irap - Attivita' gia' contemplate dall'art. 49 Tuir - esclusione

Cass. 9.5.2007 n. 10594

Non sono soggetti all'IRAP i redditi realizzati dal libero professionista nell'esercizio delle attivita' gia' contemplate dall'art. 49, comma 2, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e quindi non e' oggetto ad Irap la parte di ricavo netto risultante dall'attivita' di amministratore, sindaco o revisore di societa' svolta dal libero professionista. Quindi il libero professionista che, come nel caso in esame, operi ai sensi dell'art. 49, comma 2, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e', per la parte di ricavo netto risultante dall'attivita' di amministratore di societa', non soggetto ad Irap.
Testo:
                        Svolgimento del processo                             
                                                                             
    1. Il  25  ottobre  2003  e'  notificato  al  signor U.F. un ricorso delle
amministrazioni finanziarie  per  la  cassazione  della  sentenza  indicata in
epigrafe, che  ha  parzialmente  accolto  l'appello  dell'Ufficio di Firenze 3
dell'Agenzia delle  Entrate  contro  la  sentenza della Commissione tributaria
provinciale di  Firenze  n.  68/01/2002,  che  aveva  accolto  il  ricorso del
contribuente contro   il  silenzio-rifiuto  formatosi  sulle  sue  istanze  di
rimborso dell'Irap 1998 e 1999.                                              
    2. I fatti di causa sono i seguenti:                                     
                                                                             
       a) il   signor   U.F.,   dottore  commercialista,  chiede  il  rimborso
dell'Irap 1998 e 1999;                                                       
       b) il  silenzio-rifiuto  dell'ufficio  tributario,  formatosi sulle sue
istanze, e' impugnato dal contribuente con distinti ricorsi;                 
       c) essi,   previamente   riuniti,   sono   accolti   dalla  Commissione
tributaria provinciale di Firenze;                                           
       d) l'appello   dell'ufficio   e',   poi,   parzialmente  accolto  dalla
Commissione tributaria  regionale  con  la  sentenza  impugnata per cassazione
nel senso  che,  "in  riforma  della  decisione  di  primo grado, dichiara non
tassabile ai  fini  Irap per l'anno 1998 la somma di lire 390.320.000 (pari ad
euro 201.583,46)  corrispondente  al  98,79 per cento del reddito dichiarato e
per l'anno  1999  la  somma  di  lire  367.468.000  (pari  a  euro 189.781,38)
corrispondente al 99,49 per cento del reddito dichiarato".                   
                                                                             
    3. La   sentenza  della  Commissione  tributaria  regionale,  oggetto  del
ricorso per   cassazione,   e'   cosi'  motivata:  "deve  essere  respinta  la
richiesta avanzata   in   via   principale   cioe'  ritenere  esente  da  Irap
l'attivita' professionale  nel  suo  complesso,  pur  se  esercitata  con  una
organizzazione minima.  Deve  essere invece accolta la domanda avanzata in via
subordinata e   cioe'   ritenere   esenti  da  Irap  i  redditi  derivanti  da
'collaborazione coordinata  e  continuativa',  prestata  dal  ricorrente nella
sua qualifica  di  presidente  del  consiglio  di  amministrazione della Banca
F.D.V. S.p.a.".                                                              
    4. Il   ricorso   per   cassazione   delle   amministrazioni  finanziarie,
integrato con  memoria,  e'  sostenuto con un solo motivo di impugnazione e si
conclude con  la  domanda  di  cassazione  della  sentenza impugnata, con ogni
conseguenziale statuizione, anche in ordine alle spese processuali.          
    5. L'intimato non si e' costituito in giudizio.                          
                                                                             
                          Motivi della decisione                             
                                                                             
    6. In  via  preliminare  deve  essere  dichiarata  l'inammissibilita'  del
ricorso del  Ministero  dell'economia  e delle finanze, che non e' stato parte
nel giudizio di appello.                                                     
    7.1. Con  l'unico  motivo  di  impugnazione si denuncia la violazione e la
falsa applicazione  degli  artt.  49 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e 1,
2, 3, 4 e 8 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446.                             
    7.2. La  ricorrente  Agenzia  delle  Entrate  sostiene,  al  riguardo, che
l'attivita' di  amministratore  di  societa'  svolta  dal contribuente, che e'
dottore commercialista,  rientrerebbe  nella  sua  attivita'  professionale  e
sarebbe riconducibile   alla   sua   organizzazione  professionale,  ancorche'
minima.                                                                      
    7.3. La  questione  di  diritto  che  e'  sottoposta all'esame della Corte
puo' essere  cosi'  formulata:  se  sia sottoponibile ad Irap quella parte del
reddito che   un   lavoratore  autonomo,  esercente  abitualmente  l'attivita'
professionale intellettuale   di  dottore  commercialista,  ha  prodotto  come
presidente del  consiglio  di  amministrazione  di una banca, senza utilizzare
la propria autonoma organizzazione.                                          
    7.4. Per  la  risoluzione della questione e' necessario anzitutto comporre
la norma   giuridica   sotto   la   quale   effettuare  la  sussunzione  della
fattispecie appena descritta.                                                
    Il materiale  letterario  utilizzabile  per  la  composizione  della norma
rilevante per  la  risoluzione  della  controversia  e' quello contenuto nelle
seguenti disposizioni normative:                                             
                                                                             
