La figlia maggiorenne e studentessa deve essere mantenuta dai genitori se si sposa con un ragazzo, anch'esso studente

Il matrimonio del figlio maggiorenne destinatario del contributo di mantenimento a carico di ciascuno dei genitori di solito ne comporta l'automatica cessazione. Nel caso oggetto però, il principio va disatteso in quanto la figlia, ancora studentessa, ha contratto matrimonio con un ragazzo anch'esso studente, e ha continuato a vivere con la madre. Al padre, dunque, l'onere di continuare ad erogare l'assegno fino a quando la ragazza non avrà raggiunto l'indipendenza economica.

Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 26 gennaio 2011, n. 1830



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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella - Presidente

Dott. FIORETTI Francesco Maria - Consigliere

Dott. SALVAGO Salvatore - rel. Consigliere

Dott. CECCHERINI Aldo - Consigliere

Dott. GIANCOLA Maria Cristina - Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19551-2007 proposto da:

PO. BE. (C.F. (OMESSO)) elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CLAUDIO MONTEVERDI 20, presso l'avvocato AMATIELLO VALERIA, BLANZIERI MAURIZIO rappresentata e difesa dall'avvocato GIONCHETTI MARINA, giusta procura in calce al ricorso;

- ricorrente -

contro

BL. MA. ;

- intimato -

avverso il decreto della CORTE D'APPELLO di BOLOGNA, depositato il 12/07/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/11/2010 dal Consigliere Dott. SALVATORE SALVAGO;

udito, per la ricorrente, l'Avvocato ABBATE ALESSANDRA, per delega, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PRATIS PIERFELICE che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il Tribunale di Ferrara con decreto del 21 febbraio 2006 ha modificato le condizioni della separazione personale tra Po. Be. e Bl.Ma. , esonerando quest'ultimo dal contributo di euro 436 mensili al mantenimento della figlia Sa. , ormai maggiorenne, perche' ritenuta autosufficiente.

Il reclamo della Po. e' stato respinto dalla Corte di appello di Bologna con decreto del 12 luglio 2006, perche' la figlia aveva gia' conseguito un titolo di laurea spendibile nel mondo del lavoro;e soprattutto perche' aveva contratto matrimonio percio' dimostrando di avere raggiunto piena indipendenza economica.

Per la cassazione del provvedimento Po.Be. ha proposto ricorso per tre motivi illustrati da memoria; mentre il Bl. non ha spiegato difese.

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. Con il primo motivo la Po. , deducendo violazione degli articoli 147, 148 e 155 cod. civ., censura il provvedimento impugnato per aver escluso l'obbligo della controparte di contribuire al mantenimento della figlia erroneamente ritenuta autosufficiente in mancanza di adeguata occupazione, in quanto la stessa: a) pur avendo conseguito un diploma di laurea in scienze motorie, aveva preferito iscriversi alla facolta' di medicina invece di reperire un'occupazione attraverso il titolo ottenuto; b) aveva contratto matrimonio con un giovane di (OMESSO) pur esso non indipendente perche' ancora studente: senza considerare che le nozze non potevano essere equiparate alla raggiunta autosufficienza richiesta dalla legge.

Con il secondo, deducendo violazione dell'articolo 2697 cod. civ., lamenta che il decreto abbia violato il principio relativo all'onere della prova che nel caso poneva a carico del genitore non affidatario la dimostrazione invece non fornita, che la figlia maggiorenne era divenuta autosufficiente.

3. Le censure sono fondate.

Pur non menzionando gli articoli 30 Cost., trassero la regola che la relativa obbligazione non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore eta' da parte dei figli, ma perdura indipendentemente dall'eta' di costoro, per un periodo di tempo che, pur non potendo essere predeterminato, fu sistematicamente fatto coincidere con il completamento degli studi e con il conseguimento del titolo relativo; ovvero con l'avviamento degli stessi ad una professione, ad un arte, o ad un mestiere confacente, per quanto possibile, alla condizione sociale della famiglia (Cass. 87 e 124/1962).

Questi principi furono estesi alla disciplina del divorzio introdotto dalla Legge n. 898 del 1970, il cui articolo 6 ha riprodotto in termini nuovamente generici - e senza alcun'altra specificazione - l'obbligo (anche) del genitore non affidatario di contribuire al mantenimento dei figli.

