Ricevo raccomandata Inps che mi richiede di pagare contributi dovuti dopo un fallimento chiuso, la d...

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Quesito risolto:
Ricevo raccomandata Inps che mi richiede di pagare contributi dovuti dopo un fallimento chiuso, la ditta fallita era una snc a nome mio e di mio marito, (lui deceduto un anno fa). Leggo che l'inps ha diritto a richiedere il dovuto a fallimento chiuso, se non soddisfatta della ripartizione, ma ha diritto anche alle sanzioni? Preciso che la richiesta è a me come socio/ erede e a mio figlio come erede, non c' stata successione, mio marito aveva solo un'auto. Vorrei anche sapere se non pagando quanto chiedono, nei tempi che richiedono si genererà una cartella esattoriale.
Spero in un vs parere. Grazie
Inviato: 146 giorni fa
Materia: Fallimento
Pubblicato il: 27/06/2019

expert
Il Professionista ha risposto: 144 giorni fa

Riscontro la sua richiesta di consulenza come appresso.
Specifico che non rientra tra gli effetti del fallimento la liberazione del fallito dalle obbligazioni non fatte valere o non soddisfatte nel corso della procedura fallimentare e pertanto, ai sensi dell'art. --- della Legge Fallimentare, i creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore tornato in bonis per la parte non soddisfatta dei loro crediti, sia per capitale che per interessi.
La chiusura del fallimento non sia ragione di estinzione dei crediti rimasti insoddisfatti.
Ai sensi dell'art.---- c.c La presentazione dell'istanza di insinuazione al passivo fallimentare, equiparabile alla domanda giudiziale, determina, ai sensi dell'art. ----, comma -, c.c., l'interruzione della prescrizione del credito
Cass. civ. Sez. III Ord., --/--/----, n. ----
Tanto premesso i crditi INPS che si prescrivono entro cinque anni, anche se addirittura del ---- , rivivono a far tempo dalla chiusura del fallimento.
Dal ---- infatti non sono decorsi ancora i cinque anni.

Da quello che si legge nel messaggio, l'INPS si era già insinuato nel fallimento, dal quale ha riscosso una parte del credito.
Ora sta chiedendo agli eredi, il pagamento, atteso che il fallimento è chiuso
Gli eredi sono tenuti a rispondere dei debiti del defunto anche con i beni personali.
Tuttavia possono esimersi da ciò se non sono nel possesso del beni da tre mesi ed hanno accettato con beneficio di inventario-
Consiglio di rispondere all'INPS che ancora non avete accettato l'eredità, siete ancora chiamati e non eredi, non siete nel possesso dei beni.
L'atto impositivo è comunque illegittimo, poiché non è dato sapere che tipo di credito vanta l'INPS.
Non è motivato adeguatamente.
Non è neppure specificato se è corretto il quantum.
Vi sono somme poi dell'INPS che non sono ripetibili per legge.
Bisogna pertanto conoscere la “causale del credito” per stabilire se sono dovuti.
aveva precisato che il debito ereditario cui si riferisce l'articolo del codice civile è quello esistente in capo al 'de cuius' al momento della sua morte e ricomprende non solo la somma capitale ma anche gli interessi
La sentenza recita testualmente Cass. civ. Sez. II, il debito ereditario di cui all'art. c.c. è quello esistente in capo al "de cuius" al momento della sua morte - che si trasmette, insieme con il suo patrimonio, ai suoi successori, "ex lege" o per testamento, ripartendosi automaticamente tra di loro - e ricomprende sia la somma capitale, sia gli interessi, il cui maturarsi giorno per giorno non trova un limite temporale nella morte del debitore. Ne consegue che, essendo ciascun coerede tenuto al pagamento del debito ereditario in proporzione della propria quota ("nomina haereditaria "ipso iure" dividuntur"), anche gli interessi maturati dopo la morte del "de cuius" gravano sugli eredi fino a che il debito non venga estinto da ciascuno di essi per la propria quota.
Detto principio è chiarito anche con la circolare numero del -- agosto dell'INPS.
Resto a disposizione per eventuali richieste di consulenza ed assistenza


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