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Deve essere risarcito del danno da perdita di chance lo studente lavoratore che a causa del lungo periodo di invalidità temporanea (oltre un anno), dovuto a un incidente stradale, ha dovuto interrompere gli studi

In tema di danno da perdita di chance, se a causa del lungo periodo di invalidità temporanea (oltre un anno), dovuto a un incidente stradale, la vittima ha dovuto interrompere gli studi universitari, perdendo la possibilità di laurearsi, il giudice ne deve tener conto nella valutazione del danno biologico, morale e patrimoniale. Enunciando il predetto principio di diritto la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza della Corte di appello che non teneva conto del fatto che, a causa del lungo periodo di invalidita' temporanea (protrattosi per oltre un anno), il ricorrente aveva dovuto interrompere gli studi universitari di giurisprudenza, che stava seguendo come studente-lavoratore, perdendo la possibilita' di laurearsi: possibilita' che gli avrebbe dato opportunita' di maggiori gratificazioni personali e di maggiori guadagni futuri.

Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 6 aprile 2011, n. 7868



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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FILADORO Camillo - Presidente

Dott. AMENDOLA Adelaide - Consigliere

Dott. ARMANO Uliana - Consigliere

Dott. DE STEFANO Franco - Consigliere

Dott. LANZILLO Raffaella - rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6843/2009 proposto da:

SE. GI. (OMESSO), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA XX SETTEMBRE 98-G, presso lo studio dell'avvocato SCATAMACCHIA FABIO, che lo rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso;

- ricorrente -

contro

SA. AS. IN. SPA (OMESSO), (gia' SA. -. So. As. In. S.P.A.), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA CONCILIAZIONE 44, presso lo studio dell'avvocato PERILLI MARIA ANTONIETTA, che la rappresenta e difende giusta mandato a margine del controricorso;

- controricorrente -

e contro

CO. SPA FONDO GARANZIE VITTIME DELLA STRADA;

- intimato -

avverso la sentenza n. 81/2008 della CORTE D'APPELLO di L'AQUILA, Sezione Civile, emessa il 15/01/2008, depositata il 18/02/2008; R.G.N. 1123/2001;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 03/03/2011 dal Consigliere Dott. RAFFAELLA LANZILLO;

udito l'Avvocato SCATAMACCHIA FABIO;

udito l'Avvocato PERILLI MARIA ANTONIETTA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PRATIS Pierfelice, che ha concluso per il rigetto del ricorse.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 81, depositata il 18 febbraio 2.008, la Corte di appello di L'Aquila ha incrementato di euro 35.567,73 la somma di lire 153.425.000, oltre rivalutazione monetaria ed interessi, liquidata dal Tribunale di Lanciano in favore di Se. ed a carico della s.p.a. SA. , quale impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada, in risarcimento dei danni conseguiti ad un sinistro stradale occorso il (OMESSO).

In quella occasione l'automobile condotta dal Se. lungo la strada statale (OMESSO), uscendo da una curva destrorsa era stata agganciata e travolta dal rimorchio di un autotreno che proveniva dalla direzione opposta, il cui conducente e proprietario sono rimasti sconosciuti.

Il Se. - che ha subito lesioni personali a seguito dell'incidente - propone otto motivi di ricorso per cassazione contro la sentenza di appello.

Resiste la SA. con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Con il primo e il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione della Legge 24 dicembre 1969, n. 990, articolo 21, comma 2, e articolo 19, lettera a); violazione delle norme contenute nel Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 - Testo Unico leggi sull'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, ed omessa motivazione, nella parte in cui la sentenza di appello ha quantificato la percentuale di invalidita' permanente residuata all'infortunato nel 35 % del totale, sebbene la CTU esperita nel corso del giudizio abbia accertato che - applicando i parametri indicati dalle disposizioni e dalle tabelle contenute nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965 cit. - detta percentuale ammonta al 44%, e che l'invalidita' puo' essere quantificata nel 35%, applicando "i criteri ordinari".

