarsi senza dover fronteggiare problemi tecnici eccessivamente costosi e, sotto l'aspetto economico-funzionale, che la divisione non incida sull'originaria destinazione del bene e non comporti un sensibile deprezzamento del valore delle singole quote rapportate proporzionalmente al valore dell'intero, tenuto conto dell'usuale destinazione e della pregressa utilizzazione del bene stesso. (Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza del 29 maggio 2007, n. 12498)
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Costituisce disposizione a favore dei poveri la volontà testamentaria con la quale il testatore destina il suo patrimonio ad un'opera di bene che provveda alla manutenzione del sepolcro
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10/04/2008
Costituisce disposizione a favore dei poveri, ai sensi dell'art. 630 c.c. e non rientra, invece, nella diversa figura della disposizione a favore dell'anima, la volontà testamentaria con la quale il testatore destina il suo patrimonio ad un'opera di bene che provveda alla manutenzione del sepolcro. (Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza del 9 marzo 2006, n. 5086)
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La presentazione della denuncia di successione non integra una accettazione tacita dell'eredità
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29/03/2008
La presentazione della denuncia di successione, così come anche il pagamento delle relative imposte, in quanto atti di natura e finalità meramente fiscali, non integrano una accettazione tacita dell'eredità. (Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza del 28 febbraio 2007, n. 4783)
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L' "institutio ex re certa" configura, ai sensi dell'art. 588 cod. civ., una successione a titolo universale nel patrimonio del "de cuius"
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29/03/2008
In tema di interpretazione del testamento, l'"institutio ex re certa" configura, ai sensi dell'art. 588 cod. civ., una successione a titolo universale nel patrimonio del "de cuius" qualora il testatore, nell'attribuire determinati beni, abbia fatto riferimento alla quota di legittima spettante all'istituito, avendo in tal modo inteso considerare i beni come una frazione rappresentativa dell'intero patrimonio ereditario. ( Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza del 18 gennaio 2007, n. 1066)
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In materia di divisione ereditaria, la stima dei beni per la formazione delle quote va compiuta con riferimento al loro valore venale
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29/03/2008
In materia di divisione ereditaria, la stima dei beni per la formazione delle quote va compiuta con riferimento al loro valore venale. E' qaunto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza del 31 ottobre 2006, n. 23496. Nell'affermare il suindicato principio, la S.C. ha cassato la sentenza della corte di merito che, sulla base della C.T.U., aveva adottato l'accertamento risultante dalla media ponderale di tre criteri diversi: la valutazione desunta dalla rendita catastale; la capitalizzazione della rendita derivante da un possibile fitto; la stima di mercato.
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Lo scioglimento della comunione ereditaria si verifica soltanto quando i condividenti abbiano proceduto con le operazioni previste dagli artt. 713 e ss. cod. civ. ad eliminare la maggior parte delle relative componenti
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19/03/2008
Poiché la comunione ereditaria ha ad oggetto non soltanto la comproprietà o contitolarità di diritti ma il complesso dei rapporti attivi e passivi che formavano il patrimonio del "de cuius" al momento della morte, lo scioglimento dello stato di indivisione si verifica soltanto quando i condividenti abbiano proceduto con le operazioni previste dagli artt. 713 e ss. cod. civ. ad eliminare la maggior parte delle relative componenti;d'altra parte, lo scioglimento della comunione ereditaria non è incompatibile con il perdurare di uno stato di comunione ordinaria rispetto a singoli beni già compresi nell'asse ereditario in divisione, sicchè l'attribuzione congiunta di beni ereditari non dà luogo al cosiddetto stralcio di quota o a una divisione parziale. (Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza del 23 febbraio 2007, n. 4224)
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E' nullo l'accordo concluso da due coniugi senza prole che abbiano deciso di fare testamento lasciando tutto il patrimonio ai rispettivi nipoti, in modo da evitare che i beni vadano al coniuge sopravvissuto
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18/03/2008
In riferimento agli articoli 42 e 29 della Costituzione è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 540 del Cc, anche in riferimento all'articolo 458 del Cc, sotto il profilo che in base al combinato disposto delle norme sopra ricordate è da ritenersi nullo l'eventuale accordo con cui - come nella specie - due coniugi senza prole abbiano deciso di fare testamento lasciando tutto il patrimonio ai rispettivi nipoti, in modo da evitare che i beni vadano al coniuge sopravvissuto. (Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza del 3 aprile 2007, n. 8237)
