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Omicidio colposo a carico del medico che opera un paziente in fase terminale, anche se l'intervento avviene con il consenso del malato

Pubblicato il: 30/04/2011



Omicidio colposo a carico del medico che opera un paziente in fase terminale, anche se l'intervento avviene con il consenso del malato, in quanto il comportamento suddetto non rispetta il codice deontologico ed il principio che impone di agire secondo scienza e coscienza. Dovere del medico è infatti quello di astenersi dal sottoporre i pazienti ad interventi chirurgici da cui non ci si può aspettare alcun beneficio per la salute, né un miglioramento delle condizioni di vita. Il trattamento invasivo su un malato terminale è vietato dal codice deontologico, che invita il medico a fare un passo indietro davanti alla prospettiva di un inutile accanimento diagnostico e terapeutico. (Fattispecie di paziente affetto da tumore al pancreas con metastasi diffuse cui era stata prospettata un'aspettativa di vita di sei mesi. Il paziente aveva dato il suo consenso all'intervento, ormai disposto a tutto per ribaltare anche soltanto di qualche mese una diagnosi tanto severa, ma tale risultato non poteva arrivare dall'intervento tentato: il paziente era morto durante l'intervento a causa di un'emorragia e nel tentativo di rianimarlo gli erano state fratturate lo sterno e due costole). (Fonte: Lex24) Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 7 aprile 2011, n. 13746

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