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All'interno della società per azioni, al direttore generale può essere estesa la stessa disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori
Pubblicato il:
27/01/2009
All'interno della società per azioni, al direttore generale (nella specie di s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa) può essere estesa la stessa disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori qualora la sua nomina sia stata prevista nell'atto costitutivo oppure sia stata deliberata dall'assemblea o dal consiglio di amministrazione, entrando in questi casi la sua figura, in posizione apicale, a far parte della struttura tipica della società. Al di fuori di tali ipotesi non esiste alcuna previsione normativa che consenta di estendere al direttore generale il regime di responsabilità, di per sé già eccezionale e speciale, riguardante gli amministratori. (Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 5 dicembre 2008, n. 28819=
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Colui che perde la qualità di socio durante il giudizio nonha più potere per contestare le delibere
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08/12/2008
L'azione di annullamento di una delibera promossa da un socio è ammissibile soltanto laddove vi sia un interesse attuale e diretto del socio stesso a ottenere la rimozione dell'atto impugnato. Ne consegue che colui che perda la qualità di socio in conseguenza della mancata sottoscrizione del capitale sociale a seguito di una delibera successiva e diversa è privo di legittimazione ad agire nei confronti della società. (Corte di Cassazione, Sentenza del 7 novembre 2008, n. 26842)
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Lo storno di dipendenti è l'iniziativa mediante la quale un imprenditore tende ad assicurarsi le prestazioni lavorative di natura professionale di uno o più dipendenti di un'impresa concorrente
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02/12/2008
Lo storno di dipendenti è l'iniziativa mediante la quale un imprenditore tende ad assicurarsi le prestazioni lavorative di natura professionale di uno o più dipendenti di un'impresa concorrente. Perché lo storno di dipendenti possa essere qualificato come atto di concorrenza sleale ex art. 2598cod. civ. da parte dell'impresa concorrente, occorre che l'assunzione del personale altrui sia avvenuta con modalità tali da non potersi giustificare alla luce dei principi di correttezza professionale, se non supponendo nell'autore l'intenzione di danneggiare l'impresa concorrente (c.d. animus nocendi).
(Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 7 marzo 2008, n. 6194)
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se sulla relata di notifica dell'atto di citazione a persona giuridica, il soggetto che ha materialmente ritirato il pacco venga indicato dipendente incaricato alla ricezione degli atti, si determina una presunzione assoluta di conoscenza dell'atto
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22/11/2008
Nel caso in cui, sulla relata di notifica dell'atto di citazione a persona giuridica, il soggetto che ha materialmente ritirato il pacco venga indicato dipendente incaricato alla ricezione degli atti, si determina una presunzione assoluta di conoscenza dell'atto medesimo da parte della persona giuridica stessa, presunzione che risulta superabile solo se si fornisca la prova dell'assoluta estraneità del soggetto di cui sopra sia perché non dipendente, sia perché comunque privo di un qualsiasi rapporto con la destinataria dell'atto giudiziario. Coerentemente con questa impostazione l'Ufficiale Giudiziario non ha alcun obbligo di indagare sugli effettivi rapporti che legano il soggetto che - trovato nella sede legale della persona giuridica e qualificatosi come dipendente - materialmente raccoglie il plico notificato e la persona giuridica stessa. Il fatto, peraltro, che il soggetto, pur se dipendente, sia affetto da provati disturbi psichici che avrebbero determinato la mancata trasmissione dell'atto non prova, da solo, che ciò non sia realmente avvenuto o che comunque il soggetto non fosse realmente addetto alla ricezione degli atti.
