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Responsabilità dell'ente ospedaliero per i danni da trasfusione di sangue infetto

Sussiste la responsabilità dell'ente ospedaliero dove sono state eseguite le trasfusioni per non aver effettuato i dovuti controlli, che già in epoca precedente all'entrata in vigore dell'art. 5, comma 7, del d.l. 30 ottobre 1987, n. 443 erano obbligatori nei confronti dei donatori occasionali. Non vi è dubbio, pertanto, che la richiesta di danni può essre rivolta oltre che al Ministero della Salute anche all'ospedale dove sono state praticate le trasfusioni. Si evidenzia che il termine per richiedere i danni all'ospedale è decennale.

Cass. civ. Sez. III, 20-04-2010, n. 9315



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 In epoca antecedente l'entrata in vigore dell'art. 5, comma 7, del d.l. 30 ottobre 1987, n. 443, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 531 del 1987 - che ha stabilito l'obbligo per le USL di compiere preventivi controlli del sangue da destinare alle trasfusioni, al fine di accertare l'assenza del virus HIV - l'attività di trasfusione era già connotata da obiettiva pericolosità; ne consegue che incorre in responsabilità contrattuale, imputabile anche alla struttura sanitaria, il medico che - in mancanza di una situazione di reale emergenza e senza informare adeguatamente il paziente del rischio obiettivo che tale pratica terapeutica presentava - abbia eseguito una trasfusione di sangue, non testato almeno per il virus dell'epatite B, a causa della quale il paziente abbia contratto il virus dell'AIDS e sia, di conseguenza, deceduto. (Principio affermato in relazione ad una trasfusione eseguita nel 1984, che il giudice di merito aveva accertato non essere necessaria, rispetto alla quale il paziente non avrebbe prestato il proprio consenso ove correttamente informato). (Rigetta, App. Brescia, 05/04/2005)

Cass. civ. Sez. III, 20-04-2010, n. 9315

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