Il genitore che riconduce i figli nel Paese di residenza abituale, contro la volontà dell'altro, non commette una sottrazione internazionale di minori

Il genitore che riconduce i figli nel Paese di residenza abituale, contro la volontà dell'altro, non commette una sottrazione internazionale di minori. E' quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 13936/2009. Secondo la Corte al padre non poteva essere contestato nulla dal momento che subito dopo il rimpatrio, secondo i servizi sociali, i piccoli avevano recuperato tutte le abitudini precedenti, lo stretto rapporto con i nonni paterni e la frequenza regolare e serena nella scuola materna. Non si trattava quindi di un allontanamento dallo Stato di residenza, ma di un "semplice ritorno a casa".

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