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Il danno non patrimoniale per l'eccessiva durata del processo deve essere riconosciuta anche alle persone giuridiche
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04/11/2008
Il danno non patrimoniale sorge come conseguenza normale, ma non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo previsto dalla legge 89/2001, anche se la parte del giudizio è una società di capitali. (Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 2 luglio 2008, n. 18153)
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Nel caso di cessione di azienda i beni dell'ente cessionario non possono essere sottoposti alla confisca per equivalente del profitto del reato commesso, prima della cessione, dagli amministratori dell'ente cedente
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17/10/2008
In tema di responsabilità da reato degli enti collettivi, nel caso di cessione di azienda i beni dell'ente cessionario non possono essere sottoposti alla confisca per equivalente del profitto del reato commesso, prima della cessione, dagli amministratori dell'ente cedente, atteso che, ai sensi dell'art. 33, d. lgs. n. 231 del 2001, l'ente cessionario risponde in solido con quello cedente esclusivamente del pagamento della sanzione pecuniaria comminata per l'illecito a quest'ultimo addebitabile.
(Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 17 luglio 2008, n. 30001)
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Un'impresa che al fine di impedire le esportazioni parallele rifiuti di soddisfare ordinativi aventi un carattere normale inoltrati da tali grossisti, sfrutta in maniera abusiva la propria posizione dominante
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05/10/2008
L'art. 82 CE dev'essere interpretato nel senso che un'impresa che detenga una posizione dominante sul mercato pertinente delle specialità medicinali, la quale, al fine di impedire le esportazioni parallele effettuate da taluni grossisti da uno Stato membro verso altri Stati membri, rifiuti di soddisfare ordinativi aventi un carattere normale inoltrati da tali grossisti, sfrutta in maniera abusiva la propria posizione dominante. Spetta al giudice del rinvio stabilire il carattere normale dei suddetti ordinativi in considerazione dell'entità degli stessi rispetto al fabbisogno del mercato del detto Stato membro nonché delle relazioni commerciali precedenti intrattenute dalla suddetta impresa con i grossisti in questione.
(Corte di Giustizia delle Comunità europee,Sentenza del 16 settembre 2008, n. 468/06)
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Società a responsabilità illimitata e fallimento del socio
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02/09/2008
In tema di dichiarazione del fallimento del socio illimitatamente responsabile di società di persone, il principio di certezza delle situazioni giuridiche - la cui generale attuazione la Corte costituzionale ha inteso assicurare con la pronuncia di incostituzionalità del comma 1 dell'articolo 147 della legge fallimentare, nella parte in cui non prevede l'applicazione del limite del termine annuale dalla perdita della qualità di socio illimitatamente responsabile - impone che la decorrenza di detto termine per il socio occulto receduto non possa farsi risalire alla data del suo recesso, né, tanto meno, a quella della dichiarazione di fallimento della società, poiché l'evento fallimentare non scioglie il vincolo societario, ma piuttosto a quella in cui lo scioglimento del rapporto sia portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei. Occorre pertanto, in concreto, tener conto della data dell'eventuale pubblicizzazione del recesso o di quella in cui i creditori ne abbiano avuto conoscenza o lo abbiano colpevolmente ignorato. (Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 9 maggio 2008, n. 11562)
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No a mail e fax indesiderati: anche se i dati sono estratti dalle Pagine Gialle, quando si usano sistemi automatizzati è obbligatorio il consenso
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15/07/2008
No a mail e fax indesiderati: anche se i dati sono estratti dalle Pagine Gialle, quando si usano sistemi automatizzati è obbligatorio il consenso. E' quanto rimarcato nuovamente dal Garante della Privacy in materia di spamming. L'Autorità ha vietato l'ulteriore trattamento illecito dei dati personali a cinque società che inviavano pubblicità tramite fax e posta elettronica senza il preventivo consenso degli interessati.
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Sulla validità della notifica ex art. 143 c.p.c.