       a) l'art.  1,  comma  1,  del  D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, secondo
cui "E'  istituita  l'imposta  regionale sulle attivita' produttive esercitate
nel territorio delle regioni";                                               
       b) l'art.  1,  comma  2,  del  D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, secondo
cui "L'imposta  ha  carattere  reale e non e' deducibile ai fini delle imposte
sui redditi";                                                                
       c) l'art.  2,  comma  1,  del  D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, secondo
cui "Presupposto   dell'imposta  e'  l'esercizio  abituale  di  una  attivita'
autonomamente organizzata  diretta  alla  produzione  o  allo  scambio di beni
ovvero alla prestazione di servizi";                                         
       d) l'art.  3,  comma  1,  lettera  c),  del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n.
446, secondo  cui  "Soggetti  passivi  dell'imposta sono coloro che esercitano
una o  piu'  delle  attivita'  di  cui  all'articolo 2. Pertanto sono soggetti
all'imposta:... c)  le  persone fisiche, le societa' semplici e quelle ad esse
equiparate a  norma  dell'articolo  5,  comma  3,  del  predetto  testo  unico
esercenti arti  e  professioni  di  cui all'articolo 49, comma 1, del medesimo
testo unico";                                                                
       e) l'art.  4,  comma  1, del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, il quale,
in relazione  alla  base  imponibile,  dispone  che  "L'imposta si applica sul
valore della   produzione   netta   derivante  dall'attivita'  esercitata  nel
territorio della regione";                                                   
       f) l'art.  8,  comma  1,  del  D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, secondo
cui "Per  i  soggetti  di  cui  all'articolo  3,  comma 1, lettera c), la base
imponibile e'  determinata  dalla  differenza  tra  l'ammontare  dei  compensi
percepiti e   l'ammontare   dei   costi   sostenuti  inerenti  alla  attivita'
esercitata, compreso   l'ammortamento   dei   beni  materiali  e  immateriali,
esclusi gli interessi passivi e le spese per il personale dipendente".       
                                                                             
    Se, poi,  si  considera  che  l'art.  49,  comma 1, del D.P.R. 22 dicembre
1986, n.  917,  disponeva  che  "Sono  redditi  di  lavoro autonomo quelli che
derivano dall'esercizio  di  arti  e  professioni.  Per  esercizio  di  arti e
professioni si  intende  l'esercizio  per  professione abituale, ancorche' non
esclusiva, di  attivita'  di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel
capo VI,  compreso  l'esercizio  in forma associata di cui alla lettera c) del
comma 3  dell'articolo  5",  mentre  il  comma  successivo stabiliva che "Sono
inoltre redditi  di  lavoro  autonomo:  a) i redditi derivanti dagli uffici di
amministratore, sindaco  o  revisore  di  societa',  associazioni e altri enti
con o   senza  personalita'  giuridica  ...",  se  ne  deduce  che  il  libero
professionista che,  come  nel  caso  in  esame,  operi ai sensi dell'art. 49,
comma 2,  del  D.P.R.  22  dicembre  1986,  n. 917, e', per la parte di ricavo
netto risultante  dall'attivita'  di  amministratore di societa', non soggetto
ad Irap.                                                                     
    8. Le   considerazioni   appena   esposte   depongono  per  l'infondatezza
dell'unico motivo di impugnazione e, quindi, per il rigetto del ricorso.     
    9. Poiche'  l'intimato  non  si  e'  costituito  in  giudizio,  nulla deve
disporsi per le spese processuali relative al giudizio di cassazione.        
                                                                             
                                     P.Q.M.                                  
                                                                             
    la Corte  dichiara  inammissibile il ricorso del Ministero dell'economia e
delle finanze rigetta quello dell'Agenzia delle Entrate.                      
                                                             

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