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I genitori del neonato vittima di lesioni gravissime riportate durante il parto hnno diritto al risarcimento del danno morale integrale e liquidato in via equitativa

Nella fattispecie di illecito sanitario da cui derivi una lesione gravissima alla salute del neonato, il danno morale richiesto iure proprio dai genitori deve essere comunque risarcito come danno non patrimoniale ed il risarcimento deve avvenire ex art.2056 c.c. secondo equità circostanziata. In particolare, specificano i giudici di legittimità, anche per il danno non patrimoniale il risarcimento deve essere integrale “ e tanto più elevato quanto maggiore è la lesione che determina la doverosità dell’assistenza familiare ed un sacrificio totale ed amorevole verso il macroleso. (Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 13 gennaio 2009, n. 469)



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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele - Presidente

Dott. PETTI Giovanni Battista - rel. Consigliere

Dott. FILADORO Camillo - Consigliere

Dott. FINOCCHIARO Mario - Consigliere

Dott. URBAN Giancarlo - Consigliere

ha pronunciato la seguente:



SENTENZA

sul ricorso 21138/2004 proposto da:

MA. LU., NA. AN., in proprio e quali genitori esercenti potesta' sul figlio minore Ma. Gi., elettivamente domiciliati in ROMA, C.NE CLODIA 29, presso lo studio dell'avvocato RINALDI FERRI LUIGI, che li rappresenta e difende unitamente agli avvocati ZONGHI LOTTI GIANCARLO, BRUCCOLERI GAETANO giusta delega in calce al ricorso;

- ricorrenti -

contro

AZIENDA OSPEDALIERA (OMESSO);

- intimato -

sul ricorso 24080/2004 proposto da:

AZIENDA OSPEDALIERA (OMESSO), quale Gestione Liquidatoria dell'ex U.S.S.L., in persona del Direttore Generale e Legale Rappresentante pro tempore Dott. An. Ro., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A. GENOVESI 3, presso lo studio dell'avvocato MERLINO EUGENIO, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato BARONI BASSANO giusta delega in calce al controricorso e ricorso incidentale.

- ricorrente -

contro

MA. LU., NA. AN., in proprio e quali genitori esercenti la potesta' sul figlio minore Ma. Gi., elettivamente domiciliati in ROMA, C.NE CLODIA 29, presso lo studio dell'avvocato RINALDI FERRI LUIGI, che li rappresenta e difende unitamente agli avvocati BRUCCOLERI GAETANO, ZONGHI LOTTI GIANCARLO giusta mandato in calce al ricorso;

- controricorrenti -

avverso la sentenza n. 1391/2004 della CORTE D'APPELLO di MILANO, sezione seconda civile emessa il 7/4/2004, depositata il 14/05/2004, R.G.N. 595/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 17/11/2008 dal Consigliere Dott. GIOVANNI BATTISTA PETTI;

udito l'Avvocato GIANCARLO ZONGHI LOTTI;

udito l'Avvocato LIDIA SCOTTO CIABATTINI (per delega Avv. Bassano Baroni);

udito il P.M. in persona dell'Avvocato Generale Dott. IANNELLI Domenico, che ha chiesto previa riunione accoglimento 1 motivo e rigetto del 2 e del 3 del ricorso principale e l'accoglimento del ricorso incidentale.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il (OMESSO) Na.An. partoriva presso l'ospedale (OMESSO) il piccolo Gi., totalmente paraplegico. Con citazione del 27 maggio 1994, i coniugi Ma., nell'interesse proprio e del minore, convenivano dinanzi al Tribunale di Como la USSL n. (OMESSO) e ne chiedevano la condanna al risarcimento danni patrimoniali, biologici, non patrimoniali. La USLL si costituiva e contestava il fondamento delle domande. La causa era istruita documentalmente e con consulenza medico legale sul neonato e sulle condizioni psicofisiche dei genitori.

Il Tribunale di Como, con sentenza del 18 ottobre 2001 accertava la responsabilita' dei sanitari dell'ospedale in ordine alle lesioni gravissime per colpa e liquidava i danni complessivamente in lire 2.737.281.000 ai valori attuali, condannando l'ente convenuto alle spese del grado.

La decisione era appellata dai coniugi Ma. in punto di ridotta liquidazione del danno (sette motivi) e dall'ente soccombente con appello incidentale sulla ritenuta eccessiva valutazione dei danni.

La Corte di appello di Milano, con sentenza del 14 maggio 2004 cosi' decideva: rigetta l'appello principale, accoglie in parte quello incidentale e ridetermina i danni nella minor somma di lire 2.037.281.000, con interessi decorrenti dal 18 ottobre 2001, compensando tra le parti le spese del grado.

Contro la decisione ricorrono i Ma. con tre motivi di censura illustrati da memoria; resiste l'azienda ospedaliera con controricorso e ricorso incidentale illustrato da memoria.

I RICORSI sono stati previamente riuniti.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso principale merita accoglimento per il primo motivo, essendo infondati gli altri; deve invece essere rigettato il ricorso incidentale, per le seguenti considerazioni.

A. ESAME DEL RICORSO PRINCIPALE DEI CONIUGI MA..

Per chiarezza espositiva precede l'esame dei motivi infondati:

nel secondo motivo si deduce l'error in iudicando ed il vizio della motivazione per il danno patrimoniale emergente e futuro al minore Gi. (nato il (OMESSO)) ridotto da lire 960 milioni a 700, sul rilievo (ff. 5 della motivazione) che al giovanetto compete una indennita' permanente di accompagnamento e l'assistenza gratuita. Si assume nella censura che la corte avrebbe errato nella capitalizzazione anticipata dell'importo e nella applicazione del coefficiente di riduzione, cosi' riducendo sostanzialmente il danno, con errore di calcolo.