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30/05/2008
Può procedersi alla notifica ai sensi dell'articolo 143 del Cpc (notificazione a persona di residenza, dimora e domicilio sconosciuti) quando, sul piano soggettivo, l'ignoranza di chi fa la chiesta all'ufficiale giudiziario circa la residenza, la dimora o il domicilio del destinatario dell'atto sia incolpevole e, sul piano oggettivo, se siano provate le indagini compiute da chi ha domandato la notificazione, non fondate solo sulle risultanze anagrafiche, ma estese ad accertamenti e informazioni sul reale avvenuto trasferimento di detto destinatario in luogo sconosciuto, ovvero su quale sia questo, dopo l'inutile tentativo dell'ufficiale giudiziario di eseguita la notifica all'indirizzo indicato. Per accertare la validità della notifica ai sensi dell'articolo 143 del Cpc, inoltre, non può prescindersi dai concreti rapporti tra le parti della vicenda controversa, dai quali di regola possono rilevarsi i requisiti soggettivi e oggettivi che giustificano tale tipo di notificazione. (Corte di Cassazione Sezione 1 Civile
Sentenza del 27 marzo 2008, n. 7964)
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Lazione di accertamento della nullità di unintesa restrittiva della concorrenza va proposta dinnanzi alla Corte dappello
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11/05/2008
La legge antitrust 10 ottobre 1990 n. 287, detta norme a tutela della libertà di concorrenza aventi come destinatari non soltanto gli imprenditori, ma anche gli altri soggetti del mercato, ovvero chiunque abbia interesse, processualmente rilevante, alla conservazione del suo carattere competitivo al punto da poter allegare uno specifico pregiudizio conseguente alla rottura o alla diminuzione di tale carattere per effetto di un'intesa vietata, tenuto conto, da un lato, che, di fronte ad un'intesa restrittiva della libertà di concorrenza, il consumatore, acquirente finale del prodotto offerto dal mercato, vede eluso il proprio diritto ad una scelta effettiva tra prodotti in concorrenza, e, dall'altro, che il cosiddetto contratto "a valle" costituisce lo sbocco dell'intesa vietata, essenziale a realizzarne e ad attuarne gli effetti. Pertanto, siccome la violazione di interessi riconosciuti rilevanti dall'ordinamento giuridico integra, almeno potenzialmente, il danno ingiusto ex art. 2043 c.c., il consumatore finale, che subisce danno da una contrattazione che non ammette alternative per l'effetto di una collusione "a monte", ha a propria disposizione, ancorché non sia partecipe di un rapporto di concorrenza con gli imprenditori autori della collusione, l'azione di accertamento della nullità dell'intesa e di risarcimento del danno di cui all'art. 33 l. n. 287/90, azione la cui cognizione è rimessa da quest'ultima norma alla competenza esclusiva, in unico grado di merito, della Corte d'appello. (Corte di Cassazione, Sezione III, sentenza 12 febbraio 10 marzo 2008, n. 6297)
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Fideiussione rilasciata da socio illimitatamente responsabile
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15/03/2008
La società di persone, anche se sprovvista di personalità giuridica, costituisce un distinto centro di interessi e di imputazione di situazioni sostanziali e processuali, dotato di una propria autonomia e capacità processuale. In forza di tale autonomia, così come legittimato ad agire in giudizio per gli interessi della società e far valere diritti, ovvero per contestare eventuali obblighi a essa ascritti, è esclusivamente il soggetto che rivesta la qualità di legale rappresentante, e così come riguardo a esse è configurabile una responsabilità degli amministratori nei confronti dei singoli soci, oltre che verso la società, allo stesso modo deve ritenersi che la fideiussione prestata dal socio a favore della società, proprio per effetto della rilevata autonomia patrimoniale e della distinzione di sfere giuridiche rientra tra le garanzie prestate per le obbligazioni altrui, secondo lo schema delineato dall'articolo 1936 del codice civile. (Corte di Cassazione, Sezione 1 Civile,Sentenza del 12 dicembre 2007, n. 26012)
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Limprenditore commerciale per vedersi riconoscere il risarcimento del danno per ritardato pagamento deve dimostrare di aver fatto ricorso al credito bancario per il periodo immediatamente successivo alla mora
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07/01/2008
