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L'uso personale di marjiuana legittimato dall'l'appartenenza alla religione rastafariana non è reato

La detenzione illecita al fine di spaccio non può fondarsi sul semplicistico richiamo al dato ponderale della sostanza rinvenuta nella disponibilità del soggetto (nella specie, trattavasi di un quantitativo non esorbitante di marijuana: da cui potevano ricavarsi 70 dosi droganti), senza in alcun modo considerare e valutare le circostanze di tempo e di luogo e le modalità comportamentali dell'imputato, allorquando questi deduca a giustificazione di una pretesa destinazione all'uso personale l'appartenenza alla religione rastafariana di cui si professi adepto e che si caratterizza per l'utilizzo della marijuana anche come «erba meditativa», in quanto tale apportatrice di uno stato psicofisico inteso alla contemplazione nella preghiera.
(Corte di Cassazione Sezione 6 Penale, Sentenza del 10 luglio 2008, n. 28720)






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