4. La giurisprudenza successiva ha ulteriormente approfondito il regime dell'obbligazione dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli maggiorenni secondo le regole dell'articolo 148 cod. civ. pervenendo ai seguenti principi, piu' volte ribaditi: 1) il giudice di merito non puo' prefissare un termine a tale obbligo di mantenimento, atteso che il limite di persistenza dello stesso va determinato, non sulla base di un termine astratto (pur se desunto dalla media della durata degli studi in una determinata facolta' universitaria e/o dalla normalita' del tempo mediamente occorrente ad un giovane laureato, in una data realta' economica, affinche' questo possa trovare impiego), bensi' sulla base (soltanto) del fatto che il figlio, malgrado i genitori gli abbiano assicurato le condizioni necessarie (e sufficienti) per concludere gli studi intrapresi e conseguire il titolo indispensabile ai fini dell'accesso alla professione auspicata, non abbia saputo trame profitto, per inescusabile trascuratezza o per libera (ma discutibile) scelta delle opportunita' offertegli; ovvero non sia stato in grado di raggiungere l'autosufficienza economica per propria colpa; 2) configurandosi quest'ultima quale fatto estintivo di una obbligazione "ex lege", spetta al genitore interessato alla declaratoria della sua cessazione, fornire la prova di uno "status" di autosufficienza economica del figlio, consistente nella percezione di un reddito corrispondente alla professionalita' acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato; ovvero che il mancato svolgimento di un'attivita' lavorativa dipende da un suo atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato (Cass. 407/2007; 15756/2006; 8221/2006); 3) il relativo accertamento non puo' che ispirarsi a criteri di relativita', in quanto necessariamente ancorato alle aspirazioni, al percorso scolastico, universitario e post - universitario del soggetto ed alla situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione, investendo impegno personale ed economie familiari (Cass. 23673/2006; 4765/2002). E d'altra parte la prova dell'indipendenza economica puo' fondarsi su presunzioni, quali esemplificativamente i mezzi economici di cui il figlio si avvale unitamente al suo tenore di vita, l'essere stato avviato ad attivita' lavorativa con concreta prospettiva di indipendenza economica, o comunque posto nelle concrete condizioni per poter addivenire alla autosufficienza economica, di cui egli non abbia, poi, tratto profitto per sua colpa;o ancora, il matrimonio e la convivenza in altro autonomo nucleo familiare (Cass. 24498/2006); 4) Per converso, una volta legittimamente cessato l'obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne - per avere espletato attivita' lavorativa, ovvero per altre cause che hanno determinato il venir meno del relativo presupposto (matrimonio o altro) - esso non puo' risorgere che nella forma del piu' ristretto dovere degli alimenti, fondato su condizioni sostanziali e procedurali affatto diverse (Cass. 22477/2006, - 26259/2005, - 12477/2004).

Questo quadro normativo e' stato sostanzialmente recepito dal nuovo articolo 155 quinquies cod. civ. introdotto dalla Legge n. 54 del 2006, secondo cui "Il giudice, valutate le circostanze, puo' disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico".

5. Nel caso concreto costituiscono circostanze fattuali del tutto pacifiche e supposte dal provvedimento impugnato che la giovane Bl. Sa. ha ottenuto un titolo di laurea breve in scienze motorie; e che tuttavia non ha svolto successivamente alcuna attivita' lavorativa, ma e' stata ammessa alla facolta' di medicina e chirurgia alla quale la stessa aspirava fin da giovane eta', che attualmente frequenta con profitto, percio' non avendo raggiunto ancora l'autosufficienza economica.

Nessuna di esse e' stata del resto contestata dal Bl. , il quale non ha mai dubitato neppure del fatto che il titolo in questione non avesse ancora consentito alla figlia concrete possibilita' di inserimento nel mercato del lavoro; non le ha addebitato colpe o inerzie per il protrarsi di tale situazione; e neppure ha mai posto in discussione l'intendimento della giovane di trarre profitto anche ai fini professionali del nuovo corso di laurea intrapreso. Ma ha chiesto (ed ottenuto) l'esonero dal contributo al mantenimento della figlia maggiorenne per il solo fatto che aveva contratto matrimonio con un giovane studente originario della Repubblica dominicana, e dalla data del matrimonio stesso (maggio 2005).