Limprenditore commerciale per vedersi riconoscere il risarcimento del danno per ritardato pagamento deve dimostrare di aver fatto ricorso al credito bancario per il periodo immediatamente successivo alla mora. Non è necessario infatti fornire lulteriore prova secondo cui lesposizione nei confronti dellistituto è aumentata in conseguenza del mancato tempestivo godimento della somma di denaro oggetto della prestazione in quanto il nesso causale fra i due eventi, è da ritenersi provato in base a una presunzione semplice. Pertanto rispetto al maggior danno ex articolo 1224 Cc linteressato deve fornire dati personalizzati utili a valutare, nel caso concreto, gli effetti negativi determinati dalla ritardata disponibilità della somma di denaro. Il che per limprenditore può significare il calcolo forfettario del danno alla luce del costo del prestito bancario. (Cassazione, Sezione prima civile, sentenza 21 giugno 31 agosto 2007, n. 18450)
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Il socio di una società a responsabilità limitata deve chiedere liscrizione nella gestione previdenziale relativa allattività prevalente
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02/12/2007
In applicazione dell'art. 29 comma 1, della legge 3 giugno 1975, n. 160, come sostituito dall'art. 1 comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, colui che nell'ambito di una società a responsabilità limitata svolga attività di socio amministratore e di socio lavoratore ha l'obbligo di chiedere l'iscrizione nella gestione in cui svolge l'attività con carattere di abitualità e prevalenza. Nell'incompatibile coesistenza delle due corrispondenti iscrizioni (gestione commercianti e gestione separata) è onere dell'Inps decidere sull'iscrizione all'assicurazione corrispondente all'attività prevalente. E' quanto prinunciato dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro Civile, con sentenza del 5 ottobre 2007, n. 20886.
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Gli atti compiuti dall'organo amministrativo di una impresa collegata sono validi anche nei confronti delle altre del gruppo se esiste un interesse economicamente e giuridicamente apprezzabile in capo alla società agente
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28/11/2007
In tema di gruppi di società collegate tra loro in senso economico e dirigenziale, ma non anche sotto il profilo giuridico, la validità di atti compiuti dall'organo amministrativo di una di esse in favore di altra a essa collegata è condizionata all'esistenza di un interesse economicamente e giuridicamente apprezzabile in capo alla società agente, non potendosi predicare la legittimità di atti che, favorendo società collegate, non rivestano alcun interesse, o, addirittura, pregiudichino, la società operante. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione 1 Civile, con sentenza del 6 settembre 2007, n. 18728.
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Illegittimità costitiuzionale di norma in materia di diritto societario
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16/11/2007
È costituzionalmente illegittimo, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, l'art. 13 comma 2, del decreto legislativo 17/1/2003, n. 5, nella parte in cui stabilisce "in quest'ultimo caso i fatti affermati dall'attore, anche quando il convenuto abbia tardivamente notificato la comparsa di costituzione, si intendono non contestati e il tribunale decide sulla domanda in base alla concludenza di questa". Invero la disposizione censurata, oltre a dettare una regola del processo contumaciale in contrasto con la tradizione del diritto processuale italiano, nel quale alla mancata o tardiva costituzione mai è stato attribuito il valore di confessione implicita, è estranea ai principi e criteri direttivi della legge di delegazione di concentrazione del procedimento e riduzione dei termini processuali. (Corte Costituzionale
Sentenza del 12 ottobre 2007, n. 340)
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Nell'accertamento dei redditi di partecipazione a società di persone l'avviso al socio non è nullo se allo stesso non è stato notificato l'avviso relativo al reddito societario
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16/11/2007
Deve escludersi che nell'accertamento dei redditi di partecipazione a società di persone l'avviso al socio sia nullo se allo stesso non è stato notificato l'avviso relativo al reddito societario.