Il motivo, nella sua formale articolazione, che consiste nel sostenere le due censure di error in iudicando (per la violazione del principio del risarcimento integrale del danno patrimoniale emergente e futuro) e di vizio della motivazione (per l'errore di calcolo), non consente il suo accoglimento. Ed in vero, essendo la valutazione di tale danno pronunciata secondo equita', sulla base dell'articolo 2056 c.c., che richiama gli articoli 1223, 1224 e 1227 c.c., il denunciato error in iudicando attiene ad un parametro equitativo, che appartiene alla prassi valutativa della corte milanese, e di per se' non evidenzia un errore giuridico tale da pregiudicare il ristoro dei danni; inoltre l'errore di calcolo, se vi e' stato, da luogo alla procedura di cui all'articolo 391 bis c.p.c., comma 3, mentre qui viene denunciato come vizio della motivazione.

Resta pertanto ferma, in quanto giuridicamente corretta, la statuizione sul punto da parte della Corte di appello.

Nel TERZO motivo si deduce l'error in iudicando ed il vizio della motivazione, in relazione al risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante alla madre Na. An., la quale ha dovuto scegliere un lavoro part-time per poter assistere il figlio menomato.

Il motivo e' generico, non viene neppure indicata l'attivita' lavorativa pregressa e quella successiva all'evento, e pertanto resta ferma la statuizione sul punto, da parte della Corte di appello (v. ff. 6 della motivazione).

FONDATO e' invece il PRIMO MOTIVO in cui si deduce "Violazione e falsa applicazione dell'articolo 2059 c.c., nell'interpretazione data dalle SU n. 9556/2002, ed il contestuale vizio di motivazione su punto decisivo in relazione al danno morale da riconoscersi ai genitori del macroleso.

Il motivo e' da accogliere sia in considerazione del dictum delle citate SU civili n. 9556 del 2002, che hanno riconosciuto il diritto al risarcimento del danno ingiusto, direttamente ed immediatamente subito dai genitori del macroleso, in relazione alla gravita' del fatto reato; sia in considerazione del recentissimo arresto delle SU civili, nella prima delle sentenze gemelle del 2008 (SU sentenza 11 novembre 2008 n. 26972) che si occupa di una fattispecie di responsabilita' professionale per lesione della salute, con una vincolante (per questa sezione civile) puntualizzazione in ordine al nuovo dimensionamento del danno non patrimoniale (punto 2 della sentenza n. 26972) in adesione alle sentenze innovative di questa stessa sezione (nn 8827 e 8828 del 2003) sulla necessita' di una lettura costituzionalmente orientata e dogmaticamente sistemata, dell'articolo 2059 c.c..

Ha dunque errato, violando la regula iuris del diritto al risarcimento del danno morale, iure proprio, che spetta ai genitori della vittima primaria, la Corte milanese, che delibera nell'aprile 2004, contestando lo indirizzo evolutivo della Corte di legittimita', gia' convalidato dalla Corte Costituzionale, per attestarsi su una interpretazione restrittiva e incostituzionale, con una pronuncia incoerente e meritevole di annullamento. La Corte di appello Milanese e' dunque vincolata, in sede di rinvio, al rispetto del seguente principio di diritto: nella fattispecie di illecito sanitario (per responsabilita' aquiliana o contrattuale, nel rispetto del principio del devolutum) da cui derivi una lesione gravissima alla salute del neonato, il danno morale richiesto iure proprio dai genitori deve essere comunque risarcito (vedi punto 4.1. delle SU 26972 cit.) come danno non patrimoniale, nell'ampia accezione ricostruita dalle SU come principio informatore della materia (vedi punto 3.12 delle SU 26972 cit.). Il risarcimento deve avvenire secondo equita' circostanziata (articolo 2056 c.c.), tenendosi conto (punto 4.8 delle SU cit.) che anche per il danno non patrimoniale il risarcimento deve essere integrale, e tanto piu' elevato quanto maggiore e' la lesione che determina la doverosita' dell'assistenza familiare ed un sacrificio totale ed amorevole verso il macroleso. (vedi punto 4.9 delle SU citate).

B. ESAME DEL RICORSO INCIDENTALE DELL'AZIENDA OSPEDALIERA.

Il ricorso non merita accoglimento: e' inammissibile il primo motivo dove si deduce come vizio della motivazione una ultrapetizione (in punto di liquidazione del danno patrimoniale futuro a neonato), dovendosi invece dedurre uno specifico error in procedendo, onde consentire il controllo degli atti e delle pretese;

infondato, in quanto privo di referenzialita' e generico, il secondo motivo in cui si tenta ancora una volta, di ridurre l'entita' del risarcimento, che e' stato ingiustamente ridimensionato e comunque dovra' essere nuovamente rideterminato tenendo conto della rilevante posta risarcitoria del danno morale da liquidarsi ai genitori.

L'ACCOGLIMENTO del primo motivo del ricorso principale determina la cassazione con rinvio alla Corte di appello di Milano, vincolata al rispetto dei principi di diritto come sopra indicati, che provvedera' anche in ordine alle spese di questo giudizio di cassazione.

P.Q.M.

Riunisce i ricorsi, accoglie il primo motivo del ricorso principale, rigetta gli altri, rigetta il ricorso incidentale, cassa in relazione e rinvia alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, anche per le spese di questo giudizio di cassazione.

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