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L'atto col quale taluno eriga una fondazione, disponendo che i beni ed i redditi di essa siano destinati, dopo la morte del fondatore, ad un proprio erede legittimario, costituisce un legato disposto con un testamento assimilabile a quello olografo
Pubblicato il:
07/03/2008
L'atto col quale taluno eriga una fondazione, disponendo che i beni ed i redditi di essa siano destinati, dopo la morte del fondatore, ad un proprio erede legittimario, costituisce un legato disposto con un testamento assimilabile a quello olografo, a nulla rilevando che l'atto costitutivo della fondazione non sia stato scritto di pugno del testatore, ove comunque sia incontestabile l'autenticità della sua sottoscrizione. Ne consegue che l'acquisto effettuato dal beneficiario ha natura successoria ed è assoggettabile all'imposta sulle successioni. (Corte di Cassazione, Sezione Tributaria Civile, Sentenza del 12 ottobre 2007, n. 21477)
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L'atto col quale taluno eriga una fondazione, disponendo che i beni ed i redditi di essa siano destinati, dopo la morte del fondatore, ad un proprio erede legittimario, costituisce un legato disposto con un testamento assimilabile a quello olografo
Pubblicato il:
07/03/2008
L'atto col quale taluno eriga una fondazione, disponendo che i beni ed i redditi di essa siano destinati, dopo la morte del fondatore, ad un proprio erede legittimario, costituisce un legato disposto con un testamento assimilabile a quello olografo, a nulla rilevando che l'atto costitutivo della fondazione non sia stato scritto di pugno del testatore, ove comunque sia incontestabile l'autenticità della sua sottoscrizione. Ne consegue che l'acquisto effettuato dal beneficiario ha natura successoria ed è assoggettabile all'imposta sulle successioni. (Corte di Cassazione, Sezione Tributaria Civile, Sentenza del 12 ottobre 2007, n. 21477)
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In caso di impugnazione del testamento per infermità mentale permanente del testatore, grava su colui che impugna solo l'onere di provare l'esistenza di quella malattia
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07/03/2008
In tema d'incapacità di testare ex articolo 591 del Cc, nell'ipotesi di grave infermità mentale permanente del testatore, colui che impugna la validità del testamento è tenuto solo a provare l'esistenza di quella malattia, mentre colui che intende giovarsi del testamento deve dare la prova dell'esistenza di un intervallo di lucidità nel momento in cui furono espresse le ultime volontà. (Corte di Cassazione, Sezione 2 civile, Sentenza 29.01.2007, n. 1770)
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L'interpretazione del testamento, risolvendosi in un accertamento di fatto da parte del giudice di merito, è sindacabile in sede di legittimità solo per violazione delle regole di ermeneutica
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25/02/2008
L'interpretazione del testamento, risolvendosi in un accertamento di fatto da parte del giudice di merito, è sindacabile in sede di legittimità solo per violazione delle regole di ermeneutica (avuto riguardo a quelle previste dal codice civile in tema di contratti con la sola eccezione di quelle incompatibili con la natura di atto unilaterale non recettizio del negozio "mortis causa") e per vizi logici e giuridici attinenti alla motivazione (nella specie, verificare se l'"institutio ex re certa" configuri una successione nel patrimonio del "de cuius" a titolo universale o se, invece, l'individuazione di singoli beni escluda l'istituzione nell'"universum jus"). (Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza del 18 gennaio 2007, n. 1066)
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In caso di divisione immobiliare effettuata dal testatore il debito sorto per effetto liquidazione in denaro è un debito di valore e non di valuta
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25/02/2008
In presenza di una divisione immobiliare effettuata dal testatore ai sensi dell'art. 734 c.c., il debito eventualmente sorto per effetto della liquidazione in denaro, invece che in natura, della quota di legittima è un debito di valore e non di valuta. Per la liquidazione dei debiti di valore si deve tener conto della eventuale svalutazione monetaria intervenuta dal momento della insorgenza della obbligazione a quello della decisione onde consentire di realizzare in termini monetari attuali il diritto del creditore.
(Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile,Sentenza del 16 gennaio 2007, n. 862)
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E' valida la convocazione dell'assemblea con l'avviso inviato "genericamente e impersonalmente" ai non meglio identificati eredi di un condomino finchè questi non manifestano la loro qualità
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24/02/2008
Fino a quando gli eredi non gli manifesteranno la loro qualità, l'amministratore condominiale, a conoscenza del decesso di un condomino, non è tenuto a inviare alcun avviso (né al condomino, né agli eredi impersonalmente presso l'ultimo domicilio), non avendo utili elementi di riferimento e non essendo obbligato a fare alcuna particolare ricerca. (Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile,Sentenza del 22 marzo 2007, n. 6926)
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