Ritiene questa Corte che il principio anche di recente affermato nella giurisprudenza di legittimita' secondo il quale il matrimonio del figlio maggiorenne gia' destinatario del contributo di mantenimento a carico di ciascuno dei genitori ne comporta l'automatica cessazione debba essere in questa sede ribadito, in quanto trae fondamento da un lato negli obblighi e nei diritti che derivano dal matrimonio, dall'altro lato nel rilievo, sul piano fattuale, che con la costituzione del nuovo nucleo, i coniugi attuano una comunione materiale e spirituale di vita realizzando i molteplici effetti stabiliti dalla legge.

Viene pertanto in risalto, ai fini che qui interessano, il matrimonio-rapporto che all'atto di celebrazione di norma effettivamente consegue, e che da' vita ad un nuovo organismo familiare distinto, pur se convivente con quelli di origine di ciascuno dei coniugi, percio' autonomo, una volta che nel suo ambito questi ultimi divengono titolari del governo della nuova entita' e sono legati dall'obbligo alla reciproca assistenza morale e materiale costituente il necessario svolgimento di quell'impegno di vita assieme che hanno assunto con le nozze. Tant'e' che l'articolo 143 c.p.c., comma 3 enuncia espressamente il dovere di entrambi di contribuire ai bisogni della famiglia "in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacita' di lavoro professionale o casalingo" che dunque presuppone, attribuendo alla contribuzione una configurazione paritaria e reciproca che si identifica nell'obbligo di soddisfare le necessita' della famiglia: intesa dunque come formazione sociale nuova ed autonoma.

Peraltro, nessuno di detti elementi e' ravvisabile nella vicenda prospettata dalla ricorrente senza alcuna contestazione del Bl. , ne' accertamenti di contenuto diverso da parte dei giudici di merito cosi' che deve considerarsi acquisito che la figlia, di giovanissima eta', a seguito di una relazione sentimentale con il giovane suddetto ha contratto con lo stesso un primo matrimonio con rito civile in (OMESSO) nel (OMESSO) ed uno successivo con rito canonico nel (OMESSO), onde consentirne l'espatrio dalla Repubblica dominicana e la regolare permanenza nel territorio nazionale. Alla quale non e' dunque seguito alcun mutamento sostanziale per la giovane che ha continuato a vivere, come in passato, con la madre ed a frequentare il corso di laurea intrapreso; neppure in relazione allo stato coniugale acquisito, essendo il marito anch'egli studente, privo di mezzi economici ed iscritto all'istituto per perito elettrotecnico ITIS di Ferrara onde completare a sua volta il proprio ciclo di studi.

6. In tale peculiare situazione non e' configurabile neppure la fattispecie piu' volte esaminata da questa Corte, del figlio maggiorenne tornato a vivere con uno dei genitori perche' non piu' economicamente autosufficiente dopo esserlo stato in passato per aver svolto attivita' lavorativa o per altre cause (quali l'aver contratto matrimonio, poi fallito); bensi' quella affatto diversa del figlio che non ha mai cessato di convivere con detto genitore pur dopo la maggiore eta', e che malgrado il conseguimento di un titolo di studio universitario non ha potuto trame utile profitto non per sua colpa o per sua scelta; e non ha nel caso raggiunto l'indipendenza economica neppure con la mera celebrazione del matrimonio, diretta nella specie a raggiungere la finalita' di cui si e' detto avanti: senza per questo aver costituito una nuova entita' familiare autonoma e finanziariamente indipendente.

Pertanto il Collegio deve alla stessa applicare la consueta regola generale tratta dall'articolo 148 cod. civ. ed affermare che sul Bl. continua a gravare l'obbligo di contribuire al mantenimento della figlia Sa. , non avendo egli fornito la dimostrazione che costei e' divenuta autosufficiente (anche attraverso l'attivita' lavorativa del marito), ovvero che il mancato svolgimento di un'attivita' professionale dipende da un suo atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato di avvalersi del titolo conseguito.

Assorbito pertanto l'ultimo motivo del ricorso, la sentenza impugnata va cassata; e poiche' non necessitano ulteriori accertamenti il Collegio deve decidere nel merito ai sensi dell'articolo 384 cod. proc. civ. respingendo le domande avanzate dal Bl. .

La novita' delle questioni trattate induce la Corte a compensare tra le parti le spese dell'intero giudizio.

P.Q.M.

La Corte, accoglie i primi due motivi del ricorso e dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta le domande del Bl. . Dichiara interamente compensate tra le parti le spese dell'intero giudizio.
 

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