Rileva il ricorrente che la Legge n. 990 cit., articolo 21, impone di determinare il danno da inabilita' permanente in base ai criteri di cui al citato Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124, nei casi previsti dalla Legge n. 990, articolo 19, lettera a), qual e' quello in esame, e che la Corte di appello ha adottato la valutazione inferiore senza alcuna motivazione.

2.- I due motivi, che possono essere congiuntamente esaminati perche' connessi, sono fondati nei termini che seguono.

Va premesso che il richiamo della Legge n. 990 del 1969, articolo 21, comma 2, ai criteri di liquidazione del danno da inabilita' permanente di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nei casi di cui all'articolo 19, lettera a), della Legge stessa, sta ad indicare il limite massimo entro il quale l'impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada puo' essere chiamata a rispondere; non il limite minimo, come presuppone il ricorrente, allorche' qualifica come violazione di legge la minor valutazione adottata dalla sentenza impugnata.

Trattasi infatti di norma che - (anche) a tutela del Fondo di garanzia - tende ad assicurare ai danneggiati dai sinistri della circolazione stradale provocati da soggetti sconosciuti una protezione minima, entro limiti ritenuti compatibili, con le esigenze di economicita' di gestione del Fondo.

La sentenza impugnata non e' percio' censurabile per il solo fatto di avere determinato la percentuale di inabilita' permanente ad un livello inferiore, ma per avere essa disatteso la valutazione legale senza alcuna motivazione.

La Corte di appello ha liquidato il danno da inabilita' permanente nella percentuale del 35% senza spendere una parola di motivazione su che cosa si debba, intendere per "valutazione in base ai criteri ordinari" e sulle ragioni per cui tale percentuale debba essere ritenuta meglio corrispondente alla realta' rispetto a quella del 44%, determinata dallo stesso CTU in applicazione dei principi di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965.

Tali principi rappresentano pur sempre quelli che la Legge n. 990 del 1969, articolo 21, ritiene idonei ad esprimere la corretta quantificazione dell'invalidita' permanente, agli effetti del risarcimento da parte del Fondo di garanzia.

La circostanza che la suddetta valutazione sia vincolante solo quanto al limite massimo non esclude che il giudice che se ne voglia discostare sia tenuto a motivare la sua decisione, indicando specificamente le ragioni della sua scelta.

L'obbligo della motivazione specifica ricorre peraltro in ogni caso in cui il giudice si trovi a dover scegliere fra diversi indici di valutazione del danno, indicati in sede di consulenza tecnica o comunque applicabili al caso, e la scelta deve essere motivata con riferimento alle specificita' del caso concreto.

Tale riferimento nella specie e' del tutto mancato, pur essendo le lesioni subite dal danneggiato - che hanno residuato anche difficolta' nella deambulazione oggettivamente di grave entita'.

3.- Con il terzo motivo il ricorrente lamenta omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, nella parte in cui la Corte di appello - dopo avere premesso che il valore del punto di invalidita' deve essere determinato in una somma variabile fra euro 1.300,00 ed euro 6.000,00, e che la scelta fra i due estremi deve variare in relazione alla gravita' delle lesioni e all'eta' dell'infortunato - ha determinato detto valore in un importo vicino al minimo, senza effettuare alcuna correlazione con i suddetti criteri.

3.1.- Il motivo e' fondato.

La motivazione risulta oggettivamente illogica e contraddittoria nella parte in cui, dopo avere premesso che "......Questa Corte..per le lesioni piu' gravi e' solita riconoscere una somma compresa tra i 1.300 ed i 6.000 euro a punto percentuale di invalidita'. All'interno di questa fascia di oscillazione il risarcimento sara' poi tanto piu' elevato quanto piu' gravi siano i postumi e quanto piu' giovane l'eta' del danneggiato.....", ha poi confermato il valore del punto determinato dal Tribunale in euro 1.291,14, in considerazione del fatto che detto valore era stato rivalutato fino a raggiungere l'importo di euro 1.610,71.

La Corte ha cioe' ritenuto corretta l'applicazione del valore minimo del punto di invalidita' che essa e' solita determinare (se non anche un valore inferiore, considerato che esso includeva la rivalutazione monetaria), sebbene i criteri di valutazione da essa stessa indicati rendessero logicamente attendibile una valutazione superiore.