Sostanzialmente tale opinione fa derivare detta errata convinzione della previa notifica dell'accertamento societario dal combinato disposto del Decreto del Presidente della Repubblica n. 597 del 1973 articolo 5 Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articoli 40 e 42 non rilevando pero' l'esatta portata dell'articolo 40, comma 2, stesso Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 che, quando prescrive che la rettifica delle dichiarazioni della societa' di persone va fatta con un unico atto ai fini dell'ILOR per la societa' e dell'IRPEF per i soci, non ha certo il significato di imporre una notifica dell'avviso di accertamento societario anche ai soci al solo scopo di rendere efficace, ai sensi del successivo articolo 42, l'accertamento relativo al reddito di partecipazione. In realta', l'accertamento e' certamente compiuto con un unico atto, mentre cosa ben diversa sono gli avvisi dell'accertamento stesso che sono diretti a soggetti diversi, soci e societa', per redditi diversi, di impresa e di partecipazione, e per imposte diverse, ILOR ed IRPEF. Pertanto, dal richiamato articolo 40 si puo' far discendere che non v'e' alcun obbligo di previa notifica dell'accertamento societario al socio affinche' si possa rettificare, con ulteriore atto, il suo reddito di partecipazione, che e' allo stesso automaticamente imputato, in forza del Decreto del Presidente della Repubblica n. 597 del 1973 articolo 5 (poi articolo 5 T.U.I.R.), ai fini IRPEF in relazione alla sua quota di partecipazione.
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E' falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico la falsa attestazione del legale rappresentante di una società circa il possesso di un requisito indispensabile per la partecipazione alla gara per l'aggiudicazione di un appalto pubblico
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20/10/2007
Integra il delitto di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico la falsa attestazione del legale rappresentante di una società circa il possesso, da parte di quest'ultima, di un requisito indispensabile per la partecipazione alla gara per l'aggiudicazione di un appalto pubblico, a nulla rilevando che tale attestazione sia contenuta in una autocertificazione con sottoscrizione non autenticata, ma ritualmente prodotta a corredo dell'istanza principale, unitamente alla fotocopia di un documento di identificazione, in conformità del modello legale vigente. E' qaunto stabilito dalla Corte Corte di Cassazione Sezioni Unite Penale con sentenza del 24 settembre 2007, n. 35488
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Il socio la cui quota abbia perso valore per la cattiva gestione degli amministratori non può agire per il risarcimento del danno
Pubblicato il:
01/10/2007
Premesso che l'azione individuale spettante al socio danneggiato dai comportamenti dolosi o colposi degli amministratori presuppone, a differenza dell'azione sociale di responsabilità, un pregiudizio arrecato direttamente al socio, che cioè non rappresenti il mero riflesso del danno al patrimonio sociale, la svalutazione della quota di partecipazione in società, per effetto di perdite del patrimonio sociale asseritamente provocate da comportamenti illegittimi di amministratori non configura un danno diretto del socio e non legittima, pertanto, quest'ultimo all'esercizio dell'azione individuale di responsabilità nei confronti dei medesimi.
E' quanto ha stabilito il Tribunale di palermo con sentenza del 9 settembre 2007.
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Il giudice che riduce lammontare di diritti ed onorari indicati nella nota spese ha l'obbligo di motivare il criterio adottato
Pubblicato il:
30/07/2007
Il giudice che riduca lammontare complessivo di diritti ed onorari indicati nella nota prodotta dalle parti, ha lobbligo dindicare il criterio di liquidazione adottato, in modo da consentire il controllo di legittimità sulle variazioni effettuate, attesa linderogabilità dei compensi per le prestazioni di avvocato e procuratore sancita dallarticolo 24 legge 794/42. E' qaunto stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 8295 del 03/04/07. La S.C. ha così confermato l'orientamento già consolidato in materia con le sentenze n. 13085/06, 8158/03, 11483/02, 5005/99, 10864/98.
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