La percentuale di invalidita' era infatti elevata (35%, anche adottando il restrittivo criterio di valutazione a cui la Corte si e' uniformata), e l'eta' dell'infortunato (38 anni) corrispondeva a quella di persona nel pieno delle forze ed ancora entro la prima meta' della vita, stando agli indici medi di sopravvivenza della popolazione.

La valutazione risulta percio' intrinsecamente contraddittoria e inidonea a giustificare la decisione.

A maggior ragione la questione dovra' essere riesaminata in sede di rinvio, a fronte dell'accoglimento dei primi due motivi circa la quantificazione della percentuale di inabilita' permanente.

4.- Con il quarto e il quinto motivo il ricorrente denuncia violazioni di legge (articoli 1223, 1226, 2043 e 2056 c.c.) e vizi di motivazione nella quantificazione dei danni biologici, morali e patrimoniali da lui subiti, sul rilievo che la Corte di appello non ha tenuto conto del fatto che, a causa del lungo periodo di invalidita' temporanea (protrattosi per oltre un anno), egli ha dovuto interrompere gli studi universitari di giurisprudenza, che stava seguendo come studente-lavoratore, perdendo la possibilita' di laurearsi: possibilita' che gli avrebbe dato opportunita' di maggiori gratificazioni personali e di maggiori guadagni futuri.

4.1.- I motivi sono fondati.

La sentenza appellata non ha preso affatto in esame la domanda di cui sopra, omettendo cosi' di adeguare la liquidazione dei danni biologici e patrimoniali alle peculiarita' del caso concreto, che imponevano di tenere conto delle opportunita' di guadagno e di lavoro, oltre che di maggiori gratificazioni personali e sociali, che il ricorrente avrebbe potuto conseguire con la prosecuzione degli studi.

Ben avrebbe potute la Corte di appello ritenere la domanda non sufficientemente provata nei suoi presupposti, o non fondata. Ma avrebbe dovuto prenderla in esame e motivarne il rigetto, trattandosi di domanda che appare oggettivamente attendibile e relativa a circostanze rilevanti al fine della liquidazione dei danni.

5.- Il sesto ed il settimo motivo, con cui si lamenta violazione degli articoli 2056 e 2059 c.c., nonche' vizi di motivazione, quanto alla liquidazione dei danni morali, sono inammissibili perche' generici.

La Corte di appello non ha espressamente deciso sul punto, limitandosi a confermare la valutazione dei giudice di primo grado. Il ricorrente avrebbe dovuto quindi riportare nel ricorso la motivazione del Tribunale e le argomentazioni da lui addotte nell'atto di appello per dimostrarne l'inconferenza e l'inattendibilita'.

Egli si e' limitato, al contrario, a chiedere il riesame del merito della decisione sul punto: riesame inammissibile sia in se' considerato, sia e particolarmente allorche' si tratti di valutazione equitativa, in relazione alla quale le censure di vizio di motivazione debbono essere particolarmente puntuali.

6.- L'ottavo motivo, con cui il ricorrente lamenta l'omesso esame della sua domanda di rimborso delle spese sostenute per la consulenza tecnica di parte, risulta assorbito, dovendo l'intero capo attinente alla liquidazione delle spese processuali essere riesaminato dal giudice di rinvio, a seguito dell'accoglimento dei primi cinque motivi di ricorso.

7.- La sentenza impugnata deve essere cassata, in relazione ai motivi accolti, con rinvio della causa alla Corte di appello dell'Aquila, in diversa composizione, affinche' proceda alla liquidazione delle voci di danno oggetto di annullamento, uniformandosi ai principi sopra elencati e con congrua e logica motivazione.

8.- La Corte di rinvio decidera' anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte di cassazione accoglie i primi cinque motivi di ricorso. Rigetta il sesto e il settimo motivo e dichiara assorbito l'ottavo.

Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa alla Corte di appello dell'Aquila, in diversa composizione, che decidera' anche sulle spese del giudizio di cassazione.
 

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